Deroghe ai 5.300 del fondo esuberi

27/02/2004


        Venerdí 27 Febbraio 2004
        Deroghe ai 5.300 del fondo esuberi

        Nel complesso sono 10mila i lavoratori in mobilità cui sarà applicata la vecchia legge Dini

        BARBARA FIAMMERI


        ROMA – I «diecimila» aspiranti pensionati che non subiranno gli effetti della nuova riforma previdenziale si dividono in due grandi aggregati: i lavoratori collocati in mobilità entro il 29 febbraio prossimo, e che dalle stime del ministero del Welfare sarebbero pari a 4.700 unità, e gli altri 5.300 che rientrano nei cosiddetti fondi di solidarietà destinati agli esuberi. A questi ultimi fanno capo i lavoratori del credito (ordinario e cooperativo), gli esattoriali, i dipendenti dell’Eti e quelli delle Poste (si veda la tabella). Il testo dell’emendamento presentato dal Governo prevede infatti «disposizioni in favore di lavoratori beneficiari di ammortizzatori sociali» ai quali si continuerà ad applicare la disciplina previdenziale a oggi vigente sui trattamenti di anzianità. La condizione è che il numero complessivo dei beneficiari non superi le diecimila unità. Pertanto, il superamento di questo limite comporterà il dieniego al pensionamento pur in presenza di identici requisiti. E poiché dalle stime del ministero «quota diecimila» è stata già raggiunta, per chi verrà collocato in mobilità dopo il il 29 febbraio varranno le nuove regole generali sull’anzianità.
        I sindacati intanto scalpitano. «Sui numeri dei lavoratori in mobilità serve una operazione verità – sostiene Adriano Musi, segretario aggiunto della Uil – solo così potremo capire se l’intervento previsto dal Governo può essere apprezzabile o serve solo ad innescare una nuova guerra tra poveri». Scettico anche Raffaele Bonanni, segretario confederale Cisl: «Che dire, mi sembra una sorta di mal comune, mezzo gaudio». Per Bonanni «sarebbe necessario fare una ricognizione su quanti lavoratori sono in mobilità perché a ognuno spetta lo stesso diritto, la stessa opportunità e lo stesso trattamento».
        Il sindacalista della Cisl aggiunge che «sarebbe bene per questo avviare un confronto con il Governo. In ogni caso – conclude – speriamo si parta da basi realistiche. Non vorremmo passare da una strampalatezza a un’altra». Sulla stessa lunghezza d’onda di Cisl e Uil anche la Cgil secondo cui questa norma «peggiora la situazione, introduce ulteriori diseguaglianze tra lavoratori e non risolve i problemi». Carla Cantone, segretario confederale della Cgil, sottolinea che «visto il pesantissimo declino industriale che stiamo vivendo», sono «ben più di 10 mila quelli che hanno la necessità di andare in pensione con la riforma Dini e il Governo non può pensare di salvarsi la coscienza guardano solo ad una piccolissima parte di lavoratori». A "godere" della deroga «fino a diecimila» saranno sia i lavoratori collocati in mobilità «sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 1º marzo 2004» sia i lavoratori «destinatari dei Fondi di solidarietà di settore».
        La scelta di sottrarre alla riforma una parte dei lavoratori avrà ovviamente effetti anche sul fronte dei risparmi. Dalla relazione tecnica di accompagnamento all’emendamento del Governo emerge un mancato risparmio, rispetto alle precedenti previsioni, di circa un miliardo di euro (1.026 milioni). Nella tabella redatta dalla Ragioneria si prevedono 110 milioni di euro in meno nel 2008, 224 milioni nel 2009, 227 milioni nel 2010, 231 milioni nel 2011 e 234 milioni nel 2012.