«Deregulation al minimo»

09/06/2004


        sezione: ECONOMIA ITALIANA
        data: 2004-06-08 – pag: 15
        autore: VINCENZO CHIERCHIA
        CONSUMI • Le industrie e le catene distributive accusano: troppi ostacoli all’innovazione
        «Deregulation al minimo»
        Con la liberalizzazione dei servizi la spesa delle famiglie potrebbe crescere di 25 miliardi
        MILANO • Rilanciare le liberalizzazioni per dare slancio ai consumi delle famiglie. Questa la ricetta "antistagnazione" di Indicod-Ecr la neonata associazione che raggruppa oltre 30mila imprese dell’industria di largo consumo e della distribuzione. Secondo una indagine presentata ieri a Milano, nel corso di un convegno organizzato da Indicod-Ecr all’Università Bocconi, dalla liberalizzazione dei servizi (energia, gas e carburanti) e dal rilancio della modernizzazione del commercio e del turismo possono derivare circa 25 miliardi di euro. In pratica la spesa delle famiglie — secondo l’analisi svolta dai ricercatori dell’Università Bocconi — potrebbe crescere dell’1,3% grazie al risparmio di quei sovraccosti generati dalle carenze del programma di liberalizzazioni. Inoltre il rilancio del turismo dall’estero, grazie a un maggior sfruttamento delle potenzialità del sistema italiano, potrebbe portare all’ingresso di almeno 14,3 miliardi, pari all’1,14% del Pil.

        Ma i nodi da sciogliere sono ancora tanti. «Il federalismo è stato dilaniante e trasferire le competenze del Titolo V della Costituzione alle Regioni è stata una scelta sciagurata», ha commentato Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo. «Ci stiamo basando — ha aggiunto — su un’idea vecchia da archiviare in nome di un modello nuovo, siamo pronti a sostenere un intervento sul Titolo V per dare al Governo il ruolo di coordinamento seguendo esempi di federalismo come quello spagnolo, che ha avuto notevoli successi in campo turistico».

        Come ha sottolineato Gianfranco Virginio, presidente di IndicodEcr, la carenza di liberalizzazioni penalizza il mercato interno, deprime i consumi e ostacola le possibilità di crescita delle imprese. Giovanni Cobolli Gigli (presidente Faid), Vincenzo Tassinari (presidente Coop Italia) e Vito Varvaro (presidente Procter & Gamble Italia) hanno a loro volta denunciato le pesanti barriere che bloccano lo sviluppo di moderne reti-vendita e l’introduzione sui mercati di prodotti innovativi. Barriere generate dalla mancata applicazione della riforma del settore commerciale varata nel 1998, dal limitato decollo della ristrutturazione del settore dei carburanti (che pesa molto sulla spesa delle famiglie) e all’arretratezza del mercato. «In Italia — ha spiegato Varvaro — ci sono troppe grandi barriere che frenano il lancio di prodotti quando invece bisogna aprire le porte all’innovazione. Lo shopper marketing è la grande sfida su cui lavorare. Cambiano le regole del gioco e quelle per attirare i consumatori. Non basta tagliare i prezzi abbassando la qualità dei prodotti. La distribuzione deve invece valorizzare i marchi e aiutarli a lavorare in team. Spagna e Grecia fanno meglio». Edoardo Speranza (presidente Findomestic) ha chiarito le potenzialità del credito.

        «Riprendere la politica dei redditi e mettere sotto controllo l’inflazione reimpostando il potere d’acquisto e la produttività del sistema che sta calando». Questa, secondo il responsabile economico dei Ds Pierluigi Bersani, una delle priorità da affrontare per la ripresa economica. «Dobbiamo fare gioco di squadra per superare gli steccati delle singole corporazioni, altrimenti non si può parlare di liberalizzazione dei mercati», ha aggiunto il sottosegretario alle Attività produttive Mario Valducci, ricordando che il Governo sta studiando la riformulazione dell’Irap.