«Devono cambiare la riforma»

27/10/2003





 
   
26 Ottobre 2003
POLITICA









 




 

«Devono cambiare la riforma»
Le condizioni di Pezzotta sulle pensioni. Martedì l’incontro Cgil, Cisl, Uil
Inviti al dialogo Dopo lo sciopero generale si moltiplicano i tentativi di riapertura ai sindacati. Dopodomani la riunione di Cgil, Cisl, Uil: in vista uno sciopero generale di otto ore

P. A.
«E’ importante e bellissimo che dopo lo sciopero generale ci giungano sollecitazioni per modificare la proposta avanzata dal governo». Così ieri mattina a Cernobbio si è pronunciato il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, secondo il quale è ormai chiaro che le accuse al sindacato di non voler avanzare proposte alternative erano completamente infondate. «La nostra proposta – ha detto Pezzotta – c’è da tempo, ma ha l’unico difetto di non piacere al governo». In ogni caso, nonostante la soddisfazione nel recepire messaggi di riapertura di un dialogo, Pezzotta si è mostrato molto scettico sulla reale possibilità di andare a trattare con il governo. «Per ora – ha dichiarato ieri ai giornalisti a Cernobbio – non si sembra di scorgere margini. Staremo a vedere». Il segretario cislino ha risposto anche alle domande sull’unità sindacale, ma non si è voluto sbilanciare più di tanto. «Non ho l’ansia tipica dei giornalisti – ha detto Pezzotta – nel ricercare convergenze particolari. Con Cgil e Uil si cammina giorno dopo giorno, avendo ciascuno le proprie idee, il proprio progetto». E’ anche ovvio che «le cose che sono avvenute non si dimenticano» e che quindi bisognerà verificare da oggi in poi la possibilità di costruire percorsi comuni. Rispetto alla delega previdenziale, il segretario della Cisl è stato chiaro. «E’ possibile riprendere il dialogo – ha spiegato ieri – nella misura in cui si cambi la proposta». Il governo – ha voluto precisare ancora il segretario Cisl – «dopo che milioni di persone si sono mosse, avrebbe il dovere di prendere iniziative, ben sapendo che la sua proposta non è emendabile e che quindi bisogna ragionare in termini totalmente diversi».

Pezzotta, che evidentemente, dopo il successo dello sciopero, ieri era in vena, si è voluto sbilanciare anche sull’operazione di polizia che ha portato agli arresti dei nuovi brigatisti, presunti responsabili dell’omicidio D’Antona. Secondo Pezzotta, si tratterebbe di un vero e proprio «omaggio» al sindacato. «Mi auguro – ha detto – che questa operazione serva a ripristinare la concertazione e la politica dei redditi».

Il prossimo appuntamento dei sindacati confederali è fissato per dopodomani. Cgil, Cisl, Uil si incontreranno in una riunione unitaria durante la quale si dovrà decidere come proseguire le iniziative di mobilitazione e come gestire l’eventuale riapertura di un confronto con il governo. Per quanto riguarda le iniziative si discutono due possibilità. La prima è il bis dello sciopero generale, ma questa volta ancora più in grande: otto ore a dicembre. L’alternativa è continuare la mobilitazione in modo decentrato sul territorio «per fare pressione» sul parlamento e le forze politiche. Quello che è certo è che la protesta continuerà. Si passa, come hanno dichiarato alcuni sindacalisti, alla «fase due». E’ anche certo che le questioni delle pensioni saranno legate agli interventi previsti dal governo nell’ambito della legge finanziaria per il 2004.

Da varie parti della maggioranza berlusconiana ci si comincia comunque a preoccupare di riaprire un qualche dialogo con i sindacati. Stranamente il ministro del welfare, Roberto Maroni, che in genere è molto loquace, in questa situazione rimane abbastanza tranquillo. Parlano invece altri, come per esempio il ministro Alemanno, secondo il quale è necessario riaprire il dialogo con i sindacati. Più «chiuso» invece un suo collega, il ministro Gasparri, secondo il quale il governo «sta affrontando con coraggio» la sfida della riforma.

Fuori dalla fila del governo sono in tanti che invitano i sindacati e il governo a riaprire il dialogo. Lo hanno fatto i Ds, le Acli, Sergio D’Antoni e tanti altri. Il problema a questo punto è capire se il governo ha intenzione di cedere sui punti sostanziali della delega. Senza questo, sarebbe impossibile riaprire una qualsiasi forma di concertazione o di dialogo. Ed è anche ovvio che sarà decisivo in questo frangente il comportamento della Confindustria.