«Denunceremo ai giudici le calunnie del governo»

01/07/2002







(Del 29/6/2002 Sezione: Interni Pag. 5)
ATMOSFERA PESANTISSIMA NELLA SEDE DEL SINDACATO DI CORSO ITALIA
«Denunceremo ai giudici le calunnie del governo»
Cofferati respinge gli attacchi: contro la Cgil c´è un piano che viene da lontano

ROMA
La tensione si taglia col coltello, nel palazzo della Cgil di Corso d´Italia. Scurissimo in volto, Sergio Cofferati non nasconde la sua preoccupazione per l´atmosfera carica di veleno che sta impestando i suoi ultimi giorni come segretario generale della Cgil. L´ultima stilla, la pubblicazione di alcune e-mail di Marco Biagi. Nel suo stile, Cofferati risponde all´attacco con una controffensiva: legale e politica. La Cgil presenterà un esposto-denuncia alla magistratura per chiedere una piena ricostruzione dei fatti. Intanto, Cofferati ed Epifani ribadiscono che è in corso una operazione politica che ha lo scopo di far dimenticare che al povero professor Biagi venne inspiegabilmente sottratta la scorta nel momento in cui era più necessaria. E mira a criminalizzare la Cgil che si sottrae all´accordo col governo. I più preoccupati sono i collaboratori di Cofferati, che l´8 luglio lascerà la carica di numero uno della Cgil. Come sempre su questi problemi di «sicurezza» c´è il massimo riserbo, ma si racconta di minacce e avvertimenti che in questi giorni si stanno moltiplicando nei confronti del segretario: messaggi indiretti e non, inviti a tenere la guardia alta e a «stare attenti», «perché di qui all´8 luglio potrebbe succedere di tutto». Un clima pesantissimo, che si sovrappone e si intreccia al braccio di ferro politico che il sindacato di Corso d´Italia sta ingaggiando con il governo, Confindustria e Cisl-Uil sulle questioni del mercato del lavoro. E non manca chi – a mezza bocca – riflette sul «timing» del rinfocolarsi delle polemiche e delle accuse, rilanciate proprio quando la confederazione va all´assalto a suon di scioperi e referendum del «patto» che le altre parti sociali si accingono a siglare. E mentre il suo leader si accinge a un futuro impegno politico che può creare problemi a molti. «Abbiamo deciso di presentare un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica – spiega Cofferati – nel quale riferiremo i fatti, gli atti violenti del terrorismo contro di noi e da ultimo anche l’uccisione di Marco Biagi. Denunceremo le falsità e le calunnie di esponenti di governo o di semplici commentatori e chiederemo l’accertamento della verità a qualsiasi livello di chi opera anche in istituzioni». Sarà il senatore Ds e avvocato Guido Calvi a coordinare il pool di legali. Ancora, il sindacalista pone una raffica di interrogativi sugli ultimi «inquietanti» eventi. Interrogativi cui Cofferati offre una risposta politica: «Il problema non sono io – afferma – ma è la Cgil. Qualcuno ha deciso di additare la Cgil e il suo segretario generale come un´organizzazione e una persona capace di istigare a forme di violenza. La responsabilità politica è chiara e attiene a comportamenti di alcuni membri del governo che hanno a più riprese cercato di accreditare l’idea che il conflitto sociale crei le condizioni per la violenza, e che chi dissente dalle loro tesi ne sia oggettivamente responsabile». Il leader Cgil si chiede – e chiede risposte – su numerosi aspetti misteriosi delle e-mail rese note da «Repubblica». Sono lettere autentiche? Perché vengono diffuse solo ora, a ridosso della nuove accuse lanciate alla Cgil dal ministro del Welfare Maroni? Perché la procura bolognese non ne disponeva, o ne aveva solo alcune? Perché una – quella spedita al direttore generale di Confindustria Stefano Parisi – in una versione non contiene riferimenti alla Cgil, e in un´altra sì? E soprattutto: per quale ragione il professor Biagi non disponeva di una scorta, nonostante le reiterate e accorate richieste a personalità autorevoli? Chi era «la persona assolutamente attendibile» che prima del 2 luglio 2001 aveva riferito a Biagi di «minacce» formulate da Cofferati nei confronti dello studioso modenese? Le scorte: per il leader Cgil, è sconcertante che «l´ultima protezione sia stata tolta a Biagi il 3 ottobre, in concomitanza con la presentazione del Libro Bianco al ministero del Lavoro», un «fatto gravissimo derubricato se non occultato» senza che i responsabili ne abbiano risposto. Ma la vera questione – che per Cofferati dimostra chiaramente l´esistenza di un ben preciso progetto, politico e non, ostile alla Cgil, «che viene da lontano» – è che «fin dal luglio 2001, quando il governo si era appena insediato», «qualcuno si era premurato di spaventare Biagi, attribuendo al segretario della Cgil parole mai pronunciate, né mai immaginate». Insomma, ben prima che il «Libro Bianco» o la delega sul lavoro vedessero la luce, molto prima che si avviasse il conflitto sociale sull´art.18, «c´era chi per tempo si è preoccupato di creare grandi timori al professor Biagi». Il disegno per Cofferati è evidente: «A questa organizzazione vengono attribuite responsabilità che trasformano in "altro" il conflitto sociale».

Roberto Giovannini