CGSSE, Delibera 00/210 interpretativa in materia di procedure di raffreddamento e di conciliazione 23/09/2000

                              Roma, 23 settembre 2000

                              A tutte le strutture
                              confederali e categoriali

                              Loro Sedi

    MASSIMA ATTENZIONE!!!

    OGGETTO: Delibera 00/210 interpretativa in materia di procedure di raffreddamento e di conciliazione

    La Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, nella seduta del 21settembre 2000, ha adottato l’allegata delibera 00/210 interpretativa in ordine ai contenuti della delibera 00/173 (del 18 maggio 2000, che si allega nuovamente) relativa alle procedure di raffreddamento e di conciliazione.

    Oltre ad alcune valutazioni sulla fase transitoria, che evidenziano l’opinione generale della Commissione, per la disciplina "a regime" (da contrattare tra le parti entro il 26/10/2000) la Commissione detta alcune linee guida, che vanno tenute presenti nella definizione degli accordi, in quanto saranno certamente criteri per la valutazione di idoneità. Inoltre tali linee guida saranno la base di una eventuale regolamentazione provvisoria, in carenza di accordo applicativo.

    In attesa di una riflessione più approfondita, si evidenziano i seguenti orientamenti della Commissione:

    1 – Le procedure di raffreddamento e di conciliazione, previste dai futuri accordi, saranno obbligatorie per le parti firmatarie; solo d’intesa tra le stesse parti si potrà adire in alternativa alla via amministrativa, che riguarda esclusivamente il tentativo preventivo di conciliazione.

    2 – Ai soggetti non firmatari non potranno essere estese le procedure di conciliazione degli accordi, ma i sindacati non firmatari potrebbero scegliere di assoggettarsi volontariamente alle procedure di conciliazione degli accordi (se la procedura ha carattere di trattativa o di rinvio ad un livello superiore, si rischierebbe di ammetterli alla contrattazione per via surrettizia).

    3 – La procedura amministrativa riguarda solo quella di conciliazione e non quella di raffreddamento. La pausa obbligatoria di raffreddamento del conflitto, prevista dagli accordi, dovrà essere imposta anche ai sindacati non firmatari (sembra attraverso la valutazione di idoneità, così come vale per le prestazioni indispensabili).

    4 – La Commissione suggerisce di "contenere in una durata complessivamente ragionevolmente compatibile con l’esercizio del diritto di sciopero, adottando un iter non macchinoso" le procedure di raffreddamento e di conciliazione degli accordi. La durata della pausa di raffreddamento dovrà essere distinta (e preventiva) dalla durata della procedura di conciliazione.

    Nessuna riflessione viene fatta nella certezza anche temporale della procedura amministrativa di conciliazione.

    Nel confermarVi l’assoluta urgenza di aprire la trattativa di merito con le controparti, Vi chiediamo di mantenere un tempestivo flusso di informazioni sui problemi emergenti per consentire un lavoro di coordinamento e di orientamento.

    Distinti saluti.

    p. il Dip. Settori Produttivi e Reti
    (Renato Matteucci)

    COMMISSIONE DI GARANZIA
    PER L’ATTUAZIONE DELLA LEGGE SULLO SCIOPERO
    NEI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI

    Deliberazione: 00/210-4.1) Delibera interpretativa in materia di procedure di raffreddamento e conciliazione (Seduta del 21 settembre 2000)

    LA COMMISSIONE

    al fine di fornire a tutti i destinatari i necessari chiarimenti in ordine ai contenuti della delibera 00/173 relativa alle procedure di raffreddamento e conciliazione, su proposta della prof. Ballestrero, adotta la seguente delibera interpretativa.

    Nella interpretazione di quanto stabilito nella delibera 00/173 si terranno distinti: 1) il regime transitorio delle procedure; 2) la nuova disciplina "a regime" delle procedure.

    1) Regime transitorio
    Nella delibera 00/173, la Commissione ha stabilito che "le parti dovranno applicare le regole procedurali già contenute negli accordi ancora vigenti, oppure, in alternativa, adire la via amministrativa disciplinata dall’art. 2, comma 2, della legge n. 146/1990 come modificata dalla legge n. 83/2000". Pur valutando le possibili negative conseguenze che l’apertura della via alternativa avrebbe potuto determinare, la Commissione non ha ritenuto di poter limitare ai soli sindacati non firmatari di accordi previgenti, ovvero ai sindacati firmatari, ma solo "d’intesa" con la controparte, il ricorso alla via alternativa (conciliazione amministrativa).
    Le regole procedurali, contenute in accordi stipulati prima dell’entrata in vigore della legge n. 83/2000 (e spesso risalenti ad epoca precedente la stessa entrata in vigore della legge n. 146/1990), mantengono (anche in virtù della citata delibera 00/173) la loro forza vincolante tra le parti che le hanno sottoscritte. Su tali regole, tuttavia, la Commissione non ha formulato una valutazione di idoneità. Prima che la legge espressamente lo prevedesse, la Commissione riteneva infatti di doversi astenere da tale valutazione, al fine di evitare che regole procedurali valutate idonee, dalle quali indubbiamente derivano per le parti firmatarie obblighi di comportamento, si trovassero ad essere indirettamente estese ad organizzazioni sindacali non firmatarie, in possibile violazione del principio costituzionale di libertà dell’organizzazione sindacale. In conseguenza di ciò, prima dell’avvento della nuova legge, la violazione delle regole procedurali contrattuali non costituiva inadempimento di prestazioni indispensabili, e dunque violazione censurabile dalla Commissione in sede di valutazione dei comportamenti dei sindacati proclamanti.
    Sopravvenuta la legge n. 83/2000, l’esperimento preventivo delle procedure di raffreddamento e conciliazione è entrato a pieno titolo tra gli obblighi legali relativi alle modalità di proclamazione dello sciopero. Ad avviso della Commissione, la disposizione (art. 2, comma 2) può ritenersi immediatamente precettiva: infatti, mentre prevede che le procedure di raffreddamento e conciliazione costituiscano contenuto obbligato degli accordi e contratti collettivi ai quali è demandata la disciplina delle prestazioni indispensabili da erogare in caso di sciopero, predispone una via alternativa (la conciliazione in sede amministrativa), alla quale è possibile fare comunque ricorso, in caso di difetto o di non utilizzazione delle procedure contrattuali.
    Per il periodo transitorio, mancando una disciplina generalmente vincolante delle procedure che preveda sia la fase del raffreddamento del conflitto sia la fase della conciliazione, ed essendo le previgenti procedure contrattuali di raffreddamento rilevanti solo sul piano delle relazioni contrattuali tra le parti, si può ritenere che – dal punto di vista della valutazione dei comportamenti che compete alla Commissione – la procedura amministrativa sia pienamente alternativa alla procedura contrattuale.
    Tanto premesso, in questa fase transitoria e limitatamente ad essa, il contenuto precettivo della disposizione di cui all’art. 2, comma 2 è stato così ricostruito dalla Commissione:
    (a) obbligatorietà in ogni caso dell’esperimento preventivo di una procedura conciliativa; (b) obbligo per le organizzazioni sindacali non firmatarie di accordi in materia di adire la via della conciliazione amministrativa prevista a tal fine dalla legge (art. 2, comma 2); c) libertà per le parti firmatarie di previgenti procedure contrattuali di scegliere, di comune accordo o unilateralmente, in alternativa alle procedure contrattuali di conciliazione, la via della conciliazione
    amministrativa.
    Per quanto riguarda le parti firmatarie, stante che le discipline convenzionali previgenti non sono state oggetto di valutazione di idoneità della Commissione, le obbligazioni reciprocamente assunte rilevano esclusivamente sul piano dei rapporti contrattuali e della relativa responsabilità per inadempimento. Di conseguenza, mentre l’iniziativa unilateralmente assunta da un sindacato firmatario di fare ricorso alla conciliazione amministrativa, senza attivare la più complessa procedura contrattuale di raffreddamento e di conciliazione può costituire inadempimento di un obbligo contrattuale, tale iniziativa non è censurabile – in questa fase transitoria e limitatamente ad essa – dalla Commissione, in quanto non integra gli estremi della violazione dell’art. 2, comma 2. (il cui contenuto precettivo è per ora limitato, come si è detto, all’esperimento preventivo di una procedura conciliativa, contrattuale o amministrativa, alternativamente).

    2) Disciplina "a regime"
    Scaduto il termine di sei mesi concesso alle parti per concordare una nuova disciplina delle procedure di raffreddamento e conciliazione conforme a quanto disposto dalla legge (art. 2, comma 2), dovrà necessariamente entrare in vigore una nuova disciplina di tali procedure.
    Le procedure valutate idonee dalla Commissione saranno vincolanti per entrambe le parti, non solo nel senso (ovvio) che il rispetto di esse sarà rilevante sul piano dell’adempimento degli obblighi contrattuali, ma anche nel senso che il loro rispetto rileverà sul piano della correttezza dei comportamenti valutabile dalla Commissione. Non potrà allora essere consentito a nessuna delle parti di sottrarsi unilateralmente alla applicazione di regole procedurali valutate idonee.
    Secondo quanto previsto dalla legge, tuttavia, le parti potranno, d’intesa, non applicare le procedure contrattuali, adendo la via amministrativa: di fatto, il mutuo dissenso dovrebbe manifestarsi nelle sole eccezionali ipotesi nelle quali il conflitto possa trovare più facilmente soluzione in quella sede.
    Ai soggetti rimasti estranei alla contrattazione (sindacati non firmatari), anche a seguito della valutazione di idoneità della Commissione non potranno comunque essere estese le procedure di conciliazione: il doveroso rispetto del principio di cui all’art. 39, comma 1, Cost., impedisce infatti di imporre a soggetti sindacali non firmatari obblighi di comportamento che coinvolgono direttamente la sfera della loro autonomia organizzativa.
    Nel caso in cui i sindacati non firmatari non ritengano di assoggettarsi volontariamente alla procedure di conciliazione previste dall’accordo valutato idoneo, dovranno seguire la via della conciliazione amministrativa prevista dalla legge (art. 2, comma 2, legge n. 146/1990, come modificata dalla legge n. 83/2000.
    A tale proposito è necessario sottolineare che la procedura amministrativa non si pone in alternativa con l’intera procedura contrattuale (di raffreddamento e di conciliazione), ma con la sola parte della procedura contrattuale relativa alla conciliazione. Infatti, mentre la procedura in sede amministrativa prevista dalla legge è esclusivamente una procedura di conciliazione, la stessa legge prevede che gli accordi e i contratti collettivi obbligatoriamente prevedano procedure di raffreddamento e di conciliazione.
    Al fine di garantire la parità di trattamento tra sindacati firmatari e sindacati non firmatari di accordi sulle procedure di raffreddamento e conciliazione, evitando altresì ogni indiretta incentivazione della "fuga dal contratto", una pausa obbligatoria di raffreddamento del conflitto dovrà in ogni caso essere imposta anche ai sindacati non firmatari. A tal fine si potrà ritenere estesa anche ad essi la durata di raffreddamento del conflitto prevista negli accordi valutati idonei dalla Commissione, poiché l’estensione di tale durata ai sindacati non firmatari non da luogo alle difficoltà segnalate relativamente all’estensione delle procedure di conciliazione, in quanto non impone vincoli che coinvolgono la sfera organizzativa del sindacato.
    S’intende che, ove le parti non abbiano provveduto in tempo utile alla stipulazione degli accordi in materia di procedure di raffreddamento e di conciliazione (che la Commissione suggerisce di contenere in una durata complessivamente ragionevolmente compatibile con l’esercizio del diritto di sciopero, adottando un iter non macchinoso), provvederà la Commissione ad emanare una regolamentazione provvisoria delle procedure ai sensi dell’art. 13, lett. a) della legge n. 146/1990, come modificata dalla legge n. 83/2000.