Dibi: società leader nell’estetica professionale

07/02/2001

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Mercoledì 7 Febbraio 2001
italia – economia
—pag—11

Imprese globali. La società leader nell’estetica professionale ora punta agli Usa.
Fondi e banche nel capitale Dibi

MILANO Passa di mano il gruppo Dibi, creatore della rete di centri di estetica Dibi center. La famiglia bergamasca Arrighetti ha ceduto la larghissima maggioranza della società a una cordata di cinque investitori guidata dal fondo Raffaello (di cui Euromobiliare è promoter e advisor), con Sofipa, merchant bank del Mediocredito Centrale (gruppo Bancaroma), Eptasviluppo (fondo chiuso del gruppo Epta), l’imprenditore bolognese Giuseppe Gazzoni Frascara e il piemontese Andrea Surliuga. Quest’ultimo utilizzerà la sua esperienza nel settore (era nella società torinese Cosmetici spa, produttrice di articoli per i parrucchieri) come amministratore delegato del gruppo.

Il gruppo Dibi, leader nell’estetica professionale, produce macchinari e prodotti per la cura del corpo, venduti nella rete di centri estetici affiliati con i marchi Dibi center (circa 2.200 sedi in tutta Italia), Becos club (1.800 centri), Fisio center (circa 900) e la Culla di Olos (altri prodotti del gruppo sono venduti con i marchi Solarium e Decoderm). Una rete di vendita capillare che ha fruttato l’anno scorso 90 miliardi di ricavi consolidati, in crescita di circa il 5% rispetto al ’99 e con un Ebit intorno al 20 per cento.

Dibi è stata fondata nel ’75 a Torre Boldone, in provincia di Bergamo, da Michele Arrighetti, controlla un’azienda produttiva che si chiama Gts group (circa il 60% della produzione è interna) e impiega 145 persone, oltre a una rete di 140 agenti. Le trattative per la vendita sono cominciate prima dell’estate scorsa: Kpmg Corporate finance ha avuto un mandato per vendere la maggioranza dell’azienda, ha ricevuto una decina di manifestazioni di interesse per poi concentrare le negoziazioni su quattro cordate. Quella vincente è stata assistita da Euromobiliare, da Price Waterhouse Cooper, dallo studio Marena, Bonvicini, Aghina e Ludergnani e dallo studio Tremonti: Comit è intervenuta nella strutturazione finanziaria dell’acquisizione.

Due i motivi che hanno indotto la famiglia Arrighetti a lasciare il controllo della società: anzitutto, in mancanza di eredi, l’impossibilità del passaggio generazionale, poi la volontà di avviare un piano di crescita che avrebbe richiesto nuove energie manageriali e finanziarie. Il nuovo gruppo di controllo punta soprattutto allo sviluppo all’estero, già avviato da Arrighetti. L’export vale meno del 10%: Dibi ha una filiale in Spagna, dove si è cominciata a creare una rete sul modello di quella italiana, e una negli Stati Uniti, dove invece finora il gruppo si è limitato a vendere i prodotti in altri canali (posta e Internet). «Il mercato americano — spiega Maurizio Bianco, responsabile private equity di Euromobiliare — è piuttosto frammentato e soprattutto non è presidiato da un produttore che fa l’abbinamento tra le macchine e i prodotti. Noi vogliamo spingere su questa formula, con il marchio più forte, Dibi center, anche negli alberghi, nelle navi da crociera o nelle day spa». L’altro obiettivo a breve è la creazione di nuove linee di prodotti — come per la cura dei capelli, per i quali si sfrutterà l’esperienza di Surliuga — l’ingresso in nuovi canali distributivi e in nuovi settori, come centri benessere, villaggi turistici e catene alberghiere.

—firma—Alessandro Balistri