Diciotto milioni per l’Unità d’Italia

01/06/2010

Silvio Berlusconi apprezza «il riconoscimento che Mario Draghi ha dato all’azione di governo» sulla «riduzione delle spese e la lotta all’evasione fiscale». E’ soddisfatto il premier per la relazione del governatore di Bankitalia, con il quale concorda sul fatto che «il paese ha forze sane e sufficienti per vincere la sfida». Per motivi opposti, «le parole preoccupate e veritiere» del governatore sono piaciute al leader del Pd Bersani, convinto che dalla relazione di Draghi emerga un giudizio sulla manovra come una misura sì «inevitabile», ma «contraria alla ripresa, inconsistente dal lato delle riforme e aleatoria dal punto di vista delle prospettive di controllo della spesa».
Intanto, la legge di correzione dei conti pubblici 2011-2012 esce dal Quirinale firmata dal Capo dello stato, con una significativa novità nel testo finale: lo stralcio della lista dei 232 enti, fondazioni e istituti culturali che nella prima versione subivano uno stop dei finanziamenti statali. Gli stanziamenti saranno comunque tagliati del 50% ma la questione passa nelle mani del ministro Bondi che aveva protestato per non essere stato consultato. Quindi una vittoria del ministro della Cultura, a cui però spetterà l’onere gravoso di decidere dove applicare nette sforbiciate. L’esito di questa partita non dispiace affatto a chi nel Pdl, una voce per tutte il capogruppo Cicchitto, ritiene che i tagli alla spesa degli enti culturali vadano fatti «con il bisturi e non con l’ascia». Su un altro fronte può cantare vittoria anche la Lega, dopo la conferma che il testo finale non contiene più l’eliminazione delle micro-province sotto i 220 mila abitanti, altra misura che aveva sollevato un vespaio di polemiche. E forse non è un caso se Gianfranco Fini ponga una domanda inquietante per il Carroccio: «Se siamo in una situazione finanziaria in cui occorre assoluto rigore e controllo della spesa, avviare il federalismo fiscale è compatibile con l’equilibrio dei conti?».
Le spine si infilano nei fianchi del governo da più fronti. «Siamo pronti allo sciopero», annuncia il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), Luca Palamara, dopo un incontro con Gianni Letta. Il consiglio direttivo giovedì ratificherà lo sciopero già proclamato dalla giunta e le modalità di altre forme di protesta, come lo sciopero bianco. I magistrati dicono di voler fare la loro parte, «ma è grave che si preveda che chi guadagna di più paghi di meno. È inaccettabile essere considerati un costo e non una risorsa». Il segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini, giudica «assurdo che un magistrato che guadagna 150 mila euro se ne veda decurtati 2 mila dalla manovra, mentre uno che ne guadagna 70 mila debba contribuire con 20 mila euro in funzione del blocco dei primi aumenti automatici di stipendio, che sono i più consistenti e avvengono nei primi quindici anni di carriera». E la conclusione è che in questa manovra «si può leggere la volontà di punire la magistratura italiana».
I vertici di Confindustria, con il vicepresidente Bombassei, trovano «un po’ esagerata» l’affermazione del governatore Draghi che «la vera macelleria sociale sia l’evasione fiscale», pur condividendo il giudizio positivo sulle norme anti evasori. E la Marcegaglia torna alla carica sui tagli ai costi della politica, perché «i sacrifici li devono fare tutti, a partire dalla classe politica» e su questo punto «nella manovra ci saremmo aspettati di meglio».