Delib. G.R. 19 febbraio 1999 “Direttive per la programmazione urbanistico-territoriale di cui alla L.R. “Norme per la disciplina del commercio in sede fissa”

REGIONE TOSCANA
D.G.R. 19 febbraio 1999
Direttive per la programmazione urbanistico-territoriale di cui alla legge regionale "Norme per la disciplina del commercio in sede fissa"

Art. 1 – Disposizioni generali 
1. Al fine di favorire l’insediamento di attività commerciali ed in attuazione dei disposti del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114 e della L.R. 16 gennaio 1995, n. 5, gli atti di pianificazione territoriale delle Province e dei Comuni devono essere adeguati ai criteri di programmazione urbanistico-territoriale di cui alle presenti direttive. Tali criteri si articolano in: criteri generali, criteri di tutela e valorizzazione delle risorse territoriali relative agli insediamenti urbani e rurali, criteri relativi alle peculiarità del territorio regionale, criteri per la verifica di funzionalità per le grandi strutture di vendita, criteri e parametri per la viabilità ed i parcheggi delle strutture commerciali.

2. Le Province, tenuto conto delle presenti direttive, integrano i Piani territoriali di coordinamento di cui alla L.R. n. 5/1995 con specifici indirizzi e prescrizioni di carattere urbanistico per la localizzazione, da parte dei Comuni, delle aree nelle quali possono essere localizzate le Grandi strutture di vendita di tipologia A e B.

3. I Comuni, in assenza di Piani territoriali di coordinamento approvati o in carenza di specifiche indicazioni nei P.T.C. vigenti, possono localizzare aree per le grandi strutture di vendita applicando le presenti direttive, secondo le procedure prescritte dalla L.R. n. 5/1995.

Art. 2 – Criteri generali
1. I criteri generali per la programmazione territoriale delle attività commerciali sono i seguenti:

a)
assumere il territorio come risorsa ai fini dello sviluppo sostenibile;
b)
favorire la riqualificazione ambientale e funzionale del territorio della Toscana attraverso la tutela, il recupero e la valorizzazione delle risorse essenziali del territorio, il recupero e la valorizzazione del paesaggio, dell’ambiente e del territorio rurale quale componente produttivo e nel contempo quale presidio ambientale del territorio stesso, l’integrazione e la riqualificazione socio-economica-territoriale degli insediamenti produttivi e residenziali; il miglioramento della mobilità delle persone e delle merci attraverso l’integrazione delle diverse modalità di trasporto su tutto il territorio regionale;
c)
privilegiare il recupero e in generale il potenziamento funzionale delle diverse tipologie di risorse essenziali, attuando i princìpi di cui agli artt. 4 e 5 della L.R. n. 5/1995;
d)
sviluppare le azioni di governo del territorio attraverso il riequilibrio funzionale dei sistemi territoriali locali identificati dal P.I.T., assumendoli come riferimento per le analisi del dimensionamento delle varie tipologie di offerta relazionate anche alla domanda;
e)
valutare preventivamente gli effetti ambientali e territoriali delle azioni di trasformazione adottando le metodologie di valutazione degli effetti territoriali nel rispetto delle istruzioni tecniche approvate con deliberazione della Giunta Regionale n. 1541 del 14 dicembre 1998.

Art. 3 – Criteri di tutela e valorizzazione delle risorse territoriali relative agli insediamenti urbani e rurali
1. I criteri di tutela e valorizzazione delle risorse territoriali relative agli insediamenti urbani e rurali sono i seguenti:

a)
favorire il riequilibrio funzionale nei principali centri storici della Regione nonché la valorizzazione dei centri minori in via di spopolamento, attraverso la localizzazione di attrezzature idonee a superare la monofunzionalità residenziale. In particolare per quanto riguarda i centri storici principali della Toscana si dovrà:
1)
prevedere gli interventi infrastrutturali necessari a garantire l’accessibilità prioritariamente attraverso il mezzo pubblico, realizzando adeguati parcheggi al di fuori del centro stesso e provvedendo allo sviluppo dei servizi di trasporto collettivo;
2)
prevedere la localizzazione e regolamentazione delle aree pedonali o parzialmente pedonalizzate e favorirne l’utilizzazione;
3)
garantire mediante i contenuti del piano della distribuzione e della localizzazione delle funzioni di cui alla L.R. n. 39/1994, nonché del piano di indirizzo e regolamentazione degli orari di cui alla L.R. n. 38/1998, una misurata distribuzione spaziale delle funzioni commerciali;
4)
predisporre strumenti conoscitivi affinché sia valutabile la domanda di inserimento di nuove funzioni extraresidenziali; attraverso i contenuti dei piani di cui sopra si dovranno prioritariamente e gerarchicamente individuare e disciplinare quelle porzioni di centro antico che sono da considerare dei capisaldi;
5)
garantire per quei centri storici che risultano essere anche poli di attrazione turistica, la dotazione di specifici standard;
6)
garantire che le tipologie di attività siano qualitativamente rapportate ai caratteri storici, architettonici ed urbanistici del centro storico;
7)
tutelare i caratteri storici degli insediamenti privilegiando strutture commerciali piccole e medie ed evitando interventi di grandi dimensioni che alterino il tessuto edilizio ed urbanistico esistente;
b)
Concorrere alla riqualificazione ambientale, funzionale e morfologica degli insediamenti prevalentemente residenziali, specialmente quelli di recente formazione radi e non definiti. In particolare si dovrà prevedere:
1)
il rafforzamento della struttura urbana, la sua dotazione di servizi e di attrezzature;
2)
il riordino del traffico veicolare e del complesso dei servizi di trasporto pubblico attraverso un’analisi della rete della viabilità, secondo i contenuti della normativa per la formazione dei piani urbani del traffico di cui all’art. 36 del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, "Nuovo Codice della Strada";
3)
l’individuazione dei parcheggi, ai sensi della L. 24 marzo 1989, n.122 e le ulteriori quote per la sosta di relazione differenziate per le diverse tipologie di esercizi di vendita;
4)
l’individuazione della disciplina di riordino delle aree in cui sono collocate le attività e le funzioni marginali con la verifica di compatibilità di tali funzioni rispetto ai tessuti insediativi secondo i princìpi di cui alla L.R. n. 39/1994 e alla L.R. n. 38/1998;
5)
l’individuazione delle aree industriali dismesse o collocate in maniera impropria nei tessuti residenziali ai fini del loro recupero;
c)
concorrere al consolidamento ed al rafforzamento dei processi di valorizzazione del territorio rurale. Le azioni devono riguardare:
1)
il sostegno delle potenzialità produttive del territorio rurale, inserendo funzioni connesse alle varie tipologie significative e tipiche del territorio toscano;
2)
la valorizzazione del ruolo di presidio ambientale delle attività agricole, di tutela e di valorizzazione del paesaggio e di difesa idrogeologica, con particolare riferimento alle zone di maggior pregio ambientale e di più basso livello di produttività;
3)
la tutela dei caratteri ambientali, privilegiando strutture commerciali piccole e medie ed evitando interventi di grandi dimensioni che alterino le caratteristiche territoriali esistenti.

Art. 4 – Criteri relativi alle diverse peculiarità del territorio regionale
1. I criteri relativi alle peculiarità del territorio regionale in riferimento ai sistemi e sottosistemi territoriali locali di cui all’allegato A del regolamento di attuazione della legge regionale "Norme per la disciplina del commercio in sede fissa" sono i seguenti: 

a) "la Toscana dell’Appennino"
0.1 – sistema Lunigiana;
0.3.1 – sottosistema della Garfagnana;
0.7.1 – sottosistema montano Pistoiese;
0.9.1 – sottosistema del Mugello;
25 – sistema Casentino;
26 – sistema dell’Alta Val Tiberina.
Per questa aggregazione, che si integra per molti tratti con quella dell’Arno e della Costa nonché con ambiti oggetto di iniziative di coordinamento interregionali, si deve prevedere di:

1)
assumere in forma coordinata i criteri seguenti con quelli relativi al sistema territoriale dell’Arno e della Costa;
2)
concorrere alla eliminazione del fenomeno del drenaggio delle persone verso le zone vallive, attraverso il potenziamento dei servizi e delle attrezzature, dell’accessibilità dei servizi essenziali alla persona; assumere politiche territoriali diversificate ma sinergiche che inducano anche microeconomie, all’interno di un progetto complessivo di sviluppo e di promozione dell’economia montana;
3)
concorrere al consolidamento del ruolo dei nuclei e delle frazioni, concentrando le eventuali quote di accrescimento degli abitati intorno ai presìdi insediativi esistenti e limitando di conseguenza le espansioni degli insediamenti di fondovalle;
4)
consentire alla piccola impresa la commistione tra le attività commerciali e la residenza, utilizzando comunque tipologie e morfologie insediative tradizionali;

b) "la Toscana dell’Arno"
0.5 – sistema dell’Area lucchese;
0.6 – della Val di Nievole;
0.7.2 – sottosistema urbano metropolitano pistoiese;
0.9.2. – sottosistema della Val di Sieve;
0.9.3 – sottosistema del sistema urbano fiorentino;
11 – sistema del Val d’Arno superiore;
12.1 – sottosistema urbano di Empoli;
13 – sistema del Val d’Arno inferiore;
14 – sistema della Val d’Era;
15 – sistema dell’Area pisana;
16 – sistema dell’Area livornese;
24 – sistema del Valdarno superiore sud;
27 – sistema dell’Area aretina;
28 – sistema della Val di Chiana aretina.
Questa aggregazione si integra con i sistemi territoriali:
– della "Toscana della costa e dell’arcipelago";
– della "Toscana dell’Appennino";
– della "Toscana interna e meridionale".
Per essa, ivi comprese le aree metropolitane, si deve prevedere di:

1)
assumere in forma coordinata i criteri seguenti con quelli relativi agli altri sistemi territoriali, al fine di garantire le necessarie integrazioni;
2)
contribuire al recupero del sistema degli insediamenti organizzando una rete di poli fra loro funzionalmente integrati, risolvendo le contraddizioni conseguenti ad una stratificazione di funzioni collocate nel territorio, attivando una sistematica valutazione delle reciproche compatibilità;
3)
favorire il recupero ed il completamento del sistema della mobilità, in termini di rete e di integrazione funzionale fra le diverse modalità di trasporto, da privilegiare particolarmente all’interno degli ambiti metropolitani, anche attraverso una rigorosa selezione delle funzioni gravanti sul sistema dei collegamenti, per individuare e risolvere le incompatibilità. Particolare attenzione dovrà essere prestata per il miglioramento dell’accessibilità per merci e persone, sia alla scala regionale e nazionale in rapporto agli ambiti metropolitani, sia a quella regionale e locale interna agli ambiti stessi e fra questi ed i principali poli del sistema;
4)
incentivare il recupero, la sostituzione edilizia e la riqualificazione urbanistica, promuovendo interventi di miglioramento ambientale e di qualità di vita e contenendo al massimo l’offerta di nuovi insediamenti;
5)
favorire il riordino e la riaggregazione delle funzioni di base, assumendo i S.T.L. come ambiti operativi, al fine di assicurare la ottimizzazione della distribuzione delle funzioni nonché la massima fruizione e di ridurre la mobilità impropriamente indotta all’interno di ambiti urbani;
6)
contribuire ad un effettivo riordino urbanistico, sia in relazione alla definizione di una rete di trasporto collettivo integrato sia riducendo le esigenze di mobilità. Tra tali ambiti saranno ricompresi in particolare quelli delle città di Arezzo, Firenze, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato;
7)
concorrere alla tutela e alla valorizzazione delle testimonianze storiche e culturali, rappresentate dal paesaggio e dall’ambiente costruito dall’antica presenza dell’uomo nei territori collinari e di pianura limitrofi agli insediamenti ed agli ambiti metropolitani;

c) "la Toscana della Costa e dell’Arcipelago"
0.2 – sistema di Massa Carrara;
0.4 – sistema Versilia;
15 – sistema Area Pisana;
16 – sistema Area Livornese;
17.1 – sottosistema costiero della Val di Cecina;
18 – sistema della Val di Cornia;
19 – sistema dell’Isola d’Elba e Capraia;
20 – sistema delle Colline Metallifere;
31 – sistema dell’Area Grossetana;
32.1 – sottosistema Costa d’Argento dell’Albegna e Fiora.
Per questa aggregazione, che si integra per molti tratti e coincide nella parte a sud con il sistema territoriale della Toscana interna e meridionale, si deve prevedere di:

1)
assumere in forma coordinata i criteri seguenti con quelli relativi al sistema territoriale della Toscana interna e meridionale;
2)
contribuire all’alleggerimento della pressione insediativa sulle aree costiere favorendo il riequilibrio degli insediamenti nelle aree interne, nel rispetto del paesaggio e dell’ambiente, favorire la riutilizzazione del patrimonio edilizio esistente;
3)
riqualificare il tessuto insediativo dei Comuni dell’Arcipelago in relazione alla forte presenza turistica;
4)
contribuire ad un effettivo riordino urbanistico sia in relazione alla definizione di una rete di trasporto collettivo integrato, sia riducendo le esigenze di mobilità nell’area metropolitana Pisa-Livorno;

d) "la Toscana interna e meridionale"
10.2 – sottosistema Chianti senese;
12.2 – sottosistema Val d’Elsa;
17.2 – sottosistema interno (Colline Pisane) della Val di Cecina;
17.3 – sottosistema dell’Alta Val di Cecina;
21 – sistema dell’Alta Val d’Elsa;
22 – sistema dell’Area Senese;
23 – sistema Val d’Orcia;
29 – sistema Val di Chiana senese;
30 – sistema dell’Amiata;
31 – sistema dell’Area grossetana;
32.2 – sottosistema delle Colline interne dell’Albegna – Fiora.
Per questa aggregazione che si integra per molti tratti e, nella parte meridionale, coincide con il sistema della Toscana della costa, si deve prevedere di:

1
) assumere in forma coordinata i criteri seguenti con quelli della Costa;
2
) contribuire al mantenimento e potenziamento delle attività agricole e di quelle connesse, integrando e coordinando la funzione delle attrezzature alla scala sovralocale, in riferimento alle caratteristiche del sistema territoriale che comporta la necessità di una distribuzione diffusa;
3
) concorrere alla formazione di funzioni di servizio e di presidio degli insediamenti urbani esistenti, da considerarsi una rete dei nodi nella quale si collocano in modo articolato e differenziato le funzioni proprie del sistema territoriale, in rapporto con quello della Toscana della costa.


Art. 5 –
Criteri per la localizzazione delle grandi strutture di vendita
1. Le scelte urbanistiche dei Comuni per la localizzazione delle grandi strutture di vendita devono tendere:

a)
al recupero del patrimonio edilizio esistente ivi compresi i complessi produttivi dismessi, puntando alla tutela e valorizzazione delle caratteristiche storico-culturali presenti;
b)
al riequilibrio urbanistico di aree di frangia costituite da tessuti urbani instabili da qualificare.

2. Per il rilascio delle autorizzazioni per nuove grandi strutture di vendita di tipologia A e B lo strumento urbanistico deve espressamente prevedere la compatibilità della localizzazione di tali tipologie.

3. Relativamente alle grandi strutture di vendita di tipologia C lo strumento urbanistico può prevedere la destinazione commerciale anche congiuntamente ad altre destinazioni.

4. Relativamente alle aree per gli insediamenti produttivi, i Comuni hanno facoltà di prevedere specifiche disposizioni per garantire la necessaria compatibilità tra gli insediamenti industriali, artigianali, direzionali e quelli commerciali.

5. I criteri per la verifica di funzionalità per le grandi strutture di vendita sono i seguenti:
a)
costituiscono elementi fondamentali per la verifica di funzionalità delle relative scelte localizzative, in relazione alla rete dei capisaldi di funzioni e servizi di livello regionale (strutture ospedaliere, strutture universitarie, centri espositivi, poli di interesse turistico, parchi ed aree protette regionali, impianti tecnologici e del trasporto dell’energia), oltre a quelli contenuti nei precedenti criteri, gli aspetti di seguito definiti:
1)
la ottimale accessibilità da parte dell’utenza al fine di ridurre la necessità di mobilità;
2)
la collocazione baricentrica in relazione ai sistemi e sottosistemi territoriali locali; 
3)
il recupero degli insediamenti di recente formazione (aree periferiche e di frangia), l’utilizzo delle aree industriali dismesse, la riqualificazione dei tessuti urbani mediante la costituzione di luoghi centrali di aggregazione;
4)
rispetto alle infrastrutture di livello primario (autostrade e superstrade), le congrue distanze, in particolare dai caselli e dagli svincoli, al fine di evitare effetti negativi sulla funzionalità dei medesimi. Di preferenza i complessi commerciali devono essere raggiungibili attraverso un sistema di viabilità chiaramente gerarchizzato in modo da consentire un forte grado di accessibilità ai complessi stessi;
5)
l’esistenza o la previsione della contestuale realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria necessarie;
6)
la fattibilità degli interventi in rapporto alle caratteristiche geologiche, idrogeologiche e idrauliche dell’area interessata;
7)
l’approvvigionamento idrico e la depurazione;
8)
gli spazi per i parcheggi in quantità adeguata e comunque non inferiore agli standard di cui all’art. 7; essi devono essere organizzati in modo da consentire un agevole afflusso e deflusso e non devono gravare sulle infrastrutture stradali destinate agli spostamenti di lunga percorrenza e su quelle con forte intensità di traffico;
b)
la realizzazione degli interventi di trasformazione del territorio per la creazione di grandi strutture di vendita può essere effettuata solamente attraverso l’approvazione di un Programma Integrato di intervento oppure di strumento attuativo di cui alla L.R. n. 5/1995.

Art. 6 – Criteri e parametri per la viabilità
1. Relativamente ai raccordi fra insediamenti commerciali e viabilità pubblica, si individuano i seguenti elementi da sottoporre a parametrazione:

a)
raccordo fra parcheggio e viabilità;
b)
raccordo fra zone di parcheggio, eventualmente diversificate e indipendenti insistenti sulla viabilità;
c)
raccordo fra sistemi di accesso interni all’area in cui insistono gli insediamenti commerciali e la viabilità specializzata esterna (pedonale, ciclabile, preferenziale) con relativo abbattimento delle barriere architettoniche.

2. Relativamente agli esercizi di vicinato:
a)
il raccordo fra l’eventuale parcheggio di pertinenza destinato ai clienti e la viabilità pubblica o comunque di accesso deve essere indipendente e separato da ogni accesso. A titolo esemplificativo, il raccordo deve essere indipendente da quelli fra viabilità pubblica e aree carico-scarico merci, accessi riservati ai pedoni, ecc.;
b)
il percorso di accesso al parcheggio deve essere segnalato con chiarezza dalla viabilità principale. A titolo esemplificativo, sia la segnaletica stradale che quella di orientamento devono integrarsi in modo da consentire l’immediata univoca identificazione del percorso di accesso veicolare al parcheggio. Il sistema di orientamento deve essere effettivo (la visibilità dei segnali non deve essere ostacolata) ed efficace (deve essere progettato in modo da escludere alternative non orientate);
c)
il raccordo fra parcheggio e viabilità deve essere costituito da varco carrabile a doppia corsia direzionale. A titolo esemplificativo, l’entrata e l’uscita devono essere affiancate, divise e segnalate.

3. Relativamente alle medie strutture di vendita:
a) devono essere garantite tutte le condizioni previste per gli esercizi di vicinato di cui al comma 2;

b)
il raccordo fra parcheggio e viabilità deve essere costituito da almeno due varchi a senso unico, separati, opportunamente distanziati e indipendenti tra loro. A titolo esemplificativo, l’entrata e l’uscita devono essere distanti tra loro anche quando insistono sullo stesso tratto viario.

4. Relativamente alle grandi strutture di vendita:
a)
devono essere garantite tutte le condizioni previste per le medie strutture di vendita di cui al comma 3;
b)
deve essere determinato il flusso veicolare di picco con metodo di calcolo unificato. A titolo esemplificativo, il calcolo deve essere effettuato in funzione del maggiore fra il massimo numero di presenze consentite dalle norme di sicurezza, ridotto proporzionalmente al numero di utenti non motorizzati prevedibili, per tempo medio di permanenza;
c)
le proiezioni devono fondarsi su dati recenti, rilevati in strutture esistenti utilizzabili per analogia;
d)
il progetto della viabilità di accesso deve essere realizzato in funzione del flusso veicolare nelle condizioni di picco. A titolo esemplificativo, le proposte di adeguamento delle sedi carrabili, dei parcheggi non pertinenti l’insediamento commerciale, della segnaletica orientativa e di regolamentazione, di creazione di aree "buffer" per entrata e uscita, il potenziamento dei servizi pubblici, i servizi per facilitare il trasferimento a domicilio delle merci destinate entro il raggio pedonale e ciclabile, ecc., l’insieme degli interventi progettati deve dimostrare l’equilibrio fra flusso veicolare e capacità del sistema infrastrutturale corrispondente ottenuto: limitando il flusso veicolare; razionalizzando il sistema di controllo; adeguando il sistema viario interessato.

Art. 7 – Parametri per la dotazione di parcheggi
1. La dotazione minima di parcheggi necessaria per consentire l’insediamento di esercizi commerciali è individuata aggiungendo alla quota di parcheggi stabilita dall’art. 41
sexies della L. 17 agosto 1942, n. 1150, introdotto dalla L. 24 marzo 1989, n. 128, le ulteriori quote di seguito individuate per ciascuna tipologia di struttura di vendita.

2. I parcheggi devono essere reperiti all’interno degli esercizi nell’area di pertinenza degli stessi, ad una distanza idonea a garantire un rapido collegamento pedonale con l’esercizio commerciale; per gli esercizi di vicinato i parcheggi possono essere reperiti anche su aree pubbliche.

3. Le aree a parcheggio devono rispettare le norme di riduzione dell’impermeabilizzazione superficiale di cui alla deliberazione del Consiglio regionale 21 giugno 1994, n. 230.

4. Per gli esercizi di vicinato i parcheggi sono dimensionati nella misura minima di mq 1 per ogni mq di superficie di vendita.

5. Per gli esercizi di vicinato le dotazioni minime dei parcheggi per la sosta di relazione possono essere ridimensionate dal Comune nei seguenti casi:
a)
ubicazione del punto vendita in zone a traffico limitato o escluso;
b)
prevalente carattere pedonale dell’utenza (strutture rionali);
c)
interesse pubblico, riqualificazione ambientale, sociale, architettonica, 
d)
aree interessate dall’operatività di Programmi integrati per la rivitalizzazione della rete degli esercizi di vicinato di cui all’art. 9 del regolamento di attuazione della legge regionale "Norme per la disciplina del commercio in sede fissa".

6. Per le medie strutture di vendita 
a)
i parcheggi sono dimensionati nella misura minima di mq 1,5 per ogni mq di superficie di vendita prevedendo ulteriori parcheggi, nella misura minima di mq 1 per ogni mq di ulteriori spazi utili coperti aperti al pubblico, destinati ad altre attività complementari a quella commerciale;
b)
le aree a parcheggio esterne localizzate al piano terreno devono essere dotate di alberature di alto fusto di specie tipiche locali nella misura minima di un albero ogni 60 mq di parcheggio, fatte salve particolari disposizioni di tutela storica e ambientale;
c)
il numero di posti auto che deve essere individuato in relazione alla superficie minima di parcheggio di sosta di relazione non può essere inferiore a un posto auto ogni 20 mq di superficie minima di parcheggio.

7. Qualora i Comuni dispongano di elementi circostanziati sui flussi di utenza riferiti a particolari aree, le dotazioni minime dei parcheggi per le medie strutture di vendita possono essere ridotte, tenendo conto dei dati oggettivi di analisi, per le seguenti quote:
a)
la quota parte della domanda di sosta eliminabile tramite l’adozione di adeguate misure di mobilità collettiva;
b)
la quota parte della domanda di sosta eliminabile inibendo la motorizzazione individuale, in funzione di specifici obiettivi urbanistico-ambientali riguardanti parti della città;
c)
la quota parte delle domande di sosta che, in quanto originata da usi che coprono fasce orarie diverse, può essere soddisfatta da medesimi parcheggi.

8. Per le grandi strutture di vendita i parcheggi sono dimensionati nella misura minima di mq 2 per ogni mq di superficie di vendita prevedendo ulteriori parcheggi, nella misura minima di mq 1,5 per ogni mq di ulteriori spazi utili coperti comunque aperti al pubblico per altre attività connesse (ristoranti, bar, sale riunioni, ed altri spazi destinati a funzioni complementari a quella commerciale). Ai fini della dotazione di alberature e della definizione del numero dei posti auto si applica la stessa disposizione di cui al comma 6.