“Deviati” Prodi: «Volevano impedirmi di fare politica»

27/10/2006
    venerd� 27 ottobre 2006

    Pagina 5 – Primo Piano

    LO SFOGO DEL PRESIDENTE �VOLEVANO IMPEDIRMI DI FARE POLITICA�

    �Hanno cercato
    per tre volte
    di eliminarmi�

      retroscena
      FABIO MARTINI

      ROMA
      Parler�? Glisser�? O sparer� a zero sull’eterno nemico Berlusconi? Sono le sette della sera, lo spiatissimo presidente del Consiglio Romano Prodi � atteso alla Camera per il voto di fiducia sul decreto fiscale e nel Palazzo nessuno se la sente di puntare un euro su una delle tre “caselle”. Finalmente, alle 19,05, sui marciapiedi che circondano palazzo Chigi scatta l’allarme: �Eccolo!�. Il primo segnale � eloquente: Prodi non esce dal portone principale del palazzo – dove di solito sono accampati i cronisti – ma da quello posteriore. Finalmente eccolo, il Professore: chi lo conosce, riconosce il Prodi pimpante dei giorni migliori. Sorriso non tirato, sguardo colloquiale, ma appena si prova a chiedergli qualcosa sul pasticciaccio delle “indagini” illegali, lui glissa. Persino quando gli domandano cosa ne pensi delle parole di Silvio Berlusconi: �Io – dice il Professore – non commento Berlusconi�. Sono trascorse oramai sette ore da quando Romano Prodi ha saputo. In quel lasso di tempo ha raccolto tutte le informazioni possibili, ha riflettuto sul da farsi e soprattutto ha avuto modo di riflettere su come “gestire” la partita. E alla fine ha deciso: �Niente commenti e profilo basso�.

      Stavolta il Professore ha deciso di tenersi defilato e ha poi mantenuto l’impegno assunto con s� stesso. Silenzio entrando alla Camera, silenzio uscendo dalla Camera. Una scelta deliberata, presa assieme ai suoi pi� stretti collaboratori, una scelta che – almeno in prima battuta – evita di chiamare in causa i presuntissimi mandanti dell’”inchiesta fiscale”. Certo, quando Prodi parla con i suoi, circola il sospetto che tutto sia nato da un’iniziativa promossa dal governo precedente. Ma fino a quando il quadro non si sar� chiarito, fino a quando nuove prove non saranno emerse, il Presidente del Consiglio ha deciso di non esporsi, di lasciare ad altri – in particolare a Piero Fassino – il compito di “stanare” pubblicamente gli avversari. Anche se ieri sera, dopo averne parlato con Prodi, uno dei suoi pi� stretti collaboratori – il sottosegretario alla Presidenza Ricardo Franco Levi – usava parole gravi: �Il vero rischio � quello della assuefazione. Non � possibile che degli attentati alla democrazia possano essere confusi nell’ordinaria amministrazione�. Parole che riecheggiavano quelle pronunciate poco prima, in privato, dal Presidente del Consiglio. Che una sua idea se l’� fatta. Ieri mattina chi era con lui quando sono arrivate le prime notizie, racconta di un uomo inizialmente �sorpreso�. Scoprire di essere passato attraverso un setaccio dalle maglie cos� strette ha provocato una scossa emotiva anche in un personaggio proverbialmente temprato alle emozioni come lui. Dir� pi� tardi il suo portavoce Silvio Sircana: �Certo, scoprire di essere stato sottoposto illegalmente a quel tipo di indagine non fa piacere a nessuno, ma senza retorica si pu� dire: ora tutti hanno avuto la conferma che l’Italia � guidata da un galantuomo�.

      Ma esaurita la sorpresa, Prodi ha inziato a riflettere assieme ai suoi – Ricky Levi, Silvio Sircana, Giulio Santagata, Daniele De Giovanni – sul senso di quell’operazione sporca. E il Professore si � fatto un’idea: �C’� un filo rosso che tiene uniti il caso Telecom-Serbia, il caso Telecom e questa ultima vicenda: hanno fatto di tutto per impedirmi di tornare in campo per far politica in Italia. Hanno provato a farmi fuori prima. Ma non ci sono riusciti�. E il teorema ipotizzato dai prodiani ruota attorno a tre date. La prima � il 2001: ad allora risalgono le prime intercettazioni illegali realizzate dalla rete “parallela” di Telecom ai danni dell’allora Presidente della Commissione Europea. Nella primavera del 2003, quando il ritorno del Professore alla politica italiana, oramai � dato per certo, scatta la campagna del “Giornale” centrata sul personaggio di Igor Marini. E, tra l’autunno del 2005 e l’aprile del 2006 partono le “indagini” fiscali ai danni di colui che � oramai il candidato dell’Unione Prodi. Ieri sera, quando Prodi � entrato nell’emiciclo di Montecitorio, il vicepresidente Pierluigi Castagnetti gli si � avvicinato e gli ha detto: �Non dimenticare che il primo giornale ad aver parlato della vostra donazione � stato l”Informazione” di Reggio Emilia il 7 aprile, pochi giorni prima delle elezioni. E, come sai, l’unico modo per sapere di donazioni in denaro � ascoltare al telefono…�. Dir� a fine giornata il ministro Giulio Santagata: �E’ come se ci fossero tre punti idealmente collegati da una circonferenza. Chi l’abbia tracciata, ancora non si sa ma � difficile non cogliere il nesso tra questi inquietanti episodi: provare ad eliminare Romano Prodi dalla competizione elettorale o quantomeno minarne l’integrit�.