“Diario sindacale” La riforma Dini spacca in due la Cgil

23/01/2007
    CORRIERECONOMIA di Lunedì 22 gennaio 2007

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        Diario sindacale
        a cura di Enrico Marro emarro@rcs.it

        E la riforma Dini spacca in due la Cgil

        Lapadula: rivedere i coefficienti. Piccinini: no. Nei metalmeccanici la Uilm scavalca la Fiom

          Beniamino Lapadula si occupa da una vita di pensioni per la Cgil. Insieme con Stefano Patriarca , che a metà degli anni ’90 dirigeva il dipartimento economico della confederazione per volontà dell’allora segretario Bruno Trentin , fu tra coloro che «inventarono» il contributivo quale nuovo sistema di calcolo delle pensioni, che divenne il cuore della riforma Dini del 1995. E oggi Lapadula, diventato nel frattempo responsabile del dipartimento economico, difende fino in fondo la «sua» creatura, anche a costo di mettersi in «minoranza», come lui stesso dice, nella Cgil di Guglielmo Epifani . Succede infatti che Lapadula sia a favore della revisione dei coefficienti di calcolo previsti dalla Dini mentre Cgil, Cisl e Uil si sono pronunciate ufficialmente per il no. E succede anche che a proposito dello «scalone», l’aumento dell’età minima per la pensione da 57 a 60 anni dal 2008 fissato dalla riforma Maroni, Lapadula ritenga che «non sia possibile tornare a 57 anni», come invece chiede la sinistra radicale, compreso un pezzo importante della Cgil, dalla Fiom di Gianni Rinaldini alla Rete 28 aprile di Giorgio Cremaschi .

          «Senza coefficienti non c’è più la riforma Dini», sentenzia Lapadula. E sullo scalone, «certo bisogna rivedere l’innalzamento brusco a 60 anni, ma la soluzione deve conciliare un aumento graduale dell’età con la riforma degli ammortizzatori sociali e il miglioramento delle pensioni basse». I coefficienti sono quei parametri di calcolo che legano l’importo della pensione alla speranza di vita in modo da mantenere il sistema in equilibrio finanziario: la prestazione deve essere commisurata ai contributi versati (contributivo) e al numero degli anni che prevedibilmente verrà erogata. Dal 1995 a oggi la speranza di vita si è allungata di due anni e mezzo e il ministero del Lavoro ha calcolato i nuovi coefficienti, che ridurrebbero le pensioni future del 6-8%. Senza questo adeguamento al mutato scenario demografico, il picco della curva della spesa previdenziale, avverte Lapadula, «passerebbe da circa il 15% al 16,5-17% del prodotto interno lordo». Quello che bisogna fare, piuttosto, è di rendere «automatico l’adeguamento dei coefficienti, per esempio ogni volta che si crea un differenziale dell’1% sulla pensione».

          In segreteria confederale la responsabile della previdenza, Morena Piccinini , è su posizioni completamente diverse. «Siamo assolutamente contrari all’ipotesi di revisione dei coefficienti interpretata come un automatismo all’interno della Dini», ha più volte detto. Ma il dibattito è aperto. E in segreteria c’è stata discussione. Perplesse sul no alla revisione dei coefficienti sono sicuramente Nicoletta Rocchi e Marigia Maulucci , la quale in un articolo sul sito Ildiariodellavoro.it ha argomentato sulla necessità di riportare i coefficienti sul giusto binario di un sistema rigorosamente contributivo. «Ovviamente – aggiunge – questo andrebbe accompagnato con misure per lo sviluppo, l’occupazione stabile e la riforma degli ammortizzatori sociali, in modo da garantire ai giovani un percorso contributivo robusto».

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            Segreteria di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil oggi per tentare di stringere sulla piattaforma per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Questa volta Rinaldini è stato scavalcato da Tonino Regaz zi , segretario della Uilm, che chiede un aumento mensile di almeno 140 euro, più dei 130 della Fiom e dei 100 della Fim. Ma il direttore di Federmeccanica, Roberto Santarelli , in una dichiarazione, rilanciata venerdì in corsivo a pagina 3 del quotidiano della Confindustria il Sole 24 ore , ha già bocciato le richieste: troppo anche 100 euro.