Delib. C.R. 29 ottobre 1999, n. 563-13414 “Indirizzi generali e criteri di programmazione urbanistica per l’insediamento del commercio al dettaglio in sede fissa, in attuazione del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114″

PIEMONTE
Deliberazione del Consiglio Regionale 29 ottobre 1999, n.563-13414
Indirizzi generali e criteri di programmazione urbanistica per l’insediamento del commercio al dettaglio in sede fissa, in attuazione del d. lgs. 31 marzo 1998, n. 114

 

Deliberazione del Consiglio Regionale 29 ottobre 1999, n.563-13414

Indirizzi generali e criteri di programmazione urbanistica per l’insediamento del commercio al dettaglio in sede fissa, in attuazione del d. lgs. 31 marzo 1998, n. 114

(omissis)

Intervengono per dichiarazione di voto i Consiglieri Spagnuolo, Saitta, Chiezzi, Foco, Moro, Salerno, Ferrero e Gallarini.

Tale deliberazione, emendata nel testo che segue, è posta ai voti per alzata di mano ed approvata con il seguente esito: presenti e votanti n. 35 Consiglieri, voti favorevoli n. 26, voti contrari n. 9.

Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa);

visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, con il quale in Governo, in attuazione della delega contenuta nell’articolo 4 della l. n. 59/1997, ha emanato le disposizioni relative alla riforma della disciplina del settore del commercio;

considerato che, sono state conferite alle Regioni estese competenze nella definizione della disciplina e nella programmazione del settore della distribuzione commerciale, in particolare prevedendo che le stesse, ai sensi dell’articolo 6, commi 1 e 2 del d.lgs. n. 114/1998, definiscano gli indirizzi generali per l’insediamento delle attività commerciali e fissino i criteri di programmazione urbanistica riferiti al settore commerciale;

vista la deliberazione legislativa approvata il 19 ottobre 1999 (Disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte, in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114);

vista la deliberazione della Giunta regionale n. 8 – 27005 del 6 aprile 1999, recante in allegato gli indirizzi generali ed i criteri di programmazione urbanistica per l’insediamento del commercio al dettaglio in sede fissa, in attuazione dell’articolo 6 del d. lgs. n. 114/1998;

preso atto che su tale atto deliberativo, da assumersi in fase di prima applicazione della riforma del commercio, la Regione ha acquisito i pareri delle rappresentanze territoriali e sociali di cui all’articolo 6, comma 4 del d.lgs. 114/1998, e che lo stesso è stato altresì sottoposto dalla Giunta regionale alla valutazione della Conferenza permanente Regione – Autonomie locali, di cui alla legge regionale 20 novembre 1998, n. 34 (Riordino delle funzioni e dei compiti amministrativi della Regione e degli enti locali);

sentito il parere favorevole espresso a maggioranza dalle Commissioni II e VII nella seduta congiunta del 20 ottobre 1999;

IL CONSIGLIO REGIONALE

delibera

in fase di prima applicazione della riforma del commercio, di approvare gli indirizzi generali ed i criteri di programmazione urbanistica per l’insediamento del commercio al dettaglio in sede fissa, in attuazione dell’articolo 6 del d. lgs. n. 114/1998, così come individuati nell’allegato A che costituisce parte integrante e sostanziale della presente deliberazione.

(omissis)

ALLEGATO A (DCR 563 – C.R.13414 DEL 29 OTTOBRE 1999).

INDIRIZZI GENERALI
E CRITERI DI PROGRAMMAZIONE URBANISTICA
PER L’INSEDIAMENTO DEL COMMERCIO
AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA

INDICE

PARTE PRIMA. Indirizzi regionali generali per l’insediamento delle attività commerciali

Titolo primo. Le scelte e gli indirizzi

Art. 1. Oggetto e finalità
Art. 2. Obiettivi
Art. 3. Riferimenti metodologici per le scelte di programmazione
Art. 4. Riferimenti operativi per la programmazione della rete distributiva

Titolo secondo. Le strutture della concorrenza

Art. 5. Definizione di superficie di vendita e classificazione degli esercizi commerciali
Art. 6. Definizione di centro commerciale
Art. 7. Definizione di offerta commerciale
Art. 8. Classificazione delle tipologie di strutture distributive

Titolo terzo. L’assetto territoriale della rete distributiva

Art. 9. Ambiti della programmazione della rete distributiva
Art. 10. Classificazione delle aree di programmazione commerciale
Art. 11. Classificazione dei comuni
Art. 12. Classificazione delle zone di insediamento commerciale
Art. 13. Criteri per il riconoscimento degli addensamenti commerciali
Art. 14. Criteri per il riconoscimento delle localizzazioni commerciali

Titolo quarto: Regolamentazione dello sviluppo della rete distributiva

Art. 15. Nuove aperture, trasferimenti, variazione della superficie e di settore merceologico degli esercizi commerciali
Art. 16. Sviluppo e concorrenza
Art. 17. Compatibilità territoriale dello sviluppo
Art. 18. Interventi per la valorizzazione degli addensamenti commerciali urbani e per il recupero delle piccole e medie imprese
Art. 19. Progetti integrati di rivitalizzazione delle realtà minori
Art. 20. Prescrizioni particolari
Art. 21. Priorità nel rilascio delle autorizzazioni

PARTE SECONDA. Criteri di programmazione urbanistica riferiti al settore commerciale

Titolo quinto. Adeguamento degli strumenti urbanistici comunali

Art. 22. Vocazione commerciale del territorio comunale, dimensionamento delle aree commerciali ed elaborati di piano
Art. 23. Individuazione dei beni culturali e ambientali
Art. 24. Destinazioni d’uso
Art. 25. Standard e fabbisogno di parcheggi e di altre aree per la sosta
Art. 26. Regolamentazione delle aree di sosta
Art. 27. Verifiche di impatto ambientale e sulla viabilità
Art. 28. Contestualità delle autorizzazioni commerciali e delle concessioni edilizie
Art. 29. Approvazione degli strumenti urbanistici
Art. 30. Norme sostitutive nel caso di inerzia da parte dei comuni

Titolo sesto. Disposizioni finali

Art. 31. Norme finali

Allegato 1. aree di programmazione commerciale
ALLEGATO 2. Comuni polo e subpolo, comuni intermedi, comuni minori

PARTE PRIMA. Indirizzi generali per l’insediamento delle attività commerciali

TITOLO PRIMO. LE SCELTE E GLI INDIRIZZI

Art. 1. Oggetto e finalità

1. Nel rispetto di quanto prescritto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore commercio, a norma dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59) e dalla legge regionale recante il titolo “Disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte, in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114”, di seguito denominata legge regionale sul commercio, la presente normativa stabilisce gli indirizzi generali per l’insediamento delle attività commerciali al dettaglio in sede fissa e i criteri di programmazione urbanistica ai quali devono attenersi i vari livelli di governo regionale e locale.
2. Per commercio al dettaglio in sede fissa s’intende l’attività svolta da chiunque, professionalmente, acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende su aree private direttamente al consumatore finale.
3. Gli indirizzi generali e i criteri di programmazione urbanistica, nel rispetto degli articoli 1 e 2 del decreto legislativo n. 114/1998, dell’articolo 41 della Costituzione e della legge 10 ottobre 1990, n. 287 (Norme per la tutela della concorrenza e del mercato), si ispirano ai seguenti principi:
a) la trasparenza del mercato, la concorrenza, la libertà d’impresa e la libera circolazione delle merci;
b) la tutela del consumatore, con particolare riguardo all’informazione, alla possibilità di approvvigionamento, al servizio di prossimità, all’assortimento e alla sicurezza dei prodotti;
c) l’evoluzione tecnologica dell’offerta, anche al fine del contenimento dei prezzi;
d) il pluralismo e l’equilibrio tra le diverse tipologie delle strutture distributive e le diverse forme di vendita, con particolare riguardo al riconoscimento e alla valorizzazione del ruolo delle piccole e medie imprese;
e) la valorizzazione e la salvaguardia del servizio commerciale nelle aree urbane, rurali e montane.
4. I comuni, ai sensi dell’articolo 6, comma 5 del decreto legislativo n. 114/1998 e dell’articolo 4 della legge regionale sul commercio, devono adeguare gli strumenti urbanistici generali e attuativi e i regolamenti di polizia locale agli indirizzi generali ed ai criteri di programmazione urbanistica stabiliti dalle presenti norme, entro centottanta giorni dallo loro pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione.

Art. 2. Obiettivi

1. Nel rispetto di quanto prescritto dall’articolo 6 del decreto legislativo n. 114/1998 e dalla legge regionale sul commercio, gli indirizzi generali e i criteri di programmazione urbanistica perseguono i seguenti obiettivi:
a) favorire la modernizzazione del sistema distributivo in modo che si realizzino le condizioni per il miglioramento della sua produttività, della qualità del servizio e dell’informazione al consumatore;
b) favorire il mantenimento di una presenza diffusa e qualificata del servizio di prossimità nei centri urbani, nei piccoli comuni, nelle frazioni e nelle altre aree scarsamente servite, in modo che sia facilitato l’approvvigionamento per tutte le fasce della popolazione, anche attraverso la presenza di esercizi commerciali riconducibili a differenti tipologie di strutture distributive;
c) orientare l’insediamento degli esercizi commerciali in zone ed aree idonee alla formazione di sinergie tra le differenti tipologie di strutture distributive e gli altri servizi, al fine di migliorare la produttività del sistema e la qualità del servizio reso ai consumatori, nel rispetto dell’integrità dell’ambiente e del patrimonio storico-artistico regionale e promuovendo la rivitalizzazione dei centri urbani;
d) favorire la formazione di un sistema di offerta, articolato sul territorio e composto da una vasta gamma di tipologie di strutture distributive, tra le quali non si producano posizioni dominanti, in modo tale che i consumatori, potendo scegliere tra differenti alternative di localizzazione e di assortimento, esercitando le loro preferenze, inneschino la dinamica concorrenziale nel sistema;
e) coordinare la programmazione in materia commerciale e urbanistica dei diversi livelli di governo, nonché i procedimenti relativi al rilascio delle autorizzazioni commerciali e delle concessioni ed autorizzazioni edilizie, sia per favorire la trasparenza e la semplificazione dei procedimenti amministrativi, nel quadro di un sistema decisionale condiviso, sia per evitare situazioni di offerta commerciale e immobiliare contrarie ai principi della libera concorrenza.
2. Gli obiettivi si realizzano attraverso il completamento e la riqualificazione della rete degli insediamenti commerciali attuali di differente livello, che erogano il servizio commerciale nell’ambito del territorio regionale.

Art. 3. Riferimenti metodologici per le scelte di programmazione

1. La programmazione della rete distributiva assume come propri riferimenti fondamentali:
a) il comportamento del consumatore;
b) la dinamica concorrenziale che si sviluppa tra sottosistemi e tra unità del sistema commerciale;
c) l’organizzazione del territorio;
d) la concertazione e il coordinamento degli atti della programmazione tra i diversi livelli di governo della regione.
2. Il comportamento del consumatore indica che:
a) la programmazione commerciale deve individuare agglomerazioni di offerta tendenzialmente completa (addensamenti), in grado di rispondere compiutamente alle preferenze che il consumatore, tenuto conto del suo luogo di residenza, esprime con riferimento a quella determinata zona;
b) le dimensioni dei punti di vendita, che contribuiscono alla definizione delle tipologie di strutture distributive e alla formazione dei rapporti di forza sul mercato, devono essere tali da consentire una pluralità di alternative di scelta, sia tra le zone di addensamento commerciale e tra le altre località di concentrazione dell’offerta, sia tra le diverse tipologie di strutture distributive;
c) le condizioni di accessibilità e di sosta gratuita contribuiscono in misura determinante alla formazione delle preferenze del consumatore; pertanto, anche al fine di facilitare il recupero delle piccole e medie imprese, si devono promuovere iniziative idonee a rendere equivalenti tali condizioni tra l’ambito urbano e l’ambito extraurbano.
3. Dall’analisi della concorrenza emerge che:
a) le caratteristiche essenziali di un mercato concorrenziale sono: la flessibilità, l’innovazione e l’allocazione ottimale delle risorse, nell’interesse del consumatore e del sistema economico complessivo;
b) un mercato concorrenziale richiede che:
1) non esistano barriere all’entrata, intese come i vincoli normativi e le difficoltà economiche e tecnologiche, che impediscono o l’avvio dell’attività o lo sviluppo di un concorrente nell’ambito di uno specifico mercato;
2) non siano presenti, e durature, posizioni dominanti di una o poche imprese nei confronti di tutte le altre; per posizione dominante si intende la condizione di un’impresa che sia in grado di modificare i prezzi in modo da rendere massimo il proprio profitto, a scapito del consumatore, senza che tale comportamento modifichi apprezzabilmente la sua quota di mercato;
3) nessuno possa produrre ed utilizzare a proprio vantaggio le esternalità negative; sono esternalità negative i costi sociali generati dall’attività dell’impresa, che non essendo quantificati non hanno influenza nella determinazione dei suoi prezzi;
c) il mercato, ai fini dello studio della concorrenza, è concettualmente distinto da altre nozioni economiche (di mercato, industria, settore), ed è rappresentato dal contesto nel cui ambito si possono sviluppare azioni dannose allo sviluppo della libera concorrenza; tale contesto si individua sia in termini merceologici (prodotto), sia in termini geografici (mercato geografico del prodotto);
d) il prodotto che si considera nel caso del commercio al dettaglio è rappresentato da aggregazioni di tipologie distributive considerate tra loro sostituibili; si considerano sostituibili le tipologie distributive che i consumatori, quando effettuano le loro scelte, pongono l’una in alternativa all’altra, e quelle che sono in grado di modificare la propria offerta, con costi e in tempi limitati, ed inserirsi con successo sul mercato di altre, avendo un rapporto prezzo/qualità/servizio più favorevole ai consumatori;
e) il mercato geografico del prodotto è definito dall’ambito territoriale entro il quale si esauriscono le possibilità di scelta dei consumatori ed il confronto dell’offerta tra imprese; esso varia, quindi, da prodotto a prodotto, al variare delle tipologie distributive che si considerano sostituibili;
f) gli addensamenti commerciali, ed in modo particolare i mercati e i centri commerciali su area pubblica, costituiscono un aggregato di offerta che incide nella formazione dei prezzi e rientra tra le alternative di scelta considerate dal consumatore. La dimensione degli addensamenti commerciali, la dimensione dei mercati su area pubblica, e la dimensione dei singoli punti di vendita che compongono gli addensamenti, rientrano tra gli elementi da considerare nella valutazione delle posizioni dominanti, per la promozione e per la tutela della dinamica concorrenziale.
4. L’organizzazione del territorio indica che:
a) i luoghi del commercio (addensamenti commerciali o altri aggregati di offerta) si distribuiscono secondo differenti modelli di localizzazione, che dipendono dalle modalità con cui si sono sviluppati i sistemi urbani, dal sistema della viabilità, dal comportamento del consumatore e dalla dinamica concorrenziale;
b) le medie e le grandi strutture di vendita si sviluppano prevalentemente nell’ambito delle aree di programmazione commerciale, prescindendo dai confini comunali;
c) la coesistenza in ambiti urbani ristretti di punti di vendita differenti, per dimensione, offerta merceologica e politica commerciale, contribuisce al potenziamento di tali ambiti, favorendo la maggiore produttività del sistema, l’informazione al consumatore e lo sviluppo della dinamica concorrenziale;
d) l’attivazione delle tipologie di strutture distributive di maggiore dimensione, oltre al miglioramento della produttività dell’industria e dei canali distributivi, può causare costi sociali che non incidono sulla formazione dei prezzi e che, pertanto, sono da considerare “esternalità negative” in contrasto con l’equilibrio concorrenziale da cui origina l’allocazione ottimale delle risorse. Costituiscono un esempio di costi sociali: la congestione del traffico, l’inquinamento e la desertificazione delle aree urbane, rurali e montane;
e) l’organizzazione dell’offerta commerciale in addensamenti commerciali, integrata con gli altri servizi urbani, in condizioni favorevoli di accessibilità e di sosta, genera esternalità positive, sia sotto forma di sinergie economiche, sia in termini di miglioramento della qualità urbana attraverso lo sviluppo di spazi pubblici collettivi.
5. La concertazione e il coordinamento degli atti della programmazione tra i diversi livelli di governo della Regione favoriscono lo sviluppo della libera concorrenza:
a) determinando tipologie di strutture distributive caratterizzate da ampi margini di sostituibilità;
b) individuando i mercati geografici principali (criteri di localizzazione e aree di influenza) in relazione alle caratteristiche dell’offerta e al comportamento dei consumatori;
c) regolando gli effetti delle esternalità negative, nonché favorendo lo sviluppo di esternalità positive.

Art. 4. Riferimenti operativi per la programmazione della rete distributiva

1. Ai fini del raggiungimento delle finalità e degli obiettivi sopra esplicitati, nel rispetto dei principi degli articoli 1, 2, 3, 6 e 10 del decreto legislativo n. 114/1998 e della legge regionale sul commercio, la programmazione della rete distributiva si basa sui seguenti elementi:
a) le strutture della concorrenza: rappresentate dalle tipologie di strutture distributive aventi caratteristiche differenti per quanto concerne la composizione dell’offerta, merceologica e di servizio, il livello dei prezzi praticati, l’uso dello spazio privato e pubblico, e le differenti preferenze di localizzazione;
b) l’assetto territoriale: attraverso il quale sono individuate le condizioni, relative alle zone di insediamento delle attività commerciali, che favoriscono lo sviluppo della concorrenza potenziale del sistema, la varietà e la diffusione del servizio da rendere al consumatore;
c) la dinamica della concorrenza, gli incentivi e la regolamentazione dello sviluppo: determinati dalle differenti combinazioni dell’offerta, compatibili con le differenti zone di insediamento, tenuto conto della vocazione territoriale dei luoghi, del loro utilizzo da parte dei consumatori e delle necessità di tutela storico-artistica e ambientale. Attraverso gli incentivi si facilitano il mantenimento del servizio a favore dei consumatori marginali e poco mobili, e l’ottimale esercizio dell’attività delle piccole e medie imprese operanti nelle parti di territorio per le quali sono necessari interventi per la riqualificazione del tessuto commerciale;
d) il raccordo tra la programmazione economica e la pianificazione urbanistica riferite al settore commerciale: indispensabile per evitare le perdite di efficienza che potrebbero derivare da incoerenze e sfasature temporali tra le richieste di autorizzazioni commerciali e di concessioni o autorizzazioni edilizie.

TITOLO SECONDO. LE STRUTTURE DELLA CONCORRENZA

ART. 5. Definizione di superficie di vendita e classificazione degli esercizi commerciali

1. Ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera c) del decreto legislativo n. 114/1998, la superficie di vendita di un esercizio commerciale al dettaglio in sede fissa è l’area destinata alla vendita, compresa quella occupata da banchi, casse, scaffalature e simili. Non costituisce superficie di vendita quella destinata ai magazzini, depositi, locali di lavorazione, uffici, servizi.
2. La superficie di vendita si determina per ciascun esercizio commerciale calcolando solo l’area che costituisce superficie lorda di pavimento ai fini del rilascio della concessione o dell’autorizzazione edilizia.
3. Ogni esercizio commerciale corrisponde al luogo fisicamente delimitato mediante pareti continue, separato, distinto e non direttamente collegato ad altro adibito a superficie di vendita.
4. Ad ogni esercizio commerciale, così come definito al comma 3, corrispondono una sola superficie di vendita ed una sola comunicazione, ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo n. 114/1998, o autorizzazione commerciale, rilasciata ai sensi degli articoli 8 e 9 del decreto legislativo n. 114/1998 o ai sensi della legge 11 giugno 1971, n. 426 (Disciplina del commercio), fatta salva la deroga di cui all’articolo 7, comma 2.
5. La superficie di vendita annessa ad attività produttiva, industriale o artigianale, deve essere ricavata, in condizioni di sicurezza, nello stesso immobile nel quale avviene la produzione. Essa non deve superare quella massima prevista per gli esercizi di vicinato.
6. La superficie di vendita degli esercizi commerciali che trattano merci ingombranti, dei quali il venditore non è in grado di effettuare la consegna immediata (mobilifici, concessionarie auto, legnami, materiali per l’edilizia, e simili) può essere limitata alla dimensione massima degli esercizi di vicinato; la parte rimanente è attribuita a magazzino, deposito o superficie espositiva; ai fini del presente comma è obbligatoria la sottoscrizione di un atto di impegno d’obbligo tra comune e operatore che costituisce integrazione alla comunicazione di cui all’articolo 7 del decreto legislativo n. 114/1998.
7. La superficie espositiva è la parte dell’unità immobiliare, a destinazione commerciale, alla quale il pubblico accede, in condizioni di sicurezza, solo se accompagnato dagli addetti alla vendita e solo per prendere visione di prodotti non immediatamente asportabili.
8. La superficie di vendita dei centri polifunzionali di servizi, previsti dall’articolo 19, non comprende la parte dell’unità immobiliare occupata da attività non commerciali e dagli spazi di passaggio comuni.
9. Non costituiscono superficie di vendita l’area che delimita le vetrine e le zone di passaggio ad esse antistanti, nei casi in cui si trovino sul fronte strada o siano integrate con spazi di passaggio comuni ad altri esercizi commerciali.
10. Ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettere d), e), f) del decreto legislativo n. 114/1998, gli esercizi commerciali per la vendita al dettaglio sono così classificati:
a) esercizi di vicinato. Sono gli esercizi la cui superficie di vendita:
1) non è superiore a mq. 150 nei comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti;
2) non è superiore a mq. 250 nei comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti;
b) medie strutture di vendita. Sono gli esercizi commerciali la cui superficie di vendita è compresa:
1) tra mq. 151 e mq. 1.500 nei comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti;
2. tra mq. 251 e mq. 2.500 nei comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti;
c) grandi strutture di vendita. Sono gli esercizi commerciali la cui superficie di vendita è:
1) superiore a mq. 1.500 nei comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti;
2) superiore a mq. 2.500 nei comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti.
11. I comui con più di 10.000 abitanti hanno facoltà di ridurre la superficie massima degli esercizi di vicinato e delle medie strutture di vendita limitatamente ai casi previsti all’articolo 19, comma 1.

Art. 6. Definizione di centro commerciale

1. Un centro commerciale, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera g) del decreto legislativo n. 114/1998, è una struttura fisico-funzionale concepita e organizzata unitariamente, a specifica destinazione d’uso commerciale, costituita da almeno due esercizi commerciali al dettaglio fatta salva la deroga di cui all’articolo 7, comma 2. Il centro commerciale è dotato di spazi e servizi comuni funzionali al centro stesso, che possono essere organizzati in superfici coperte o a cielo libero. Il centro commerciale è unitario rispetto: al sistema del traffico, al parcheggio, ai servizi ad uso collettivo di vario genere e dimensione, pubblici o privati. Il consumatore percepisce un’immagine unitaria dell’offerta commerciale e dei servizi connessi.
2. La superficie di vendita di un centro commerciale è data dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi commerciali al dettaglio in esso presenti.
3. I centri commerciali sono così classificati:
a) centro commerciale classico: è un insediamento commerciale costituito da un unico edificio, comprendente uno o più spazi pedonali, dai quali si accede ad una pluralità di esercizi commerciali al dettaglio integrati, eventualmente, da attività paracommerciali e di servizio. L’edificio è soggetto a concessione edilizia unitaria a specifica destinazione. Le singole autorizzazioni commerciali discendono da un unico provvedimento generale rilasciato, eventualmente anche a un soggetto promotore, sulla base delle procedure stabilite dalla Giunta regionale, e nei tempi previsti dagli articoli 7 e 8 del decreto legislativo n. 114/1998 e dall’articolo 29 della presente normativa;
b) centro commerciale sequenziale: è un insediamento commerciale costituito da uno o più edifici collegati funzionalmente da percorsi pedonali, non facenti parte di vie o piazze pubbliche, dai quali si accede a singoli esercizi commerciali. I servizi accessori possono essere comuni all’intero complesso degli edifici. Il centro commerciale sequenziale è soggetto a concessione edilizia unitaria che è rilasciata con le procedure previste per gli immobili destinati al commercio al dettaglio nonché dall’articolo 28 della presente normativa. Le singole autorizzazioni commerciali, comunque, discendono da un unico provvedimento generale rilasciato, eventualmente, anche a un soggetto promotore. La realizzazione della struttura può essere scaglionata nel tempo;
c) centro commerciale naturale: è una sequenza di esercizi commerciali e di altre attività di servizio che si affacciano, in prevalenza, su vie o piazze urbane, che abbiano sottoscritto con il comune un preciso programma unitario di attività promozionali. Le autorizzazioni commerciali sono separate, indipendenti e non discendono da un unico provvedimento generale. Le concessioni o autorizzazioni edilizie sono rilasciate separatamente ed autonomamente a ciascuna unità o complesso immobiliare;
d) centro commerciale pubblico: è rappresentato solo da mercati su area pubblica e da unità immobiliari predisposte per l’esercizio dell’attività di commercio al dettaglio su aree pubbliche disciplinata dal titolo X del decreto legislativo n. 114/1998.
4. I centri polifunzionali realizzati su area pubblica ai sensi dell’articolo 19, commi 1 e 3 non sono considerati centro commerciale pubblico e rientrano tra gli esercizi di vicinato.

Art. 7. Definizione di offerta commerciale

1. L’offerta commerciale è il complesso dei prodotti e relativi servizi venduti da un singolo esercizio commerciale. Ai fini della programmazione l’offerta commerciale è articolata come segue:
a) offerta alimentare (settore merceologico alimentare)
b) offerta non alimentare o extralimentare (settore merceologico extralimentare)
c) offerta mista (determinata dalla presenza nello stesso esercizio commerciale sia dal settore merceologico alimentare sia di quello extralimentare).
2. L’offerta alimentare o extralimentare nelle medie e grandi strutture di vendita può essere integrata da altro settore merceologico complementare con una superficie aggiuntiva non superiore ai limiti previsti dall’articolo 4, comma 1, lettera d) del decreto legislativo n. 114/1998 e soggetta a sola comunicazione
3. Ai fini della programmazione della rete distributiva sono escluse le forme di vendita non comprese nell’articolo 4, comma 1, lettere d), e), f) e g) del decreto legislativo n. 114/1998.

Art. 8. Classificazione delle tipologie di strutture distributive

1. Le tipologie di strutture distributive medie e grandi sono determinate dalle caratteristiche quantitative e qualitative dell’offerta commerciale.
2. Al fine di favorire l’equilibrato sviluppo delle diverse tipologie, nel rispetto del principio della libera concorrenza, e per migliorare la produttività del sistema, l’informazione e la qualità dei servizi da rendere al consumatore, le medie e grandi strutture di vendita sono classificate come segue:

MEDIE STRUTTURE DI VENDITA

úofferta alimentare e/o mista:

M-SAM1:
- superficie di vendita da mq. 151 a mq. 250 (comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti);
- superficie di vendita da mq. 251 a mq. 400 (comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti);
M-SAM2:
- superficie di vendita da mq. 251 a mq. 900 (comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti);
– superficie di vendita da mq. 401 a mq. 900 (comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti);
M-SAM3:
- superficie di vendita da mq. 901 a mq. 1.500 (comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti);
– superficie di vendita da mq. 901 a mq. 1.800 (comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti);
M-SAM4: superficie di vendita da mq. 1801 a mq. 2.500 (comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti)

úofferta extralimentare:

M-SE1:
- superficie di vendita da mq. 151 a mq. 400 (comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti);
- superficie di vendita da mq. 251 a mq. 400 (comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti);
M-SE2: superficie di vendita da mq. 401 a mq. 900
M-SE3:
- superficie di vendita da mq. 901 a mq. 1.500 (comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti);
- superficie di vendita da mq. 901 a mq. 1.800 (comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti);
M-SE4 : superficie di vendita da mq. 1.801 a mq. 2.500 (comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti);

GRANDI STRUTTURE DI VENDITA

àofferta commerciale mista

G-SM1:
- superficie di vendita da mq. 1.501 a mq. 4.500 (comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti);
- superficie di vendita da mq. 2.501 a mq. 4.500 (comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti);
G-SM2: superficie di vendita da 4.501 mq a 7.500 mq.
G-SM3: superficie di vendita da 7.501 mq a 12.000 mq.
G-SM4: superficie di vendita oltre 12.000 mq.

àofferta commerciale extralimentare

G-SE1:
- superficie di vendita da mq. 1.501 a mq. 3.500 (comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti);
- superficie di vendita da mq. 2.501 a mq. 3.500 (comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti);
G-SE2: superficie di vendita da 3.501 mq a 4.500 mq.
G-SE3: superficie di vendita da 4.501 mq a 6.000 mq.
G-SE4: superficie di vendita oltre 6.000 mq.

CENTRI COMMERCIALI

àmedie strutture di vendita

M-CC:
- superficie di vendita da mq. 151 a mq. 1500 (comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti);
- superficie di vendita da mq. 251 a mq. 2500 (comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti);

àgrandi strutture di vendita (oltre i limiti massimi di cui sopra)

G-CC1: superficie di vendita fino a 6.000 mq.
G-CC2: superficie di vendita da 6.001 mq a 12.000 mq.
G-CC3: superficie di vendita da 12.001 mq a 18.000 mq.
G-CC4: superficie di vendita oltre i 18.000 mq.

3. La modifica o l’aggiunta di settore merceologico ad un esercizio commerciale e il passaggio da una classe dimensionale ad un’altra sono soggetti alle norme stabilite per le nuove autorizzazioni, per il trasferimento e per le variazioni di superficie dall’articolo 15 della presente normativa.

TITOLO TERZO. L’ASSETTO TERRITORIALE DELLA RETE DISTRIBUTIVA

Art. 9. Ambiti della programmazione della rete distributiva

1. Il territorio regionale, in relazione alla densità abitativa, alle caratteristiche della rete distributiva, alle caratteristiche socioeconomiche e morfologiche, è così classificato:
a) aree di programmazione commerciale di interesse sovracomunale: sono aree configurabili come un sistema di offerta commerciale rivolto ad un unico bacino di utenza, formate da un comune attrattore, che determina l’importanza dell’area, e dai comuni dell’area di programmazione commerciale che ad esso fanno riferimento. L’area di programmazione commerciale è costituita, tranne particolari eccezioni, dal comune attrattore e da quelli confinanti con esso;
b) comuni, per livello gerarchico: i comuni sono classificati secondo l’importanza commerciale e socioeconomica, al fine di favorire un’organizzazione territoriale della rete distributiva idonea a garantire un adeguato servizio al consumatore e l’equilibrato sviluppo delle diverse tipologie di strutture distributive;
c) zone di insediamento commerciale: in ciascun comune sono riconoscibili ambiti territoriali nei quali si possono realizzare le politiche di trasformazione aventi lo scopo di favorire il miglioramento della produttività del sistema, e l’incremento dell’informazione e della qualità del servizio reso ai consumatori; tali politiche si concretizzano, anche con adeguati incentivi, attraverso iniziative di sviluppo, di consolidamento e di tutela della rete commerciale esistente e dell’ambiente, con particolare riguardo alla mobilità, al traffico e all’inquinamento, nonché alla riqualificazione del tessuto urbano e alla valorizzazione dei beni di interesse storico, artistico e ambientale.

Art. 10. Classificazione delle aree di programmazione commerciale

1. Le aree di programmazione commerciale al servizio di specifici bacini di utenza, ai fini dell’applicazione delle disposizioni del presente provvedimento, sono le seguenti:
a) area di programmazione commerciale metropolitana: è l’ambito territoriale delimitato dal centro metropolitano (comune attrattore), dai comuni con esso confinanti e da altri comuni circostanti. L’elenco dettagliato dei comuni è riportato all’allegato 1 alla presente deliberazione;
b) altre aree di programmazione commerciale: sono gli ambiti territoriali delimitati dal comune attrattore e dai comuni con esso confinanti e, in qualche caso, da altri comuni circostanti. L’elenco delle aree di programmazione commerciale e dei comuni che vi appartengono è riportato all’allegato 1 alla presente deliberazione;
c) sistemi distributivi di rilevanza comunale: sono gli ambiti territoriali che comprendono il complesso dell’offerta commerciale in ciascuno dei comuni che non appartengono alle aree di programmazione commerciale.
2. Nella fase preliminare di valutazione delle posizioni dominanti ai fini della promozione e della tutela della concorrenza, le aree di programmazione commerciale di cui al comma 1, lettere a) e b) coincidono con il mercato geografico del prodotto.

Art. 11. Classificazione dei comuni

1. I comuni, in relazione alle caratteristiche della rete distributiva, della dotazione dei servizi, delle condizioni socioeconomiche e di consistenza demografica, ai fini dell’applicazione delle disposizioni del presente provvedimento, sono suddivisi secondo la seguente classificazione:
a) comuni della rete primaria : sono i comuni (poli e subpoli) nei quali si rilevano, contemporaneamente, una notevole completezza merceologica dell’offerta e le potenzialità per completare la gamma delle tipologie di strutture distributive, in funzione dell’adeguamento dell’offerta alle preferenze dei consumatori;
b) comuni della rete secondaria: sono i comuni che, pur non avendo il rilievo strategico attribuito a quelli della rete primaria, svolgono una funzione essenziale di diffusione del servizio commerciale più frequente, in prossimità di insediamenti residenziali. Appartengono a questa rete anche alcuni comuni, più lontani dai comuni polo o subpolo della rete primaria, che svolgono un’importante funzione di distribuzione dei servizi meno frequenti sul territorio circostante e di supporto alle altre attività terziarie.
2. I comuni della rete primaria sono classificati come segue:
a) centro metropolitano
b) poli della rete primaria (v. allegato 2)
c) subpoli della rete primaria (v. allegato 2)
3. I comuni polo della rete primaria compreso il centro metropolitano, sono, nella maggior parte dei casi, centri attrattori di aree di programmazione commerciale, nei quali si è sviluppata una maggiore concentrazione di servizi commerciali, paracommerciali, artigianali e pubblici. Su di essi si concentrano flussi di gravitazione naturale che interessano vaste zone del territorio regionale.
4. I comuni subpolo della rete primaria sono quelli che, pur rientrando nelle aree di gravitazione naturale dei poli della rete primaria, sono in grado di erogare servizi commerciali competitivi con quelli del polo della rete primaria, anche se per un numero limitato di funzioni.
5. I comuni della rete secondaria sono classificati come segue:
a) comuni turistici, non compresi tra quelli della rete primaria;
b) comuni intermedi: altri comuni con popolazione a partire da 3.000 abitanti non compresi negli elenchi precedenti; (v. allegato 2)
c) comuni minori (o deboli): altri comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti (v. allegato 2)
6. I comuni turistici non compresi negli elenchi dei comuni della rete primaria sono, oltre a quelli riconosciuti dagli appositi elenchi regionali, anche quelli nei quali, sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio regionale, è riconosciuta la presenza evidente di popolazione turistica, anche giornaliera; ai sensi, dell’articolo 12, comma 1 del decreto legislativo n. 114/1998, tali comuni possono limitare la vocazione turistica anche solo ad una parte del loro territorio. Analogamente, i comuni non turistici, con provvedimento autonomo adottato sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio regionale, riconoscono la vocazione turistica a parti del loro territorio interessate da manifestazioni, permanenti o episodiche, almeno di importanza regionale, alle quali siano associati flussi rilevanti di popolazione non residente, generati da turismo di divertimento, religioso, d’arte, d’affari, e diversi dalle abituali gravitazioni commerciali.
7. I comuni intermedi sono quelli non turistici con dimensione demografica a partire da 3.000 abitanti e non compresi tra i comuni della rete primaria. Si pongono in posizione gerarchica intermedia tra i comuni minori (o deboli) e i comuni della rete primaria; offrono servizi non quotidiani ma di minor portata rispetto a quella dei comuni in posizione gerarchica superiore.
8. I centri minori (o deboli) sono i comuni non turistici con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, sede di un’offerta commerciale spesso non completa nella dotazione di base.

Art. 12. Classificazione delle zone di insediamento commerciale

1. Le zone attuali e potenziali di insediamento delle attività commerciali, ai fini dell’applicazione del presente provvedimento, sono individuate nell’ambito dei comuni così come classificati all’articolo 11, per favorire l’equilibrato sviluppo delle diverse tipologie di strutture distributive, nel rispetto del principio della libera concorrenza, per migliorare la produttività del sistema e la qualità dei servizi da rendere al consumatore.
2. Le zone di insediamento commerciale, in funzione del livello di aggregazione spaziale degli esercizi commerciali e del rapporto con il sistema delle residenze, si distinguono in:
a) addensamenti commerciali: costituiti da porzioni del territorio urbano o extraurbano, percepite come omogenee e unitarie, che raggruppano un insieme di attività commerciali, paracommerciali ed assimilabili, ubicate l’una in prossimità dell’altra in un ambito a scala pedonale, nelle quali il consumatore trova un insieme organizzato ed integrato di offerta commerciale e di servizi;
b) localizzazioni commerciali urbane ed extraurbane: sono singole zone di insediamento commerciale, urbane o extraurbane, esistenti o potenziali, non costituenti addensamento commerciale così come definito alla lettera a) ed all’articolo 13.
3. Gli addensamenti commerciali e le localizzazioni commerciali, in base alla loro posizione rispetto al contesto urbano fisico e socioeconomico in cui sono inseriti, sono classificati come segue:
a) addensamenti commerciali:
1) A.1. Addensamenti storici rilevanti;
2) A.2. Addensamenti storici secondari;
3) A.3. Addensamenti commerciali urbani forti;
4) A.4. Addensamenti commerciali urbani minori;
5) A.5. Addensamenti commerciali extraurbani;
b) localizzazioni commerciali urbane ed extraurbane:
1) L.1. Localizzazioni commerciali urbane non addensate;
2) L.2. Localizzazioni commerciali urbano-periferiche non addensate;
3) L.3. Localizzazioni commerciali extraurbane.
4. Il riconoscimento degli addensamenti commerciali e delle localizzazioni commerciali deve essere effettuato dai comuni nel rispetto dei criteri, dei parametri e delle norme di cui agli articoli 13 e 14. Esso costituisce, congiuntamente alla compatibilità territoriale dello sviluppo, di cui all’articolo 17, parte integrante e sostanziale dell’adeguamento degli strumenti urbanistici che i comuni devono adottare nei tempi, con le modalità e nel rispetto dei contenuti previsti dall’articolo 4 della legge regionale sul commercio, dell’articolo 6, comma 5 del decreto legislativo n. 114/1998 e della presente normativa.

Art. 13. Criteri per il riconoscimento degli addensamenti commerciali

1. Gli addensamenti commerciali devono essere riconosciuti da ciascun comune nell’ambito del proprio territorio, nel rispetto dei parametri e criteri di cui al presente articolo.
2. Il riconoscimento degli addensamenti commerciali, così come previsto dall’articolo 12, comma 4, costituisce parte integrante e sostanziale dell’adeguamento degli strumenti urbanistici generali e particolareggiati, previsto dall’articolo 6, comma 5 del decreto legislativo n. 114/1998 e dall’articolo 4 della legge regionale sul commercio.
3. Gli addensamenti commerciali sono riconoscibili con i seguenti criteri e parametri:
a) A.1. Addensamenti storici rilevanti. Essi sono riconoscibili nell’area centrale e nell’ambito della perimetrazione degli insediamenti urbani aventi carattere storico-artistico così come definiti dall’articolo 24 della legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56 (Tutela ed uso del suolo), e successive modifiche ed integrazioni. Sono gli ambiti commerciali di antica formazione, che si sono sviluppati spontaneamente intorno al fulcro (piazza principale, piazza di mercato, chiesa, e simili) del centro urbano, caratterizzati da una buona densità commerciale e di servizi e da una buona densità residenziale. Data la variabilità delle caratteristiche di ciascun centro urbano, i Comuni delimitano l’addensamento in base alla conoscenza del proprio territorio, motivando le scelte operate;
b) A.2. Addensamenti storici secondari. Essi sono ambiti commerciali di antica formazione posti all’interno delle zone residenziali che costituiscono la corona insediativa dell’area centrale, caratterizzati da un’elevata densità commerciale e di servizi. Essi sono riconoscibili nel centro metropolitano e nei comuni polo della rete primaria la cui popolazione sia, orientativamente, non inferiore a 70.000 – 80.000 abitanti. Gli addensamenti storici secondari del centro metropolitano sono orientativamente individuabili ogni 80.000 – 100.000 abitanti. Gli addensamenti storici secondari dei comuni polo della rete primaria non possono essere più di uno ogni 35.000 – 45.000 abitanti. Data la variabilità delle caratteristiche del centro metropolitano e dei comuni polo della rete primaria, la delimitazione degli addensamenti è effettuata da ciascuno dei comuni, in base alla conoscenza del proprio territorio, attenendosi agli ordini di grandezza sopra riportati;
c) A.3. Addensamenti commerciali urbani forti. Gli addensamenti commerciali urbani forti sono ambiti commerciali di non antica formazione, ubicati nel tessuto residenziale periferico del centro metropolitano, dei poli, dei subpoli e dei comuni intermedi e caratterizzati da un’apprezzabile presenza di esercizi commerciali e di servizio e da buona densità residenziale di contorno. L’offerta commerciale è tendenzialmente completa. Sono le sedi attuali e potenziali di offerta concentrata, che si contrappongono, in genere, agli addensamenti storici rilevanti e secondari. Tali addensamenti non rispondono ad alcuno dei requisiti per essere riconosciuti extraurbani o addensamenti urbani (A.1., A.2., A.4.) o localizzazioni commerciali urbane (L.1. e L.2.). Per ciascun tipo di comune, gli addensamenti commerciali urbani forti sono riconoscibili attraverso almeno alcuni dei seguenti parametri orientativi:
1) un mercato funzionante, o da realizzare, per almeno un giorno alla settimana, collocato in una più vasta area pedonabile durante lo svolgimento del servizio, con un numero di banchi, compresi quelli destinati ai produttori, prossimo o superiore al valore del parametro N. 3;
2) numero degli esercizi presenti (parametro Q.3) e relativa quantità di superficie di vendita cumulata (parametro F.3), ubicati, senza evidenti soluzioni di continuità, in un insieme omogeneo ed unitario con attività paracommerciali e assimilabili, lungo uno o due fronti di un tratto di via o piazza, la cui lunghezza è espressa in metri lineari (parametro P.3). Nel caso di insediamenti su un unico fronte di strada e/o piazza i parametri Q.3 ed F.3 sono dimezzati;
3) estensione possibile oltre l’ultimo punto di vendita dell’addensamento (parametro E.3);
4) presenza, all’interno dell’addensamento del centro metropolitano e del comune polo, di strade urbane di scorrimento ai sensi dell’articolo 18 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), e successive modifiche ed integrazioni (parametro K).

Il prospetto 1 che segue indica, per ciascun tipo di comune, gli ordini di grandezza a cui fare riferimento per l’individuazione degli addensamenti commerciali urbani forti.

PROSPETTO 1: ADDENSAMENTI COMMERCIALI URBANI FORTI (A.3.) – PARAMETRI

ADDENSAMENTI COMMERCIALI
URBANI FORTI
P
A
R
A
M
E
T
R
O
COMUNE
METROPOLITANO
COMUNI POLO
COMUNI SUBPOLO
COMUNI INTERMEDI
COMUNI TURISTICI
MERCATO IN AREA PEDONALE DURANTE LO SVOLGIMENTO DEL SERVIZIO
N. 3
N. 90
N. 75
N. 60
N. 60
N. 60
LUNGHEZZA DEL FRONTE STRADA E/O PIAZZA
P.3
mt. 1000
mt. 500
mt. 500
mt. 300
mt. 300
NUMERO DI ESERCIZI PRESENTI SUL FRONTE STRADA E/0 PIAZZA
Q.3
N. 80
N. 40
N. 30
N. 25
N. 25
ESTENZIONE POSSIBILE
DELL’ADDENSAMENTO OLTRE
L’ULTIMO ESERCIZIO
E.3
mt. 500
mt. 300
mt. 200
mt. 100
mt. 100
MQ. DI VENDITA CUMULATA DAI PUNTI DI VENDITA PRESENTI
F.3
mq. 2500
mq.1000
mq. 800
mq. 600
mq. 600
PRESENZA DI STRADE URBANE DI SCORRIMENTO AI SENSI DELL’ARTICOLO 18 DEL D.LGS 285/1992
K
SI
SI
NO
NO
NO

1) L’addensamento A.3. non è riconoscibile nei comuni minori
2) Per i comuni subpolo, intermedi e turistici non è da verificare la sussistenza del parametro K

d) A.4. Addensamenti commerciali urbani minori. Gli addensamenti commerciali urbani minori sono gli ambiti semicentrali di non antica formazione ubicati nel tessuto residenziale del centro metropolitano, dei comuni polo e subpolo della rete primaria e dei comuni intermedi, lambiti o percorsi da assi viari di livello urbano-locale, caratterizzati da una presenza di offerta commerciale limitata alle funzioni meno rare. Tali addensamenti non rispondono ad alcuno dei requisiti per essere riconosciuti extraurbani, o addensamenti urbani (A.1., A.2., A.3.) o localizzazioni commerciali urbane non addensate (L.1. e L.2.). Per ciascun tipo di comune, gli addensamenti commerciali minori urbani sono riconoscibili attraverso alcuni dei seguenti parametri orientativi:
1) numero degli esercizi presenti (parametro Q.4) e relativa quantità di superficie di vendita cumulata (parametro F.4), ubicati, senza evidenti soluzioni di continuità, in un insieme omogeneo ed unitario con attività paracomerciali ed assimilabili, lungo uno o due fronti di un tratto di via o piazza, la cui lunghezza è espressa in metri lineari (parametro P.4). Nel caso di insediamenti su un unico fronte di strada e/o piazza i parametri Q.4 ed F.4 sono dimezzati;
2) estensione possibile da computare oltre l’ultimo punto di vendita dell’addensamento (parametro E.4).

Il prospetto 2 che segue indica, per ciascun tipo di comune, gli ordini di grandezza a cui fare riferimento per l’individuazione degli addensamenti commerciali urbani minori.

PROSPETTO 2: ADDENSAMENTI COMMERCIALI URBANI MINORI (A.4.) – PARAMETRI

ADDENSAMENTI COMMERCIALI
URBANI MINORI
P
A
R
A
M
E
T
R
O
COMUNE
METROPOLITANO
COMUNI POLO
COMUNI SUBPOLO
COMUNI INTERMEDI
LUNGHEZZA DEL FRONTE STRADA E/O PIAZZA
P.4
mt. 500
mt. 250
mt. 200
mt. 100
NUMERO DI ESERCIZI PRESENTI SUL FRONTE STRADA E/0 PIAZZA
Q.4
N. 40
N. 20
N. 15
N. 10
ESTENZIONE POSSIBILE
DELL’ADDENSAMENTO OLTRE
L’ULTIMO ESERCIZIO
E.4
mt. 200
mt. 100
mt. 100
mt. 100
MQ. DI VENDITA CUMULATA DAI PUNTI DI VENDITA PRESENTI
F.4
mq. 1000
mq.500
mq. 400
mq. 250

1) L’addensamento A.4. non è riconoscibile nei comuni turistici e minori

e) A.5. Addensamenti commerciali extraurbani. Gli addensamenti commerciali extraurbani sono gli ambiti esterni al tessuto residenziale, sedi attuali di esercizi commerciali ubicati l’uno in prossimità dell’altro, spesso caratterizzati da un’offerta principalmente extralimentare, ubicati lungo assi o nodi di traffico extraurbano. Non rispondono ad alcuno dei requisiti per essere riconosciuti addensamenti commerciali urbani e localizzazioni commerciali urbane ed extraurbane. Tali addensamenti commerciali sono riconoscibili attraverso, almeno, i seguenti parametri orientativi:
1) numero degli esercizi presenti (parametro Q.5) e relativa quantità di superficie di vendita o esposizione cumulata (parametro F.5), ubicati lungo un fronte di strada extraurbana, la cui lunghezza è espressa in metri lineari (parametro P.5).

Il prospetto 3 che segue indica gli ordini dei grandezza, per ciascuno dei parametri, a cui fare riferimento per l’individuazione dell’addensamento commerciale extraurbano.

PROSPETTO 3: ADDENSAMENTI COMMERCIALI EXTRAURBANI (A.5.) – PARAMETRI

Art. 14. Criteri per il riconoscimento delle localizzazioni commerciali

1. Le localizzazioni commerciali urbane ed extraurbane, attuali o potenziali, possono essere riconosciute da ciascun comune nel rispetto dei criteri e parametri di cui al presente articolo. Possono essere altresì riconosciute in sede di esame delle istanze di cui all’articolo 15.
2. Il loro eventuale riconoscimento, così come previsto dall’articolo 12, comma 4, costituisce parte integrante e sostanziale dell’adeguamento degli strumenti urbanistici, obbligatorio ai sensi dell’articolo 6, comma 5 del decreto legislativo n. 114/1998 e dell’articolo 4 della legge regionale sul commercio.
3. Fino a quando le localizzazioni commerciali urbane ed extraurbane non siano, in tutto o in parte, espressamente e puntualmente individuate e normate, esse sono riconosciute in sede di istruttoria delle istanze di apertura, di variazione della superficie o di settore merceologico e di trasferimento di esercizi commerciali, laddove lo strumento urbanistico generale e particolareggiato vigente consenta le destinazioni d’uso di cui all’articolo 24, nel rispetto dei parametri di cui ai prospetti 4, 5 e 6, dei vincoli di compatibilità territoriale dello sviluppo di cui all’articolo 17 e dei vincoli di compatibilità urbanistica di cui agli articoli 23, 25, 27 e 28.
4. Le localizzazioni commerciali sono riconoscibili con i seguenti criteri e parametri orientativi:
a) L.1. Localizzazioni commerciali urbane non addensate. Le localizzazioni commerciali urbane non addensate sono le aree ubicate nel tessuto residenziale, preferibilmente lambite o percorse da assi viari di livello urbano. Esse sono candidate ad ospitare attività rivolte al servizio dei residenti o al potenziamento dell’offerta nel quadro del processo di riqualificazione urbana. Tali aree non fanno parte degli addensamenti urbani (A.1., A.2., A.3., A.4.), o delle localizzazioni commerciali urbano-periferiche non addensate (L.2.). Sono individuabili attraverso i seguenti parametri orientativi:
1) devono essere ubicate in prossimità (parametro J.1) di un nucleo residenziale sufficientemente numeroso (parametro X.1);
2) la numerosità del nucleo residenziale (parametro X.1) deve essere verificata entro un raggio di una determinata ampiezza (parametro Y.1).

Il prospetto 4 che segue indica, per ciascun tipo di comune, gli ordini di grandezza a cui fare riferimento per l’individuazione di tali aree.

PROSPETTO 4: LOCALIZZAZIONI commerciali URBANE NON ADDENSATE (L.1.) – PARAMETRI

LOCALIZZAZIONE
COMMERCIALE URBANA NON
ADDENSATA
P
A
R
A
M
E
T
R
O
COMUNE
METROPOLITANO
COMUNI POLO
COMUNI
SUBPOLO
COMUNI INTERMEDI
COMUNI MINORI
COMUNI TURISTICI
AMPIEZZA RAGGIO DELLA PERIMETRAZIONE
ENTRO LA QUALE CALCOLARE I RESIDENTI
Y.1
mt. 350
mt. 500
mt. 500
mt. 500
mt. 500
mt. 500
NUMEROSITA’ DI RESIDENTI ENTRO IL RAGGIO
DI CUI AL PARAMETRO Y.1
X.1
5000
residenti
2500 residenti
2500
residenti
1000 residenti
500 residenti
500 residenti
DISTANZA STRADALE MASSIMA DALLA PERIMETRAZIONE DEL NUCLEO RISIDENZIALE
DI CUI AL PARAMETRO Y.1
J.1
mt. 700
mt. 700
mt. 700
mt. 500
mt. 500
mt. 500

b) L.2. Localizzazioni commerciali urbano-periferiche non addensate. Le localizzazioni commerciali urbano-periferiche non addensate sono le aree ubicate ai bordi del tessuto residenziale urbano dei comuni. Esse sono preferibilmente lambite o percorse da assi viari di primo livello e sono candidate ad ospitare attività rivolte al servizio dei consumatori nel quadro del processo di riqualificazione urbana. Tali aree non fanno parte degli addensamenti commerciali urbani (A.1., A.2., A.3., A.4.), degli addensamenti commerciali extraurbani (A.5.), delle localizzazioni commerciali urbane non addensate (L.1.) e delle localizzazioni extraurbane (L.3.). Sono individuate attraverso alcuni dei seguenti parametri orientativi:
1) a prescindere dalla presenza di confini comunali, devono essere ubicate in prossimità (parametro J.2) di un nucleo residenziale sufficientemente numeroso (parametro X.2);
2) a prescindere dalla presenza di confini comunali, la numerosità del nucleo residenziale (parametro X.2) deve essere verificata entro un raggio di una determinata ampiezza (parametro Y.2);
3) l’area deve avere una dimensione minima prefissata (parametro H.2) con destinazione d’uso idonea alla realizzazione di insediamenti commerciali e di servizio. Tale area può comprendere eventualmente anche attività commerciali e/o di servizio preesistenti;
4) a prescindere dalla presenza di confini comunali, devono essere ubicate ad una distanza stradale minima (parametro D.2) da altra localizzazione commerciale urbano periferica L.2;
5) devono esser ubicate ad una distanza stradale minima (parametro W.2) da un addensamento urbano di tipo A.1., A.2.

Il prospetto 5 che segue indica, per ciascun tipo di comune, gli ordini di grandezza a cui fare riferimento per l’individuazione di tali aree.

PROSPETTO 5: LOCALIZZAZIONI COMMERCIALI URBANO – PERIFERICHE (L.2.) – PARAMETRI

c) L.3. Localizzazioni commerciali extraurbane. Le localizzazioni commerciali extraurbane sono aree che non fanno parte degli addensamenti urbani ed extraurbani (A.1., A.2., A.3. ,A.4., A.5.) o delle localizzazioni commerciali L.1. e L.2. Sono le aree ubicate esternamente ai centri urbani, sedi potenziali e attuali di attività commerciali medie e grandi. Sono ubicate su un unico fronte strada, su assi o nodi di grande traffico, o ben visibili e ben accessibili da essi. Sono individuate attraverso almeno alcuni dei seguenti parametri orientativi:
1) devono essere ubicate ad una distanza minima (parametro W.3) dalla perimetrazione degli addensamenti urbani A.1., A.2. e A.3. di qualunque comune dell’area di programmazione commerciale;
2) devono essere ubicate ad una distanza stradale minima (parametro D.3) dalla più prossima delle aree di altra localizzazione extraurbana L.3. di qualunque comune delle aree di programmazione commerciale;
3) l’area deve avere una dimensione minima prefissata (parametro H.3) con destinazione d’uso idonea alla realizzazione di insediamenti commerciali e di servizio. Tale area può comprendere, eventualmente, anche attività commerciali e/o di servizio preesistenti;
4) dimensione minima della sezione stradale della viabilità di riferimento (parametro K.3), definita secondo le norme tecniche del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) del 28 luglio 1980, n. 78.
Le localizzazioni commerciali extraurbane (L.3.) sono individuate esclusivamente nelle aree di programmazione commerciale, così come definite all’articolo 10, ed eventualmente entro e non oltre 1 km. al di fuori di esse, purché siano rispettati tutti i parametri di cui al prospetto 6, indicati per il comune attrattore delle areedi programmazione commerciale, ed il parametro W.3 del comune entro cui l’area è reperita e dei comuni con esso confinanti. In ogni caso deve sempre essere rispettato il parametro D.3.

Il prospetto 6 che segue indica, per ciascun tipo di comune, gli ordini di grandezza di ciascun parametro a cui fare riferimento per l’individuazione di tali aree.

PROSPETTO 6: LOCALIZZAZIONI COMMERCIALI EXTRAURBANE NON ADDENSATE (L.3) – PARAMETRI

LOCALIZZAZIONE
COMMERCIALE EXTRAURBANA
NON ADDENSATA
P
A
R
A
M
E
T
R
O
COMUNE
METROPOLITANO
COMUNI
POLO
COMUNI
SUBPOLO
COMUNI
INTERMEDI
COMUNI
MINORI
COMUNI
TURISTICI
DISTANZA STRADALE MINIMA DALL’ADDENSAMENTO URBANO A.1., A,.2., A.3.
W.3
mt. 5.000
mt. 3.000
mt. 2.000
mt. 1.000
mt. 1.000
mt. 1.000
DIMENSIONE MINIMA DEL LOTTO
H.3
mq. 200.000
mq. 80.000
mq. 60.000
NO
NO
NO
DIMENSIONE MINIMA DELLA SEZIONE STRADALE
(1)
K.3
mt. 23
mt. 18
mt. 10
mt. 10
mt. 8
mt. 8
DISTANZA STRADALE MINIMA
DA ALTRA LOCALIZZAZIONE EXTRAURBANA L.3
D.3
mt. 3.000
mt. 3.000
mt. 3000
mt. 3000
mt. 3.000
m.t. 3000

1) I dati del parametro K.3 si riferiscono alle norme tecniche del CNR del 28 luglio 1980, n. 78
2) Nei comuni intermedi, minori e turistici il parametro H.3 non è da verificare

TITOLO QUARTO. REGOLAMENTAZIONE DELLO SVILUPPO DELLA RETE DISTRIBUTIVA

ART. 15. Nuove aperture, trasferimenti, variazione della superficie e di settore merceologico degli esercizi commerciali

1. La trasformazione del sistema distributivo e l’equilibrato sviluppo delle tipologie di strutture distributive, si realizzano attraverso il continuo adattamento degli esercizi commerciali e della loro organizzazione spaziale alle mutevoli preferenze del consumatore. Tale adattamento si concretizza in nuove aperture di esercizi commerciali, trasferimenti della loro ubicazione, variazioni della superficie destinata alla vendita e modificazioni o aggiunte dei settori merceologici.
2. Le nuove aperture, i trasferimenti di sede, le variazioni della superficie di vendita e di settore merceologico sono consentite nelle zone di insediamento commerciale così come definite nella presente normativa.
3. Le nuove aperture di esercizi commerciali sono consentite nel rispetto delle norme del presente provvedimento e sono soggette:
a) ad autorizzazione, nel caso di medie o grandi strutture di vendita, che è concessa nel rispetto degli articoli 12, 13, 14, 17, 23, 24, 25, 26, 27 e 31 della presente normativa e delle norme procedurali stabilite con provvedimento della Giunta regionale;
b) a comunicazione, nel caso di esercizi di vicinato, previa verifica delle conformità degli aspetti urbanistici di cui agli articoli 23, 24, 25 e 26, e fatte salve le prescrizioni particolari di cui all’articolo 20 e di quelle previste nell’ambito dei progetti di qualificazione urbana e dei progetti integrati di rivitalizzazione di cui agli articoli 18 e 19.
4. Il trasferimento di sede di un esercizio commerciale è consentito solo nell’ambito dello stesso comune, purché avvenga nelle zone di insediamento commerciale, così come definite agli articoli 12, 13 e 14, e nel rispetto delle compatibilità definite agli articoli 17, 24, 25, 26, 27.
5. Il trasferimento di sede di un esercizio commerciale è disciplinato come segue:
a) per gli esercizi di vicinato: nell’ambito dello stesso comune, è soggetto a comunicazione, fatte salve le prescrizioni di cui all’articolo 20, e quelle contenute nei progetti di qualificazione urbana e nei progetti integrati di rivitalizzazione, di cui agli articoli 18 e 19, previa verifica delle conformità degli aspetti urbanistici di cui agli articoli 23, 24, 25 e 26;
b) per le medie e grandi strutture di vendita: nell’ambito dello stesso addensamento commerciale e della stessa localizzazione urbana ed extraurbana, è soggetto ad autorizzazione dovuta. In tutti gli altri casi è soggetto ad autorizzazione che è rilasciata nel rispetto degli articoli 12, 13, 14, 17, 24, 25, 26, 27 e 31 della presente normativa, e delle norme procedurali stabilite con provvedimento della Giunta regionale.
6. Il trasferimento di sede di un esercizio commerciale fuori da un centro commerciale, classico o sequenziale, così come definito all’articolo 6, o autorizzato ai sensi della legge n. 426/1971, non è mai consentito.
7. Il trasferimento di sede di un esercizio commerciale in un centro commerciale classico, sequenziale o autorizzato ai sensi della legge n. 426/1971, è soggetto ad autorizzazione dovuta nel caso in cui l’esercizio che si intende trasferire sia ubicato esternamente alle zone di insediamento commerciale così come definite agli articoli 12, 13 e 14 della presente normativa, e quando la variazione della superficie di vendita del centro commerciale, anche a seguito di successivi trasferimenti, non superi il 20 per cento della superficie originaria autorizzata, o non rientri nei casi disciplinati al comma 8. In tutti gli altri casi è soggetto a nuova autorizzazione, che è rilasciata nel rispetto delle norme del presente provvedimento.
8. Le variazioni della superficie di vendita che comportano il passaggio da una all’altra delle singole tipologie di strutture distributive, così come definite all’articolo 8, sono soggette a nuova autorizzazione che è rilasciata nel rispetto delle norme del presente provvedimento.
9. Le altre variazioni della superficie di vendita, inferiori a mq. 250 e comunque non superiori al 20 per cento della superficie originaria autorizzata, sono considerate fisiologiche e sono soggette ad autorizzazione dovuta. Negli altri casi, salvo quanto previsto dal comma 10, sono soggette a nuova autorizzazione da rilasciare nel rispetto delle presenti norme.
10. Gli ampliamenti di superficie di vendita che superano il limite di cui al comma 9 sono disciplinati come segue:
a) sono soggetti ad autorizzazione dovuta, nel caso di medie strutture di vendita, gli ampliamenti che non comportino il cambio di tipologia di struttura distributiva, così come definita dall’articolo 8, ottenuti mediante accorpamento di autorizzazioni riconducibili al settore alimentare o misto e rilasciate dal comune competente per territorio ai sensi della legge n. 426/1971. In tal caso non è richiesto il ricalcolo e l’adeguamento al fabbisogno di parcheggi di cui all’articolo 25;
b) sono soggetti ad autorizzazione dovuta, nel caso di grandi strutture di vendita, gli ampliamenti fino al 20 per cento della superficie originaria che non comportino il cambio di tipologia di struttura distributiva, così come definita dall’articolo 8, ottenuti mediante accorpamento di autorizzazioni riconducibili al settore alimentare o misto e rilasciate dal comune competente per territorio ai sensi della legge n. 426/1971. In tal caso non è richiesto il ricalcolo e l’adeguamento al fabbisogno dei parcheggi di cui all’articolo 25;
c) in tutti gli altri casi sono soggetti a nuova autorizzazione che è rilasciata nel rispetto delle norme del presente provvedimento.
11. Le autorizzazioni accorpate apportano ciascuna una superficie di vendita pari a quella che compare sull’autorizzazione. Nel caso in cui la superficie dell’autorizzazione da accorpare sia inferiore ai limiti stabiliti all’articolo 4, comma 1, lettera d) del decreto legislativo n. 114/1998, essa è ampliabile fino al limite massimo stabilito per gli esercizi di vicinato dal predetto articolo del decreto legislativo.
12. La modifica o l’aggiunta di settore merceologico, è soggetta:
a) a nuova autorizzazione, nel caso di medie e grandi strutture di vendita, nel rispetto delle compatibilità di cui all’articolo 17, previa verifica del computo degli standard e del fabbisogno di parcheggi di cui all’articolo 25;
b) a comunicazione, nel caso di esercizi di vicinato, fatte salve le prescrizioni particolari di cui all’articolo 20 e di quelle previste nell’ambito dei progetti di qualificazione urbana e dei progetti integrati di rivitalizzazione di cui agli articoli 18 e 19.
13 Le disposizioni relative alla variazione di superficie di vendita, alle modifiche o aggiunte di settore merceologico, disciplinate ai commi 8, 9, 10, 11, 12, si applicano anche per gli esercizi commerciali che costituiscono un centro commerciale, così come definito all’articolo 6 e all’articolo 4, comma 1, lettera g) del decreto legislativo n. 114/1998.
14. Le norme relative al trasferimento di sede, alle variazioni della superficie, alla modifica o aggiunta di settore merceologico, di cui ai commi 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, si applicano anche agli esercizi e centri commerciali autorizzati ai sensi della legge n. 426/1971.
15. Le autorizzazioni per nuove aperture, trasferimenti di sede, variazioni della superficie di vendita, modifica o aggiunta di settore merceologico, sono rilasciate nel rispetto dei commi che precedono e delle norme del presente provvedimento e con le procedure e nei tempi stabiliti dalla Giunta regionale in applicazione dell’articolo 3 della legge regionale sul commercio e del decreto legislativo n. 114/1998.
16. I Comuni effettuano il controllo sulle comunicazioni per quanto concerne:
a) l’applicazione dell’articolo 10 del decreto legislativo n. 114/1998;
b) il rispetto delle prescrizioni particolari di cui all’articolo 20 e di quelle previste nell’ambito dei progetti di qualificazione urbana e dei progetti integrati di rivitalizzazione di cui agli articoli 18 e 19;
c) la veridicità di quanto dichiarato, in particolare per ciò che riguarda il rispetto degli standard e degli altri aspetti urbanistici regolati dal presente provvedimento agli articoli 23, 24, 25 e 26;
d) le garanzie di igiene e salubrità degli ambienti.
17. Le concessioni o autorizzazioni edilizie eventualmente necessarie per la realizzazione o modificazione dell’edificio entro cui l’esercizio commerciale è realizzato sono rilasciate dai comuni nel rispetto della legge regionale n. 56/1977, e successive modifiche ed integrazioni, e del presente provvedimento nonché nei tempi previsti dall’articolo 28.

ART. 16. Sviluppo e concorrenza

1. L’apertura, il trasferimento e la variazione della superficie di vendita degli esercizi commerciali non è soggetta ad alcuna limitazione quantitativa, per comune e per zona, fatto salvo il rispetto dei principi contenuti nell’articolo 41 della Costituzione e nella legge n. 287/1990. E’ considerata in sintonia con l’utilità sociale e funzionale al conseguimento dell’obiettivo di promozione della concorrenza, la realizzazione delle tipologie distributive che rispondono ai requisiti di cui agli articoli 17, 25, 27. Negli altri casi, il contrasto con l’utilità sociale è determinato valutando le esternalità negative e gli altri analoghi effetti indotti, quali ad esempio: il grave intralcio al sistema del traffico, l’inquinamento ambientale (anche acustico, in prossimità delle residenze), evidenti effetti negativi sulla produttività del sistema, effetti restrittivi sulla concorrenza nell’area di programmazione commerciale.
2. Le domande di autorizzazione relative ad esercizi con superficie di vendita superiore a mq. 1.800, salvo diversa prescrizione comunale, devono essere corredate da idonei studi di impatto economico e ambientale. La relazione tra la possibilità di sviluppo, le destinazioni d’uso dei suoli e degli edifici, e la concorrenza sono disciplinate dagli articoli 22 e 24.
3. Le decisioni motivate da esigenze di tutela della dinamica concorrenziale si assumono applicando una metodologia di analisi delle posizioni dominanti verificata con l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Art. 17. Compatibilità territoriale dello sviluppo

1. La compatibilità territoriale dello sviluppo di ciascuna delle tipologie di strutture distributive di cui all’articolo 8 è delineata inderogabilmente nelle tabelle del presente articolo, per ciascun tipo di comune, per ciascun addensamento commerciale urbano ed extraurbano e per ciascuna localizzazione commerciale urbana ed extraurbana.
2. La compatibilità territoriale dello sviluppo è vincolo inderogabile in sede di nuova apertura, di variazione di superficie di vendita, di trasferimento di esercizi commerciali, di modifica o aggiunta di settore merceologico e di rilascio di concessione o autorizzazione edilizia relativa agli insediamenti commerciali.
3. Nelle zone di insediamento commerciale definite localizzazioni commerciali extraurbane (L.3.) all’articolo 14 si applicano le dimensioni massime per tipologia distributiva del comune attrattore (centro metropolitano o polo della rete primaria) nella cui area di programmazione commerciale l’area è individuata:
a) H.3 (dimensione minima del lotto con apposita destinazione);
b) K.3 (dimensione della sezione stradale);
c) D.3 (distanza minima da altra località extraurbana di tipo L.3.);
d) W.3 (distanza minima dalla perimetrazione degli addensamenti urbani A.1., A.2. e A.3. del comune dell’area di programmazione commerciale ove si trova l’area di localizzazione, purché l’area ricada entro e non oltre 1 km. dai confini dell’area di programmazione commerciale stessa).
4. Nelle tabelle che seguono sono riportate le compatibilità territoriali dello sviluppo che assumono i seguenti caratteri:
a) per gli esercizi di vicinato e le medie strutture di vendita hanno valore orientativo e spetta ai Comuni assumere, attraverso i criteri di cui all’articolo 8, comma 3 del decreto legislativo n. 114/1998, la scelta definitiva;
b) per le grandi strutture di vendita hanno carattere vincolante e i comuni devono adeguare i piani regolatori generali nel rispetto di quanto previsto all’articolo 22.

TIPO DI COMUNE: CENTRO METROPOLITANO E POLI DELLA RETE PRIMARIA CON POPOLAZIONE SUPERIORE A 60.000 ABITANTI

TIPO DI COMUNE: COMUNI POLO DELLA RETE PRIMARIA CON POPOLAZIONE INFERIORE A 60.000 ABITANTI E SUBPOLI DELLA RETE PRIMARIA

TIPO DI COMUNE: RETE SECONDARIA – COMUNI INTERMEDI

TIPO DI COMUNE: COMUNI TURISTICI

TIPO DI COMUNE: COMUNI MINORI

Art.18. Interventi per la valorizzazione degli addensamenti commerciali urbani e per il recupero delle piccole e medie imprese

1. I comuni con popolazione a partire da 3.000 abitanti, oltre alla delimitazione motivata delle zone di insediamento commerciale, così come previsto dagli articoli 12 e 13, ed alla loro regolamentazione, così come previsto dall’articolo 22, comma 7, al fine di preservare, sviluppare e potenziare la funzione del commercio, anche con riferimento al contributo che esso fornisce alle varie forme di aggregazione sociale ed all’assetto urbano, promuovono la realizzazione di progetti e programmi, anche di natura urbanistico-edilizia, volti alla riqualificazione e allo sviluppo del tessuto commerciale, al rafforzamento dell’immagine, dell’identità urbana e della riqualificazione urbana.
2. I comuni, anche su proposta di soggetti privati e/o con il loro concorso, nel rispetto dei principi del decreto legislativo n. 114/1998 e dei contenuti della presente normativa, sulla base di appositi studi sulle problematiche della distribuzione commerciale locale e sulle interrelazioni con le componenti territoriali ed economiche, adottano specifici progetti di qualificazione urbana (PQU).
3. I comuni, sentito il parere delle associazioni dei consumatori e delle imprese del commercio, approvano con apposito atto deliberativo i suddetti progetti, congiuntamente ad un apposito programma di attuazione che deve contenere, tra l’altro, anche i tempi e le modalità di realizzazione degli interventi, i soggetti pubblici e privati attori del progetto, il dettagliato piano finanziario.
4. I progetti di qualificazione urbana, possono essere promossi su porzioni di tutto il territorio comunale, interessate dalla presenza di insediamenti commerciali, denominate “luoghi del commercio” o, se ne hanno i requisiti, “centri commerciali naturali”, e devono comprendere, oltre agli esercizi commerciali al dettaglio, anche le aree mercatali per l’attività di commercio su area pubblica, i pubblici esercizi, le attività turistico-ricettive e di intrattenimento e svago, e di artigianato di servizio.
5. Nei centri attrattori di aree di programmazione commerciale, centro metropolitano e altri poli della rete primaria, e nei subpoli della rete primaria facenti parte delle aree di programmazione commerciale, i progetti di qualificazione urbana, qualora estesi agli interi addensamenti commerciali, affinché gli stessi siano considerati come un sottosistema urbano, possono essere realizzati in più fasi.
6. I progetti di qualificazione urbana possono prevedere interventi a carattere strutturale, che a titolo esemplificativo sono i seguenti:
a) creazione di parcheggi pubblici o privati pluripiano o interrati;
b) rifacimento di illuminazione pubblica;
c) ripavimentazione di vie e piazze;
d) pedonalizzazione e moderazione del traffico, lungo vie e piazze, contestualmente ad altre adeguate ristrutturazioni del sistema del traffico urbano;
e) ristrutturazione delle reti dei trasporti pubblici urbani ed extraurbani;
f) realizzazione di piantumazioni, alberate, aree da destinare a verde pubblico di livello locale;
g) realizzazioni di arredi urbani, tali da ottenere un miglioramento della visibilità, dell’identità e delle forme di richiamo nell’ambito dell’insediamento commerciale;
h) recupero di facciate dotate di valori storici e culturali;
i) recupero di immobili pubblici da adibire ad attività commerciali, paracommerciali e di servizio pubblico integrato;
l) recupero di piazze e spazi pubblici da destinare ad aree mercatali per l’attività di commercio su area pubblica, alle attività commerciali nel rispetto dell’articolo 17, o a luoghi di esposizioni, di mostre e di attività culturali a carattere non permanente;
m) creazione di spazi per l’insediamento delle attività commerciali nel rispetto dell’articolo 17;
n) creazione di spazi polifunzionali destinati ad attività di intrattenimento e di svago;
o) ogni altro intervento ritenuto idoneo alla riqualificazione economica ed urbana.
7. Al fine di incentivare gli interventi a carattere strutturale, il miglioramento e l’inserimento di attività commerciali, i comuni possono prevedere abbattimenti degli oneri di urbanizzazione e stabilire la quota del contributo del costo di costruzione avendo riguardo alle finalità del presente articolo.
8. Con l’adozione dei progetti di qualificazione urbana, allo scopo di rivitalizzare e tutelare lo sviluppo locale della rete distributiva, i comuni possono:
a) esonerare l’attivazione delle medie strutture di vendita, entro il limite consentito dalla tabella delle compatibilità di cui all’articolo 17, dalla verifica degli standard a parcheggio previsti all’articolo 25, sempre che siano garantiti nell’ambito territoriale, oggetto del progetto di qualificazione urbana, adeguati parcheggi pubblici e privati esistenti o in progetto;
b) esonerare del tutto, o in ambiti delimitati, dall’obbligo di chiusura domenicale e festiva;
c) esonerare del tutto, o in ambiti delimitati, dall’obbligo di chiusura infrasettimanale;
d) disciplinare l’apertura notturna degli esercizi con maggiore ampiezza rispetto agli altri addensamenti urbani;
e) prevedere lo sviluppo di idonee merceologie, attraverso appositi studi di mercato, per innalzare la qualità degli addensamenti commerciali;
f) prevedere l’organizzazione di idonee aree pubbliche da destinarsi alla realizzazione di forme di mercato su area pubblica integrative, complementari e/o sostitutive del commercio al dettaglio in sede fissa;
g) disporre il divieto di vendita di determinate merceologie, qualora questo costituisca un grave ed evidente contrasto con la tutela dei valori artistici, culturali, storici ed ambientali locali, sempre che ciò non inibisca lo sviluppo del commercio e della libera concorrenza fra varie tipologie commerciali;
h) stabilire priorità o obblighi di contestualità di realizzazione delle iniziative programmate;
i) sottoporre le comunicazioni di apertura degli esercizi di vicinato alle procedure di valutazione di impatto di cui agli articoli 23, 26 e 27;
l) escludere gli esercizi commerciali esistenti dalle possibilità previste dagli articoli 15 e 21 della presente normativa, per quanto concerne il trasferimento e l’accorpamento in altre zone di insediamento commerciale.
9. I comuni stabiliscono le indicazioni di cui al comma 8 con apposita normativa di attuazione limitata all’ambito del progetto di qualificazione urbana.
10. I comuni, nell’ambito dei progetti di qualificazione urbana, per le nuove aperture, i trasferimenti, le variazioni di superficie di vendita e di settore merceologico si attengono alle norme di cui all’ articolo 15 e alle norme di cui al comma 9.
11. Qualora i comuni non provvedano all’individuazione delle aree candidate alla realizzazione dei progetti di qualificazione urbana, è applicata, senza alcuna limitazione, la tabella delle compatibilità di cui all’articolo 17, ed è esclusa l’applicazione della procedura di valutazione di impatto prevista dall’articolo 10, comma 3, lettera c) del decreto legislativo n. 114/1998 e disciplinata agli articoli 23, 26 e 27 della presenti norme.
12. I progetti di qualificazione urbana possono usufruire di finanziamenti a valere su fondi pubblici all’uopo destinati; è data priorità ai progetti che prevedano valide alternative alle gravitazioni extraurbane. La Giunta regionale, a tal fine, nel rispetto dello specifico articolo della legge regionale sul commercio, adotta i criteri per il riparto dei finanziamenti e le altre priorità per il raggiungimento degli obiettivi del decreto legislativo n. 114/1998 e della presente normativa.
13. La realizzazione degli interventi previsti può essere attuata con l’impiego di risorse finanziarie pubbliche e private, anche attraverso società a capitale misto da costituire a tale scopo.

Art. 19. Progetti integrati di rivitalizzazione delle realtà minori

1. Sono considerate realtà urbane minori, nelle quali è necessario promuovere e incentivare interventi idonei a conseguire la rivitalizzazione del servizio commerciale, particolarmente per quanto concerne l’offerta di prima necessità, i comuni con meno di 3.000 abitanti, o le frazioni o le parti omogenee del territorio comunale con meno di 3.000 abitanti, o i quartieri di edilizia residenziale pubblica, purché prive di addensamenti commerciali, o di addensamenti commerciali A.4. (urbani minori) privi di commercio alimentare nel raggio di 500 mt.
2. In tali realtà i comuni, previa consultazione delle organizzazioni dei consumatori e delle imprese del commercio, adottano progetti integrati di rivitalizzazione (PIR) che, anche attraverso incentivi e con la eventuale realizzazione di centri polifunzionali di servizi, promuovano la permanenza di un adeguato servizio di vicinato.
3. Per centri polifunzionali di servizi, ai sensi delle presenti disposizioni, s’intendono uno o più esercizi commerciali ubicati in un’unica struttura o complesso che si possono realizzare, anche in “precario”, su area pubblica, eventualmente integrata con un distributore di carburante, cui si associa una pluralità di altri servizi, quali, ad esempio:
a) sportelli o servizi decentrati del comune, ufficio postale, bancario o simili;
b) sportelli e centri turistici, di informazione, pro loco e simili;
c) presidio farmaceutico, medico, veterinario, e simili;
d) biglietterie, fermate autolinee, centri prenotazioni, e simili;
e) servizi per la casa e la persona;
f) bar, circoli, rivendita tabacchi, rivendita giornali e riviste;
g) impianti sportivi e ricreativi;
h) strutture ricettive.
4. Per detti centri polifunzionali, i comuni possono rilasciare autorizzazioni alla somministrazione di alimenti e bevande e alla vendita di giornali e riviste, anche in deroga alle norme regionali e comunali, dando la priorità ad operatori esistenti che intendano trasferire la loro attività.
5. I centri polifunzionali di servizi sono soggetti a convenzione che preveda, nel caso di trasferimento senza il consenso del comune, la revoca delle autorizzazioni ottenute in deroga ed il recupero degli eventuali incentivi concessi.
6. Nei comuni ove esistano già insediamenti commerciali e di servizi non addensati, è possibile prevedere la realizzazione di centri polifunzionali di servizio in prossimità delle preesistenze, favorendone l’integrazione.
7. I progetti integrati di rivitalizzazione sono adottati dai comuni con apposita delibera consiliare, anche su proposta di soggetti privati, e sono corredati da un programma di attuazione degli interventi, con tempi e modalità di realizzazione, nonché da un piano finanziario degli investimenti.
8. I progetti integrati di rivitalizzazione possono prevedere sia interventi di natura urbanistico-edilizia, laddove ciò possa costituire elemento a sostegno delle attività commerciali in sede fissa o su area pubblica, sia azioni di promozione e sostegno per lo sviluppo e il mantenimento delle attività commerciali. Il Comune può prevedere abbattimenti degli oneri di urbanizzazione.
9. I progetti integrati di rivitalizzazione possono usufruire di finanziamenti a valere su fondi pubblici all’uopo destinati; è data priorità ai finanziamenti che forniscono le migliori garanzie sul piano dell’igiene degli alimenti e della salute pubblica. La Giunta regionale a tal fine, nel rispetto dello specifico articolo della legge regionale sul commercio, adotta i criteri per il riparto dei finanziamenti e le altre priorità per il raggiungimento degli obiettivi del decreto legislativo n. 114/1998 e della presente normativa.
10. La realizzazione degli interventi previsti può essere attuata anche attraverso l’utilizzo di risorse finanziarie pubbliche e private, eventualmente anche attraverso società a capitale misto da costituire a tale scopo.

Art. 20. Prescrizioni particolari

1. Ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera c) del decreto legislativo n. 114/1998, i Comuni con popolazione a partire da 3.000 abitanti, nel rispetto dei criteri indicati ai commi 2 e 3, limitatamente agli addensamenti commerciali A.1. e A.2. e limitatamente agli ambiti individuati come futuri progetti di qualificazione urbana, di cui all’articolo 18, e fino alla loro approvazione, possono sottoporre a valutazione di impatto commerciale, per un periodo di anni due a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente normativa, le comunicazioni di apertura, di trasferimento, di variazione della superficie di vendita, di modifica o aggiunta di settore merceologico degli esercizi di vicinato, inibendone gli effetti.
2. La valutazione di impatto commerciale è effettuata, previa assunzione da parte del comune di apposito atto deliberativo:
a) nel rispetto delle finalità e degli obiettivi enunciati agli articoli 1 e 2 del decreto legislativo n. 114/1998;
b) nel rispetto delle finalità e degli obiettivi della legge regionale sul commercio e delle presenti norme;
c) nel rispetto dei contenuti dell’articolo 16;
d) nel rispetto delle compatibilità tra localizzazioni e tipologie di strutture distributive di cui all’articolo 17;
e) nel rispetto dei contenuti degli articoli 23, 26 e 27;
f) nel rispetto dello sviluppo di idonee merceologie destinate a completare il servizio ai residenti e ad accrescere la qualità degli addensamenti commerciali;
g) nel rispetto del divieto di vendita di determinate merceologie qualora questo costituisca un grave ed evidente contrasto con la tutela dei valori artistici, culturali, storici ed ambientali locali, sempre che ciò non inibisca lo sviluppo del commercio e della libera concorrenza tra varie tipologie commerciali.
3. Fino all’adozione del provvedimento di cui al comma 2, i comuni prorogano le disposizioni vigenti in sede locale adottate in applicazione della legge 6 febbraio 1987, n. 15 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 dicembre 1986, n. 832, recante misure urgenti in materia di contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione).

Art. 21. Priorità nel rilascio delle autorizzazioni

1. Le nuove aperture ed il trasferimento di sede delle medie e grandi strutture di vendita è autorizzato, nel rispetto delle norme dell’articolo 15, secondo le procedure adottate con provvedimento della Giunta regionale in attuazione dell’articolo 3 della legge regionale sul commercio.
2. Nel caso di domande concorrenti hanno priorità:
a) le domande che propongono e contribuiscono meglio alla realizzazione degli spazi pubblici di cui all’articolo 27, comma 5;
b) le proposte di accorpamento di autorizzazioni rilasciate ai sensi della legge n. 426/1971, con superficie di vendita superiore a mq. 400, operanti nello stesso comune o nell’area di programmazione commerciale di riferimento, qualora si riferiscano ad esercizi aperti ed operanti che rispondano ad almeno uno dei seguenti criteri:
1) siano ubicati esternamente alle zone di insediamento commerciale così come classificate e definite agli articoli 12, 13 e 14;
2) siano ubicati in aree o edifici, anche all’interno delle zone di insediamento commerciale, non idonei sotto il profilo dell’accessibilità, ovvero qualora sia dimostrato che non rispondano ai criteri di valutazione di impatto sulla viabilità di cui all’articolo 27, o non siano dotati di adeguati spazi da destinare al soddisfacimento del fabbisogno minimo di parcheggi previsto all’articolo 25 e non sia possibile alcun intervento per il loro adeguamento.
3. Si considerano concorrenti le domande presentate, complete di tutta la documentazione, nello stesso giorno, e riferite alla medesima ubicazione, ovvero ad ubicazioni che si escludono vicendevolmente ai sensi degli articoli 13 e 14.
4. Per l’applicazione dei criteri di priorità è obbligatoria la sottoscrizione di un accordo tra il comune che esamina la nuova autorizzazione e l’impresa commerciale che propone l’iniziativa, al fine di garantire il reimpiego del personale dipendente degli esercizi che si intendono accorpare.
5. L’accordo sottoscritto deve essere dettagliato in modo tale che la pubblica amministrazione possa procedere alla verifica dell’adempimento degli impegni assunti.
6. Le autorizzazioni che si accorpano devono essere revocate con provvedimento espresso dal comune competente al momento del rilascio della nuova autorizzazione.
7. Sono esclusi dalle priorità gli esercizi commerciali che abbiano anche una sola delle seguenti caratteristiche:
a) siano ubicati nei comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti;
b) siano ubicati nell’ambito dei progetti di qualificazione urbana e nei progetti integrati di rivitalizzazione, previsti agli articoli 18 e 19, adottati dai comuni;
c) siano facenti parte di centri commerciali naturali riconosciuti dai comuni;
d) siano facenti parte di centri commerciali autorizzati ai sensi della presente normativa o ai sensi della legge n. 426/1971.

PARTE SECONDA. CRITERI DI PROGRAMMAZIONE URBANISTICA RIFERITI AL SETTORE COMMERCIALE

TITOLO QUINTO. ADEGUAMENTO DEGLI STRUMENTI URBANISTICI COMUNALI

Art. 22. Vocazione commerciale del territorio comunale, dimensionamento delle aree commerciali ed elaboratori di piano

1. Il piano regolatore generale delimita le zone di addensamento e le localizzazioni commerciali, all’interno delle quali individua le aree a destinazione commerciale, sulla base dei criteri stabiliti dal presente articolo e degli articoli 13, 14, 17 e 24, nei tempi e con le procedure stabilite dalla legge regionale n. 56/1977, e successive modifiche ed integrazioni, dall’articolo 6, comma 5 del decreto legislativo n. 114/1998 e dall’articolo 4 della legge regionale sul commercio.
2. Per le localizzazioni commerciali urbane non addensate (L.1.), per le localizzazioni commerciali urbano-periferiche non addensate (L.2.), e per le localizzazioni extraurbane (L.3.), è consentito indicare i parametri attraverso i quali essi sono identificabili e pertanto, fermo restando quanto previsto dal comma 4, non è necessaria la loro rappresentazione cartografica.
3. Le localizzazioni urbano-periferiche non addensate (L.2). e quelle extraurbane (L.3.) devono essere individuate o individuabili in numero adeguato a garantire la dinamica concorrenziale attraverso una pluralità di alternative di scelta.
4. Le destinazioni d’uso commerciali, nel rispetto delle norme del presente provvedimento, devono garantire agli operatori una pluralità di alternative di scelta per le tipologie distributive, nel rispetto delle norme e delle tabelle di compatibilità dell’articolo 17, comma 4.
5. Il piano regolatore generale, nell’ambito di ciascuna zona di insediamento commerciale, individua e norma le aree e gli spazi da destinare a parcheggi pubblici e privati, funzionali agli impianti commerciali preesistenti e previsti, nel rispetto di quanto stabilito all’articolo 25, e prevede norme ed interventi adeguati all’organizzazione del sistema del traffico urbano ed extraurbano nel rispetto di quanto stabilito all’articolo 27 delle presenti norme.
7. I Comuni, contestualmente alla formazione di nuovi piani regolatori generali o nel loro adeguamento ai sensi dell’articolo 6, comma 5 del decreto legislativo n. 114/1998 e comunque entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente normativa, devono integrare i regolamenti edilizi ed i regolamenti di polizia locale con specifiche disposizioni relative al decoro e all’arredo urbano degli addensamenti commerciali urbani A.1., A.2., A.3. (addensamenti storici rilevanti, addensamenti storici secondari e addensamenti commerciali urbani forti), come definiti all’articolo 13, con particolare riferimento alla sistemazione dei fronti commerciali, all’organizzazione edilizia degli spazi espositivi sul fronte strada, all’utilizzo di materiali di finitura, alla definizione delle tipologie delle insegne pubblicitarie e all’analisi degli elementi da evitare ai fini del decoro urbano.

Art. 23. Individuazione dei beni culturali e ambientali

1. Le attività commerciali si svolgono nel rigoroso rispetto dei beni culturali e ambientali individuati dai comuni ai sensi dell’articolo 24 della legge regionale n. 56/1977, e successive modifiche ed integrazioni, della legge 29 giugno 1939, n. 1497 (Protezione delle bellezze naturali) e della legge 1° giugno 1939, n. 1089 (Tutela delle cose d’interesse artistico), e soggetti a specifiche prescrizioni di conservazione.
2. I piani regolatori generali individuano tra tali beni anche parti del tessuto commerciale o singoli esercizi commerciali, pubblici esercizi e attività artigianali, aventi valore storico e artistico, ubicati nell’ambito degli addensamenti commerciali A.1., A.2. e A.3. (addensamenti storici rilevanti, addensamenti storici secondari, addensamenti commerciali urbani forti), così come individuati all’articolo 13, al fine di evitarne lo snaturamento e l’espulsione, in sintonia con quanto prescritto dall’articolo 6, comma 3, punto c) del decreto legislativo n. 114/1998.
3. I regolamenti di polizia locale ed i regolamenti edilizi stabiliscono norme per la limitazione all’esercizio delle attività commerciali in prossimità dei beni culturali e ambientali, e in parti più estese e di particolare pregio degli addensamenti commerciali, previa motiovazione che esse, per le modalità di esercizio o per le modalità di fruizione, danneggiano il valore storico-ambientale della zona considerata.

Art. 24. Destinazioni d’uso

1. La destinazione d’uso commerciale, nell’ambito degli strumenti urbanistici generali e particolareggiati, deve essere individuata secondo le seguenti specificazioni:
a) commercio al dettaglio: distinguendo secondo il tipo di addensamento o di localizzazione commerciale e tenuto conto della dimensione che caratterizza l’esercizio commerciale. Tale destinazione deve essere, di norma, integrata o al tessuto residenziale o alle attività produttive industriali, artigianali, al terziario non pubblico e al commercio all’ingrosso. Ai sensi dell’articolo 26, primo comma, lettera f) della legge regionale n. 56/1977, come sostituita dalla legge regionale sul commercio, sono assimilati al commercio al dettaglio: i pubblici esercizi, l’artigianato e le attività terziarie al servizio della persona, purché insediate in una media o grande struttura di vendita ;
b) commercio all’ingrosso: senza distinzione. Tale destinazione deve essere integrata, di norma, alle attività produttive industriali, artigianali e commerciali.
2. Ai fini dell’individuazione delle aree e degli edifici da destinarsi alle attività commerciali, verificata la compatibilità territoriale dello sviluppo di cui all’articolo 17, i comuni, nell’adeguamento dei piani regolatori generali, devono orientativamente uniformarsi ai seguenti criteri:
1) esercizi di vicinato: sono consentiti anche esternamente agli addensamenti e alle localizzazioni commerciali, di cui agli articoli 13 e 14, purché compresi in ambiti già edificati preferibilmente residenziali, salvo che si tratti di aree o edifici già destinati a servizi pubblici, e nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 23;
2) medie e grandi strutture di vendita: sono consentite esclusivamente negli addensamenti e nelle localizzazioni commerciali di cui agli articoli 13 e 14, salvo che si tratti di aree o edifici già destinati a servizi pubblici, e nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 23.
3. I comuni, nell’adeguamento e formazione degli strumenti urbanistici previsti dall’articolo 6, comma 5 del decreto legislativo n. 114/1998, dalla legge regionale n. 56/1977, e successive modifiche ed integrazioni, e dall’articolo 4 della legge regionale sul commercio, integrano le norme tecniche di attuazione per disciplinare le aree e gli edifici individuati secondo i criteri di cui ai commi 1 e 2.
4. La destinazione d’uso commerciale abilita alla realizzazione di insediamenti commerciali solo nei casi in cui siano rispettate le compatibilità di cui all’articolo 17 e i vincoli ed i requisiti di natura urbanistica fissati agli articoli 23, 25, 26 e 27 delle presenti norme.

Art. 25. Standard e fabbisogno di parcheggi e di altre aree per la sosta

1. I piani regolatori generali e le relative varianti stabiliscono, nel rispetto dell’articolo 21, primo comma, numero 3) della legge regionale n. 56/1977, come sostituito dalla legge regionale sul commercio, lo standard minimo per parcheggi pubblici riferito alla superficie lorda di pavimento delle tipologie di strutture distributive.
2. Ai sensi dell’articolo 21, secondo comma della legge regionale n. 56/1977, come sostituito dalla legge regionale sul commercio, fatto salvo il rispetto di quanto prescritto al primo comma, numero 3) dell’articolo 21 della legge regionale n. 56/1977, come sostituito dalla legge regionale sul commercio, lo standard relativo al fabbisogno totale di posti a parcheggio pubblico è determinato nella misura del 50 per cento del fabbisogno di posti a parcheggio e conseguente superficie ottenuto dall’applicazione dei parametri della tabella di cui al comma 3 ed ai commi 4 e 6.
3. Il fabbisogno totale di posti a parcheggio è calcolato secondo i parametri della tabella che segue.

TABELLA DEL FABBISOGNO TOTALE DEI POSTI PARCHEGGIO


1. 4. Per i centri commerciali al cui interno sono previsti pubblici esercizi o impianti destinati allo svago e al tempo libero, per una superficie utile complessiva non superiore al 20 per cento della superficie di vendita del centro, il fabbisogno di posti a parcheggio e la relativa superficie non subisce incrementi. Per superfici eccedenti il suddetto 20 per cento è obbligatorio un incremento del fabbisogno in misura pari a un posto a parcheggio ogni 20 mq.
5. Per gli esercizi di vicinato, compresi quelli organizzati nella forma di media o grande struttura di vendita, ubicati negli addensamenti storici rilevanti (A.1.), negli addensamenti storici secondari (A.2.) e negli addensamenti commerciali urbani forti (A.3.), non è richiesto il soddisfacimento di fabbisogno di a posti parcheggio previsto dal comma 3; è comunque fatto salvo quanto prescritto dall’articolo 21, primo comma, numero 3) della l. r. 56/1977, come sostituito dalla legge regionale sul commercio.
6. Il coefficiente di trasformazione in superficie (mq.) di ciascun posto a parcheggio è pari a:
a) 26 mq., comprensivi della viabilità interna e di accesso, qualora situati al piano di campagna;
b) 28 mq., comprensivi della viabilità interna e di accesso, qualora situati nella struttura degli edifici o in apposite strutture pluripiano.
7. Il fabbisogno totale di posti a parcheggio e di superficie, da computare in relazione alla superficie di vendita delle tipologie di strutture distributive, nel rispetto dei commi 3, 4 e 6, è obbligatorio e non derogabile ai fini del rilascio delle autorizzazioni commerciali, normate dall’articolo 15, e ai fini del rilascio delle concessioni o autorizzazioni edilizie. La quota di posti a parcheggio e relativa superficie, non soggetta alle norme dell’articolo 21, primo e secondo comma della legge regionale n. 56/1977, come modificati dalla legge regionale sul commercio, e ai commi 1 e 2 del presente articolo, è reperita in aree private per il soddisfacimento delle norme dell’articolo 41 sexies della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica), così come modificato dall’articolo 2 della legge 24 marzo 1989, n.122 (Disposizioni in materia di parcheggi, programma triennale per le aree urbane maggiormente popolate nonché modificazioni di alcune norme del testo unico sulla disciplina della circolazione stradale, approvato con d.p.r. 15 giugno 1959, n. 393).

Art. 26. Regolamentazione delle aree di sosta

1. I comuni, privilegiando norme di autoregolamentazione concertata, disciplinano l’orario di carico e scarico delle merci negli addensamenti storici rilevanti (A.1.) e negli addensamenti storici secondari (A.2.), cercando di concentrarlo nelle ore di minor traffico ed evitando lo sviluppo dell’inquinamento acustico.
2. I comuni nel disciplinare la sosta su suolo pubblico devono considerare che, per la vitalità del commercio negli addensamenti commerciali A.1. (addensamenti storici rilevanti), A.2. (addensamenti storici secondari) e A.3. (addensamenti commerciali urbani forti), deve essere privilegiata la possibilità di parcheggio gratuito, sia pure per una breve durata. In tali ambiti territoriali, con esclusione delle aree comprese nei progetti di qualificazione urbana, di quelle comprese all’articolo 18 le medie e le grandi strutture di vendita devono dimostrare la disponibilità di parcheggio, anche attraverso apposito convenzionamento con infrastrutture già operanti. In alternativa, il comune, nei propri strumenti urbanistici generali o particolareggiati, deve prevedere apposita normativa per la monetizzazione, in modo da contribuire alla costituzione di un fondo destinato al finanziamento della realizzazione di parcheggi di iniziativa pubblica dedicati alla zona di insediamento.
3. Le grandi strutture di vendita e tutte le attività commerciali ubicate nelle localizzazioni commerciali urbane ed extraurbane devono dimostrare, oltre alla disponibilità di parcheggi, così come prevista all’articolo 25, anche quella di cortili destinati alla movimentazione delle merci e di aree di sosta per gli automezzi pesanti in attesa di scarico.

Art. 27. Verifiche di impatto ambientale e sulla viabilità

1. Le attività commerciali producono traffico la cui regolamentazione è essenziale per garantire la concorrenza e la produttività del sistema, per la salvaguardia dei centri urbani e per la sicurezza dei cittadini.
2. L’approvazione dei progetti, il rilascio delle autorizzazioni per nuove aperture, i trasferimenti, gli ampliamenti, la modifica o l’aggiunta di settore merceologico per superfici di vendita superiori a mq. 1.800 sono subordinati alla valutazione di impatto sulla viabilità.
3. I progetti e le domande di autorizzazione di cui al comma 2 devono essere accompagnati da idoneo studio di impatto sulla viabilità dell’area, da studi di dettaglio dei nodi, con verifica funzionale degli stessi per un’idonea organizzazione delle intersezioni viarie e degli svincoli di immissione sulla rete stradale interessata, in funzione della classe di appartenenza dei singoli tronchi, della capacità degli stessi e dei previsti livelli di servizio. In particolare devono essere considerati:
a) il movimento indotto di veicoli commerciali e le relative problematiche di carico e scarico, specialmente se comportano la sosta su suolo pubblico, che deve essere regolamentata;
b) il movimento indotto di vetture private, calcolato assumendo, convenzionalmente, un flusso viario, in ora di punta, pari a 1,2 volte la capienza del parcheggio (di dimensione conforme all’articolo 25), sia in entrata sia in uscita;
c) il traffico ordinario, assumendo il maggior valore (depurato dalle stagionalità) stimato tra le ore 18 e le ore 19 del venerdì e del sabato;
d) l’organizzazione e la portata degli accessi.
4. La verifica dell’impatto sulla viabilità, soprattutto nel caso di richiesta di nuove autorizzazioni per grandi strutture di vendita, non deve rappresentare un ostacolo alla modernizzazione del sistema distributivo, ma deve contribuire a renderla possibile. Devono, quindi, essere dimostrate:
a) la qualità del servizio, attraverso la stima dei tempi di attesa e della lunghezza delle code in accumulo;
b) le soluzioni progettuali che rendono ammissibile l’insediamento commerciale, attraverso il controllo e la correzione delle esternalità negative, ovvero la correzione dei costi sociali del nuovo insediamento, quali la congestione del traffico, l’inquinamento e la desertificazione dei centri urbani e delle aree montane e rurali.
5. Le soluzioni progettuali proposte e concertate con la pubblica amministrazione sono oggetto di convenzione o di atto di impegno unilaterale d’obbligo.
6. Lo studio di impatto ambientale deve comprendere anche la verifica e le conseguenti proposte di iniziative aventi lo scopo di promuovere la formazione di spazi pubblici collettivi in prossimità delle medie e grandi strutture di vendita.

Art. 28. Contestualità delle autorizzazioni commerciali e delle concessioni edilizie

1. Le concessioni e le autorizzazioni edilizie relative alle medie strutture di vendita sono rilasciate, nel rispetto di quanto è previsto dalla legge regionale n. 56/1977, e successive modifiche ed integrazioni, seguendo il principio della contestualità con le autorizzazioni commerciali.
2. Le concessioni e le autorizzazioni edilizie relative alle grandi strutture di vendita devono essere rilasciate entro novanta giorni dalla pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione della determinazione assunta dalla conferenza di servizi, che abbia espresso parere favorevole sulla domanda di autorizzazione commerciale in conformità alla decisione di rilascio dell’autorizzazione urbanistica regionale prevista dalla legge regionale n. 56/1977, e successive modifiche ed integrazioni, assunta con provvedimento espresso.
3. Le condizioni per il rilascio della concessione o autorizzazione edilizia sono dettate dall’articolo 26 della legge regionale n. 56/1977, come modificato dalla legge regionale sul commercio.
4. Le concessioni o autorizzazioni edilizie per le medie e grandi strutture di vendita sono rilasciate, dopo l’avvenuta approvazione dell’adeguamento degli strumenti urbanistici, o per effetto delle norme sostitutive di cui all’articolo 30, nel rispetto delle presenti norme e dell’articolo 26 della legge regionale n. 56/1977, come modificato dalla legge regionale sul commercio.
5. I comuni, dall’entrata in vigore della presente normativa, approvano gli strumenti urbanistici esecutivi e rilasciano concessioni o autorizzazioni edilizie nel rispetto delle norme e delle tabelle di compatibilità di cui all’articolo 17.
6. I comuni possono derogare dalle norme e dalle tabelle di compatibilità di cui all’articolo 17 solo nel caso in cui sia necessario dare esecuzione a strumenti urbanistici esecutivi approvati e con convenzione sottoscritta prima dell’entrata in vigore della presente normativa.

Art. 29. Approvazione degli strumenti urbanistici

1. Ai sensi dell’articolo 4 della legge regionale sul commercio e dell’articolo 6, comma 5 del decreto legislativo n. 114/1998, è stabilito il termine di centottanta giorni entro il quale i comuni sono tenuti ad adeguare gli strumenti urbanistici generali ed attuativi alle disposizioni delle presenti norme.
2. In caso di inerzia da parte dei comuni o di adeguamenti difformi dalla presente normativa, nel rispetto dell’articolo 6, comma 6 del decreto legislativo n. 114/1998 e dell’articolo 4, comma 4 della legge regionale sul commercio, si applicano le norme di cui all’articolo 30.
3. Le varianti urbanistiche necessarie ad adeguare gli strumenti urbanistici, ai sensi dell’articolo 6, comma 5 del decreto legislativo n. 114/1998 e dell’articolo 4 della legge regionale sul commercio, sono formate e approvate secondo le procedure stabilite dall’articolo 17 della legge regionale n. 56/1977, come modificato dalla legge regionale sul commercio.

Art. 30. Norme sostitutive nel caso d’inerzia da parte dei comuni

1. Ai sensi dell’articolo 6, comma 6 del decreto legislativo n. 114/1998 e dell’articolo 4, comma 3 della legge regionale sul commercio, nel caso in cui i comuni non abbiano dato corso all’applicazione delle norme del presente provvedimento o le abbiano applicate difformemente, entrano in vigore, fino all’emanazione delle norme comunali, le norme sostitutive.
2. Le norme sostitutive hanno efficacia limitatamente al riconoscimento degli addensamenti commerciali e delle localizzazioni commerciali e si applicano solo in sede di esame delle richieste di autorizzazione commerciale, concessione o autorizzazione edilizia per le medie e grandi strutture di vendita.
3. Il riconoscimento degli addensamenti e delle localizzazioni commerciali, di cui agli articoli 13 e 14, avviene sulla base dello stato di fatto dei luoghi al momento in cui è avanzata la richiesta di autorizzazione commerciale, concessione o autorizzazione edilizia.
4. Per il riconoscimento degli addensamenti storici rilevanti (A.1.), degli addensamenti storici secondari (A.2.), degli addensamenti commerciali urbani forti (A.3.), in particolare, si applicano le seguenti norme:
a) l’addensamento storico rilevante (A.1.) coincide con la perimetrazione individuata dal piano regolatore comunale come insediamento urbano avente carattere storico-artistico, ai sensi dell’articolo 24 della legge regionale 56/77, e successive modifiche ed integrazioni;
b) per l’addensamento storico secondario (A.2.), valgono i parametri del prospetto 1 dell’articolo 13 relativi agli addensamenti commerciali urbani forti (A.3.), con riduzione del parametro E.3 (estensione possibile dell’addensamento oltre l’ultimo esercizio) a mt. 100, e con l’esclusione della necessità di verifica della sussistenza del parametro K (presenza di strade urbane di scorrimento ai sensi dell’articolo 18 del decreto legislativo n. 285/1992);
c) per l’addensamento commerciale urbano forte (A.3.) valgono i parametri del prospetto 1 dell’articolo 13 con la sola verifica della presenza di un mercato su area pubblica funzionante almeno un giorno alla settimana in area pedonabile durante lo svolgimento del servizio senza necessità di verifica del numero minimo di posti banco.
6. Le aree e gli edifici ubicati nell’ambito degli addensamenti commerciali e delle localizzazioni, così come definiti agli articoli 13 e 14, che abbiano la destinazione d’uso commerciale e che soddisfino i requisiti fissati dagli articoli 23, 25, 26 e 27 delle presenti norme, sono considerati conformi per la realizzazione di insediamenti commerciali nel rispetto delle norme dell’articolo 17 e dei limiti inderogabili fissati dalle tabelle dello stesso articolo per ciascun tipo di comune e per ciascuna zona di insediamento commerciale, sempre che non si tratti di aree o edifici dichiarati bene culturale, di interesse storico e/o ambientale, ai sensi dell’articolo 23 e della normativa nazionale e regionale vigente in materia.

TITOLO SESTO. DISPOSIZIONI FINALI

Art. 31. Norme finali

1. Le autorizzazioni per gli esercizi commerciali sono rilasciate in base alle norme del presente provvedimento e secondo le procedure stabilite con apposito atto della Giunta regionale emanato ai sensi dell’articolo 3 della legge regionale sul commercio.
2. Il provvedimento della Giunta regionale stabilisce le procedure relative al rilascio delle autorizzazioni per le grandi strutture di vendita, di cui all’articolo 9 del decreto legislativo n. 114/1998, fornisce indicazioni ai comuni sui procedimenti relativi alle comunicazioni per gli esercizi di vicinato, di cui all’articolo 7 del decreto legislativo n. 114/1998 ed alle autorizzazioni di cui all’articolo 8, comma 4 del decreto stesso.
3. I comuni adottano entro centottanta giorni i criteri di cui all’articolo 8, comma 3 del decreto legislativo n. 114/1998 sulla base delle presenti disposizioni.
4. Ai sensi dell’articolo 3, comma 5 della legge regionale sul commercio, la conferenza dei servizi di cui all’articolo 9, comma 3 del decreto legislativo n. 114/1998 è indetta dalla Regione secondo le procedure e i tempi stabiliti dal provvedimento della Giunta regionale.
5. Le autorizzazioni per l’esercizio delle attività commerciali per le medie e grandi strutture di vendita hanno l’efficacia e la validità prevista dall’articolo 5 della legge regionale sul commercio.
6. Le autorizzazioni sono revocate, oltre che per i casi previsti dall’articolo 22 del decreto legislativo n. 114/1998, anche per i casi previsti dagli articoli 5 e 6 della legge regionale sul commercio.
7. Il rilascio delle concessioni o autorizzazioni edilizie per gli insediamenti commerciali è disciplinato dall’articolo 26, comma 6 della legge regionale 56/1977, come modificato dalla legge regionale sul commercio, dal presente provvedimento e, in particolare, per insediamenti con superficie lorda di pavimento superiore a mq. 4.000, dalle norme di cui all’articolo 26, commi 7 e seguenti della legge regionale n. 56/1977, come da ultimo modificata dalla legge regionale sul commercio.
8. L’annullamento delle concessioni o autorizzazioni edilizie relative ad insediamenti commerciali è normato dalla legge regionale n. 56/1977, e successive modifiche ed integrazioni, e dagli articoli 5 e 6 della legge regionale sul commercio.
9. Le presenti disposizioni, che applicano le competenze e le funzioni conferite alle Regioni dal decreto legislativo n. 114/1998 e da ogni altra disposizione sul settore della distribuzione commerciale, sostituiscono ad ogni effetto ogni altro atto emanato dagli organi regionali in materia.

Allegato 1

aree di programmazione commerciale


62

Allegato 2

COMUNI POLO E SUBPOLO
COMUNI INTERMEDI
COMUNI MINORI

            RETE PRIMARIA

COMUNI POLO

COMUNE
PV
POPOLAZIONE
TORINO
TO
919.612
CARMAGNOLA
TO
24.842
CHIERI
TO
32.485
CHIVASSO
TO
24.272
CIRIE’
TO
18.233
COLLEGNO*
TO
47.548
IVREA
TO
24.918
MONCALIERI*
TO
58.475
NICHELINO*
TO
45.204
ORBASSANO
TO
21.625
PINEROLO
TO
34.698
RIVOLI*
TO
52.447
SETTIMO TORINESE*
TO
47.705
ACQUI TERME
AL
20.226
ALESSANDRIA
AL
91.080
CASALE MONFERRATO
AL
37.760
NOVI LIGURE
AL
29.038
OVADA
AL
12.119
TORTONA**
AL
26.826
VALENZA**
AL
20.797
ASTI
AT
73.552
BIELLA
BI
48.061
ALBA
CN
29.782
BRA
CN
27.137
CUNEO
CN
54.811
FOSSANO
CN
23.528
MONDOVI’
CN
22.022
SALUZZO
CN
15.729
SAVIGLIANO
CN
19.287
ARONA
NO
15.062
BORGOMANERO
NO
19.522
NOVARA
NO
102.408
DOMODOSSOLA
VB
18.796
OMEGNA
VB
15.350
VERBANIA
VB
30.209
BORGOSESIA
VC
14.378
VERCELLI
VC
48.376

*Comuni polo appartenenti all’area di programmazione commerciale di Torino
**Comuni polo appartenenti all’area di programmazione commerciale di Alessandria

COMUNI SUBPOLO

COMUNE
PV
POPOLAZIONE
AVIGLIANA
TO
10.496
BEINASCO*
TO
18.602
BUSSOLENO
TO
6.721
CALUSO*
TO
7.320
CASELLE TORINESE*
TO
14.876
CASTELLAMONTE
TO
8.950
CUORGNE’
TO
10.073
GASSINO TORINESE*
TO
8.725
GIAVENO
TO
14.318
GRUGLIASCO*
TO
40.797
LANZO TORINESE
TO
5.168
LUSERNA SAN GIOVANNI
TO
8.016
PEROSA ARGENTINA
TO
3.963
PONT CANAVESE
TO
3.817
RIVAROLO CANAVESE
TO
12.185
SAN MAURO TORINESE*
TO
17.791
SUSA
TO
6.630
TORRE PELLICE
TO
4.591
VENARIA*
TO
34.438
CANELLI
AT
10.392
CASTELNUOVO DON BOSCO
AT
2.923
MONCALVO
AT
3.424
NIZZA MONFERRATO
AT
9.954
COSSATO
BI
15.217
TRIVERO
BI
7.119
VALLE MOSSO
BI
4.227
BORGO SAN DALMAZZO*
CN
11.124
CEVA
CN
5.613
CORTEMILIA
CN
2.638
DOGLIANI
CN
4.598
DRONERO
CN
6.994
GARESSIO
CN
3.744
SANTO STEFANO BELBO
CN
4.167
GALLIATE*
NO
13.364
OLEGGIO
NO
11.680
TRECATE*
NO
15.921
CANNOBIO
VB
5.148
GRAVELLONA TOCE*
VB
7.799
STRESA*
VB
4.852
VILLADOSSOLA*
VB
7.109
CIGLIANO
VC
4.550
CRESCENTINO
VC
7.535
GATTINARA
VC
8.519
LIVORNO FERRARIS
VC
4.512
SANTHIA’
VC
9.308
TRINO
VC
8.025
VARALLO*
VC
7.624

*Comuni subpolo appartenenti ad aree di programmazione commerciale

            RETE SECONDARIA
COMUNI INTERMEDI

PROVINCIA DI TORINO: AIRASCA, ALMESE, ALPIGNANO*, BALANGERO, BALDISSERO TORINESE*, BANCHETTE*, BARDONECCHIA, BORGARO TORINESE*, BORGOFRANCO D’IVREA, BRANDIZZO*, BRICHERASIO, BRUINO, BUTTIGLIERA ALTA, CAFASSE, CAMBIANO*, CANDIOLO*, CARIGNANO*, CASTIGLIONE TORINESE*, CAVOUR, CONDOVE, CORIO, CUMIANA*, DRUENTO, FAVRIA, FORNO CANAVESE, LA LOGGIA*, LEINI’*, MATHI, MAZZE’*, MONTALTO DORA*, MONTANARO*, NOLE*, NONE*, PAVONE CANAVESE*, PECETTO TORINESE*, PIANEZZA*, PINO TORINESE*, PIOSSASCO, PISCINA*, POIRINO*, RIVALTA DI TORINO*, RIVA PRESSO CHIERI*, ROMANO CANAVESE, ROSTA*, SAN BENIGNO CANAVESE*, SAN CARLO CANAVESE*, SAN FRANCESCO AL CAMPO*, SANGANO, SAN GIUSTO CANAVESE, SAN MAURIZIO CANAVESE*, SAN SECONDO DI PINEROLO*, SANT’AMBROGIO DI TORINO, SANT’ANTONINO DI SUSA, SANTENA*, SCALENGHE*, STRAMBINO, TRANA, TROFARELLO*, VAL DELLA TORRE, VALPERGA, VEROLENGO*, VIGONE, VILLAFRANCA PIEMONTE, VILLAR PEROSA*, VILLASTELLONE*, VINOVO*, VOLPIANO*, VOLVERA*.

PROVINCIA DI ALESSANDRIA: ARQUATA SCRIVIA, CASSINE, CASTELLAZZO BORMIDA*, CASTELNUOVO SCRIVIA*, GAVI*, PONTECURONE*, POZZOLO FORMIGARO*, SALE*, SAN SALVATORE MONFERRATO*, SERRAVALLE SCRIVIA*, VIGUZZOLO*.

PROVINCIA DI ASTI: CASTAGNOLE DELLE LANZE, COSTIGLIOLE D’ASTI, SAN DAMIANO D’ASTI*, VILLANOVA D’ASTI.

PROVICIA DI BIELLA: ANDORNO MICCA*, CANDELO*, CAVAGLIA’, GAGLIANICO*, MONGRANDO, OCCHIEPPO INFERIORE*, PONDERANO*, VIGLIANO BIELLESE*.

PROVINCIA DI CUNEO: BAGNOLO PIEMONTE, BARGE, BENEVAGIENNA*, BOVES*, BUSCA*, CANALE, CARAGLIO*, CARRU’*, CAVALLERMAGGIORE*, CENTALLO*, CERVASCA*, CHERASCO*, CHIUSA DI PESIO, COSTIGLIOLE, SALUZZO, MANTA*, MONTA’*, MORETTA*, NARZOLE, PAESANA, PEVERAGNO*, RACCONIGI*, REVELLO*, SOMMARIVA DEL BOSCO*, VERZUOLO*, VILLANOVA MONDOVI’*.

PROVINCIA DI NOVARA: BELLINZAGO NOVARESE, BORGO TICINO, CAMERI*, CASTELLETTO SOPRA TICINO, CERANO, GATTICO*, GHEMME, GOZZANO, GRIGNASCO*, INVORIO*, ROMAGNANO SESIA, ROMENTINO*, VARALLO POMBIA.

PROVINCIA DI VERBANIA: BAVENO*, CASALE CORTE CERRO*, CREVOLADOSSOLA*, ORNAVASSO.

PROVINCIA DI VERCELLI: QUARONA*, SALUGGIA, SERRAVALLE SESIA*, TRONZANO VERCELLESE.

* Comuni appartenenti ad area di programmazione commerciale

COMUNI MINORI

PROVINCIA DI TORINO: AGLIE’, ALA DI STURA, ALBIANO D’IVREA*, ALICE SUPERIORE, ALPETTE, ANDEZENO*, ANDRATE, ANGROGNA, ARIGNANO*, AZEGLIO, BAIRO, BALDISSERO CANAVESE, BALME, BARBANIA, BARONE CANAVESE, BIBIANA, BOBBIO PELLICE, BOLLENGO*, BORGIALLO, BORGOMASINO, BORGONE SUSA, BOSCONERO, BROSSO, BROZOLO, BRUSASCO, BRUZOLO, BURIASCO*, BUROLO*, BUSANO, CAMPIGLIONE FENILE, CANDIA CANAVESE, CANISCHIO, CANTALUPA, CANTOIRA, CAPRIE, CARAVINO, CAREMA, CASALBORGONE, CASCINETTE D’IVREA*, CASELETTE*, CASTAGNETO PO*, CASTAGNOLE PIEMONTE, CASTELNUOVO NIGRA, CAVAGNOLO, CERCENASCO, CERES, CERESOLE REALE, CESANA TORINESE, CHIALAMBERTO, CHIANOCCO, CHIAVERANO*, CHIESANUOVA, CHIOMONTE, CHIUSA DI SAN MICHELE, CICONIO, CINTANO, CINZANO, CLAVIERE, COASSOLO TORINESE, COAZZE, COLLERETTO CASTELNUOVO, COLLERETTO GIACOSA, COSSANO CANAVESE, CUCEGLIO, EXILLES, FELETTO, FENESTRELLE, FIANO, FIORANO CANAVESE*, FOGLIZZO*, FRASSINETTO, FRONT, FROSSASCO*, GARZIGLIANA, GERMAGNANO, GIAGLIONE, GIVOLETTO, GRAVERE, GROSCAVALLO, GROSSO, INGRIA, INVERSO PINASCA, ISOLABELLA, ISSIGLIO, LA CASSA, LAURIANO, LEMIE, LESSOLO, LEVONE, LOCANA, LOMBARDORE, LOMBRIASCO*, LORANZE’, LUGNACCO, LUSERNETTA, LUSIGLIE’, MACELLO*, MAGLIONE, MARENTINO, MASSELLO, MATTIE, MEANA DI SUSA, MERCENASCO, MEUGLIANO, MEZZENILE, MOMBELLO DI TORINO, MOMPANTERO, MONASTERO DI LANZO, MONCENISIO, MONTALDO TORINESE*, MONTALENGHE, MONTEU DA PO, MORIONDO TORINESE, NOASCA, NOMAGLIO, NOVALESA, OGLIANICO, ORIO CANAVESE, OSASCO*, OSASIO, OULX, OZEGNA, PALAZZO CANAVESE, PANCALIERI, PARELLA, PAVAROLO*, PECCO, PEROSA CANAVESE, PERRERO, PERTUSIO, PESSINETTO, PINASCA, PIOBESI TORINESE, PIVERONE, POMARETTO, PORTE*, PRAGELATO, PRALI, PRALORMO, PRAMOLLO, PRAROSTINO, PRASCORSANO, PRATIGLIONE, QUAGLIUZZO, QUASSOLO, QUINCINETTO, REANO, RIBORDONE, RIVALBA, RIVARA, RIVAROSSA, ROBASSOMERO*, ROCCA CANAVESE, ROLETTO*, RONCO CANAVESE, RONDISSONE*, RORA’, ROURE, RUBIANA, RUEGLIO, SALASSA, SALBERTRAND, SALERANO CANAVESE*, SALZA DI PINEROLO, SAMONE*, SAN COLOMBANO, BELMONTE, SAN DIDERO, SAN GERMANO CHISONE, SAN GILLIO*, SAN GIORGIO CANAVESE, SAN GIORIO DI SUSA, SAN MARTINO CANAVESE, SAN PIETRO VAL LEMINA*, SAN PONSO, SAN RAFFAELE CIMENA*, SAN SEBASTIANO DA PO*, SAUZE DI CESANA, SAUZE D’OULX, SCARMAGNO, SCIOLZE, SESTRIERE, SETTIMO ROTTARO, SETTIMO VITTONE, SPARONE, STRAMBINELLO, TAVAGNASCO, TORRAZZA PIEMONTE, TORRE CANAVESE, TRAUSELLA, TRAVERSELLA, TRAVES, USSEAUX, USSEGLIO, VAIE, VALGIOIE, VALLO TORINESE, VALPRATO SOANA, VARISELLA, VAUDA CANAVESE, VENAUS, VERRUA SAVOIA, VESTIGNE’, VIALFRE’, VICO CANAVESE, VIDRACCO, VILLANOVA CANAVESE, VILLAR DORA, VILLAR FOCCHIARDO, VILLAR PELLICE, VILLARBASSE*, VILLAREGGIA, VIRLE PIEMONTE, VISCHE, VISTRORIO, VIU’.

PROVINCIA DI ALESSANDRIA: ALBERA LIGURE, ALFIANO NATTA, ALICE BEL COLLE*, ALLUVIONI CAMBIO’*, ALTAVILLA MONFERRATO, ALZANO SCRIVIA*, AVOLASCA, BALZOLA*, BASALUZZO*, BASSIGNANA*, BELFORTE MONFERRATO*, BERGAMASCO, BERZANO DI TORTONA, BISTAGNO, BORGHETTO DI BORBERA, BORGO SAN MARTINO*, BORGORATTO ALESSANDRINO, BOSCO MARENGO*, BOSIO, BOZZOLE, BRIGNANO FRASCATA, CABELLA LIGURE, CAMAGNA*, CAMINO, CANTALUPO LIGURE, CAPRIATA D’ORBA, CARBONARA SCRIVIA*, CARENTINO, CAREZZANO, CARPENETO, CARREGA LIGURE, CARROSIO, CARTOSIO, CASAL CERMELLI, CASALEGGIO BOIRO, CASALNOCETO, CASASCO, CASSANO SPINOLA*, CASSINELLE, CASTELLANIA, CASTELLAR GUIDOBONO, CASTELLETTO D’ERRO, CASTELLETTO D’ORBA, CASTELLETTO MERLI, CASTELLETTO MONFERRATO*, CASTELNUOVO BORMIDA, CASTELSPINA, CAVATORE*, CELLA MONTE, CERESETO, CERRETO GRUE, CERRINA, CONIOLO*, CONZANO*, COSTA VESCOVATO, CREMOLINO*, CUCCARO MONFERRATO, DENICE, DERNICE, FABBRICA CURONE, FELIZZANO, FRACONALTO, FRANCAVILLA BISIO, FRASCARO, FRASSINELLO MONFERRATO, FRASSINETO PO*, FRESONARA*, FRUGAROLO*, FUBINE, GABIANO, GAMALERO, GARBAGNA, GAVAZZANA, GIAROLE, GREMIASCO, GROGNARDO*, GRONDONA, GUAZZORA*, ISOLA SANT’ANTONIO*, LERMA, LU, MALVICINO, MASIO, MELAZZO*, MERANA, MIRABELLO MONFERRATO, MOLARE*, MOLINO DEI TORTI, MOMBELLO MONFERRATO,

MOMPERONE, MONCESTINO, MONGIARDINO LIGURE, MONLEALE, MONTACUTO, MONTALDEO, MONTALDO BORMIDA, MONTECASTELLO*, MONTECHIARO D’ACQUI, MONTEGIOCO, MONTEMARZINO, MORANO SUL PO*, MORBELLO, MORNESE, MORSASCO, MURISENGO, OCCIMIANO*, ODALENGO GRANDE, ODALENGO PICCOLO, OLIVOLA, ORSARA BORMIDA, OTTIGLIO, OVIGLIO*, OZZANO MONFERRATO*, PADERNA, PARETO, PARODI LIGURE, PASTURANA*, PECETTO DI VALENZA*, PIETRA MARAZZI*, PIOVERA*, POMARO MONFERRATO, PONTESTURA*, PONTI, PONZANO , MONFERRATO, PONZONE, POZZOL GROPPO, PRASCO, PREDOSA, QUARGNENTO*, QUATTORDIO, RICALDONE*, RIVALTA BORMIDA, RIVARONE*, ROCCA GRIMALDA*, ROCCAFORTE LIGURE, ROCCHETTA LIGURE, ROSIGNANO MONFERRATO*, SALA MONFERRATO, SAN CRISTOFORO, SAN GIORGIO MONFERRATO*, SAN SEBASTIANO CURONE, SANT’AGATA FOSSILI, SARDIGLIANO, SAREZZANO*, SERRALUNGA DI CREA, SEZZADIO, SILVANO D’ORBA*, SOLERO*, SOLONGHELLO, SPIGNO MONFERRATO, SPINETO SCRIVIA*, STAZZANO, STREVI*, TAGLIOLO MONFERRATO*, TASSAROLO*, TERRUGGIA*, TERZO*, TICINETO, TREVILLE, TRISOBBIO*, VALMACCA, VIGNALE MONFERRATO, VIGNOLE BORBERA, VILLADEATI, VILLALVERNIA*, VILLAMIROGLIO, VILLANOVA MONFERRATO*, VILLAROMAGNANO*, VISONE*, VOLPEDO, VOLPEGLINO, VOLTAGGIO.

PROVINCIA DI ASTI: AGLIANO, ALBUGNANO, ANTIGNANO, ARAMENGO, AZZANO D’ASTI*, BALDICHIERI D’ASTI*, BELVEGLIO, BERZANO DI SAN PIETRO, BRUNO, BUBBIO, BUTTIGLIERA D’ASTI, CALAMANDRANA, CALLIANO*, CALOSSO, CAMERANO CASASCO, CANTARANA, CAPRIGLIO, CASORZO, CASSINASCO, CASTAGNOLE MONFERRATO*, CASTEL BOGLIONE, CASTEL ROCCHERO*, CASTELL’ALFERO*, CASTELLERO, CASTELLETTO MOLINA, CASTELLO DI ANNONE*, CASTELNUOVO BELBO, CASTELNUOVO CALCEA, CELLARENGO, CELLE ENOMONDO*, CERRETO D’ASTI, CERRO TANARO, CESSOLE, CHIUSANO D’ASTI*, CINAGLIO*, CISTERNA D’ASTI,COAZZOLO, COCCONATO, COLCAVAGNO, CORSIONE, CORTANDONE, CORTANZE, CORTAZZONE, CORTIGLIONE, COSSOMBRATO*, CUNICO, DUSINO SAN MICHELE, FERRERE, FONTANILE, FRINCO, GRANA, GRAZZANO BADOGLIO, INCISA SCAPACCINO, ISOLA D’ASTI*, LOAZZOLO, MARANZANA, MARETTO, MOASCA, MOMBALDONE, MOMBARUZZO, MOMBERCELLI, MONALE*, MONASTERO BORMIDA, MONCUCCO TORINESE, MONGARDINO*, MONTABONE*, MONTAFIA, MONTALDO SCARAMPI, MONTECHIARO D’ASTI, MONTEGROSSO D’ASTI, MONTEMAGNO, MONTIGLIO, MORANSENGO, OLMO GENTILE, PASSERANO MARMORITO, PENANGO, PIEA, PINO D’ASTI, PIOVA’ MASSAIA, PORTACOMARO*, QUARANTI, REFRANCORE*, REVIGLIASCO D’ASTI*, ROATTO, ROBELLA, ROCCA D’ARAZZO*, ROCCAVERANO, ROCCHETTA PALAFEA, ROCCHETTA TANARO, SAN GIORGIO SCARAMPI, SAN MARTINO ALFIERI, SAN MARZANO OLIVETO, SAN PAOLO SOLBRITO, SCANDELUZZA, SCURZOLENGO*, SEROLE, SESSAME, SETTIME*, SOGLIO, TIGLIOLE*, TONCO, TONENGO, VAGLIO SERRA, VALFENERA, VESIME, VIALE D’ASTI, VIARIGI, VIGLIANO D’ASTI*, VILLA SAN SECONDO, VILLAFRANCA D’ASTI, VINCHIO.

PROVINCIA DI BIELLA: AILOCHE, BENNA, BIOGLIO, BORRIANA, BRUSNENGO, CALLABIANA, CAMANDONA, CAMBURZANO, CAMPIGLIA CERVO, CAPRILE, CASAPINTA, CASTELLETTO CERVO, CERRETO CASTELLO, CERRIONE, COGGIOLA, CREVACUORE, CROSA, CURINO, DONATO, DORZANO, GIFFLENGA, GRAGLIA, LESSONA, MAGNANO, MASSAZZA, MASSERANO, MEZZANA MORTIGLIENGO, MIAGLIANO*, MOSSO SANTA MARIA, MOTTALCIATA, MUZZANO, NETRO, OCCHIEPPO SUPERIORE*, PETTINENGO*, PIATTO, PIEDICAVALLO, PISTOLESA, POLLONE*, PORTULA, PRALUNGO*, PRAY, QUAREGNA, QUITTENGO, RONCO BIELLESE*, ROPPOLO, ROSAZZA, SAGLIANO MICCA*, SALA BIELLESE, SALUSSOLA, SAN PAOLO CERVO*, SANDIGLIANO, SELVE MARCONE, SOPRANA, SORDEVOLO*, SOSTEGNO, STRONA, TAVIGLIANO, TERNENGO, TOLLEGNO*, TORRAZZO, VALDENGO, VALLANZENGO, VALLE SAN NICOLAO, VEGLIO, VERRONE, VILLA DEL BOSCO, VILLANOVA BIELLESE, VIVERONE, ZIMONE, ZUBIENA, ZUMAGLIA*.

PROVINCIA DI CUNEO: ACCEGLIO, AISONE, ALBARETTO DELLA TORRE, ALTO, ARGENTERA, ARGUELLO, BAGNASCO, BALDISSERO D’ALBA, BARBARESCO*, BAROLO, BASTIA MONDOVI’*, BATTIFOLLO, BEINETTE*, BELLINO, BELVEDERE LANGHE, BENEVELLO*, BERGOLO, BERNEZZO, BONVICINO, BORGOMALE*, BOSIA, BOSSOLASCO, BRIAGLIA*, BRIGA ALTA, BRONDELLO, BROSSASCO, CAMERANA, CAMO, CANOSIO, CAPRAUNA, CARAMAGNA PIEMONTE*, CARDE’*, CARTIGNANO, CASALGRASSO*, CASTAGNITO, CASTELDELFINO, CASTELLAR*, CASTELLETTO STURA*, CASTELLETTO UZZONE, CASTELLINALDO, CASTELLINO TANARO, CASTELMAGNO,

CASTELNUOVO DI CEVA, CASTIGLIONE FALLETTO*, CASTIGLIONE TINELLA, CASTINO, CAVALLERLEONE, CELLE DI MACRA, CERESOLE ALBA*, CERRETTO LANGHE, CERVERE*, CIGLIE’*, CISSONE, CLAVESANA, CORNELIANO D’ALBA*, COSSANO BELBO, CRAVANZANA, CRISSOLO, DEMONTE, DIANO D’ALBA*, ELVA, ENTRACQUE, ENVIE, FARIGLIANO, FAULE, FEISOGLIO, FRABOSA SOPRANA, FRABOSA SOTTANA, FRASSINO, GAIOLA, GAMBASCA, GENOLA*, GORZEGNO, GOTTASECCA, GOVONE, GRINZANE CAVOUR*, GUARENE*, IGLIANO, ISASCA, LA MORRA*, LAGNASCO*, LEQUIO BERRIA, LEQUIO TANARO, LESEGNO, LEVICE, LIMONE PIEMONTE, LISIO, MACRA, MAGLIANO ALFIERI, MAGLIANO ALPI*, MANGO, MARENE*, MARGARITA*, MARMORA, MARSAGLIA, MARTINIANA PO, MELLE, MOIOLA, MOMBARCARO, MOMBASIGLIO, MONASTERO DI VASCO*, MONASTEROLO CASOTTO, MONASTEROLO DI SAVIGLIANO*, MONCHIERO, MONESIGLIO, MONFORTE D’ALBA, MONTALDO DI MONDOVI’, MONTALDO ROERO, MONTANERA*, MONTELUPO ALBESE, MONTEMALE DI CUNEO, MONTEROSSO GRANA, MONTEU ROERO, MONTEZEMOLO, MONTICELLO D’ALBA*, MOROZZO*, MURAZZANO, MURELLO, NEIVE, NEVIGLIE, NIELLA BELBO, NIELLA TANARO*, NOVELLO, NUCETTO, ONCINO, ORMEA, OSTANA, PAGNO*, PAMPARATO, PAROLDO, PERLETTO, PERLO, PEZZOLO VALLE UZZONE, PIANFEI*, PIASCO, PIETRAPORZIO, PIOBESI D’ALBA*, PIOZZO, POCAPAGLIA*, POLONGHERA, PONTECHIANALE, PRADLEVES, PRAZZO, PRIERO, PRIOCCA, PRIOLA, PRUNETTO, RIFREDDO, RITTANA, ROASCHIA, ROASCIO, ROBILANTE, ROBURENT, ROCCA CIGLIE’, ROCCA DE’ BALDI*, ROCCABRUNA, ROCCAFORTE MONDOVI’, ROCCASPARVERA, ROCCAVIONE, ROCCHETTA BELBO, RODDI*, RODDINO, RODELLO, ROSSANA, RUFFIA, SALE DELLE LANGHE, SALE SAN GIOVANNI, SALICETO, SALMOUR*, SAMBUCO, SAMPEYRE, SAN BENEDETTO BELBO, SAN DAMIANO MACRA, SAN MICHELE MONDOVI,SANFRE’*, SANFRONT, SANTA VITTORIA D’ALBA*, SANT’ALBANO STURA*, SANTO STEFANO ROERO, SCAGNELLO, SCARNAFIGI*, SERRALUNGA D’ALBA*, SERRAVALLE LANGHE, SINIO, SOMANO, SOMMARIVA PERNO, STROPPO, TARANTASCA*, TORRE BORMIDA, TORRE MONDOVI’, TORRE SAN GIORGIO*, TORRESINA, TREISO*, TREZZO TINELLA*, TRINITA’*, VALDIERI, VALGRANA, VALLORIATE, VALMALA, VENASCA, VERDUNO*, VERNANTE, VEZZA D’ALBA, VICOFORTE*, VIGNOLO*, VILLAFALLETTO*, VILLANOVA SOLARO, VILLAR SAN COSTANZO, VINADIO, VIOLA, VOTTIGNASCO*.

PROVINCIA DI NOVARA: AGRATE CONTURBIA, AMENO, ARMENO*, BARENGO, BIANDRATE, BOCA, BOGOGNO*, BOLZANO NOVARESE, BORGOLAVEZZARO, BRIGA NOVARESE*, BRIONA, CALTIGNAGA*, CARPIGNANO SESIA, CASALBELTRAME, CASALEGGIO NOVARA, CASALINO*, CASALVOLONE, CASTELLAZZO NOVARESE, CAVAGLIETTO, CAVAGLIO D’AGOGNA, CAVALLIRIO, COLAZZA, COMIGNAGO*, CRESSA*, CUREGGIO*, DIVIGNANO, DORMELLETTO*, FARA NOVARESE, FONTANETO D’AGOGNA*, GARBAGNA NOVARESE*, GARGALLO, GRANOZZO CON MONTICELLO*, LANDIONA, LESA, MAGGIORA*, MANDELLO VITTA, MARANO TICINO, MASSINO VISCONTI, MEINA*, MEZZOMERICO, MIASINO, MOMO, NEBBIUNO, NIBBIOLA*, OLEGGIO CASTELLO*, ORTA SAN GIULIO, PARUZZARO*, PELLA, PETTENASCO*, PISANO, POGNO, POMBIA, PRATO SESIA, RECETTO, SAN MAURIZIO D’OPAGLIO, SAN NAZZARO SESIA, SAN PIETRO MOSEZZO*, SILLAVENGO, SIZZANO, SORISO, SOZZAGO, SUNO, TERDOBBIATE, TORNACO, VAPRIO D’AGOGNA, VERUNO*, VESPOLATE, VICOLUNGO, VINZAGLIO*.

PROVINCIA DI VERBANIA: ANTRONA SCHIERANCO, ANZOLA D’OSSOLA, ARIZZANO*, AROLA, AURANO, BACENO, BANNIO ANZINO, BEE’*, BELGIRATE, BEURA CARDEZZA*, BOGNANCO*, BROVELLO CARPUGNINO, CALASCA CASTIGLIONE, CAMBIASCA*, CANNERO RIVIERA, CAPREZZO, CAVAGLIO SPOCCIA, CEPPO MORELLI, CESARA, COSSOGNO*, CRAVEGGIA, CRODO, CURSOLO ORASSO, DRUOGNO, FALMENTA, FORMAZZA, GERMAGNO*, GHIFFA*, GIGNESE*, GURRO, INTRAGNA, LOREGLIA, MACUGNAGA, MADONNA DEL SASSO, MALESCO, MASERA*, MASSIOLA, MERGOZZO*, MIAZZINA*, MONTECRESTESE, MONTESCHENO*, NONIO*, OGGEBBIO, PALLANZENO, PIEDIMULERA, PIEVE VERGONTE, PREMENO, PREMIA, PREMOSELLO CHIOVENDA, QUARNA SOPRA*, QUARNA SOTTO*, RE, SAN BERNARDINO VERBANO*, SANTA MARIA MAGGIORE, SEPPIANA, TOCENO, TRAREGO , VIGGIONA, TRASQUERA, TRONTANO*, VALSTRONA, VANZONE CON SAN CARLO, VARZO, VIGANELLA, VIGNONE*, VILLETTE, VOGOGNA.

PROVINCIA DI VERCELLI : ALAGNA VALSESIA, ALBANO VERCELLESE, ALICE CASTELLO, ARBORIO, ASIGLIANO VERCELLESE*, BALMUCCIA, BALOCCO, BIANZE’, BOCCIOLETO, BORGO D’ALE, BORGO VERCELLI*, BREIA*, BURONZO, CAMPERTOGNO, CARCOFORO, CARESANA, CARESANABLOT*, CARISIO, CASANOVA ELVO, CELLIO*, CERVATTO, CIVIASCO, COLLOBIANO, COSTANZANA,

CRAVAGLIANA, CROVA, DESANA*, FOBELLO, FONTANETTO PO, FORMIGLIANA, GHISLARENGO, GREGGIO, GUARDABOSONE*, LAMPORO, LENTA, LIGNANA*, LOZZOLO, MOLLIA, MONCRIVELLO, MOTTA DEI CONTI*, OLCENENGO*, OLDENICO, PALAZZOLO VERCELLESE, PERTENGO, PEZZANA, PILA, PIODE, POSTUA*, PRAROLO*, QUINTO VERCELLESE, RASSA, RIMA SAN GIUSEPPE, RIMASCO, RIMELLA, RIVA VALDOBBIA, RIVE, ROASIO, RONSECCO, ROSSA, ROVASENDA, SABBIA, SALASCO*, SALI VERCELLESE, SAN GERMANO VERCELLESE, SAN GIACOMO VERCELLESE, SCOPA, SCOPELLO, STROPPIANA, TRICERRO, VALDUGGIA*, VILLARBOIT, VILLATA*, VOCCA*.

* Comuni appartenenti ad area di programmazione commerciale

(o m i s s i s)

IL PRESIDENTE
(Sergio DEORSOLA)

IL VICE PRESIDENTE IL VICE PRESIDENTE
(Andrea FOCO) (Marta MINERVINI)

I CONSIGLIERI SEGRETARI IL FUNZIONARIO VERBALIZZANTE
(Pierluigi GALLARINI) (Ornella GALLIERO)
(Francesco TOSELLI)

Estratto dal processo verbale dell’adunanza consiliare pomeridiana del 29 ottobre 1999