«Dialogo, aspettiamo il 1° maggio»

19/04/2002





Maroni: no al congelamento della delega – Violante: ostruzionismo con tutti i mezzi
«Dialogo, aspettiamo il 1° maggio»
Ma al Senato si punta a posporre l’esame di ammortizzatori, incentivi e articolo 18
ROMA – Il Governo prende tempo e decide di convocare le parti sociali per la ripresa del dialogo solo dopo il primo maggio. Una pausa necessaria visto che dopo lo sciopero generale di martedì scorso non ci sono stati, come era prevedibile, passi in avanti sia da parte dell’Esecutivo che dal sindacato. Le posizioni restano immutate e girano sempre intorno alla questione dello stralcio-non stralcio delle modifiche all’articolo 18 inserite nella delega lavoro in discussione al Senato. Proprio per aggirare l’ostacolo, il Governo punta a diluire i tempi del dialogo per far decantare l’effetto della piazza, posticipando anche al Senato l’esame degli articoli più interessati dai temi dell’agenda con sindacati e imprese. In questo modo nel confronto si comincerà a discutere di formazione, ammortizzatori (se si troveranno i 700 milioni di euro calcolati dal Welfare), statuto dei lavori tenendo in fondo le riforme all’articolo 18. Da Palazzo Madama infatti arrivano segnali chiari in questo senso. Il relatore del provvedimento, Oreste Tofani di An, ha già dichiarato alla commissione Lavoro (dove si discute la delega) l’intenzione di voler posporre l’esame degli articoli che riguardano gli incentivi all’occupazione, gli ammortizzatori sociali e i licenziamenti. La proposta verrà formalizzata solo dopo la ripresa dei lavori di Palazzo Madama, in pausa fino al 7 maggio. «Proporrò – ha detto – la votazione su questa posticipazione, sperando che l’opposizione ci venga incontro. Altrimenti la maggioranza è pronta a votarla da sola: anche dal Governo abbiamo ricevuto assenso. Mi sembra però un errore sospendere tutta la delega». L’ipotesi di congelare tutta la delega per favorire la ripresa del dialogo viene esclusa dal ministro del Welfare, Roberto Maroni mentre sembra probabile che darà il via libera al Senato per spostare in fondo la discussione sugli articoli "investiti" del prossimo confronto con sindacati e imprese. «Sui punti dove c’è già l’accordo con i sindacati – ha detto ieri Maroni – si può andare avanti. Incontrerò le parti sociali ma dopo il primo maggio. Vogliamo recuperare un rapporto di buone relazioni, questo è il compito del Governo». Subito dopo la messa in memoria di Marco Biagi, celebrata a Roma a un mese dalla sua uccisione, il ministro leghista ripete che fermare i lavori del Parlamento sarebbe un errore. «Non vedo perché la delega si debba fermare in Parlamento. Siamo ancora all’articolo 1, prima di arrivare all’articolo 10 (quello che prevede le modifiche ai licenziamenti) c’è tutto il tempo di procedere». Intanto, in Parlamento, l’opposizione promette battaglia con qualche distinguo. Mentre l’ex ministro Tiziano Treu della Margherita ritiene «già positivo che Maroni abbia cambiato l’ordine delle priorità in agenda», i Ds preannunciano un duro scontro. «Il Centro-sinistra utilizzerà tutti i mezzi regolamentari per impedire che si arrivi all’approvazione delle modifiche all’articolo 18», ha detto ieri il capogruppo dei Ds alla Camera, Luciano Violante. Anche sui rapporti sindacati-imprese ieri non si sono viste schiarite. «Il tentativo della Confindustria di ridurre la portata dello sciopero generale è alquanto stucchevole», ha dichiarato il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni. Mentre alle sollecitazioni del presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, all’opposizione risponde Treu: «Strano che D’Amato non abbia sentito i colpi, noi li abbiamo battuti: abbiamo detto no all’articolo 18, sì alle riforme sugli ammortizzatori, sì agli incentivi per l’occupazione, sì all’arbitrato».

Li.P.
Venerdí 19 Aprile 2002