Diamo un dispiacere a Berlusconi

29/01/2002




Oggi sciopero generale in sette regioni
Diamo un dispiacere a Berlusconi

di�
Angelo Faccinetto


 �Via le deleghe�. Quella sulla previdenza, che con la decontribuzione punta a “riformare la riforma” delle pensioni rischiando di far saltare l’intero sistema pubblico. E, soprattutto, quella sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Che vieta la possibilit� di licenziare senza giusta causa. Una norma che � un po’ il simbolo di tutti i diritti conquistati con decenni di lotte.
� con questi obiettivi che marted� Cgil, Cisl e Uil chiedono ai lavoratori di scioperare e di scendere in piazza per la nuova tornata di proteste che culminer�, il 15 febbraio, con il fermo di tutto il Pubblico impiego, settore che, di suo, chiede al governo anche risorse e disponibilit� per il rinnovo dei contratti di lavoro scaduti. In Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Toscana, Campania e Basilicata tutti i settori si fermeranno marted� per quattro ore. E in ogni capoluogo di provincia e di comprensorio si svolgeranno manifestazioni (a quella di Torino ha espresso il proprio sostegno anche il sindaco, Sergio Chiamparino) e si terranno comizi. Poi toccher� alle altre regioni. Alla fine, il 15 febbraio, si sar� fermata tutta Italia. A meno che il governo non decida prima di far marcia indietro.
Con buona pace del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi – che nelle scorse settimane, forte dei suoi sondaggi particolari, � andato proclamando di avere la gente dalla sua parte – le proteste finora organizzate a livello regionale hanno avuto grandissimo successo. Ed hanno contribuito a cementare la ritrovata unit� delle tre confederazioni sindacali. Riprova evidente che negare il confronto – quello vero – a chi chiede confronto vero su questioni concrete non paga.
E anche per le iniziative di marted� il sindacato si attende una grande partecipazione. Al Nord come al Sud. Cgil, Cisl e Uil, del resto, sono determinate. Nessun arretramento finch� decontribuzione e libert� di licenziamento non verranno cancellate, con lo stralcio, dall’agenda del governo – afferma il leader della Cgil, Sergio Cofferati. Perch� dieci milioni di italiani, con il referendum dell’altro anno promosso dai radicali, hanno gi� detto di no all’abolizione dell’articolo 18. Perch� la previdenza pubblica, con la riforma del ‘95, funziona e va salvaguardata dalle conseguenze di una decontribuzione che, per compiacere le aspettative di Confindustria, rischia di mettere a rischio, con le rendite maturate, l’intero sistema. E perch� un’altra cosa deve essere chiara: non � il sindacato, ma l’esecutivo col suo comportamento di questi mesi, a volere quella rottura sociale che il presidente Ciampi esorta ad evitare.
Ma nel mirino del sindacato non ci sono soltanto pensioni e licenziamenti. C’� la politica di Confindustria, che punta a bloccare il rinnovo dei contratti nazionali, da sconfiggere. C’�, come si � detto, la scelta di Palazzo Chigi di negare ai dipendenti pubblici le risorse per i loro rinnovi da modificare. C’� l’obiettivo di delequalificare l’offerta dello Stato in settori fondamentali come l’istruzione e la sanit�, per favorire gli operatori privati, da contrastare. E c’� la riforma del fisco messa in campo da Tremonti, che – dicono Cgil, Cisl e Uil – penalizza i pensionati, i lavoratori e le fasce pi� deboli, da correggere.
Insomma, per dirla ancora con Sergio Cofferati, c’� da contrastare un �disegno iniquo e pericoloso�. E anche del tutto inutile per il raggiungimento degli stessi obiettivi che esecutivo ed industriali si sono prefissi.
Tradotto in positivo, le tre confederazioni puntano a riaffermare la politica di concertazione, ormai formalmente negata dal governo. A valorizzare il modello sociale pubblico, contrastando il tentativo di introdurre quel modello minimo tanto caro alla filosofia neoliberista. A rilanciare una politica di sviluppo del Mezzogiorno, per la quale non sono state individuate le risorse. A riconfermare la politica dei redditi.
Ma in gioco, in questo scontro tra governo e sindacati, c’� anche dell’altro. E tocca il piano pi� propriamente politico. Dalle deleghe ispirate dal libro bianco messo a punto dal ministro leghista del Welfare, Roberto Maroni, traspare la volont� di modificare la rappresentanza sindacale, la sua natura. Come si potrebbe interpretare altrimenti la scelta di mettere sullo stesso piano, negli incontri bilaterali, Cgil, Cisl e Uil, coi loro dieci milioni di lavoratori rappresentati, con organizzazioni come il Sinpa, il sindacato padano, che rappresenta poche migliaia di iscritti?

Come pi� in generale, dagli ammiccamenti e dalle dichiarazioni di apertura, traspare un altro disegno. Quello di puntare all’emarginazione della Cgil, il sindacato pi� grande. Per costruire canali privilegiati a quel po’ di confronto che verr� conservato. Nella speranza, forse, che siano pi� agevoli da percorrere.
� anche contro questo che si scende in questi giorni in piazza.