«Deve tornare a essere sindacato»

08/07/2002


Domenica 07 Luglio 2002

«Deve tornare a essere sindacato»
ROMA – «La Cgil dovrebbe tornare ad essere sindacato. Nella trattativa che ha portato al patto per l’Italia Cofferati è stato fuori per un preciso rifiuto, dettato da logiche politiche». Sergio D’Antoni osserva le vicende di questi mesi con un doppio sguardo: quello del politico e del sindacalista. E in tutte e due le vesti promuove a pieni voti l’intesa firmata venerdì a Palazzo Chigi: «Rilancia la concertazione come modello vincente e offre una serie di vantaggi ai lavoratori». Da leader della Cisl è stato proprio lui il grande alfiere degli accordi a tre e porta la sua firma l’accordo del 1993, riconfermato come riferimento per la politica dei redditi anche dal Governo Berlusconi. D’Antoni era al tavolo anche nel 1992, quando l’ex segretario della Cgil, Bruno Trentin, firmò il protocollo che sanciva la fine della scala mobile e poi si dimise. «All’epoca era tutto diverso. Per Trentin si trattava di un problema di merito, sulla scala mobile la Cgil era divisa. Anche nel 1984, quando ci fu la spaccatura di San Valentino, Luciano Lama trattò fino in fondo e alla fine subì l’iniziativa del Pci che lo portò al referendum. Per Cofferati invece la partita riguarda l’egemonia sull’intero schieramento economico e sociale, una sorta di blocco gramsciano riproposto nel 2002. Che però va a svantaggio del Paese e dei lavoratori». Si prefigura un sindacato bipolare, con una Cgil aperta magari anche ai cattolici e dall’altra Cisl e Uil? La strategia di Cofferati non è quella della grande Cgil, ma di una egemonia politica nel centro-sinistra. Lo dimostra la lettera inviata ai leader dell’Ulivo e la pretesa di Cofferati di mettere tutti allo stesso tavolo. Inoltre Cisl e Uil non si comportano da soggetto bipolare, ma svolgono il ruolo di sindacato, entrando nel merito. Hanno negoziato fino all’ultima virgola, pronte a far saltare l’accordo se non fossero state soddisfatte sui contenuti. C’è chi legge l’accordo separato come una espressione del pluralismo sindacale e non una anomalia, piuttosto sollecita una verifica della rappresentatività: condivide? In questo caso l’intesa separata va oltre il pluralismo sindacale. C’è un problema di fondo e riguarda l’atteggiamento della Cgil di quest’ultimo periodo, diverso dal passato e dai comportamenti di Lama e di Trentin. La Cgil non ha valutato il merito, ha posto pregiudiziali politiche: in un sistema bipolare ha dimostrato di voler trattare solo con un Governo amico e non con una parte che considera avversaria. Quella di Cofferati è una battaglia contro un Governo avverso e lo dimostrano tutti i suoi comportamenti. Il centro-sinistra è diviso sui rapporti con la Cgil e sulle risposte da dare al patto firmato venerdì… È la dimostrazione che hanno le idee confuse e che la partita è più ampia. L’atteggiamento della Cgil deve aprire un dibattito nel centro-sinistra, devono capire che cosa è in gioco e chiarire il rapporto tra partiti e sindacato. Una prova per tutte: la sperimentazione sull’articolo 18 rispecchia la proposta fatta da D’Alema quando era presidente del Consiglio. È un modo per creare più occupazione? È una sperimentazione che va oltre le aperture del mercato del lavoro iniziate negli anni passati con i contratti di formazione e lavoro, l’apprendistato, i lavoratori socialmente utili. Ci sono già un milione e mezzo di lavoratori che non vengono conteggiati per determinare la soglia dei 15 dipendenti: la riforma dà una spinta alla stabilizzazione del posto di lavoro, favorisce la firma di contratti a tempo indeterminato. L’accordo quindi ha contenuti positivi? Non si può giudicare contro i lavoratori un’intesa che riduce il fisco per i redditi fino a 25mila euro, cioè per l’80% degli italiani. L’articolo 18 non viene modificato. Inoltre si apre una fase nuova per il Sud decisiva per far vincere all’Italia la sfida dello sviluppo e della competitività. Ora bisognerà vedere i risultati e il Governo dovrà fare la sua parte. Inoltre c’è un altro aspetto fondamentale: viene rilanciata la concertazione. L’accordo dimostra che senza il consenso non si può fare innovazione. Ora anche in Europa si sta pensando di passare dal dialogo alla concertazione, un modello che viene apprezzato. Concertazione, ma senza un sindacato: quanto potrà durare questo equilibrio? E che effetti ci saranno nelle fabbriche? La gente piano piano capirà il merito dell’intesa. Se la Cgil continuerà a voler avere questa funzione egemonica, pagherà l’isolamento. Cisl e Uil proseguiranno a fare il loro mestiere di sindacato, a vantaggio del Paese e dei lavoratori. È stata riconfermata la politica dei redditi, ma con la Cgil fuori dall’intesa c’è il rischio che il sindacato si faccia concorrenza sui salari? Penso di no, anche se tentazioni ci saranno. L’inflazione è un nemico di tutti, il patrimonio della politica dei redditi ha salvato il Paese. Nessuno può rischiare di metterla in discussione.

Nicoletta Picchio