Denuncia Confcommercio: Mense, qualità dei pasti a rischio

14/07/2005
    giovedì 14 luglio 2005

      Denuncia della Confcommercio

        Mense, qualità dei pasti a rischio

          Roma – Pranzare fuori casa è un abitudine quotidiana per 11 milioni di italiani. Di questi ben sette milioni mangiano in mensa, per lo più in quelle aziendali e scolastiche ma anche negli ospedali, nelle case di riposo e nelle strutture militari. Eppure non sempre la qualità è garantita. Tutta colpa di una logica che premia le aziende che offrono i servizi di catering al prezzo più basso. Ne è convinta l’Associazione nazionale delle aziende di ristorazione collettiva (Angem) e la Fipe-Confcommercio, che così rilanciano, primi in Europa, una proposta per cambiare rotta e che punta a premiare innanzitutto la qualità dell’offerta.

          Oltre due miliardi di pasti serviti ogni anno, 1.500 imprese, 53.000 addetti e un fatturato pari a 6 miliardi e 200 milioni di euro (circa 12mila miliardi di lire) e secondo un’indagine sulla ristorazione collettiva condotta dalla Fipe, nel primo trimestre di quest’anno la stima del fatturato segna un incremento medio dello 0,2%. A crescere di più sono i segmenti scuola e le strutture per gli anziani, mentre segna il passo il segmento delle aziende e delle strutture militari, con una flessione rispettivamente del 18,2% e del 14,3%.

          Sul fronte della committenza la parte del leone spetta alla amministrazione pubblica. Per quanto riguarda, invece, la voce “costi e prezzi” sono le materie prime a rappresentare la spesa maggiore per le imprese che offrono il servizio e il trend è in salita. Produrre i pasti è infatti sempre più oneroso. Sempre di più, poi, cresce la percentuale delle aziende che danno in appalto la ristorazione. In Europa dal 14% del 1990, si è passati al 31% del 2005 e le previsioni stimano che nel 2010 il tasso potrebbe raggiungere quota 35%.

            Secondo l’Angem e la Fipe Confocmmercio il sistema attuale che premia gli offerenti in grado di fare il prezzo più basso va a discapito della qualità. Dunque, sicuramente va contro i consumatori che spesso si vedono costretti a mangiare alimenti scadenti, ma non protegge neanche i lavoratori, le aziende e i committenti. Per cercare di mettere ordine uno strumento esiste secondo i gestori. Si chiama “Guida all’offerta economicamente più vantaggiosa”, e contiene nuove linee guida che dovrebbero fare da modello per le prossime gare e che prevedono un capitolato più prescrittivo.