Denunce dai negozianti: «Il gruppo Ferri ci ha truffato»

11/12/2003

BARI

GIOVEDÌ 11 DICEMBRE 2003

 
 
Pagina VI
 
 
Pioggia di querele alla Procura di Trani. E si parla di mazzette al ministero dell´Industria
«Il gruppo Ferri ci ha truffato»
Cento denunce dai negozianti
          Ieri Riccardo, l´unico arrestato, non ha risposto al pm. Il suo avvocato: "Fallimento, colpa dei negozianti che si sono tenuti tutti gli incassi"
          GIULIANO FOSCHINI


          TRANI – Riccardo Ferri si è avvalso della facoltà di non rispondere. Avvolto in un impermeabile bianco, l´unico arrestato dei fratelli (gli altri componenti della famiglia sono stati interdetti dalle cariche amministrative) ha evitato le domande del giudice per le indagini preliminari Michele Nardi e del pubblico ministero Antonio Savasta. Il suo legale, Francesco Paolo Sisto, ha parlato di un´indagine «svolta troppo in fretta» e ha puntato il dito contro la misura cautelare «del tutto inutile, visto che gli interi archivi delle società erano stati sequestrati dagli inquirenti». L´avvocato ha richiesto l´immediata scarcerazione. Il gip Nardi deciderà nei prossimi giorni. E, tra oggi e domani, si esprimerà sulle posizioni di Nicola Colella, Francesco Scionti e del sindacalista della Cgil Peppino Scognamillo. I tre sono agli arresti domiciliari. Il pm Savasta ha già espresso il suo parere: contrario su Colella, si è detto favorevole a una misura cautelare (obbligo di dimora) per Scognamillo e Scionti, ascoltato ieri dal gip.
          Intanto emergono particolari molto interessanti sulle indagini. Alla procura di Trani sono arrivate un centinaio di querele da tutta Italia da parte di molti dei negozianti che gestivano i franchising del gruppo. Negli esposti confermano che i Ferri millantavano con le società di factoring crediti fasulli nei loro confronti; accusano i gestori del gruppo di averli convinti a firmare, in bianco, alcuni titoli di credito e li citano per non aver mai emesso le note di credito promesse. L´accusa è però rigettata da Sisto. Che attacca: «I soldi spariti sono stati fagocitati dai titolari dei franchising». Il contratto che legava i punti vendita al marchio Ferri era particolare: i gestori non pagavano la merce, ma s´impegnavano a dare al gruppo l´80 per cento dell´incasso. «E invece veniva restituito al massimo la metà del dovuto – dice Sisto – sta tutta qui la causa del fallimento».
          La tesi è antitetica a quella di Savasta: secondo il pm i Ferri sottraevano denaro ai negozianti facendolo finire nelle loro tasche oppure sui conti correnti di alcune società del gruppo. Ad avvalorare il castello accusatorio ci sarebbero anche le dichiarazioni di Melcarne, ex manager dell´Arepo ? proprio ieri il Cda della società ha accettato le sue dimissioni – e, secondo l´accusa, il regista della stangata. Nel suo interrogatorio ha spiegato il giochetto con cui i Ferri avrebbero traghettato denaro nelle casse di famiglia: tramite la Effe-pi, la società della holding che si occupava dell´import-export con la Cina, acquistavano in Oriente prodotti sotto costo, fatturando al triplo dei reali prezzi d´acquisto. Infine, la corruzione: Melcarne ha dichiarato che Ferri gli aveva confidato di aver fatto recapitare al ministero delle Attività produttive una mazzetta di un milione di euro per la nomina dei tre commissari poi finiti in carcere. Dice però di non sapere a chi fosse destinato quel denaro. Della tangente Melcarne aveva già accennato a un amico in una telefonata intercettata dagli inquirenti. Durante l´interrogatorio ha ammesso che quella chiacchierata era falsa: era cosciente di avere il telefono sotto controllo. Bisognerà ora capire come facesse a saperlo.