Delib. G.R. 21 aprile 1999, n. 385 “Indirizzi provvisori ai Comuni in materia della disciplina del commercio”

LIGURIA
Indirizzi provvisori ai Comuni in materia della disciplina del commercio
(Delibera della Giunta n.385 21/04/1999)

Oggetto: indirizzi provvisori ai Comuni in materia di riforma della disciplina del commercio di cui al D.lgs 31.3.1998 n. 114.

Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 recante la riforma della disciplina relativa al settore del Commercio, a norma dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1987, n. 59;

Visti in particolare gli articoli di cui ai titoli I, III e IV del precitato decreto legislativo, concernenti rispettivamente:

·i principi generali della nuova disciplina del commercio;
·la programmazione e l’esercizio dell’attività di vendita al dettaglio sulle aree private in sede fissa;
·gli orari di vendita al dettaglio;
sulla base dei quali la Regione deve assumere i seguenti adempimenti programmatori:
·la definizione degli indirizzi generali per l’insediamento delle attività commerciali a norma dell’articolo 6, I comma;
·la fissazione dei criteri di programmazione urbanistica riferiti al commercio a norma del II comma dello stesso articolo;
·la previsione, a norma dell’articolo 10, di particolari disposizioni per sviluppare e riqualificare la rete distributiva nelle aree montane e rurali nonché per consentire una equilibrata e graduale evoluzione delle imprese esistenti nelle aree urbane;
·l’individuazione, a norma dell’articolo 12, degli ambiti territoriali regionali di qualificazione turistica o comunque interessati da rilevanti flussi turistici ai fini delle scelte in deroga degli orari di apertura e chiusura dei negozi da parte degli esercenti;
Tenuto presente che per gli adempimenti derivanti dall’esercizio delle ulteriori funzioni attribuite alla Regione dal citato decreto legislativo si provvede in via normativa con iniziativa legislativa parallela e concomitante al provvedimento programmatorio;

Preso atto che la Giunta, con deliberazione n.13 del 23 Marzo 1999, ha approvato la proposta al Consiglio Regionale per la determinazione degli indirizzi e dei criteri commerciali e di urbanistica commerciale soprarichiamati ai sensi del Decreto legislativo 31 Marzo 1998 n.114 e che tale proposta è in corso di definizione da parte del Consiglio Regionale;

Visto l’articolo 26 del Decreto legislativo 31 Marzo 1998 n.114 il quale stabilisce che dal 24 Aprile p.v. sono abrogate le normative in materia di esercizio dell’attività commerciale previste dalla disciplina previgente e che, pertanto, da tale data, l’esercizio dell’attività è disciplinato dal Decreto legislativo n.114/98 il quale prevede, per alcune disposizioni, una immediata operatività ed applicabilità, mentre, per altri rilevanti aspetti, si prevede la necessaria e diretta emanazione di disposizioni regionali;

Rilevata l’urgenza di assicurare una uniformità e omogeneità di intervento da parte dei Comuni fino all’approvazione di una organica disciplina regionale in materia;

Vista la Circolare del Ministero dell’Industria, Commercio, e Artigianato, n.3463/C del 25 Marzo 1999;

Su proposta dell’Assessore alle Politiche Attive del Lavoro, Industria, Commercio e Artigianato, Mario Margini;

delibera

di approvare i seguenti indirizzi provvisori ai Comuni, aventi efficacia fino all’approvazione degli indirizzi e criteri di programmazione commerciale ed urbanistica attuativi del decreto legislativo n. 114/1998;

1. Attività congiunte nelle aree minori e montane
A norma dell’art. 10, primo comma, lett. a) del decreto legislativo n. 114/1998 è attribuita ai Comuni la facoltà di consentire nello stesso locale adibito o adibibile alla vendita al dettaglio l’esercizio congiunto di altre attività di servizio per la collettività, anche eventualmente in convenzione con soggetti pubblici o privati.

Qualora l’attività di vendita riguardi generi alimentari, deve essere comunque rispettata la compatibilità igienico-sanitaria sia per i locali sia per la natura funzionale dei servizi aggiuntivi.

La facoltà accordata ai Comuni è esercibile esclusivamente per gli ambiti territoriali e nel rispetto del limite demografico stabilito dalle norme precitate.

2. Localizzazione o apertura di esercizi di vendita in aree soggette a particolare tutela
In attuazione dell’art. 10, primo comma, punto b) del D.Lgs., sono attribuiti ai Comuni ampi poteri per regolamentare la localizzazione e l’apertura degli esercizi di vendita nei centri storici, nelle aree aventi valore storico, archeologico, artistico o ambientale ovvero adiacenti a manufatti edilizi aventi valore storico, archeologico o artistico.
Per potere esercitare tali speciali poteri, i Comuni devono dotarsi di un programma ad hoc in cui devono essere perimetrate le aree soggette alla speciale disciplina e, con riferimento ad esse, definita la relativa disciplina.

3. Criteri per il conferimento ai Comuni dei maggiori poteri per gli esercizi di vicinato.
Ai sensi dell’art. 10, primo comma lett. c), per un periodo non superiore a due anni dalla data di pubblicazione del seguente provvedimento, i Comuni possono inibire gli effetti della comunicazione all’apertura degli esercizi di vicinato solo nei centri storico-commerciali come sotto definiti alle seguenti condizioni:
a.che le aree ad essi relative siano perimetrate;
b.che i Comuni si dotino per tali aree di programmi di qualificazione della rete commerciale.
c.Tali programmi, che, a scelta dei Comuni, possono assumere la veste di un piano, di una semplice deliberazione consiliare di indirizzi o di altro idoneo provvedimento, possono essere articolati come:
·autonomo strumento di gestione del fenomeno distributivo nei centri storico-commerciali;
·componente di un intervento pluridisciplinare o progetto integrato o piano d’area nel quale più problematiche del centro storico vengono contestualmente affrontate.
I suddetti programmi, previa ricognizione ed approfondimento delle problematiche della distribuzione commerciale nel centro storico e delle interrelazioni esistenti con le altre componenti territoriali, economiche e sociali, dettano specifici criteri di sviluppo, potenziamento e rivitalizzazione della distribuzione, avendo come obiettivo primario non la mera conservazione o tutela, bensì la realizzazione di infrastrutture e servizi adeguati alle esigenze dei consumatori.
Per realizzare queste finalità in tali programmi i Comuni possono differenziare le attività commerciali e la relativa disciplina giuridica con riferimento a specifiche classificazioni di carattere merceologico o di carattere qualitativo, previa consultazione con le rappresentanze di categoria degli operatori e dei consumatori, sempre che ciò contribuisca ad un ampliamento di opportunità di insediamento nel centro storico, e non costituisca una restrizione. Essi possono inoltre:
·disporre il divieto di vendita di determinate merceologie, qualora queste costituiscano un grave ed evidente contrasto con la tutela di valori artistici, storici o ambientali;
·stabilire priorità o obblighi di contestualità di realizzazione di iniziative, tenendo anche conto dei programmi di attuazione dei "centri integrati di via".
Definizione dei centri storico-commerciali
a.Centro storico-commerciale di tipologia A:

    il solo centro storico di Genova, nella sua delimitazione classica (città medioevale), con riferimento ai suoi percorsi commerciali interni, e comprensivo delle aree del Porto Vecchio recuperate alla città;

b.Centri storici-commerciali di tipologia B:

    nuclei storico-commerciali che presentino congiuntamente le condizioni urbanistiche e commerciali sotto indicate:

·tessuto urbanistico ed edilizio interno dotato di un elevato grado di omogeneità e localizzato in corrispondenza dei nuclei originari delle aree urbane circostanti;
·forte concentrazione di esercizi commerciali tradizionali, con attrattività a largo raggio, organizzati in percorsi continui.
c.Centri storico-commerciali di tipologia C:

    Piccoli nuclei di particolare pregio storico-ambientale suscettibili di valorizzazione turistica anche attraverso l’inserimento di attività commerciali ed artigianali coerenti.

Deroga ai limiti massimi di superficie di vendita per gli esercizi di vicinato
Avvalendosi della deroga di cui all’art. 10, comma 4, del decreto di riferimento, la Regione stabilisce i seguenti limiti massimi di superficie di vendita per gli esercizi di vicinato di generi sia alimentari e sia non alimentari:
a.in tutte le zone urbanistiche di tipo "A" ai sensi del D.M. 2.4.1968 n. 1444: mq. 100;
b.nei centri storico-commerciali indicati nel precedente paragrafo 6: mq. 100;
c.in tutti i Comuni con popolazione residente fino a 3.000 abitanti: mq. 100;
d.in tutte le frazioni o centri abitati decentrati fino a 500 abitanti: mq. 100.
Nelle zone non ricomprese negli ambiti territoriali sopraindicati si applicano i limiti di legge (mq. 150 nei Comuni fino a 10.000 abitanti e mq. 250 in quelli con più di 10.000 abitanti).

Negli ambiti sopraindicati di cui alle lettere a),c),d), l’apertura, il trasferimento e l’ampliamento della superficie fino al limite di superficie di vendita di 100 mq. è soggetta a semplice comunicazione a norma dell’art. 7, comma 1, del decreto di riferimento, nel rispetto dei vincoli di natura urbanistica

Negli ambiti sopraindicati di cui alla lettera b) l’apertura, il trasferimento e l’ampliamento della superficie fino al limite di superficie di vendita di 100 mq. è soggetta a comunicazione a norma dell’art. 7, comma 1, del decreto di riferimento, nel rispetto dei vincoli di natura urbanistica e subordinate alle procedure di impatto, che sono indicate nel successivo paragrafo.

Tali limiti esprimono unicamente classi dimensionali di riferimento, fermo restando che i limiti di superficie di vendita autorizzabile possono essere ridotti sulla base dei criteri di autorizzazione commerciale nonché sulla base dei criteri urbanistici di cui ai paragrafi successivi.

5. Indirizzi per gli orari di vendita
Ai sensi dell’articolo 12 del decreto legislativo n.114/98 si definiscono gli indirizzi ed i criteri per la regolamentazione dell’orario di vendita nelle zone a caratterizzazione turistica e negli ambiti a rilevante presenza di popolazione fluttuante.

Il territorio regionale si caratterizza per la particolare vocazione turistica di natura diversificata tra costa ed entroterra.

I Capoluoghi provinciali presentano analoghe peculiarità in alcuni ambiti territoriali a spiccata vocazione turistica. Altre zone si qualificano per la notevole presenza di flussi di utenti in conseguenza dei seguenti fattori di attrattività:
·caratterizzazione di aree storico-culturali;
·presenza di particolari infrastrutture di natura intermodale, espositiva, sportiva, ludica ed altre.
Nelle zone dell’entroterra la fluttuazione degli utenti si realizza in forma costante consolidata per la presenza delle seconde case e dal crescente interesse della popolazione residente nei capoluoghi alla ripopolazione delle zone interne.

Sulla base delle considerazioni suesposte, emerge oggettivamente la necessità di preordinare criteri ed indirizzi atti a consentire una maggiore elasticità degli orari di vendita al dettaglio, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico, al fine di assicurare all’utenza idonei livelli di servizio:
·in tutto il territorio regionale gli orari si apertura e di chiusura al pubblico degli esercizi di venditasono disciplinati dai Comuni in deroga ai limiti di cui all’articolo 11, commi 2,4 e 5;
·ogni singolo Comune, sulla base delle proprie caratteristiche, individuano gli ambiti temporali in cui differenziare gli orari degli esercizi di vendita;
·tali poteri sono esercitati dai Comuni sentite le organizzazioni locali o provinciali dei consumatori, delle imprese del commercio e dei lavoratori dipendenti;
·i Comuni Capoluogo di Provincia individuano le zone del proprio territorio in cui differenziare gli orari degli esercizi di vendita in relazione alle varie necessità;
·gli orari di vendita praticati nei singoli esercizi commerciali devono essere esposti mediante appositi cartelli visibili all’esterno o altri mezzi idonei a fornire una comunicazione certa e uniforme;
·gli esercenti individuano, nell’ambito delle disposizioni comunali, gli orari di vendita che possono essere eventualmente modificati con cadenza non inferiore a giorni 60 e devono pervenire al Comune ed essere rese note al pubblico con un anticipo di almeno 7 giorni;
·per esigenze di omogeneità di informazione, i Comuni e le organizzazioni di categoria possono procedere d’intesa alla stampa di cartelli uniformi.