Dialogo Sociale: base dello sviluppo sostenibile del Mediterraneo e delle realtà insulari

Palermo 10.03.2010 – Grand Hotel Villa Igiea

Relazione Introduttiva Monja Caiolo

Come avrete avuto modo di leggere nel programma di questa mattinata, e come ha accennato Nuccio nei suoi saluti, la tavola rotonda di oggi, realizzata dalla Filcams Sicilia in collaborazione con il Coordinamento Internazionale della Filcams Nazionale, ha per tema il Dialogo Sociale: base dello sviluppo sostenibile del Mediterraneo e delle realtà insulari. L’obiettivo da raggiungere, attraverso gli interventi dei diversi relatori, infatti, vorrebbe essere quello di ampliare il dialogo sociale nei settori del Terziario, Turismo e Servizi, creando una più fitta rete di relazioni tra OO.SS. e Associazioni di datori di lavoro appartenenti ai paesi dell’area Mediterranea, con particolare riferimento alle isole.
Alla tavola rotonda, non a caso, prendono parte, oltre ai rappresentasnti delle OO.SS italiane, spagnole e della Tunisia, Confturismo-Confcommercio e gli Enti Bilaterali del Turismo Nazionale e della Regione Sicilia, luoghi deputati, in Italia e a livello decentrato, al dialogo sociale. Avevamo invitato, ma oggi non potranno esserci, i rappresentanti anche di altri Paesi del Mediterraneo e di altre isole italiane.
Proprio perché l’obiettivo che s’intende raggiungere è quello di creare una rete di relazioni tra le diverse realtà che si affacciano sul Mediterraneo, si lavorerà per far sì che al termine della tavola rotonda si possano stabilire le basi per un progetto da realizzare con il supporto della Unione Europea e che coinvolga anche gli altri paesi mediterranei, soprattutto le isole. Auspichiamo, quindi, che questa tavola rotonda sia il punto di partenza per un evento di più ampio respiro, in occasione del quale presentare una sorta di documento di posizioni comuni che coinvolga OO.SS., Associazioni datoriali, Enti Bilaterali ed Istituzioni locali, che potremmo chiamare “Carta del Mediterraneo”, da sottoporre all’Unione Europea.
L’Unione Europea, tra l’altro, considera il dialogo sociale un originale ed efficace esempio di miglioramento delle politiche bilaterali e della consultazione tra i soggetti pubblici e privati, da perseguire attraverso un’interazione più forte tra le Istituzioni europee, i Governi nazionali, le Autorità regionali e locali e le Organizzazioni della società civile.
Ecco perché ci stiamo concentrando sul dialogo sociale, sul confronto tra le parti sociali, tra OO.SS. ed Istituzioni, confronto supportato dagli Enti Bilaterali e dal quale possono nascere le basi per uno sviluppo sostenibile, sia ambientale che occupazionale e sociale. Uno sviluppo economico, dunque, che si faccia carico dell’equità sociale e della tutela ambientale, in un’ottica di sviluppo sostenibile. Nei nostri settori, lo sviluppo sostenibile è più che mai necessario e non più rinviabile. Penso ad esempio al settore del Commercio e alla grande distribuzione organizzata: ipermercati e centri commerciali si insediano uno dopo l’altro sul territorio, deturpandolo, cementificando in maniera spesso selvaggia; assumono lavoratrici e lavoratori con contratti a tempo determinato e/o part time, aumentando il precariato; il lavoro domenicale è diventato obbligatorio e conciliare i tempi di lavoro con quelli delle città è diventato pressoché impossibile, mentre il welfare continua ad essere assente e comuni, provincie e regioni non forniscono servizi per i lavoratori e i cittadini. Non si presenta diversamente il caso del Turismo: grandi catene alberghiere cementificano a dispetto dei patrimoni ambientali dei diversi territori; assumono stagionali; le Istituzioni sono sempre le grandi assenti. Tenuto conto che la condizione di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori sono sempre più fortemente dipendenti dall’assetto economico, sociale e civile dei diversi Paesi, occorre avviare, dunque, una politica in grado di spostare l’asse nel senso dello sviluppo sostenibile, che comprenda una programmazione pubblica in grado di ridefinire priorità e qualità dei servizi sociali. Sono necessarie politiche di genere, considerato che nel Terziario la stragrande maggioranza di occupazione è femminile, e le attuali condizioni di lavoro, soprattutto con la liberalizzazione delle aperture domenicali, mi riferisco al Commercio, sono contro il lavoro delle donne e contro la condizione delle donne in generale. Ancora oggi sulle donne pesa il doppio carico del lavoro fuori e dentro casa, che si appesantisce ulteriormente se sono madri o figlie di genitori bisognosi di cure. Donne che si destreggiano tra i tempi della famiglia e quelli del lavoro, senza riuscire a conciliare questi con i tempi della città. Orari di scuola e di inizio lavoro sfalzati tra loro; servizi bancari e postali disponibili solamente durante gli stessi orari di lavoro; servizi pubblici, dal trasporto agli asili nido all’assistenza agli anziani, inesistenti o inefficienti. Il tutto, ovviamente, si complica con la liberalizzazione del lavoro domenicale, che, tra l’altro, dovrebbe essere inserita in una logica atta a far sì che possano coincidere con gli orari città, che devono essere funzionali ai cittadini, da rivedere con il dialogo sociale. Al riguardo, il 24 di questo mese, al Parlamento Europeo, si terrà una conferenza affinché la domenica rimanga un giorno non lavorativo, con particolare riferimento al settore del Commercio.
Ancora oggi le donne lavoratrici si vedono costrette davanti alla scelta tra la famiglia e la carriera. Non ci sono le condizioni per potere avanti entrambe le scelte. E’ fondamentale quindi, avviare, oltre che una contrattazione confederale territoriale verso le aziende, una concertazione verso le Istituzioni. Quest’ultima, oltre ad avvenire a livello territoriale, può dare maggiore risultati se avviata a livello Comunitario, con norme convalidate dall’Unione Europea e applicate, ad esempio, e qui torniamo alla tavola rotonda di oggi, tra gli stati membri che si affacciano su uno stesso bacino, che può essere quello mediterraneo. Parliamo di quello mediterraneo, ovviamente, perché è quello in cui ci affacciamo anche noi, ed essendo un’isola, con caratteristiche e condizioni che si differenziano dal resto del nostro Paese, ad esempio in termini di infrastrutture, trasporti, approvvigionamento, costi maggiori dei servizi, ci piacerebbe rapportarci anche con le altre isole dell’area Mediterranea. La cooperazione tra i diversi Paesi, ed in particolare tra le diverse realtà insulari, attraverso accordi ufficialmente riconosciuti tra gli stati membri dell’Unione Europea, a nostro avviso, può garantire uno sviluppo sostenibile del Terziario.
L’idea di concentrare l’attenzione in particolare sulle isole del Mediterraneo prende spunto, oltre che dalla realtà di isola della Sicilia, dal progetto SO.DI.ME., realizzato dalla Cgil Sicilia, nonché dalla Conferenza Mediterranea delle OO.SS. del Commercio, tenutasi a Taormina nel 2003, e dalla IV Conferenza del Sud Europa sul Turismo, tenutasi a Malaga lo scorso anno.
Il progetto SO.DI.ME. pone l’attenzione sul confronto tra esperienze di dialogo sociale e di relazioni industriali in contesti socio-economici diversi: Sicilia, Sardegna, Malta e Cipro, caratterizzati da un comune denominatore: l’insularità. Gli obiettivi del progetto erano quelli di analizzare l’esperienza del dialogo sociale e delle relazioni industriali nelle predette aree insulari, identificando punti di forza e punti di debolezza per attivare uno scambio di buone pratiche; offrire alle parti sociali (istituzioni, organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, occasioni di confronto per esprimere al meglio e sviluppare il loro potenziale di dialogo sociale e di relazioni industriali; attivare un confronto con altre realtà nazionali e transazionali per identificare e analizzare differenti modelli di sviluppo e di promozione del dialogo sociale nei contesti prescelti, al fine di sviluppare conoscenze e abilità di analisi delle parti sociali e degli altri soggetti coinvolti. Il progetto ha evidenziato, in tutte le aree interessate, i ritardi delle istituzioni nell’agire il dialogo sociale come strumento a sostegno dello sviluppo. Dalle indagini e dal confronto è emersa una situazione nella quale la stragrande maggioranza dei lavoratori e dei sindacalisti sconoscono il significato del termine dialogo sociale e, all’interno delle aree industriali, praticano un’insufficiente qualità e delle relazioni bilaterali e trilaterali, con le istituzioni locali, non conoscendo le potenzialità che questa pratica relazionale può offrire a tutte le parti. Questi elementi di criticità hanno consentito a tutti i partners di individuare le aree di miglioramento verso le quali indirizzare la propria azione organizzativa e un impegno comune a ricercare occasioni e sedi per migliori relazioni bilaterali e trilaterali. L’insieme delle azioni realizzate dal progetto ha fatto emergere la volontà di portare avanti un maggiore lavoro di informazione, formazione e pratica relazionale per costruire una consapevolezza tra i lavoratori, i dirigenti sindacali, le imprese e le istituzioni sul significato e soprattutto sulle potenzialità del dialogo sociale. In particolare, ciò che è emerso in merito alla situazione in Sicilia è che il dialogo sociale presenta caratteristiche disomogenee, dovute alla presenza di zone con livelli diversi di industrializzazione: nelle zone di più antica industrializzazione, con tassi alti di sindacalizzazione, il dialogo sociale si presenta in forme più ricche ed articolate, nelle zone di più recente o scarsa industrializzazione, invece, il ruolo del sindacato è ridotto all’intervento limitato al momento di crisi aziendale ed il dialogo sociale è pressoché assente.
Il rilancio dei siti industriali dismessi, tra l’altro, potrebbe essere l’occasione e l’opportunità per rilanciare una visione integrata del Turismo, ovvero che tenga conto dei diversi servizi della filiera.
La Filcams Sicilia ed il Coordinamento Internazionale della Filcams Nazionale, hanno ritenuto che questo stesso studio possa essere condotto anche nei settori che rappresentiamo, con un’ampia partnership che coinvolga, oltre le OO.SS. italiane, anche quelle degli altri Paesi del Mediterraneo a livello sia nazionale che locale, con un’equilibrata partecipazione delle Associazioni dei datori di lavoro del Turismo e del Commercio, delle autorità pubbliche locali, degli Enti Bilaterali e di enti omologhi a questi ultimi negli altri Paesi. Ecco, quindi, perché oggi ci confronteremo con le esperienze di dialogo sociale realizzate in altre realtà insulari, dalla Sardegna alle Isole Baleari, e in altri Paesi del Mediterraneo, in Spagna ed in Tunisia, in presenza delle parti sociali, ma anche degli Enti Bilaterali che, sicuramente, possono giocare un ruolo fondamentale nell’instaurazione di buone pratiche di dialogo sociale.