“Deragliamento (2)” Siniscalco: «Niente manovra bis»

25/05/2005
    martedì 24 maggio 2005

      IL MINISTRO VOLA A LONDRA PER CERCARE DI PREVENIRE UN AUMENTO DEI TASSI SUL DEBITO
      Siniscalco: «Niente manovra bis
      È meglio una buona Finanziaria»
      Ieri il premio di rischio sui titoli rispetto ai tedeschi è salito dello 0,2%
      Gli analisti: intervenite sul passivo o il differenziale si allargherà

      Stefano Lepri

        ROMA
        «NESSUNA manovra-bis per il 2005, ma una buona legge finanziaria per il 2006»: Domenico Siniscalco spiega la sua linea da Londra, dove è per limitare i danni. Perché il gran rischio è che i mercati finanziari precorrano il giudizio delle autorità europee e alzino i tassi di interesse sul debito pubblico italiano. Ieri il premio in più rispetto al debito tedesco è salito a 20 punti base, ovvero 2 decimi, che non è pochissimo in un periodo di bassi tassi di interesse come questo. «C’è spazio per un ulteriore significativo allargamento del differenziale» sostiene Vincenzo Guzzo, analista della Banca di investimenti americana Morgan Stanley.

        Niente manovra-bis è da parte del governo italiano una scommessa sul possibile esito dell’Ecofin: condanna del deficit eccessivo italiano, ma senza invito a misure aggiuntive a causa dello stato di recessione in cui si trova l’economia del nostro Paese. Una deliberazione più severa viene esclusa perché il clima dei prossimi vertici europei sarà di grande confusione, tra possibile bocciatura o ratifica per piccolo margine della Costituzione europea in Francia ed elezioni anticipate in Germania.

        Neppure la Commissione europea guidata da José Barroso è nelle migliori condizioni per predicare rigore se delle violazioni del Portogallo di cui pure si discuterà (deficit previsto al 6,8% del prodotto lordo quest’anno) è responsabile il governo di centro-destra battuto alle ultime elezioni, fino a pochi mesi prima presieduto dallo stesso Barroso. Nella nuova versione del Patto di stabilità, anche un lieve andamento negativo del prodotto lordo (sempre la Morgan Stanley ha aggiornato le sue previsioni 2005 a meno 0,3%) può essere invocato come giustificazione.

        Siniscalco sostiene appunto che in una quasi-recessione una manovra-bis che tentasse di ridurre il deficit sarebbe «senza senso» e «controproducente». Non la pensa allo stesso modo il presidente della Bce Jean-Claude Trichet: l’effetto sfiducia di un deficit che corre è più pesante delle conseguenze negative dei sacrifici necessari per ridurlo.

        Nella pratica, la sfiducia può essere moltiplicata da una riduzione del rating, cioè del giudizio di affidabilità sul debito italiano pronunciato dalle grandi agenzie specializzate; Nick Eisinger, analista di Fitch, una delle tre principali, ritiene «quasi inevitabile in autunno una manovra-bis, che dovrà essere piuttosto ampia».

          Siniscalco ha detto ieri sera in tv di confidare ancora che i trasferimenti di capitale alle Ferrovie possano essere esclusi dal deficit (considerandoli come nuovi investimenti invece che copertura delle perdite) con un guadagno di due decimi di deficit. In ambienti tecnici, sia a Bruxelles sia a Roma, non si trova conferma di questa speranza; e l’Istat si è ormai adeguata alle prescrizioni di Eurostat. Può essere ben disposto invece il ministro delle Finanze tedesco Hans Eichel, che oggi Siniscalco incontrerà a Berlino.

          In mancanza di colpi di scena, il deficit 2005 dell’Italia corre dunque verso il 4% del prodotto lordo. Perfino l’Isae, istituto pubblico di ricerca economica, prevede ora un 3,9%. In più, con le nuove cifre di Eurostat il debito pubblico accumulato, parametro su cui l’Italia si colloca peggio tra tutti i 12 Paesi euro, e a cui nella nuova versione il Patto di stabilità attribuisce più importanza di prima, ha ricominciato a crescere nel 2004 dopo molti anni di calo. Proprio gli eventi capaci di indebolire gli organismi europei, ovvero dei no al referendum sulla Costituzione in Francia e in Olanda, potrebbero scatenare sui mercati ordini di vendere debito pubblico dei Paesi euro con i conti più in dissesto: Italia, Grecia, Portogallo.

            Sono le tendenze del debito al primo posto negli studi degli analisti finanziari. Ciò che permette di ridurre il debito è il «saldo primario», cioè la differenza tra le entrate totali dello Stato e le spese al netto degli interessi sul debito pubblico. Ora l’attivo del «saldo primario», molto alto negli anni centrali del risanamento 1996-97, si sta riducendo sempre più; l’Isae lo colloca all’1,1% quest’anno, sorretto però ancora da misure «una tantum». Nel 2006 queste dovranno essere del tutto abbandonate e il saldo primario minaccia di annullarsi (l’Isae lo vede a +0,3%). Eisinger fa capire che una legge finanziaria elettorale spingerebbe a un giudizio negativo: con un saldo primario a zero, il debito pubblico ritornerebbe in una condizione di strutturale peggioramento. Per contenerlo Siniscalco a Londra ha sondato quanto spazio vi sia per nuove massicce privatizzazioni, tipo una Enel 4.