“Deragliamento (3)” «E’ soltanto uno scostamento»

25/05/2005
    martedì 24 maggio 2005

      «E’ soltanto uno scostamento»
      Fini ribatte: siamo impegnati per il rigore
      L’opposizione: fine della finanza creativa

      ROMA
      Il segnale allarmante lanciato ieri da Eurostat ha reso ancor più duro lo scontro sulla reale tenuta dei conti pubblici tra governo, maggioranza, opposizione e parti sociali, ma ha riacceso anche le polemiche all’interno dello stesso esecutivo e della Casa delle libertà. Il vicepremier Gianfranco Fini osserva che «è sbagliato trarre da uno scostamento dello 0,1% elementi negativi e pessimistici, tanto più che l’impegno del governo è proprio quello di dare vita ad un comportamento virtuoso che faccia calare il debito. E’ politicamente insostenibile chiedere al nostro Paese rigore e nel medesimo tempo imporre tagli fino a 8 miliardi di euro per i fondi Ue al Mezzogiorno». Il ministro dell’economia Domenico Siniscalco conferma il suo “no” ad una manovra-bis per correggere il deficit dell’anno in corso, perchè «c’è una crescita negativa e finirebbe per essere controproducente». Anche il ministro dei beni culturali Rocco Buttiglione giudica di «non grave entità» il rialzo del deficit per gli anni 2003 e 2004. L’azzurro Franco Frattini, vice presidente della Commissione europea, sostiene che è sbagliato pensare ad un’Europa che boccia o promuove: «L’obiettivo è aiutare i paesi a rispettare i parametri, ma quella dell’Italia malato d’Europa è un luogo comune giornalistico». Al contrario, un altolà viene dal ministro delle attività produttive Adolfo Urso di An: «Chiedo al governo di affrontare il problema con responsabilità e di non minimizzare la realtà». Va giù pesante anche Luigi D’Agrò, capogruppo Udc in commissione attività produttive della Camera: «Invece di andare al nocciolo dei problemi reali ci fermiamo alle beghe di cortile. E’ assurdo che ci portiamo ancora dietro la grande illusione di superpotenza economica che non siamo più». Bruno Tabacci, presidente della stessa commissione sempre Udc, avverte: «Bisogna porre attenzione al rigore nei conti pubblici e alle valutazioni delle agenzie di rating internazionali. L’aumento del costo del denaro avrebbe per noi effetti devastanti».

      All’attacco l’opposizione. «E’ un risultato – rileva l’ex ministro Vincenzo Visco (Ds) – dalle pesantissime conseguenze. Eurostat sta smontando, una per una, tutte le operazioni di “finanza creativa” con cui il governo ha fino ad ora cercato di nascondere l’effettiva portata del dissesto della finanza pubblica». Aggiunge Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds: «In questi anni abbiamo perso tutte le occasioni». Enrico Letta della Margherita denuncia che il governo Berlusconi aggiunge un altro record negativo ai molti altri acquisiti: «Per la prima volta in 13 anni il rapporto tra debito e Pil cresce, invece di scendere. E’ urgente che l’esecutivo presenti un Dpef di emergenza e anticipi la manovra finanziaria con una correzione dei conti pubblici». Alfonso Pecorario Scanio, presidente dei Verdi: «La Casa delle libertà dà i numeri dopo l’ennesima bocciatura di una politica economica fallimentare, che ha condotto l’Italia sull’orlo del baratro». Franco Giordano, presidente del gruppo di Rifondazione Comunista alla Camera, critica: «Il re è nudo. Le politiche antisociali del governo Berlusconi hanno determinato anche lo sfascio dei conti pubblici. Oltre che essere ingiusta, la politica economica e sociale di questo esecutivo è stata disastrosa sul versante della tenuta finanziaria».

      Critiche a pioggia da molti altri fronti. Per Andrea Pininfarina, vice presidente di Confindustria, «la sfida non è tanto il discorso sull’Irap, ma una finanziaria che mantenga la barra entro i limiti di compatibilità europea e nel massimo rigore». Marco Venturi, presidente di Confesercenti: «Saremo costretti a scontare a breve la pesante eredità degli ultimi due anni, che ha già azzerato i margini per una manovra di rilancio dell’economia». Marigia Maulucci, segretario nazionale Cgil: «Ancora una volta si dimostra il fallimento della politica economica del governo Berlusconi, che ha fatto lievitare deficit e debito, senza produrre effetti sulla crescita. E’ un record mondiale riuscire a sommare recessione e sfascio dei conti pubblici. Da parte dei lavoratori avrà la risposta di mobilitazione che si merita».