«Diciamo basta ai contratti atipici»

10/01/2003





 
   
10 Gennaio 2003
ECONOMIA



 
IDEE

Su quali obiettivi si possono unire i nuovi lavoratori? Le proposte di Tiziano Rinaldini alla Cgil


ANTONIO SCIOTTO
Unire tutti gli atipici – dai co.co.co agli interinali, ai più recenti «soci in partecipazione» – per farli uscire dalla precarietà, ridando centralità al lavoro a tempo indeterminato. Per usare una formula più immediata, «estensione di diritti uguali a tutto il mondo del lavoro». Il soggetto in grado di lanciare questa nuova stagione di lotte, dialogando con la sinistra e i movimenti, può essere la Cgil. Ne è convinto Tiziano Rinaldini, esperto Cgil in lavori atipici e contrattazione, che ha presentato un documento al dipartimento mercato del lavoro e contrattazione del sindacato emiliano. «La maggior parte delle nuove assunzioni – spiega Rinaldini – è ormai precaria. Giovani frammentati in una miriade di contratti diversi tra loro, e dunque impossibilitati ad avere un’unica rappresentanza e a condurre lotte comuni. Basta pensare a un’azienda manifatturiera: ci sono operai dipendenti, a tempo indeterminato e a tempo determinato, ma anche interinali, o dipendenti di aziende terziarizzate o di cooperative esterne, senza contare i co.co.co negli uffici». Come mobilitare tutti questi lavoratori? Come avvicinarli gli uni agli altri? Può esserci un a piattaforma comune? Rinaldini indica alcuni obiettivi essenziali.

Come si è detto, l’«estensione a tutto il mondo del lavoro di diritti uguali e non monetizzabili». Il che vuol dire, anche, ridurre il più possibile il periodo della precarietà, attraverso «la delimitazione delle forme di rapporto di lavoro non a tempo indeterminato (compresi i co.co.co.) a limiti temporali più brevi possibili». Superati questi limiti (Rinaldini parla indicativamente di 8 mesi) il lavoratore dovrà essere assunto, e comunque non potrà essere sostituito per la stessa funzione con un altro rapporto di lavoro a termine. Altrettanto importante è conquistare una contrattazione collettiva articolata che renda possibili «tavoli unificati di contrattazione» rispetto ai diversi rapporti di lavoro e alle varie forme di società coinvolti nella rete dell’impresa. «Ormai si deve parlare di una "contrattazione di sito". Con i nuovi contratti e le esternalizzazioni, gli imprenditori si deresponsabilizzano nei confronti dei lavoratori, come se questi non facessero parte dell’impresa. Eppure spesso non sono altro che dipendenti mascherati: non è giusto che vengano esclusi dalle decisioni sui turni o sugli investimenti».

Le strutture territoriali della Cgil potrebbero organizzare dei «laboratori di inchiesta sociale», ma sul piano nazionale è importante rafforzare la sinergia tra le diverse categorie e la difesa del contratto collettivo, minacciato da più parti (imprenditori e governo). «Andare oltre gli obiettivi che il nostro stesso sindacato si dà rispetto agli atipici – conclude Rinaldini – Ritengo che non dobbiamo accettare semplicemente l’esistente, cercando qualche abbellimento: "I co.co.co. e gli interinali ci sono, cerchiamo di migliorarne le condizioni ottenendo qualche tutela". Se un imprenditore usa continuativamente dei lavoratori, è giusto che riconosca il rapporto di subordinazione». A questo punto, probabilmente si aprirà anche una discussione con il Nidil, il sindacato Cgil degli atipici. La palla è già in campo.