Della Valle contro D´Amato, tutti contro l´esecutivo

23/09/2002





(Del 22/9/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
CALTAGIRONE: TRADITO IL PATTO CON NOI. ANNA MARIA ARTONI DIFENDE IL PRESIDENTE: POCA COMUNICAZIONE
Della Valle contro D´Amato, tutti contro l´esecutivo
A Crotone tornano in campo i «dissidenti»: Confindustria torni a fare il suo mestiere

    Antonella Rampino
    inviata a CROTONE

    Lapidari come Francesco Gaetano Caltagirone: «E’ stato tradito il patto con gli imprenditori».
    Signorilmente perplessi come Vittorio Merloni, trincerato in un sorriso a mezza bocca.
    Perfidi come Diego Della Valle, che con una battuta sola trafigge sia l’esecutivo di Palazzo Chigi,
    sia quello di viale dell’Astronomia: «Ma la Confindustria ha un eccellente centro studi, non poteva
    far sapere per tempo al governo che la situazione economica stava precipitando?».
    A Crotone, nel convegno di «frondisti» antidamatiani che annualmente si ritrovano a discutere di
    Mezzogiorno chiamati a raccolta dal re dell’extravergine calabrese Luigi Siciliani, va in scena la
    grande delusione nei confronti del governo, e la seconda tappa di un avvicinamento di pezzi importanti
    del mondo d’impresa col centrosinistra. Applausi per Bersani, Bassanini, Enrico Letta, i ministri del
    governo di centrosinistra che fu, e per D’Alema. E, archiviati i festaggiamenti come un memorabile
    karaoke ad opera di ministri in memoria di Lucio Battisti, battutacce irriferibili nei confronti del
    governo in carica nelle occasioni conviviali. E’ il giorno che segue l´annuncio di Berlusconi sulla
    gravità della situazione economica, e anche dell’unico provvedimento noto sinora: togliere alle aziende
    3miliardi di euro di agevolazioni fiscali. «Una cosettina» la chiama Della Valle. Cosettina, ma nel senso
    che «noi giriamo il mondo, giù dabbasso in strada e su nell’alta finanza, e l’ultimo anno e mezzo è stato
    pesante, lo sapevamo tutti: poi arriviamo in Italia, e scopriamo sui giornali che solo stamattina ci si
    accorge della situazione, e si mette a posto questa cosettina, creando per giunta uno squilibrio doppio».
    Come Della Valle, tutti gli industriali intervenuti a Crotone, al governo hanno chiesto una cosa chiara:
    trasparenza. «Vogliamo sapere qual è il complesso dei provvedimenti», vogliamo sapere cosa ci sarà nella
    cartellina per ora vuota della Finanziaria, «per operare abbiamo bisogno di avere il quadro generale certo».
    Perché? «Perché l’aspettativa di ripresa è utopica, siamo in un contesto di competitività e di incertezze
    crescenti, e l’azione di politica economica deve rapportarsi a questo scenario», come dice Luigi Abete,
    ex leader di Confindustria ed attuale presidente della Bnl. Doppiamente delusi e critici, i «frondisti» di
    Crotone. Dai provvedimenti economici dell’imprenditore-presidente, Silvio Berlusconi, e dal loro stesso
    presidente D’Amato, «che al nostro convegno peraltro non è mai venuto, e lui è un imprenditore meridionale».
    Sul merito della stretta fiscale alle imprese si esprime Anna Maria Artoni, nuova presidente dei Giovani,
    l’unica damatiana presente oltre al portavoce di D’Amato Alfonso Dell’Erario in veste di «osservatore»:
    «Col governo è mancato il rapporto di dialogo e confronto, è da bocciare anche il metodo, il decreto sulla
    Dit è inopportuno». Ma questo, l’aveva già detto il presidente di Confindustria. Sulla cui «uscita dal
    collateralismo al governo», come la chiama dal palco Massimo D’Alema salutato da un applauso a scena
    aperta, i confindustrali «frondisti» danno una lettura tutta in chiave interna. A parte il merito, certo non di
    secondo piano poiché tocca nel vivo un interesse di imprese piccole, medie e grandi, la presa di posizione
    avrebbe anche un’altra interpretazione. Il mandato di D’Amato, non rinnovabile, scade nella primavera del
    2004, ma la partita sulla successione, la campagna elettorale, sarebbe già avviata. Quest’uscita critica verso
    il governo di centrodestra, da parte di un presidente di Confindustria che era convinto di poter ottenere con
    un imprenditore a Palazzo Chigi una politica economica dettata dalle imprese, servirebbe anche a un
    riposizionamento critico, al dialogo con chi al governo di Confindustria oggi non c’è, ma domani concorrerà
    e forse determinerà l’elezione del nuovo presidente.