«Dialogo sociale, si tratta a tutto campo»

03/06/2002





La proposta del Governo: quattro negoziati su lavoro, Sud, sommerso e fisco – In un Ddl ad hoc articolo 18, ammortizzatori e arbitrato
«Dialogo sociale, si tratta a tutto campo»
Berlusconi: niente stralci, solo una separazione temporale – Fini: Cofferati fa politica
ROMA – Il Governo riapre il dialogo sociale offrendo a sindacati e imprese una trattativa a tutto campo su lavoro, Sud, fisco e sommerso. La mediazione proposta ieri dall’Esecutivo per far ripartire il confronto si è concentrata sull’articolo 18: si è deciso infatti di «separare» dal disegno di legge delega, attualmente al Senato, gli articoli che riguardano le modifiche sui licenziamenti, gli ammortizzatori sociali, gli incentivi per l’occupazione e l’arbitrato e spostarli su un altro provvedimento. Una soluzione rifiutata dalla Cgil, che non parteciperà al negoziato sul lavoro mentre Cisl e Uil hanno dato la loro disponibilità. Partono, dunque, quattro tavoli di trattativa, ciascuno gestito tecnicamente nelle sedi ministeriali di competenza ma sempre sotto la regia di Palazzo Chigi. L’Economia per fisco e sommerso, Palazzo Chigi per il Sud, il Welfare per il tavolo sul lavoro: già dalla prossima settimana (il 5, il 6 e il 4 giugno) le parti avvieranno la trattativa mentre il 18 giugno ci sarà una prima verifica a Palazzo Chigi e contestualmente l’avvio del confronto sul Dpef. Su questo schema, scritto su un verbale d’incontro, il Governo ha avuto l’adesione formale di tutte le parti sociali, fatta eccezione per la Cgil. L’obiettivo fissato dall’Esecutivo è quello di arrivare a un accordo complessivo su tutte le materie entro la fine di luglio per accelerare le riforme e innescare un circuito virtuoso per lo sviluppo. Uno scenario, secondo il Governo, simile a quello degli accordi del luglio ’93 esplicitamente ricordati nel verbale d’incontro: «Come quell’intesa ha permesso all’Italia di raggiungere gli obiettivi di Maastricht così oggi esso potrà accompagnare il conseguimento degli obiettivi di Lisbona e Barcellona. Il Governo ribadisce, quindi, l’importanza della politica dei redditi e di coesione sociale così come nel Protocollo del ’93». Ma il Governo ha presentato anche una scaletta degli argomenti affidati a ciascun tavolo. Quello più "caldo", in cui si è consumata la rottura tra le tre sigle sindacali, è il tavolo sul lavoro. Su questo fronte il Governo ha aperto una trattativa fino al 31 di luglio spostando quattro articoli che oggi sono nella delega lavoro in un altro disegno di legge delega (848 bis). Su articolo 18, ammortizzatori sociali, incentivi per l’occupazione e arbitrato, il Governo si è impegnato a presentare emendamenti che raccolgano l’avviso comune delle parti e, in assenza, che siano «coerenti con l’esito del negoziato». «Non è uno stralcio», ha tenuto a sottolineare il premier ma «si tratta di una separazione temporale tra due provvedimenti che indica la volontà del Governo di dialogare con le parti sociali». Nel frattempo l’Esecutivo darà l’input al Senato di procedere speditamente con l’esame della delega sul mercato del lavoro (senza i quattro articoli) calendarizzando i lavori già per l’Aula di Palazzo Madama. Anche gli altri tavoli hanno una loro scaletta di argomenti: sul fisco, il confronto con le parti si concentrerà «sugli obiettivi della riduzione della pressione fiscale, definizione delle modalità e i tempi dell’attuazione della riforma, verifica sulla compatibilità di finanza pubblica». L’utilizzo dei fondi strutturali, le politiche e le procedure di delocalizzazione produttiva, infrastrutture e la sicurezza, sono invece i filoni del tavolo sul Mezzogiorno. Ma la vera "sorpresa" è il tavolo sul sommerso «per realizzare il pieno e attivo coinvolgimento delle parti sociali». A metà giugno, tra i quattro tavoli, se ne aprirà un altro sul Dpef. Il Governo ha ribadito l’impegno ad avviare un confronto sulla definizione dei tassi di crescita del Pil, dell’occupazione e dell’inflazione programmata. «Vogliamo ascoltare chi sta nella trincea del lavoro, imprese e sindacati. Vogliamo arricchire il Dpef della loro esperienza», ha spiegato il premier. Ma il presidente del Consiglio non ha rinunciato ai toni leggeri e, nonostante la rottura consumata con la Cgil, ha parlato di un «clima di grande cordialità con le parti», «non mi hanno sparato», ha detto. Silvio Berlusconi ha anche sottolineato che «c’è stato da parte di tutti la volontà del confronto». A commentare il «no» della Cgil è stato invece il vicepremier, Gianfranco Fini: «È una decisione legittima ma altrettanto inopportuna. È una posizione che conferma che il sindacato di Cofferati si muove secondo logica più politica che sindacale».

Lina Palmerini
Sabato 01 Giugno 2002