Derby al «Riformista»: con Rutelli o con Pannella?

22/02/2006

    mercoled� 22 febbraio 2006

    Pagina 1/12 – Politica

      un Giornale per Due

        Derby al �Riformista�: con Rutelli o con Pannella?

          Nato come foglio dalemiano, ora � diviso tra il finanziatore Macaluso e il direttore Polito

            Racconta Polito che fin dalla fondazione gli intellettuali del Riformista - Cafagna, Franco Debenedetti, Covatta, Ranieri e appunto Macaluso – si sono dati appuntamento ogni mese. �E a ogni riunione cresceva l’insoddisfazione per i Ds. Ci dicevamo che bisognava trovare un’altra strada. Io da tempo apprezzo Rutelli per la politica estera, per l’idea delle liberalizzazioni. Macaluso rispondeva che la Margherita non � abbastanza socialista�. Ora della Margherita Polito diventer� senatore. �Faccia pure – dice Macaluso -. Certo da l� vengono spinte liberali. Ma vengono anche spinte clericali: ad esempio, l’ubbidienza alla linea dell’astensione dettata da Ruini. Polito ha schierato il giornale a favore del referendum sulla procreazione assistita. Adesso si candida con Rutelli. Non lo censuro, per� preferisco sostenere una scelta laica e libertaria come quella della Rosa nel pugno�. Polito ammette la divaricazione ma vede un punto in comune. A esprimerlo � proprio Biagio de Giovanni, intellettuale storicamente legato al Pci e poi ai Ds che ora si candida con la Rosa, e in un’intervista al Riformista in edicola oggi sostiene che nel centrosinistra �gli unici elementi di novit� arrivano da Rutelli e Pannella. I due innovatori sono entrambi figli del radicalismo italiano. Prima o poi, tra questi due progetti si aprir� un dialogo che li condurr� verso un approdo comune. E in questo scenario dinamico il punto pi� oscuro � rappresentato dai Ds. �Io la penso come de Giovanni – dice Polito -. I due partiti meticci dell’Unione, in cui confluiscono storie diverse, sono la Rosa nel pugno, che ospita socialisti, liberali, radicali, e la Margherita, dove un ex radicale guida cattolici, repubblicani, diniani e ora anche un blairiano�. Lui, Polito. �Il partito democratico deve nascere proprio da qui, dal superamento del novecentismo, dalla contaminazione tra culture liberali, non dalla riedizione dell’alleanza residuale tra ex comunisti ed ex democristiani che trent’anni fa sognavano il compromesso storico. E io al partito democratico ci credo�.

              E Macaluso? �Io non ci credo per niente. I partiti non nascono sotto una campagna di vetro. Da qui al partito democratico ci sono le elezioni. Se Berlusconi, come sono convinto, perder�, si apriranno prospettive nuove per tutti. Con il proporzionale i partiti esistenti baderanno a riposizionarsi, ognuno per proprio conto. Per prima cosa bisogna vincere il 9 aprile. Poi fare un governo che governi. Solo dopo si potr� lavorare a una ricomposizione�.

              Nel frattempo chi diriger� il Riformista ? E chi detter� la linea? �Con l’aprirsi della campagna elettorale Polito prender� le sue decisioni� risponde Macaluso. Perch� non potrebbe fare sia il senatore sia il direttore? I precedenti non mancano, compreso il Macaluso direttore dell’ Unit� . �Ma quello era il giornale del Pci. Il Riformista non � mica il giornale della Margherita�. �Non si possono fare bene due lavori – concede Polito -. Io rester� come editorialista�. Quanto conter� Pannella nell’elaborazione della linea? Il leader radicale � abituato a ibridare partiti e luoghi altrui, talora anche a seminare zizzania. �Ma – sorride Polito – deve ancora nascere chi fa fesso Macaluso. Marco non conter� pi� di tanto�. Macaluso per� non � affatto mal disposto: �Non mi piace chi parla di pannellismo come di una degradazione, di un genere politico minore. � vero il contrario: Pannella ha sempre iniettato anticorpi liberali nella sinistra italiana. Sui diritti civili ha incalzato noi comunisti sulla strada giusta. Per lui non poteva esserci spazio nel centrodestra, come non c’� per Bobo Craxi. Vedere fermenti socialisti nell’Unione e pure nei Ds per me � una soddisfazione tardiva ma sapida. Dichiarazioni di voto per� non ne faccio�.

                Certo su un giornale indicato all’origine come dalemiano non � scontato leggere interviste come quella di oggi a de Giovanni: �� come se i Ds riassumessero in s� tutti i difetti del vecchio Pci, epurati dai pregi. Se non altro, il partito comunista italiano aveva una classe dirigente di straordinaria grandezza�. Ora invece non c’� un pensiero limpido �sul ruolo dell’Italia nell’Occidente, sulla riforma dello stato sociale, sulle liberalizzazioni, sul declino dell’Europa. Persino il modo in cui hanno votato sulla direttiva Bolkestein � opaco�. E poi �mentre Fassino colpisce, da D’Alema arrivano i contraccolpi�. Tra D’Alema e Il Riformista la frattura si apr� con la guerra in Iraq, avversata dal presidente Ds ma appoggiata da Polito. Macaluso ricorda invece con amarezza una scelta di Fassino, che l’anno scorso rivel� la sua fede cristiana, maturata al tempo degli studi dai gesuiti: �Professioni di fede tardive, fatte in occasioni elettorali o comunque politiche, non mi piacciono. Ho stima di Piero. Ignoro se la sua sia una conversione, o se abbia ritrovato la fede. Non mi interessa. Ma se � un fatto privato, allora dopo aver taciuto per cinquant’anni poteva continuare a stare zitto. Se � un fatto pubblico, doveva scegliere un altro momento, non questo di rivincita clericale�. Polito preferisce muovere la critica ai Ds su economia e politica estera. �Sul caso Ferrando � stata pi� chiara la reazione di Bertinotti, che l’ha escluso dalla lista, di quella di D’Alema, che l’ha criticato ma � poi ha condannato gli americani "assassini". In generale, i Ds restano un partito monoculturale. Come propugnatori di rivoluzioni liberali non sono molto credibili. Altrimenti non si spiegherebbe perch� Turci e de Giovanni se ne vanno, mentre Salvi e Mussi si trovano benissimo�.

                  Aldo Cazzullo