“Diario sindacale” Vigilare su Fannullopoli? per Nicolais spetta al Cnel

27/04/2007
    CORRIERECONOMIAdi Lunedì 23 aprile 2007

      Pagina 5

      Diario sindacale
      a cura di Enrico Marro emarro@rcs.it

        Vigilare su Fannullopoli? per Nicolais spetta al Cnel

          Tabacci: politica e sindacato, strutture pesanti.
          Cremaschi: la Cgil ha la sindrome del governo amico

            Sembrerebbe il colmo dei colmi, ma il ministro dell’Innovazione e delle riforme della pubblica amministrazione, Luigi Nicolais, pensa che a vigilare su «fannullopoli» debba essere, udite udite, il Cnel, il consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, che certo non si distingue per alacrità. Ovviamente il ministro non ha usato la parola fannullopoli, perché ritiene che non si possa generalizzare e che il problema vada impostato correttamente così: «Quando parliamo di fannullopoli è perché non sappiamo valutare, c’è bisogno di una valutazione oggettiva per la pubblica amministrazione». Ebbene, secondo Nicolais, potrebbe farla il Cnel, organo di rilevanza costituzionale, presieduto dallìex ministro di Forza Italia Antonio Marzano, che ospita, nell’amena Villa Lubin a Roma, 117 consiglieri designati dai sindacati e dalle organizzazioni imprenditoriali e una settantina di dipendenti.

              Da anni una delle principali preoccupazioni del Cnel è quella di opporsi ai ripetuti tentativi di chiudere un’istituzione da molti ritenuta inutile (tra gli ultimi a chiederne la soppressione Cesare Salvi e Massimo Villone, impegnati nella lotta agli sprechi legati al costo della politica). Il Cnel costa al bilancio dello Stato 16 milioni di euro all’anno per il 93 per cento dedicati agli stipendi e alle spese di funzionamento della macchina. La Corte dei conti ha rilevato che i dirigenti di Villa Lubian sono i meglio pagati nel pubblico impiego con una media di 88.500 euro all’anno, premio di risultato escluso, che diventano oltre 160 mila per i tre dirigenti di prima fascia. I consiglieri hanno diritto a un’indennità minima di circa 1.500 euro anche se non si presentano mai ai lavori. Non certo frenetici.

                L’assemblea, per esempio, si riunisce una volta al mese.

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                Sempre a proposito di «fannullopoli», un politico di lungo corso, Bruno Tabacci, dirigente dell’Udc, stimato da molti anche nel centrosinistra, in un convegno alla scuola di pubblica amministrazione, ci ha messo dentro, riscuotendo molti applausi, anche una parte delle «6-700 mila persone che vivono di politica e di sindacato, che mi sembrano sinceramente un po’ troppi». Tra i costi impropri della politica «che pesano sulla competitività dell’economia», Tabacci ci mette quindi anche l’eccesso di sindacalisti distaccati nel pubblico impiego, spesso a vita: «Uno scandalo, si ha l’impressione che una parte di questi invece di fare qualcosa per i lavoratori abbiano trovato prima di tutto la soluzione a un interesse personale». I sindacati godono complessivamente di oltre 2.500 «distacchi», cioè dipendenti pubblici «prestati» all’attività sindacale, ma retribuiti dalla pubblica amministrazione.

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                    Una critica più politicizzata alla natura del sindacato arriva invece da Giorgio Cremaschi, della segreteria Fiom (metalmeccanici) e leader di Rete 28 aprile, la componente della sinistra massimalista, che sabato scorso ha tenuto a Milano la sua prima assemblea nazionale. Presentando l’iniziativa con un’intervista a il manifesto, Cremaschi, forse anche perché libero da vincoli politici (è iscritto a Rifondazione, ma è in rotta con Bertinotti e la dirigenza del partito), ha fatto questa analisi: «Nel sindacato, nella Cgil c’è ancora unlegame con i partiti: gli apparati sindacali oggi fanno parte di un sistema di elite che con gli apparati politici esclude i lavoratori. E sopravvive la "sindrome del governo amico"».

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                        Cremaschi non sarà amico di Romano Prodi. Ma è innegabile che tra il manifesto della Rete 28 aprile presentato a Milano e quanto il presidente del Consiglio ha scritto di recente sul Corriere c’è un punto di perfetta sintonia, quello sulle disparità salariali e sugli alti costi della politica. Le parole di Cremaschi sintetizzano la lettera del premier: «I salari sono i più bassi e i più tassati d’Europa, i manager e i parlamentari sono invece i più pagati». Quando si dice l’ecumenismo di Prodi.