“Deragliamento (1)” Eurostat rifà i conti: sopra il 3% il deficit 2003-2004

25/05/2005
    martedì 24 maggio 2005

      LA COMMISSIONE TEME CHE IL DISAVANZO POSSA TOCCARE IL 4,6 PER CENTO NEL 2006
      Eurostat rifà i conti: sopra il 3% il deficit 2003-2004
      Almunia pronto alla procedura d’infrazione. Decide in luglio l’Ecofin

        Enrico Singer
        corrispondente da BRUXELLES

          Il verdetto di Eurostat sui capitoli contestati dei conti pubblici italiani del 2003 e del 2004 è arrivato e ha ricalcolato il deficit oltre il tetto del 3 per cento previsto dal Patto di stabilità. Esattamente al 3,1 per cento in tutti e due i casi. E’ stato corretto al rialzo anche l’ammontare complessivo del debito: il 106,5 per cento del pil nel 2003 e il 106,6 per cento nel 2004. Con una nota negativa supplementare: un’inversione della tendenza che, finora, era orientata alla riduzione. «A questo punto la Commissione non soltanto può, ma deve chiedere all’Ecofin di aprire una procedura d’infrazione», ha subito detto la portavoce di Joaquin Almunia. E ci sono già anche le date di quello che si annuncia come un nuovo, serrato confronto tra Roma e Bruxelles: il 7 giugno sarà pronta la relazione di Almunia e il 12 luglio finirà sul tavolo dei ministri delle Finanze dei Venticinque che dovranno decidere se aprire, o no, la procedura.

          Almunia è convinto dei suoi argomenti. «C’è un deficit ormai accertato per due anni consecutivi e c’è anche il rischio di deficit eccessivo previsto al 3,6 per cento per quest’anno e al 4,6 per cento per l’anno prossimo senza interventi correttivi», ha spiegato Amelia Torres, la portavoce del commissario che ieri era a Belgrado. La relazione sui conti pubblici italiani, insomma, ci sarà. Così come prevedono le regole del Patto appena riformato. Ma si tratterà soltanto di un primo passo perché il governo porterà le sue considerazioni – e le sue promesse – a Bruxelles nella speranza di convincere l’Ecofin e la stessa Commissione che non ci sono le condizioni per l’avvio di una procedura di infrazione. Le prime reazioni lo dimostrano. «Lo scostamento di uno 0,1 per cento è minimale e non mi sembra preoccupante», ha detto Gianfranco Fini in margine al Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione.

          E’ un chiaro anticipo della linea che il governo italiano intende seguire. Con la nuova flessibilità introdotta nell’applicazione del Patto uno sforamento al 3,1 per cento non è sufficiente per lanciare una procedura. Lo aveva ammesso anche Almunia quando gli era stato chiesto quale fosse il limite di un deficit eccessivo: «Se mi dite il 3,1 rispondo di no. Se mi dite il 3,7 vi rispondo di sì». Ma, naturalmente, il caso è più complicato di quanto dimostrano i decimali. Perché ci sono le previsioni per il 2005 e il 2006 e perché c’è il livello assoluto del debito che riduce i margini di manovra. Un invito ad applicare il Patto «in modo serio e rigoroso» lo ha lanciato ieri anche Jean-Claude Trichet di fronte all’Europarlamento: «Se non vengono prese misure supplementari, in molti Paesi dell’eurozona sarà difficile ridurre il rapporto deficit/pil al di sotto del 3 per cento», ha detto il presidente della Bce.

          Ma per il caso Italia molto dipenderà dagli impegni che il ministro Domenico Siniscalco presenterà all’Ecofin. Un peso lo avrà anche l’intreccio con l’altra grande partita economica che si sta giocando adesso in Europa: quella del bilancio della Ue per gli anni 2007-2013 che Fini, ieri, ha bollato come «inaccettabile». «Non ci si può chiedere a cuor leggero di rinunciare a cifre simili proprio quando cerchiamo di fare ogni sforzo per rispettare i parametri di Maastricht», ha detto Fini. E tutto questo potrebbe influenzare la decisione politica che dovrà prendere l’Ecofin il 12 luglio.

            Estremamente tecnica, invece, è la decisione formalizzata da Eurostat sulla revisione dei conti 2003 e 2004. I punti sotto esame erano tre: la riclassificazione delle voci Scip, Ispa e concessionari d’imposta. Per quanto riguarda la Società di cartolarizzazione immobili pubblici (Scip), Eurostat ha stabilito che nel bilancio 2004 deve essere aggiunto un deficit di 182 milioni di euro poiché la legge approvata in quell’anno consentiva l’acquisto della case di proprietà pubblica da parte degli inquilini ai prezzi del 2001, con relativo rimborso delle differenze. Per quanto riguarda la società Infrastrutture spa (Ispa) il verdetto di Eurostat prevede che tutto il debito emesso per la costruzione di collegamenti ferroviari ad alta velocità deve essere registrato come debito pubblico. Di conseguenza il livello del debito 2004 è aumentato di 7,5 miliardi di euro pari allo 0,6 per cento del pil, senza effetti sul deficit, eccetto che per il pagamento degli interessi. A pesare di più sul deficit è il capitolo dei concessionari d’imposta: le banche alle quali il governo ha chiesto di esercitare la funzione di collettore fiscale per anticipare all’erario il pagamento delle tasse. Per Eurostat questa operazione è una transazione finanziaria che non migliora il deficit dell’anno corrente. Di conseguenza il deficit è aumentato dello 0,2 per cento nel 2003 e dello 0,1 nel 2004. Risultato finale di tutti i nuovi calcoli è quel doppio 3,1 per cento di deficit contro il 2,9 e il 3 che il governo aveva dichiarato per il 2003 e il 2004.