Delib. G.R. 19 febbraio 1999 “Regolamento di attuazione della L.R. Norme per la disciplina del commercio in sede fissa”

REGIONE TOSCANA
D.G.R. 19 febbraio 1999
Regolamento di attuazione della legge regionale "norme per la disciplina del commercio in sede fissa"

Capo I
Disposizioni generali

Art. 1 – Finalità
In attuazione delle disposizioni di cui al D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114 "Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’art. 4, comma 4, della L. 15 marzo 1997, n. 59" e dell’art. 3 della legge regionale recante "Norme per la disciplina del commercio in sede fissa", il presente regolamento stabilisce gli indirizzi di programmazione commerciale della rete distributiva e le norme concernenti le autorizzazioni per le grandi e le medie strutture di vendita.

Art. 2 – Definizioni
1. Ai sensi del presente regolamento, ferme restando le definizioni e le relative disposizioni del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114, si intendono:

a)
per decreto, il citato D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114;
b)
per medie strutture di vendita gli esercizi commerciali con superficie di vendita superiore a 150 mq fino a 1.500 mq nei Comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e con superficie di vendita superiore a 250 mq fino a 1.500 mq nei Comuni con popolazione residente superiore ai 10.000 abitanti; nelle aree commerciali metropolitane, come definite all’art. 3, gli esercizi commerciali con superficie di vendita superiore a 150 mq fino a 1.500 mq nei Comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e con superficie di vendita superiore a 250 mq fino a 2.500 mq nei Comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti;
c)
per grandi strutture di vendita di tipologia "A", gli esercizi commerciali con superficie di vendita superiore a 20.000 mq;
d)
per grandi strutture di vendita di tipologia "B", gli esercizi commerciali con superficie di vendita compresa tra 5.000 e 20.000 mq;
e)
per grandi strutture di vendita di tipologia "C", gli esercizi commerciali con superficie di vendita compresa tra 1.500 e 5.000 mq; nelle aree commerciali metropolitane gli esercizi con superficie di vendita compresa tra 1.500 e 5.000 mq nei Comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e tra 2.500 e 5.000 mq nei Comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti;
f)
per aree commerciali integrate le aree per le quali lo strumento urbanistico comunale prevede espressamente la compatibilità per l’insediamento di grandi strutture di vendita e che possono comprendere la localizzazione di grandi e medie strutture di vendita integrate funzionalmente sulla base delle disposizioni di specifico strumento urbanistico attuativo. A tali aree, ai fini del presente regolamento, si applicano la classificazione e le disposizioni previste per le grandi strutture di vendita definite dal presente articolo in rapporto alla superficie di vendita complessiva delle grandi e medie strutture di vendita ivi localizzate;
g)
per unità commerciale convenzionale (UCC), una superficie di vendita assunta convenzionalmente in mq 150 ed utilizzata esclusivamente per il calcolo dell’indice di equilibrio commerciale;
h)
per indice di equilibrio commerciale (IEC) l’indice come definito agli allegati B e C;
i)
per reimpiego del personale, il reimpiego degli occupati a tempo indeterminato e determinato, presso gli esercizi commerciali interessati, nell’anno precedente alla presentazione della domanda;
l)
per domande concorrenti, ai sensi del presente regolamento, si intendono quelle per le quali la documentazione prevista è completa o è stata completata nello stesso giorno, sia rispetto a quanto previsto per il rilascio dell’autorizzazione commerciale che per la concessione o autorizzazione edilizia.

Art. 3 – Individuazione dei bacini omogenei di utenza e delle aree commerciali metropolitane
1. Ai fini del presente regolamento, le aree sovracomunali configurabili come bacini omogenei di utenza corrispondono ai Sistemi Territoriali Locali (STL) previsti dal Piano di Indirizzo Territoriale (PIT) regionale di cui alla L.R. 16 gennaio 1995, n. 5 "Norme per il governo del territorio"; fino all’adozione del PIT le aree sovracomunali di riferimento sono quelle individuate nell’allegato A al presente regolamento.

2. Per aree commerciali metropolitane si intendono le seguenti:
a)
area commerciale metropolitana di Firenze-Prato-Pistoia comprendente i Comuni, di cui all’allegato A, inseriti nel sistema urbano fiorentino-sottosistema centrale, nel sistema urbano pratese, nel sistema urbano metropolitano dell’area pistoiese;
b)
area commerciale metropolitana di Livorno-Pisa, comprendente i Comuni, di cui all’allegato A, inseriti nel sistema Area livornese e nel sistema Area pisana.

3. Ai fini di una programmazione commerciale orientata al raggiungimento delle finalità del presente regolamento, i Comuni della Toscana sono suddivisi nelle seguenti classi:
– Comuni di classe "A", sono i Comuni capoluogo di Provincia e quelli con popolazione superiore ai 50.000 abitanti;
– Comuni di classe "B", sono i Comuni con popolazione compresa fra i 10.000 e i 50.000 abitanti;
– Comuni di classe "C", sono quelli con popolazione compresa fra i 3.000 e i 10.000 abitanti;
– Comuni di classe "D", sono quelli con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti.

4. Per centro storico, l’area classificata dallo strumento urbanistico comunale come zona "A" ai sensi della normativa urbanistica nazionale e regionale vigente.

Art. 4 - Adempimenti dei Comuni
1. Entro la data del 30 giugno 2000, qualora ne sia ravvisata l’esigenza al fine di perseguire le finalità del presente regolamento, i Comuni provvedono:

a)
alla perimetrazione e alla regolamentazione delle aree urbane nelle quali sussistono oggettive condizioni di vulnerabilità della rete degli esercizi di vicinato, ai fini dell’applicazione dell’art. 9;
b)
alla perimetrazione e regolamentazione di specifiche aree localizzate nei centri storici, nonché alla individuazione di aree o edifici di interesse storico, archeologico e ambientale, al fine di tutelare e valorizzare tale patrimonio, nell’ambito dei programmi di cui all’art. 7, anche ai fini della sospensione della comunicazione di apertura degli esercizi di vicinato per un periodo definito e comunque non oltre il termine previsto dall’art. 10, comma 1, lett. c) del decreto.

2. In ogni tempo i Comuni hanno la facoltà di adottare i programmi integrati per la rivitalizzazione della rete distributiva di cui all’art. 8.

3. I Comuni, prima dell’adozione degli atti relativi agli adempimenti previsti dal presente provvedimento, sono tenuti alla consultazione delle organizzazioni dei consumatori, delle associazioni di categoria delle imprese del commercio e del turismo, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore e delle Camere di commercio.

Art. 5 - Intese per il coordinamento della programmazione commerciale sovracomunale
1. Le Province possono promuovere intese tra Comuni al fine di coordinare e armonizzare le scelte programmatiche in materia di grandi strutture di vendita e garantire la migliore integrazione tra le differenti forme distributive all’interno dei bacini di utenza omogenei. Nel caso di intese riferite alle aree commerciali metropolitane o tra bacini di utenza omogenei, di cui all’art. 3, che interessino più Province tali intese sono promosse dalla Regione.

2. La sottoscrizione delle intese di cui al comma 1 consente di derogare alla superficie di vendita autorizzabile a seguito dell’applicazione dell’indice di equilibrio commerciale nonché alle condizioni di cui all’art. 10, commi 1, 2 e 3 per l’autorizzazione delle grandi strutture di vendita.

3. I Comuni, le Province e la Regione, prima dell’adozione degli atti relativi alle intese di cui al presente articolo, sono tenuti a consultare le organizzazioni dei consumatori, le associazioni di categoria delle imprese del commercio e del turismo, le camere di commercio e le organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore.

Capo II
Disposizioni per la qualificazione della rete degli esercizi di vicinato

Art. 6 – Protocollo Vetrina Toscana
1. Per le finalità di cui all’art. 1 e per attivare processi di rivitalizzazione del sistema distributivo e ricettivo nei contesti urbani, rurali e montani e nei comprensori turistici interessati da fenomeni di stagnazione o recessione, la Regione promuove l’integrazione delle politiche dei soggetti pubblici e delle imprese al fine di rendere maggiormente competitiva l’offerta di servizi in aree-sistema identificabili anche come aree turistiche-prodotto.

2. La Regione, d’intesa con le associazioni di categoria del commercio e del turismo nonché con le associazioni dei consumatori, maggiormente rappresentative a livello regionale, definisce i contenuti e le modalità organizzative del protocollo denominato "Vetrina Toscana".

3. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento la Giunta regionale, previa intesa sottoscritta dai soggetti di cui al comma precedente, adotta il protocollo Vetrina Toscana con il quale definisce gli impegni dei soggetti pubblici e privati aderenti, per la creazione di una rete di esercizi di vicinato in grado di qualificare l’offerta di servizi commerciali e turistici. In tale contesto la Regione garantisce la necessaria unitarietà di immagine e, nel contempo, un sistema integrato di interventi mirati a valorizzare le particolarità e peculiarità dell’offerta di produzioni tipiche toscane, sia nel settore agro-alimentare che artigianale puntando ad offrire alle imprese agricole, artigianali e alla piccola e media industria una rete di distribuzione fortemente connotata da caratteri locali e di tipicità regionale.

4. La Regione, attraverso gli strumenti di incentivazione a favore delle imprese commerciali, sostiene gli investimenti delle piccole imprese del commercio che si impegnino al rispetto del protocollo Vetrina Toscana e realizza interventi promo-pubblicitari per il biennio 1999-2000 nel quadro dei programmi regionali attuativi della L. 7 agosto 1997, n. 266 (Interventi urgenti per l’economia).

5. La Regione affida ai Centri di assistenza tecnica autorizzati ai sensi dell’art. 19, il controllo del rispetto delle condizioni previste dal protocollo Vetrina Toscana.

Art. 7 – Programmi per la tutela e la valorizzazione dei centri storici
1. I Comuni hanno la facoltà di adottare programmi di intervento per la tutela e la valorizzazione dei centri storici entro la data del 30 giugno 2000, al fine di tutelare il patrimonio edilizio esistente di interesse storico e nel contempo garantire alla popolazione residente e ai turisti i migliori servizi commerciali integrati con quelli di interesse pubblico.

2. I programmi di cui al comma 1 interessano in tutto o in parte l’area del centro storico, nonché edifici di interesse storico, archeologico o ambientale. I programmi devono prevedere interventi di razionalizzazione dei sistemi di fruizione dell’area interessata in termini di traffico veicolare, pedonale e della mobilità in genere, nonché di parcheggi, bagni pubblici, illuminazione e arredo urbano.

3. I programmi possono contenere disposizioni in merito:
a)
al divieto di vendita di prodotti oggettivamente incompatibili rispetto alla caratterizzazione dell’area;
b)
alle procedure per la valutazione dell’impatto urbanistico ambientale ai fini della localizzazione e dell’apertura degli esercizi di vendita.

4. Nelle aree oggetto di programma per la tutela e la valorizzazione dei centri storici, i Comuni, per un periodo non superiore a due anni dall’entrata in vigore del presente regolamento, possono sospendere o inibire gli effetti della comunicazione all’apertura degli esercizi di vicinato sulla base di specifiche valutazioni circa l’impatto commerciale del nuovo esercizio rispetto alla rete degli esercizi di vicinato esistenti. Tale possibilità è condizionata alla previsione di interventi di qualificazione e razionalizzazione di infrastrutture e servizi adeguati alle esigenze dei consumatori e/o della domanda turistica.

Art. 8 – Programmi integrati per la rivitalizzazione della rete distributiva
1. Al fine di promuovere la modernizzazione della rete distributiva e di armonizzare le attività commerciali con l’erogazione dei servizi pubblici, i Comuni hanno la facoltà di adottare programmi integrati per la rivitalizzazione della rete distributiva.

2. I programmi devono espressamente individuare gli interventi di razionalizzazione delle infrastrutture, delle attrezzature e dei servizi pubblici complementari alla rete distributiva dell’area. I programmi individuano espressamente gli interventi di competenza comunale o comunque pubblica, da attivare nel periodo di operatività degli stessi.

3. A seguito dell’adozione dei programmi, i Comuni possono:
a)
consentire, definendone le modalità e le condizioni, agli esercizi di vicinato e alle medie strutture di vendita l’erogazione di servizi pubblici primari e l’unificazione di differenti tipologie di servizio commerciale nelle aree di cui all’art. 10, comma 1, lett. a) del decreto;
b)
sospendere o inibire, nelle aree di cui all’art. 3 commi 1 e 2 e per un periodo non superiore a due anni dall’entrata in vigore del presente regolamento, gli effetti della comunicazione di apertura di esercizi di vicinato sulla base di specifiche valutazioni circa l’impatto commerciale del nuovo esercizio rispetto alla rete degli esercizi di vicinato esistenti. Tale possibilità è condizionata alla previsione di interventi di qualificazione e razionalizzazione di infrastrutture e servizi adeguati alle esigenze dei consumatori e/o della domanda turistica.

4. A seguito dell’adozione dei programmi la Regione può prevedere priorità per eventuali forme di sostegno finanziario nel quadro di programmi di intervento regionale, per la realizzazione di interventi di qualificazione dell’arredo urbano e delle attrezzature pubbliche complementari alla rete distributiva, subordinando l’ammissibilità ai benefici previsti per le piccole e medie imprese all’applicazione, da parte delle stesse, dei contratti collettivi di lavoro.

Capo III
Disposizioni per le medie e grandi strutture di vendita

Art. 9 – Condizioni per il rilascio dell’autorizzazione per le medie strutture di vendita
1. Il Comune rilascia contestualmente l’autorizzazione e la concessione edilizia per le medie strutture di vendita, previa verifica dell’impatto commerciale dell’intervento proposto rispetto alla rete degli esercizi di vicinato e della compatibilità urbanistica rispetto alle disposizioni delle direttive regionali di cui all’art. 4 della legge regionale "Norme per la disciplina del commercio in sede fissa" e a quelle degli strumenti urbanistici e regolamentari comunali.

2. A seguito dell’adozione di apposito programma il Comune può prevedere la graduazione dell’inserimento delle medie strutture di vendita in specifiche aree interessate da fenomeni oggettivamente riscontrati di vulnerabilità della rete degli esercizi di vicinato. Ai fini della individuazione delle aree e per la predisposizione del programma, il Comune assume come parametri, relativi all’area:
a)
la densità degli esercizi di vicinato esistenti;
b)
il livello di mortalità di esercizi di vicinato nell’ultimo triennio.

3. L’area o le aree interessate dall’operatività del programma di cui al comma precedente non possono rappresentare oltre il cinquanta per cento del territorio comunale, fatta eccezione per i Comuni di classe D o frazioni di Comuni con popolazione inferiore a tremila abitanti, nonché per quelli montani e insulari.

4. Con i programmi di cui al comma 2 il Comune, per le nuove autorizzazioni, definisce la percentuale massima di incremento annuale dell’indice di equilibrio commerciale (IEC) per l’individuazione della superficie di vendita autorizzabile annualmente nell’area oggetto di programmazione; tale percentuale di incremento non può comunque essere inferiore al venti per cento. Le procedure per il calcolo della superficie di vendita autorizzabile è quella prevista nell’allegato B al presente regolamento.

5. Fatto salvo il rispetto dei criteri e dei parametri previsti dalle direttive di cui all’art. 4 della legge "Norme per la disciplina del commercio in sede fissa", l’autorizzazione all’apertura o all’ampliamento di nuove medie strutture di vendita è dovuta purché l’intervento avvenga a seguito di concentrazione o accorpamento di esercizi autorizzati, ai sensi dell’art. 24 della L. 11 giugno 1971, n. 426, per la vendita di generi largo e generale consumo e localizzati sul territorio comunale. Il rilascio dell’autorizzazione, comporta la revoca dei titoli autorizzativi relativi ai preesistenti esercizi e il totale reimpiego del personale degli esercizi concentrati o accorpati.

6. Nelle aree interessate dall’operatività dei programmi di cui al comma 2 e agli artt. 7 e 8, le condizioni di cui al comma 5 valgono esclusivamente per gli esercizi localizzati nelle aree stesse.

7. In aggiunta a quelle previste dall’art. 10 comma 2 del decreto, tra più domande di autorizzazione e concessione per medie strutture di vendita concorrenti nelle aree interessate dai programmi di cui al primo comma, il Comune tiene conto in ordine di priorità decrescente, delle seguenti caratteristiche degli interventi:
a)
mc di patrimonio edilizio esistente oggetto di recupero;
b)
numero di posti auto ulteriori rispetto a quelli previsti dagli standard e non riservati alla clientela;
c)
numero di occupati;
d)
impegno rispetto all’applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro;
e)
impegno al rispetto degli accordi sindacali territoriali eventualmente siglati.

Art. 10 – Condizioni per il rilascio dell’autorizzazione per le grandi strutture di vendita
1. L’autorizzazione per le grandi strutture di vendita di tipologia A, fatta salva la circostanza di cui all’art. 5, non può essere rilasciata per interventi localizzati nei Comuni di classe D o nelle frazioni comunali con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti.

2. Nei Comuni di classe D, fatta salva la circostanza di cui all’art. 5, non possono essere rilasciate autorizzazioni per grandi strutture di vendita su aree che, a seguito degli interventi richiesti, si configurerebbero di fatto come aree commerciali integrate di tipologia A.

3. Nel periodo di operatività dei programmi comunali di cui agli artt. 7, 8 e 9, comma 2, non possono essere rilasciate autorizzazioni nelle aree oggetto dei piani stessi e in aree situate a meno di 3 chilometri in linea d’aria da queste ancorché localizzate in altro Comune.

4. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione alle grandi strutture di vendita, sono verificate le seguenti condizioni:
a)
rispetto dei criteri e dei parametri previsti dalle direttive di cui all’art. 4 della legge regionale "Norme per la disciplina del commercio in sede fissa";
b)
compatibilità con la superficie di vendita autorizzabile riferita al sistema territoriale locale dove è localizzato l’intervento richiesto, calcolata sulla base dell’indice di equilibrio commerciale definito secondo le procedure di cui all’allegato C esclusivamente per le grandi strutture con superficie superiore ai 2.500 mq;
c)
relativamente alle grandi strutture di vendita di tipologia A e B, la rispondenza al sistema dei servizi di trasporto pubblico per il collegamento dell’area dove è localizzato l’intervento, con particolare riferimento alla frequenza del servizio in relazione agli orari di attività dell’esercizio; i servizi di trasporto possono essere assicurati, in tutto o in parte, da soggetti privati purché siano perfettamente coerenti con il sistema dei servizi di trasporto pubblico e a condizione che siano praticate le tariffe previste dal servizio pubblico; tali condizioni sono verificate dall’analisi di compatibilità del piano di indirizzo e regolazione degli orari adottato dal Comune ai sensi dell’art. 3 della L.R. 22 luglio 1998, n. 38 (Governo del tempo e dello spazio urbano e pianificazione degli orari della città).

5. Nel caso di trasferimento di una grande struttura di vendita nell’ambito dello stesso sistema territoriale locale la verifica della superficie di vendita autorizzabile viene effettuata per la sola quota di superficie ulteriore rispetto a quella della struttura già autorizzata.

6. Nel caso l’area dove viene proposta la localizzazione della struttura non disponga già delle infrastrutture comunque previste dallo strumento urbanistico, deve essere oggetto di valutazione lo schema di convenzione tra Comune e titolare della struttura per la realizzazione delle infrastrutture stesse; tale convenzione deve prevedere l’accettazione da parte del titolare della condizione dell’apertura dell’esercizio contestualmente alla piena funzionalità delle infrastrutture.

7. Nel caso di autorizzazione per l’apertura, trasferimento o ampliamento di una grande struttura di vendita a seguito di concentrazione o accorpamento di esercizi già autorizzati classificabili, rispetto al presente regolamento, come grandi strutture di vendita, non viene verificata la condizione di cui al comma 4, lett. b) e si applica comunque quanto disposto dal comma 5.

8. La condizione di cui al comma 7 comporta il totale reimpiego del personale degli esercizi commerciali concentrati o accorpati.

9. In aggiunta a quelli stabiliti dall’art. 10, comma 2 del decreto, tra più domande di autorizzazione e concessione per grandi strutture di vendita concorrenti, costituiscono criteri di priorità, nell’ordine:
a)
il numero di occupati riassorbiti, intesi come dipendenti del settore del commercio già inquadrati residenti e/o occupati nei Comuni del sistema territoriale locale di riferimento, nonché i titolari di esercizi commerciali (localizzati nello stesso sistema territoriale) e/o loro coadiuvanti;
b)
il numero totale di occupati;
c)
il numero di esercizi di vicinato trasferiti all’interno della struttura;
d)
il numero di mc di patrimonio edilizio esistente oggetto di recupero;
e)
il numero di posti auto ulteriori rispetto a quelli previsti dagli standard e non riservati alla clientela;
f)
impegno al rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro;
g)
impegno al rispetto degli accordi sindacali territoriali eventualmente siglati.

Art. 11 – Procedure per il rilascio dell’autorizzazione per le grandi strutture di vendita
1. Il soggetto interessato all’apertura, trasferimento o ampliamento di una grande struttura di vendita, presenta domanda al Comune competente per territorio. Nel caso di centro commerciale la domanda può essere presentata da un unico promotore

2. La domanda deve contenere le indicazioni di cui all’art. 9 comma 2 del decreto e ad essa deve essere allegata:
a)
planimetria, in scala adeguata, dell’esercizio esistente o progetto dell’edificio da realizzare, con evidenziate la superficie di vendita e quella destinata a magazzini, servizi, uffici. In caso di ampliamento, deve essere indicata la superficie preesistente e quella che si intende realizzare;
b)
planimetria, in scala adeguata, indicante gli spazi destinati a parcheggio, secondo gli standard individuati nell’allegato D;
c)
relazione circa l’infrastrutturazione viaria e le conseguenze occupazionali.

3. La completezza formale della domanda e dei suoi allegati è verificata dal responsabile del procedimento entro il termine perentorio di quindici giorni dalla sua presentazione. Qualora la domanda risulti incompleta, entro lo stesso termine ne viene data comunicazione al soggetto interessato invitandolo a presentare le necessarie integrazioni entro un termine fissato e comunque non superiore a trenta giorni. Contestualmente l’interessato è informato che il decorso del termine per il rilascio dell’autorizzazione resta sospeso fino all’integrazione della documentazione e che la mancata integrazione della medesima entro i termini stabiliti comporta la decadenza della domanda.

4. Il Comune, entro sessanta giorni dal ricevimento della domanda, provvede al completamento dell’istruttoria, anche mediante la compilazione di appositi moduli predisposti dalla Giunta regionale. Entro lo stesso termine il Comune indice una Conferenza di servizi fissandone lo svolgimento entro novanta giorni dalla data di indizione. Salvo particolari esigenze, la Conferenza di servizi viene convocata dal Comune presso la sede della Regione Toscana.

5. Alla Conferenza partecipano tre membri, rappresentanti rispettivamente la Regione, la Provincia e il Comune medesimo, legittimati ad esprimere definitivamente e in modo vincolante la volontà dell’Ente rappresentato. Per la legittimazione a partecipare alla Conferenza di servizi occorre apposita delega, che deve essere allegata e forma parte integrante del verbale.

6. La convocazione, sottoscritta dal responsabile del procedimento, competente ad emanare l’atto autorizzativo, viene effettuata con lettera raccomandata con avviso di ricevimento, spedita almeno 15 giorni prima della data della riunione e contenente anche una scheda istruttoria sintetica, ai fini di una valutazione sommaria e preventiva da parte delle Amministrazioni convocate.

7. Della data di convocazione della Conferenza è data notizia al richiedente, ai Comuni contermini, alle organizzazioni dei consumatori, dei lavoratori dipendenti e delle imprese del commercio più rappresentative in relazione al sistema territoriale locale in cui si intende realizzare l’insediamento, per l’esercizio delle facoltà di cui all’art. 9 comma 4 del decreto.

8. Le domande si intendono accolte qualora entro centoventi giorni dalla data di convocazione della Conferenza di servizi non sia stato comunicato al richiedente il provvedimento di diniego.

9. Della riunione della Conferenza viene redatto apposito verbale, sottoscritto dai partecipanti, che deve essere menzionato nell’atto con cui viene rilasciata l’autorizzazione, dando atto degli esiti della Conferenza stessa.

10. La concessione o l’autorizzazione edilizia eventualmente necessaria viene rilasciata contestualmente all’autorizzazione commerciale.

11. Alle situazioni non espressamente disciplinate si applica la L.R. 3 settembre 1996, n. 76 (Disciplina degli accordi di programma e delle Conferenze di servizi), in quanto compatibile.

Capo IV
Procedure per l’individuazione dei Comuni ad economia prevalentemente turistica, delle città d’arte

Art. 12 – Adempimenti dei Comuni
1. I Comuni presentano alla Giunta regionale la richiesta di inserimento nell’elenco regionale dei Comuni ad economia prevalentemente turistica, delle città d’arte e delle zone interessate da flussi turistici, con individuazione anche dei periodi di maggiore afflusso turistico, sulla base dei presupposti di cui al presente articolo.

2. Condizione per l’inserimento nell’elenco regionale dei Comuni o delle zone a prevalente economia turistica è la sussistenza di almeno due tra i parametri di cui all’allegato D o la presenza nel territorio comunale di almeno un sito di interesse artistico individuato dalla Regione ai sensi dell’art. 2 del D.P.R. 13 dicembre 1995.

3. Qualora non ricorrano le condizioni di cui al comma 2, i Comuni potranno comunque avanzare richiesta di inserimento nell’elenco, inoltrando alla Giunta regionale adeguata documentazione attestante entrambe le seguenti circostanze:
a)
l’esistenza del piano di indirizzo e di regolazione degli orari di cui all’art. 3 della L.R. 22 luglio 1998, n. 38;
b)
accordo sottoscritto tra Amministrazione comunale, associazioni di categoria delle imprese del commercio e del turismo, delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori dipendenti del settore e delle organizzazioni dei consumatori.

4. In difetto della sussistenza delle condizioni di cui ai commi 2 e 3, l’adozione da parte del Comune del programma per la tutela e la valorizzazione del centro storico di cui all’art. 7, consente l’inserimento, previa richiesta effettuata ai sensi del presente articolo, nell’elenco regionale per il periodo di validità del programma.

5. Per la perimetrazione di zone del territorio, il Comune verifica la presenza in tali aree di adeguata densità di strutture ricettive, pubblici esercizi e strutture commerciali, anche di vicinato, funzionali alle esigenze della domanda turistica, anche in relazione a limitati periodi dell’anno. Per le città d’arte tali zone coincidono con le aree classificate dallo strumento urbanistico comunale come centro storico

6. I Comuni, prima dell’inoltro della richiesta di inserimento nell’elenco regionale, promuovono consultazioni con le associazioni di categoria delle imprese del commercio e del turismo, dei lavoratori dipendenti del settore e delle organizzazioni dei consumatori. Dell’esito di tali consultazioni il Comune dà conto nella richiesta di inserimento nell’elenco.

Art. 13 – Promozione di accordi
1. Al fine di assicurare all’utenza idonei livelli di servizio e di informazione e ai lavoratori dipendenti adeguate garanzie di accessibilità con mezzi pubblici alle sedi di lavoro e le necessarie turnazioni in occasione delle aperture domenicali e festive, i Comuni inseriti in tutto o in parte nell’
elenco regionale, promuovono la sottoscrizione di accordi, anche per garantire l’esercizio delle funzioni di cui all’art. 3 della L.R. n. 38/1998 e per far rispettare la chiusura degli esercizi commerciali nelle festività del: 1° gennaio, Pasqua, lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 15 agosto, 25 e 26 dicembre, fatto salvo quanto previsto all’art. 13 comma 2 del decreto relativamente agli esercizi del settore alimentare.

Capo V
Vendite straordinarie

Art. 14 – Disposizioni generali concernenti le vendite di liquidazione e di fine stagione
1. In tutte le vendite è vietato ogni riferimento a procedure fallimentari e simili.

2. Le merci devono essere poste in vendita con l’indicazione del prezzo normale, dello sconto espresso in percentuale e del nuovo prezzo scontato o ribassato.

3. Durante il periodo in cui vengono effettuate vendite di liquidazione e di fine stagione è possibile porre in vendita solo le merci già presenti nell’esercizio e nei locali di sua pertinenza. Il divieto di introduzione di ulteriori merci riguarda sia quelle acquistate che quelle concesse in conto deposito. Le merci offerte devono essere separate da quelle eventualmente poste in vendita alle condizioni ordinarie.

4. Le asserzioni pubblicitarie devono contenere gli estremi delle previste comunicazioni, nonché l’indicazione della durata della vendita.

Art. 15 - Vendite di liquidazione
1. Le vendite di liquidazione sono effettuate per esitare in breve tempo tutte le merci in vendita, a seguito di: cessazione dell’attività commerciale, cessione dell’azienda, trasferimento dell’azienda in altro locale, trasformazione o rinnovo dei locali e devono essere comunicate al Comune in cui ha sede l’esercizio almeno quindici giorni prima della data di inizio della vendita.

2. Tali vendite possono essere fatte in ogni periodo dell’anno, per una durata non superiore a sei settimane. È vietato effettuare vendite di liquidazione con il sistema del pubblico incanto nonché nel mese di dicembre e nei trenta giorni che precedono l’inizio delle vendite di fine stagione.

3. La comunicazione al Comune relativa alla vendita di liquidazione deve essere corredata da una dichiarazione recante i seguenti elementi completi di data ed estremi:
a)
per la cessazione dell’attività commerciale: di aver effettuato comunicazione di cessazione dell’attività o atto di rinuncia all’autorizzazione amministrativa;
b)
per la cessione di azienda: di aver sottoscritto atto pubblico di cessione o scrittura privata registrata;
c)
per il trasferimento dell’azienda in altro locale: di aver effettuato comunicazione o ottenuto autorizzazione al trasferimento;
d)
per la trasformazione o il rinnovo dei locali: di aver effettuato denuncia di inizio di attività o ottenuto concessione o autorizzazione edilizia per la realizzazione di opere edili ovvero di comunicare il rinnovo di almeno l’ottanta per cento degli arredi.

4. Al termine della vendita di liquidazione per il rinnovo e la trasformazione dei locali, l’esercizio deve essere immediatamente chiuso per il tempo necessario all’effettuazione dei lavori stessi.

Art. 16 – Vendite di fine stagione
1. Le vendite di fine stagione riguardano esclusivamente i prodotti, di carattere stagionale, suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono venduti entro un certo periodo di tempo. Tali vendite devono essere presentate al pubblico come tali e possono essere effettuate solo dal 7 gennaio al 7 marzo e dal 10 luglio al 10 settembre, previa comunicazione al Comune almeno cinque giorni prima, con l’indicazione della data di inizio e della durata.

Capo VI
Centri di assistenza tecnica

Art. 17 - Caratteristiche dei centri di assistenza tecnica
1. La Regione favorisce le iniziative finalizzate alla promozione dell’innovazione e i processi di ammodernamento della rete distributiva, nonché a garantire alle imprese il più agevole rapporto con la Pubblica Amministrazione. Per tali fini, ai sensi dell’art. 23 del decreto, autorizza l’attività di appositi centri di assistenza tecnica alle imprese.

2. Ai fini dell’autorizzazione regionale i centri di assistenza tecnica di cui al comma precedente sono costituiti, anche in forma consortile, dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative almeno a livello provinciale. Sono considerate maggiormente rappresentative a livello provinciale le associazioni presenti relativamente al settore commercio, nell’ambito dei consigli provinciali delle camere di commercio.

3. I centri devono fornire la copertura del servizio a livello provinciale attraverso almeno due sportelli informativi in ambito provinciale.

4. I centri svolgono le loro attività in favore di tutte le imprese dell’area di propria operatività a prescindere dall’appartenenza o meno delle imprese alle associazioni di categoria costituenti il centro.

Art. 18 – Attività dei Centri di assistenza tecnica
1. I Centri svolgono le seguenti attività:

a)
assistenza e consulenza alle imprese relativamente alle procedure amministrative per l’accesso all’attività e per lo svolgimento della stessa;
b)
formazione ed aggiornamento professionale anche in materia di innovazione tecnologica ed organizzativa;
c)
organizzazione, formazione, promozione, certificazione e sviluppo del commercio elettronico;
d)
consulenza e assistenza alle imprese in materia di:
1) gestione economica e finanziaria di impresa;
2) accesso ai finanziamenti anche comunitari;
3) sicurezza e tutela dei consumatori;
4) tutela ambientale;
5) igiene e sicurezza sul lavoro;
6) prevenzione del fenomeno dell’usura;
7) attività finalizzate alla certificazione di qualità degli esercizi commerciali;
8) altre attività eventualmente previste dallo statuto;
9) attività amministrativa mediante avvalimento da parte delle Pubbliche Amministrazioni locali, così come previsto dall’art. 23 comma 3 del decreto, al fine di facilitare i rapporti tra Amministrazioni pubbliche ed imprese utenti.

Art. 19 - Autorizzazione e sostegno dei centri di assistenza tecnica
1. La Giunta regionale autorizza i centri sulla base di apposita domanda presentata dai soggetti interessati, attestante:

a)
che la sede legale del centro sia localizzata nel territorio regionale;
b)
l’adozione di statuto (allegato alla domanda) dal quale risulti il rispetto delle condizioni di cui all’art. 17;
c)
il numero degli sportelli operativi in ambito provinciale e la loro ubicazione;
d)
il possesso di una struttura organizzativa, formativa e di consulenza in grado di assicurare qualificati livelli di prestazione.

2. L’autorizzazione è rilasciata entro novanta giorni dal ricevimento della domanda, previa acquisizione del parere della camera di commercio competente per territorio e, nel caso di centri operanti in più province, dell’Unioncamere Toscana; decorso tale termine senza che la Regione si sia espressa, la domanda si intende accolta.

3. La Regione sostiene l’attività dei centri autorizzati attraverso gli strumenti previsti dalla normativa regionale in materia di finanziamenti alle imprese e attraverso i programmi attuativi di cui alla legge n. 266/1997. I finanziamenti sono concessi per la realizzazione di programmi di attività o progetti, secondo la procedura prevista dalla normativa vigente.

Capo VII
Norme transitorie

Art. 20 – Norme transitorie in materia di grandi strutture di vendita
1. Fino al 31 dicembre 1999 le grandi strutture di vendita di tipologia "A" possono essere autorizzate esclusivamente nei Comuni di classe "A".

2. Fino al 30 giugno 2001 non possono essere autorizzate grandi strutture di vendita con superficie superiore a venticinquemila metri quadrati.

3. La verifica della rispondenza ai piani di indirizzo e di regolazione degli orari di cui alla L.R. n. 38/1998, prevista dall’art. 10 comma 5 lett. c), non è obbligatoria fino al 31 dicembre 1999.

Art. 21 – Norme transitorie in materia di elenco regionale dei centri a economia turistica e città d’arte
1. Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento i competenti uffici della Giunta regionale provvedono alla raccolta e all’elaborazione dei dati ufficiali, riferiti a ciascun parametro previsto nell’allegato D, relativi ai Comuni toscani. Tali dati vengono pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana.

2. I Comuni chiedono l’inserimento nell’elenco regionale di cui all’art. 12 entro centoventi giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento.

3. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, con decreto del dirigente del competente ufficio della Giunta regionale viene approvato l’elenco regionale tenuto conto esclusivamente delle richieste dei Comuni.

4. I provvedimenti regionali per il riconoscimento delle località a prevalente economia turistica e delle località interessate da flussi turistici, già adottati, cessano di avere efficacia alla data del 31 dicembre 2000 nel caso in cui il Comune non presenti la richiesta ai sensi del presente regolamento.

Si omette l’allegato A.
Si veda l’
Allegato A del R.R. 4 del 26/7/99

Allegato B

Procedura di calcolo della superficie di vendita autorizzabile annualmente per le medie strutture di vendita nelle aree interessate dai programmi comunali ex art. 9

Ai fini dell’autorizzazione e della contestuale concessione edilizia per le nuove medie strutture di vendita localizzate nelle aree interessate dall’operatività dei programmi comunali di cui all’art. 10, comma 3 del presente regolamento di attuazione, viene verificata la compatibilità con la superficie di vendita annualmente autorizzabile.

Per determinare la superficie di vendita utilizzabile (SVAM) si procede come di seguito disposto.

1. Individuazione delle unità commerciali convenzionali relative agli esercizi di vicinato esistenti (UCCV)
Le UCCV corrispondono al numero di esercizi di vicinato autorizzati e in esercizio (1).

2. Individuazione delle unità commerciali convenzionali relative alle medie strutture di vendita (UCCM)
La UCCM è calcolata dividendo la superficie di vendita relativa alle medie strutture autorizzate e in esercizio localizzate nel Comune per mq 150 (1).

3. Individuazione dell’Indice di equilibrio commerciale per le medie strutture di vendita (IECM).
L’IECM è dato dal rapporto tra le UCCM e le UCCV.

4. Individuazione dell’ IECM
Il Comune, nell’ambito dell’atto di adozione del programma, definisce la percentuale di incremento dell’IECM che, ai sensi dell’art. 9, comma 4 del regolamento non può essere inferiore al 20%. L’applicazione della percentuale di incremento all’IECM determina l’indice incrementato (IECMi) da applicare nell’annualità di riferimento.

5. Applicazione dell’IECMi per l’individuazione della superficie di vendita autorizzabile per le medie strutture di vendita (SVAM) relativa all’annualità di riferimento
Il Comune individua (1) le UCCV e le UCCM relative all’area interessata da fenomeni di vulnerabilità della rete degli esercizi di vicinato (rispettivamente UCCVa e UCCMa) con la stessa procedura di cui ai punti 1 e 2.

La SVAM è determinata attraverso le seguenti operazioni:
a)
prodotto dalle UCCVa per L’IECMi che consente di individuare le UCCM complessive dell’area determinate dall’applicazione dell’indice di equilibrio (UCCMai)
b)
sottrazione delle UCCMa dalle UCCMai.
Nel caso il valore sia positivo si ha il numero di UCCM che è possibile autorizzare: il prodotto tra questo dato e mq 150 dà la SVAM.
Nel caso il valore sia negativo o uguale a zero non è possibile autorizzare nuove medie strutture di vendita.
Non è possibile autorizzare nuove medie strutture anche nel caso in cui il valore delle UCCM sia tale da determinare, moltiplicando tale valore per 150 mq, una superficie di vendita inferiore alla dimensione prevista per tale tipologia di struttura.

 Allegato C

Procedura di calcolo della superficie di vendita autorizzabile per le grandi strutture di vendita

Ai fini dell’autorizzazione e della contestuale concessione edilizia nell’ambito della Conferenza di servizi per le nuove grandi strutture di vendita viene verificata la compatibilità con la superficie di vendita autorizzabile riferita a ciascun bacino di utenza omogeneo o area commerciale metropolitana di cui all’allegato "A".

Per determinare la superficie di vendita utilizzabile per le grandi strutture di vendita (SVAG) si procede come di seguito disposto:

1. Individuazione delle unità commerciali convenzionali relative agli esercizi di vicinato e alle medie strutture di vendita esistenti al 1999 (UCCVM)
Le UCCVM corrispondono al numero di esercizi di vicinato sommate alle Unità commerciali relative alle medie strutture di vendita (calcolate dividendo la superficie di vendita totale di queste ultime per mq 150) riferite al STL, autorizzati e in esercizio (1).

2. Individuazione delle unità commerciali convenzionali relative alle grandi strutture di vendita esistenti al 1999 (UCCG)
La UCCG sono calcolate dividendo la superficie di vendita relativa alle grandi strutture (come definite dall’art. 2 del Regolamento) autorizzate e in esercizio localizzate nel bacino omogeneo di utenza o area commerciale metropolitana (come definiti dall’art. 3 del Regolamento) di riferimento per mq 150 (1).

3. Individuazione dell’Indice di equilibrio commerciale per le grandi strutture di vendita (IECG)

L’IECG è dato dal rapporto tra le UCCG (1999) e le UCCVM (1999)

UCCG
UCCVM

4. Individuazione della percentuale di incremento annuale dell’ IECG
Per il periodo di operatività del presente regolamento la percentuale di incremento del IECG è fissata annualmente nel 20%. L’applicazione della percentuale di incremento all’IECG determina l’indice incrementato (IECGi) da applicare nelle annualità di riferimento.

5. Applicazione dell’IECGi per l’individuazione della SVAG relativa alle annualità di riferimento
La SVAG è determinata attraverso le seguenti operazioni:

a)
prodotto dalle UCCVM per IECGi che consente di individuare le UCCG incrementate (UCCGi) complessive del bacino omogeneo di utenza o area metropolitana determinate dall’applicazione dell’indice di equilibrio (UCCGi)
b)
sottrazione delle UCCG dalle UCCGi.
Nel caso il valore sia positivo si ha il numero di UCCG che è possibile autorizzare: il prodotto tra questo dato e mq 150 dà la SVAG.
Nel caso il valore sia negativo o uguale a zero non è possibile autorizzare nuove strutture di vendita.
Non è possibile autorizzare nuove medie strutture anche nel caso in cui il valore delle UCCG sia tale da determinare, moltiplicando tale valore per 150 mq, una superficie di vendita inferiore alla dimensione prevista per tale tipologia di struttura.
Ai sensi dell’art. 10, comma 4, lett.
b) sono comunque autorizzabili grandi strutture di vendita con superficie di vendita fino a 2.500 mq.

 Allegato D

Parametri per l’individuazione dei Comuni con economia prevalentemente turistica e città d’arte

Relativamente al dominio del turismo si fa riferimento per quanto attiene alla ricettività e alle attività connesse al turismo all’Elenco E- Attività connesse al turismo tratto dalla Classificazione delle attività economiche dell’ISTAT.
Per quanto attiene ai dati relativi ai
flussi turistici si assumono come riferimento quelli tratti dalla rilevazione sul movimento mensile validati dall’Ufficio regionale di Statistica.
I parametri definiti nel presente allegato derivano dai dati provenienti dalla Rilevazione del movimento turistico 1996-1997 e dal Censimento intermedio dell’industria e dei servizi del 1996.
Dalla Rilevazione del movimento turistico si traggono informazioni relative agli arrivi ed alle presenze turistiche per la costruzione degli indicatori sulla domanda turistica; entrambe le fonti, invece, sono utilizzate per la costruzione degli indicatori sull’offerta turistica.
Ai sensi dell’art. 16 del presente regolamento, con decreto dirigenziale degli uffici competenti della Giunta regionale, viene adottato, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del regolamento, l’elenco dei Comuni con i relativi parametri,
Ai fini della verifica della sussistenza dei parametri, secondo quanto disposto all’art. 14 del regolamento, è necessario che il dato relativo al Comune sia superiore o uguale al parametro riportato nel presente allegato.
Relativamente ai parametri riferiti alla domanda turistica di cui al successivo punto 1, è ammessa una tolleranza inferiore pari al 10% rispetto al parametro riportato nel presente allegato. Per quanto riguarda tali parametri i Comuni possono verificare la sussistenza delle condizioni per il riconoscimento riferendosi ad almeno tre mesi, in tal caso le deroghe previste dall’art. 12 del decreto potranno valere esclusivamente in tali periodi.

1. Parametri riferiti alla domanda turistica
1.1. arrivi su popolazione residente 240
1.2. presenze su popolazione residente 884
1.3. arrivi su superficie territoriale (Kmq) 369
1.4. presenze su superficie territoriale (Kmq) 1.356
1.5. presenze più popolazione residente su superficie territoriale (Kmq) 1509
Tali parametri rapportano gli arrivi e le presenze annuali con la popolazione residente e con la superficie territoriale; sono calcolati per Comune e per mese e sono riferiti all’anno 1997 (1996 per le Province di Massa Carrara e Prato).

2. Parametri riferiti all’offerta turistica
2.1. capacità ricettiva (posti letto) totale su popolazione residente (per 100 abitanti): 9;
2.2. strutture ricettive su popolazione residente (per 1000 abitanti): 1,67
2.3. unità locali attività sul totale unità locali (%): 1,66;
2.4. addetti unità locali attività sul totale addetti unità locali (%): 2,12.
Tali parametri derivano dall’utilizzo dei dati ufficiali tratti dalle fonti citate elaborati come di seguito specificato:

1)
dalla Rilevazione del movimento turistico sono stati tratti i dati sulla consistenza e sulle caratteristiche delle strutture ricettive, che sono stati rapportati alla popolazione residente; sono stati calcolati per Comune relativamente all’anno 1997;
2)
dal Censimento intermedio dell’industria e dei servizi, con informazioni relative al 31 dicembre 1996, sono state ottenute notizie sulle unità locali e gli addetti delle principali attività economiche connesse con il turismo.

Sono state selezionate le seguenti attività, calcolando gli indicatori sulle unità locali e sugli addetti delle unità locali per Comune:
55.1 Alberghi
55.2 Campeggi ed altri alloggi per brevi soggiorni
63.30.1 Attività delle agenzie di viaggi e turismo compresi tour operators
63.30.2 Attività delle guide e degli accompagnatori turistici
71.1 Noleggio autovetture
71.2 Noleggio di altri mezzi di trasporto terrestri
74.83.1 Organizzazioni di convegni e mostre
92.72.1 Stabilimenti balneari
92.5 Attività di biblioteche, archivi, musei ed altre attività culturali
93.04.02 Stabilimenti idropinici e idrotermali

(1) Per il 1999 l’individuazione delle UCC viene fatta sulla base di apposita rilevazione effettuata nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 maggio 1999 effettuata dalla Regione Toscana d’intesa con la Commissione di cui all’art. 9 comma 3 della legge regionale "Norme per la disciplina del commercio in sede fissa". Per le aree oggetto di programma il Comune fa riferimento ad apposita rilevazione effettuata nello stesso periodo.
Per gli anni successivi le rilevazioni sono effettuate entro il 31 dicembre dell’anno precedente.