«Detassare gli aumenti salariali»

17/05/2005
    martedì 17 maggio 2005

    Pagina 12 – Economia

    «Detassare gli aumenti salariali»
    Berlusconi rilancia. Società di rating all´erta sull´Italia
    Giovedì vertice governo-parti sociali Il premier: i cittadini non possono pagare 111 euro ai loro dipendenti
    Oggi operazione verità di Siniscalco sui conti pubblici in Parlamento. Pil verso una revisione sotto l´1 per cento

      ROBERTO PETRINI

        ROMA – Occhi puntati su Domenico Siniscalco che oggi in Parlamento scopre le carte su conti pubblici dopo l´ingresso del paese in "recessione-tecnica", mentre Berlusconi in vista del vertice di dopodomani con le parti sociali lancia la proposta di «defiscalizzare gli aumenti salariali» e torna a parlare di diminuzione dell´Irap «in un sol colpo». Le parole del ministro dell´Economia saranno seguite con la massima attenzione dagli organismi internazionali (l´Fmi sta preparando la visita in Italia di metà luglio) e dalle agenzie di rating che giudicano il nostro debito pubblico.

        Standard & Poor´s (che assegna all´Italia una AA- con outlook stabile), interpellata ieri, ha sottolineato che la «prospettiva di un incremento del debito potrebbe mettere sotto pressione i ratings», la Fitch ha confermato il voto della «doppia A»: «Non ridurremo il rating sulla base dei dati di un solo trimestre, tuttavia la deludente crescita economica è un problema perché rende più difficile la riduzione di debito e deficit». Si sottolinea inoltre che per centrare l´obiettivo governativo di una crescita all´1,2 per cento ci vorrebbero altri tre trimestri positivi sopra l´1 per cento, un fenomeno che non si verifica dal 1976. Il riflesso sul deficit-Pil nel 2005 è tutto da definire: la Trimestrale di cassa di appena qualche giorno fa stimava una «forchetta» tra il 2,9 e il 3,5 al netto dei contratti pubblici con i quali si supererebbe il 3,7 per cento. «Il disavanzo reale è tra il 4 e il 4,5 per cento», ha detto ieri l´ex ministro del Tesoro Visco (Ds).

        Intorno alla manovra di rilancio dell´economia si articola il dibattito nella maggioranza. Ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato alla carica sull´Irap: «C´è accordo completo con Confindustria», ha detto e ha ribadito la proposta di ridurre la tassa regionale sulle imprese per 12 miliardi in «un sol colpo». Dal Tesoro il viceministro Vegas è sembrato più prudente: «Sarebbe un´idea molto affascinante: se si potesse percorrere sarebbe la strada migliore, ma dobbiamo vedere le compatibilità finanziarie» ma ha aggiunto che il taglio arriverà «prima dell´estate».

        Dove trovare le risorse? Cresce il consenso per l´aumento della tassazione delle rendite finanziarie, ma il Tesoro dice no e c´è chi in Parlamento pensa alla riapertura del condono fiscale ai redditi del 2003: l´operazione è valutata in 6 miliardi di euro di gettito.

        Chiariti i conti in Parlamento, l´attenzione si rivolgerà a Palazzo Chigi dove giovedì è previsto il vertice con le parti sociali con i sindacati pronti allo sciopero sul pubblico impiego e Confindustria scettica; protestano invece le organizzazioni del lavoro autonomo per la mancata convocazione. In vista della scadenza ieri Berlusconi ha gettato sul terreno la proposta della «defiscalizzazione degli aumenti salariali» ma è anche tornato a definire «ingiusta» la proposta di un aumento medio per gli statali. «I cittadini – è tornato a dire – non possono dare ai loro dipendenti, gli impiegati pubblici, 111 euro se ne incassano 86 di media».

          Nuove polemiche, infine, sull´euro anche se con qualche accor-tezza in più: «Tornare alla lira è impossibile», ha detto il premier. «L´euro ha avuto vantaggi importanti come quello di una inflazione sotto controllo», ma al governo precedente Berlusconi imputa la responsabilità di essere entrato a quota 1,936 invece di 1,5 e quindi «svalutando la lira nei confronti della nuova moneta».