“Diario sindacale” Bilanci: se Cgil piange, Cisl non ride

08/06/2007
    CORRIERECONOMIA di Lunedì 4 giugno 2007

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        Diario sindacale
        a cura di Enrico Marro emarro@rcs.it

          Bilanci: se Cgil piange, certo Cisl non ride

            L’organizzazione nazionale chiude il consuntivo 2006 con una perdita d’esercizio di quasi 2 milioni

              Se, come abbiamo visto nella precedente puntata del Diario sindacale, la Cgil non se la passa bene e ha chiuso nel 2006 il bilancio in passivo per il quinto anno consecutivo (-560.237 euro nel 2006 e quasi 3 milioni nel quadriennio 2002-05) la Cisl non se la passa meglio. Il consuntivo 2006 della Cisl nazionale (anche qui come per la Cgil non esiste il consolidato di tutte le strutture territoriali e di categoria), ha chiuso con una perdita d’esercizio di ben 1.948.755 euro, frutto di una differenza tra entrate pari a 20.385.005 euro (55 mila in meno del previsto) e udcite pari a 22.333.760 euro (quasi due milioni in più del preventivo).

              Si tratta del secondo disavanzo consecutivo (nel 2005 era stato di 290.730 euro) dopo un triennio di bilanci chiusi in sostanziale pareggio solo grazie al ricorso ai fondi di riserva, che sono già scesi da quasi 9 milioni di euro del 2002 a circa 6,8 milioni nel 2006. Anche la Cisl, insomma, come la Cgil ha dovuto in questi anni mettere mano alle somme accantonate in decenni di vacche grasse per far fronte alle difficoltà dovute a un aumento dei costi (3 milioni di euro in più dal 2002), non bilanciato da un corrispondente aumento delle entrate (solo un milione di euro in più dal 2002).

              Oltre il 90% dei ricavi totali continua a venire dalle tessere, ma mentre in questi ultimo 5 anni gli iscritti sono saliti del 4,6% (da 4.153.145 del 2002 a 4.346.952 del 2006) le entrate dalle quote tessere di competenza della confederazione sono salite solo del 3,3%, che in termini reali è come dire che sono nettamente diminuite: conseguenza del fatto che gli iscritti sono aumentati soprattutto tra i pensionati (che pagano meno) e di un turn over tra gli attivi che sostituisce lavoratori a retribuzione relativamente alta con altri a stipendio più basso.

              A pesare sulle spese, spiega il segretario confederale responsabile dell’amministrazione, Gigi Bonfanti, sono state ancora le spese risalenti all’ultimo congresso, quelle per i contributi alle strutture e categorie e quelle per l’attività degli enti e delle associazioni collegate alla confederazione. Solo l’Iscos, l’istituto per la cooperazione e lo sviluppo, è costato alla Cisl, spiega Bonfanti, «750 mila euro, per progetti di solidarietà magari animati dalle migliori intenzioni, ma che non erano neppure coordinati col dipartimento internazionale e così finivano per svolgersi in Paesi dai quali forse non arriverà mai un immigrato a lavorare in Italia». Insomma il mal d’Africa dell’ex segretario generale, Savino Pezzotta, è costato caro alla Cisl, almeno secondo le valutazioni del suo successore, Raffaele Bonanni, che ha deciso di darci un taglio. E così per il 2007, l’Iscos, guidato da Gianni Italia (già leader dei metalmeccanici ed esponente della sinistra interna) dovrà «accontentarsi» di un contributo confederale di 400 mila euro.

                Divranno stringere la cinghia, aggiunge Bonfanti, anche l’Apq, Associazione progetto quadri, presieduta da Roberto De Santis, che nel 2007 «riceverà 75 mila euro invece dei 120 mila ottenuti nel 2006», e l’Adiconsun, l’associazione dei consumatori guidata da Paolo Landi, per la quale il preventivo 2007 prevede solo 17.400 euro.

                  Una stretta, conclude Bonfanti, verrà data anche alle sovvenzioni dei progetti (proselitismo, formazione, eccetera) che abitualmente le strutture e le categorie presentano alla confederazione per ottenere contributi: «Nel 2007 non erogheremo più di 600 mila euro, contro il milione e 400 mila euro dato nel 2006». la periferia è avvertita. La «finanziaria» del duo Bonfanti-Bonanni prevede un taglio complessivo dei costi 2007 di 1,8 milioni di euro rispetto al consuntivo 2006, con l’obiettivo di chiudere in pareggio. Risultato difficile da centrare, ma Bonfanti sottolinea che non ci sono altre strade: «Non possiamo più continuare a intaccare i fondi di riserva».