“Diario sindacale” Sullo scalone Cremaschi sceglie la Uil

06/07/2007
    CORRIERECONOMIA di Lunedì 25 giugno 2007

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        Diario sindacale
        a cura di Enrico Marro emarro@rcs.it

          Cremaschi sullo scalone sceglie Angeletti

            Riforma delle pensioni, la Fiom preferisce la Uil alla Cgil.
            E Valeria Fedeli (tessili) scrive a Pietro Ichino

              Curioso il modo in cui, facendo un giro di telefonate tra i giornalisti, Giorgio Cremaschi ha annunciato, qualche giorno fa, il documento approvato dalla Fiom-Cgil con cui si ribadisce la richiesta di abolizione totale dello «scalone» pensionistico introdotto dalla riforma Maroni. Sentite Cremaschi: «Noi chiediamo che si mantengano i 57 anni con 35 anni di contributi per andare in pensione, al massimo introducendo incentivi per chi vuole restare al lavoro più a lungo. per capirci…la stessa posizione della uil e di Rifondazione». Come dire che il leader della sinistra interna della Cgil, sulla vicenda delle pensioni, si sente più rappresentato da Luigi Angeletti che dal segretario generale della sua confederazione GuglielmoEpifani. Chissà come la prenderà il leader della Uil.

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                Anche la Uil ha approvato il bilancio consuntivo, nella riunione della direzione della settimana scorsa. Il risultato d’esercizio è positivo per 416.320 euro (meglio dei 396.278 dell’attivo 2005), risultato della differenza tra 10.933.328 euro di entrate (9,7 milioni da tessere e quote versate dagli iscritti) e 10.517. 008 di spesa. Non così buono invece lo stato patrimoniale, a causa della forte esposizione debitoria. Ammonta a 8.665.101 di euro il totale dei debiti diretti della confederazione mentre i rischi assunti dalla stessa Uil attraverso fidejussioni e lettere di patronage prestate a favore delle strutture decentrate sono pari a oltre 40 milioni di euro.

                  Si tratta, spiega il tesoriere Rocco Carannante, «di mutui perché stiamo seguendo una politica di acquisizione delle sedi: troviamo più giusto pagare i mutui che i canoni di locazione». E poi, conclude Carannante, «se solo dovessimo considerare il valore di mercato della nostra sede di via Lucullo, cifrata in bilancio al suo valore storico, circa 5 milioni di euro, la situazione sarebbe molto migliore».

                    Ciò non toglie che il tesoriere nella sua relazione al bilancio abbia dovuto suonare il campanello d’allarme sulle «rilevanti esposizioni debitorie nei confronti di istituti di credito». «Gli indici ed i ratios delle grandezze di riferimenri – scrive ancora Carannante – confermano le difficoltà finanziarie rivenienti dal supporto della confederazione alle strutture direttamente o indirettamente collegate, che gravano la gestione di interventi estranei alla gestione tipica della confederazione, in presenza peraltro di consolidati risultati positivi di gestione».

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                        «Caro Ichino, non ci conosci più». Si intitola così la lettera aperta che Valeria Fedeli, segretaria generale della Filtea-Cgil (tessili) indirizza al giuslavorista ed editorialista del Corriere della Sera dalle colonne di Rassegna sindacale, il settimanale della Cgil. Dopo l’attacco al sindacato che copre i fannulloni, lanciato dal presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo, e l’editoriale di Pietro Ichino del 24 giugno sul rischio che i sindacati si riducano «a difendere solo i lavoratori meno produttivi», Fedeli ribatte scrivendo che le organizzazioni sindacali «non coprono certo chi sottraendosi al poprio lavoro, lo scarica nei fatti sui propri compagni».

                          «Non ci capisci più», conclude la leader riformista della Filtea, riferendosi alla passata militanza dello stesso Ichino nella Fiom-Cgil, di cui è stato dirigente tra il 1969 e il 1972: «Scegli di vedere solo limiti ed errori, marginali numericamente, anche se sempre da condannare».

                          Il dibattito insomma prosegue. Il professore continua a incalzare e stimolare i suoi ex compagni a innovarsi per saper rappresentare anche la parte di lavoratori «più forte professionalmente e più produttiva». Ma questa volta riceve anche lui una sollecitazione, dalla Fedeli «Fai conoscere anche le buone e diffuse pratiche del sindacato che conclude accordi per la competitività e la produttività».