“Diario Sindacale” Federagenti contesta nomina di Boco

28/06/2007
    CORRIERECONOMIA di Lunedì 25 giugno 2007

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        Diario sindacale
        a cura di Enrico Marro emarro@rcs.it

          Rivera, dal microfono alla tessera. Della Cgil

            A Potenza sfida tra Mussi e Fassino. Enasarco, la Federagenti contesta la nomina di Boco alla presidenza

              Ricordate Andrea Rivera, il giovane e barbuto presentatore del concertone del primo maggio a San Giovanni, che con le sue parole sul Papa aveva suscitato la tremenda reazione dell’Osservatore romano (Ranieri fa «terrorismo»)? Bene, la Cgil gli ha dato la tessera onoraria del Sai, il Sindacato attori italiani guidato da Maurizio Fériaud. Un segnale di solidarietà che difficilmente però consentirà di presentare ancora la tradizionale iniziativa di Cgil, Cisl e Uil, visto che la reazione del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, alle parole di Ranieri era stata lapidaria: «Tu hai bevuto troppo», lo fulminò dietro le quinte.

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                  Scontro nella Cgil della Basilicata, all’ombra del duello tra «mussiani» e «fassiniani». È successo che alla fine di aprile, in un direttivo disertato dai membri della Cgil di Matera, il segretario regionale, Angelo Vaccaro, che proprio dalla guida della struttura materana veniva, è stato sfiduciato e al suo posto è stato eletto Antonio Pepe, fino a quel momento leader della Cgil di Potenza. Non si tratta però solo di una questione di rivalità tra le due province, ma anche di una nuova casella conquistata dai «mussiani», contrari alla costituzione del partito democratico, nella Cgil. O meglio riconquistata, visto che fino al 2005 la Cgil Basilicata era stata guidata da Giannino Romaniello, organico alla mozione Mussi e grande sosteniore dello stesso Pepe. Lo scontro è venuto alla luce con un botta e risposta su Rassegna sindacale, il settimanale della Cgil. Per primo è intervenuto Angelo Cotugno, segretario della Cgil di Matera, che ha accusato «una parte del direttivo» di aver sfiduciato «inspiegabilmente» Vaccaro e ha chiesto «un intervento autorevole della confederazione nazionale». Ha replicato Pepe, che ovviamente respinge ogni interpretazione politica di quanto accaduto, parlando di direzione «inadeguata» del predecessore e accusando Cotugno di lavorare «per acuire le divisioni fino alle estreme conseguenze». La grana è sul tavolo del segretario organizzativo della Cgil, Carla Cantone: il rischio è il commissariamento.

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                      Nel precedente numero del Diario sindacale, parlando della vicenda dell’Enasarco, per una banale svista, è stata attribuita alla Federagenti anziché alla Fnaarc l’opposizione attraverso un ricorso al Tar, al commissariamento dell’ente deciso nel 2006 dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Invece, la Federagenti, che rappresenta 30 mila associati e agenti di commercio fu la prima a chiedere il commissariamento e a contrastare il bando di gara (qui sì con un ricorso al Tar e all’Unione europea) sulla dismissione immobiliare, gara finita al centro dell’inchiesta che portò agli arresti domiciliari il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, l’ex presidente dell’Enasarco, Donato Porreca e il suo collaboratore Fulvio Gismondi per una presunta tangente ricevuta dall’immobiliarista Stefano Ricucci.

                        E oggi la Federagenti e il suo segretario generale Fulvio De Gregorio, è contraria anche al modo in cui è stata chiusa la fase di commissariamento, con la nomina da parte del nuovo consiglio di amministrazione (composto in realtà da ben 8 vecchi consiglieri su un totale di 13) di Brunetto Boca alla presidenza dell’ente che gestisce le pensioni degli agenti e rappresentanti di commercio. Boco, che manterrà anche la carica di segretario generale della Uiltucs (il sindacato del commercio e turismo della Uil) che già ricopre da nove anni, «non è né agente di commercio attivo, né pensionato», dice la Federagenti e quindi la sua nomina è avvenuta «in barba alle regole statutarie» oltre che della «rappresentatività effettiva delle associazioni». L’interessato replica che si tratta di una interpretazione forzata dello statuto e che già in passato di sono state pronunce della magistratura in questo senso. Ma il caso non sembra affatto chiuso.