Delib. C.R. 25 maggio 1999, n. 137 “Direttive per la programmazione urbanistica commerciale di cui alla L.R. 17 maggio 1999, n. 28″

TOSCANA
Consiglio Regionale – Deliberazioni n 000137 del 25/05/1999 (Boll. n 24 del 02/08/1999)
DIRETTIVE PER LA PROGRAMMAZIONE URBANISTICA COMMERCIALE DI CUI
ALLA LEGGE REGIONALE 17 MAGGIO 1999, N. 28 "NORME PER LA
DISCIPLINA DEL COMMERCIO IN SEDE FISSA IN ATTUAZIONE DEL DECRETO
LEGISLATIVO 31 MARZO 1998, N. 114

Indice

articolo 1 Disposizioni generali
articolo 2 Criteri generali
articolo 3 Criteri generali per la localizzazione degli
esercizi commerciali in relazione agli
insediamenti urbani e rurali
articolo 4 Criteri generali per la localizzazione
degli esercizi commerciali in
riferimento alle diverse peculiarita’
del territorio regionale
articolo 5 Criteri per la localizzazione delle medie
strutture di vendita
articolo 6 Criteri per la localizzazione delle grandi
strutture di vendita e per le aree commerciali
integrate
articolo 7 Criteri per l’individuazione di altre aree dove
sono compatibili gli insediamenti commerciali
articolo 8 Criteri per l’individuazione di nuove
strutture commerciali nelle aree
di interesse storico, archeologico, artistico ed
ambientale
articolo 9 Criteri di realizzazione dei raccordi viari
articolo 10 Dotazione e caratteristiche dei parcheggi
articolo 11 Eliminazione delle barriere architettoniche
articolo 12 Criteri per l’arredo urbano

Art. 1
Disposizioni generali

1. Al fine di localizzare l’insediamento di attivita’ commerciali
ed in attuazione dei disposti del Decreto legislativo 31 marzo
1998 n. 114 "Riforma della disciplina relativa al settore del
commercio, a norma dell’art. 4, comma quarto, della legge 15
marzo 1997, n. 59" e della legge regionale 16 gennaio 1995 n. 5
"Norme per il governo del territorio", e nel rispetto dei
principi posti dalla legge regionale 22 luglio 1998, n. 38
"Governo del tempo e dello spazio urbano", gli atti di
pianificazione territoriale delle province e dei comuni devono
essere adeguati ai criteri di programmazione urbanistica di cui
alle presenti direttive.

2. Al fine del coordinamento delle previsioni urbanistiche
comunali, le province promuovono, entro trenta giorni
dall’entrata in vigore delle presenti direttive, le opportune
verifiche per addivenire all’individuazione delle aree nelle
quali possono essere collocate le grandi strutture di vendita di
tipologia A, B e C, cosi’ come definite dal Regolamento di
attuazione della legge regionale "Norme per la disciplina del
commercio in sede fissa". In tale sede le province esplorano la
possibilita’ di dar vita ad accordi di pianificazione ai sensi
dell’art. 36 della legge regionale 5/95 e successive
modificazioni, accordi da perfezionare entro centottanta giorni
dalla pubblicazione delle presenti direttive.

3. Nel caso di motivata impossibilita’ di dar vita ad accordi di
pianificazione ai sensi del secondo comma, i comuni adeguano lo
strumento urbanistico alle presenti direttive, adottando la
relativa variante non oltre centottanta giorni dalla loro
pubblicazione.

4. Se risulta che non e’ necessario alcun adeguamento, entro il
termine indicato nel comma 3 il Comune ne da’ comunicazione alla
Regione per non incorrere nell’attivazione del potere sostitutivo
previsto dall’art. 6, comma 6, del DLgs 31 marzo 1998, n. 114.

Art. 2
Criteri generali

1. I criteri generali per la programmazione urbanistica delle
attivita’ commerciali sono i seguenti:

a) assumere il territorio come risorsa ai fini dello sviluppo
sostenibile e del contenimento del suo consumo, attuando i
principi della LR 5/95.
b) favorire la riqualificazione ambientale e funzionale del
territorio della Toscana attraverso la tutela, il recupero e
la valorizzazione delle risorse essenziali del territorio, il
recupero e la valorizzazione del paesaggio, dell’ambiente e
del territorio rurale, l’integrazione e la riqualificazione
socio-economica-territoriale degli insediamenti produttivi e
residenziali, il miglioramento della mobilita’ delle persone e
delle merci attraverso l’integrazione delle diverse modalita’
di trasporto su tutto il territorio regionale;
c) sviluppare le azioni di governo del territorio attraverso il
riequilibrio funzionale dei sistemi territoriali locali di cui
all’art. 3, comma 1, del Regolamento di attuazione della legge
regionale 17 maggio 1999, n. 28 "Norme per la disciplina del
commercio in sede fissa", assumendoli come riferimento per le
analisi del dimensionamento delle varie tipologie di offerta
relazionate anche alla domanda;
d) verificare preventivamente la congruita’ delle azioni di
trasformazione del territorio attraverso la valutazione degli
effetti ambientali secondo quanto disposto all’art. 5, comma
3, della LR 5/95 e la valutazione degli effetti sui tempi e
sugli orari delle comunita’ locali ai sensi della LR 38/1998.
In particolare, nella formazione del Piano Regolatore
Generale, di cui all’art. 23 della LR 5/1995, dovranno essere
rispettate le Istruzioni tecniche approvate con deliberazione
della GR del 14.12.1998 n. 1541 "Istruzioni tecniche per la
valutazione degli atti di programmazione e di pianificazione
territoriale di competenza degli Enti Locali ai sensi della LR
16 gennaio 1995 n. 5".

Art. 3
Criteri generali per la localizzazione degli esercizi commerciali
in relazione agli insediamenti urbani e rurali

1. Le aree idonee da destinare alle diverse tipologie di
insediamenti commerciali sono individuate, in relazione alle
specifiche tipologie insediative, nel rispetto dei criteri e
delle prescrizioni del presente articolo, fatte salve le
specificita’ degli articoli 7 e 8.

2. Nei principali centri storici della Toscana, di cui occorre
favorire il riequilibrio funzionale e nei centri minori, in
particolare in quelli in via di spopolamento, in cui occorre
incentivare la localizzazione di attrezzature idonee a evitare la
monofunzionalita’ residenziale, contestualmente alla
localizzazione delle aree di cui al comma 1 si deve:

a) prevedere gli interventi infrastrutturali necessari a
garantire l’accessibilita’, realizzando adeguati parcheggi al
di fuori dei centri stessi, provvedendo allo sviluppo dei
servizi di trasporto collettivo;
b) prevedere la localizzazione e regolamentazione delle aree
pedonali o parzialmente pedonalizzate e favorirne
l’utilizzazione;
c) garantire mediante i contenuti del piano della distribuzione e
della localizzazione delle funzioni di cui alla legge
regionale 23 maggio 1994, n. 39 "Disposizioni regionali per
l’attuazione della L. 28/2/1985, n. 47 in materia di
variazioni essenziali e di mutamento di destinazione d’uso
degli immobili", nonche’ del piano di indirizzo e regolazione
degli orari di cui alla LR 38/1998, una misurata ed organica
distribuzione spaziale delle funzioni commerciali;
d) predisporre strumenti conoscitivi affinche’ sia valutabile la
domanda di inserimento di nuove funzioni non residenziali.
Attraverso i contenuti dei piani di cui sopra si dovranno
prioritariamente e gerarchicamente individuare e disciplinare
quelle porzioni di centro antico che sono da considerare dei
capisaldi di funzioni;
e) garantire per quei centri storici che risultano essere anche
poli di attrazione turistica, la dotazione di servizi idonei;
f) garantire che le tipologie di attivita’ siano qualitativamente
rapportate ai caratteri storici, architettonici ed urbanistici
del centro storico;
g) tutelare i caratteri storici degli insediamenti privilegiando
l’insediamento di esercizi di vicinato e medie strutture di vendita ed evitando l’insediamento di grandi strutture di vendita
qualora alterino il tessuto edilizio ed
urbanistico esistente, nel rispetto dei disposti della legge
regionale 21 maggio 1980 n. 59 "Norme per gli interventi per
il recupero del patrimonio edilizio esistente".

3. Negli insediamenti prevalentemente residenziali, specialmente
in quelli di recente formazione, radi e non definiti, dove
possono trovare collocazione oltre che gli esercizi di vicinato,
le medie strutture di vendita e compatibilmente con i criteri di
localizzazione di cui all’articolo 6, le strutture di grandi
dimensioni, contestualmente alla localizzazione delle aree di cui
al comma 1, si deve prevedere:

a) il rafforzamento della struttura urbana, la sua dotazione di
servizi e di attrezzature, favorendo la creazione di luoghi
centrali di aggregazione;
b) il riordino del traffico veicolare e del complesso dei servizi
di trasporto pubblico attraverso una analisi della rete della
viabilita’, secondo i contenuti della normativa per la
formazione dei piani urbani del traffico di cui all’art. 36
del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, "Nuovo Codice
della Strada";
c) l’individuazione dei parcheggi, ai sensi della legge 24 marzo
1989 n. 122 "Disposizioni in materia di parcheggi, programma
triennale delle aree urbane, nonche’ modificazione di alcune
norme del testo unico sulla disciplina della circolazione
stradale, approvata con decreto del Presidente della
repubblica 15 giugno 1959, n. 359" e le ulteriori quote per la
sosta di relazione, differenziate per le diverse tipologie di
esercizi di vendita;
d) l’individuazione della disciplina di riordino delle aree in
cui sono collocate le attivita’ e le funzioni marginali, con
la verifica di compatibilita’ di tali funzioni rispetto ai
tessuti insediativi secondo i principi di cui alla legge
39/1994 e alla LR 38/1998.
e) l’individuazione delle aree industriali dismesse o collocate
in maniera impropria nei tessuti residenziali ai fini del loro
recupero.

4. Nel territorio rurale devono trovare collocazione quelle
funzioni commerciali idonee al sostegno delle potenzialita’
produttive, inserendo quelle connesse alle varie tipologie
produttive significative e tipiche del territorio toscano, per
rafforzare il ruolo di presidio ambientale delle attivita’
agricole, di tutela e di valorizzazione del paesaggio e di difesa
idrogeologica, con particolare riferimento alle zone di maggior
pregio ambientale.

5. Al fine di tutelare le caratteristiche storico-ambientali
degli insediamenti rurali devono essere privilegiate le strutture
commerciali piccole e medie, evitando interventi di grandi
dimensioni.

6. In attuazione del comma 1, il Comune, anche sulla base delle
analisi del fabbisogno e dei criteri di dimensionamento di cui ai
seguenti articoli 5 e 6, e’ tenuto alla verifica delle previsioni
urbanistiche relative a strutture di vendita ai fini di una
rilocalizzazione delle medesime, per rispondere maggiormente ai
criteri di tutela e valorizzazione delle risorse del territorio e
alle esigenze funzionali e dell’utenza.

Art. 4
Criteri generali per la localizzazione degli esercizi commerciali
in riferimento alle diverse peculiarita’ del territorio
regionale

1. Con riferimento agli atti di programmazione regionale nella
localizzazione degli esercizi commerciali si deve tenere conto
delle caratteristiche e specificita’ del territorio regionale.

2. Nelle zone montane la localizzazione degli esercizi
commerciali deve:

a) concorrere alla eliminazione del fenomeno dell’abbandono,
attraverso il potenziamento dei servizi essenziali alla
persona, delle attrezzature, e dell’accessibilita’; assumere
politiche territoriali diversificate ma sinergiche che
inducono anche microeconomie, all’interno di una strategia di
sviluppo e di promozione dell’economia montana;
b) concorrere al consolidamento del ruolo dei nuclei e delle
frazioni, concentrando le eventuali quote di accrescimento
degli abitati intorno ai presidi insediativi esistenti,
limitando di conseguenza le espansioni degli insediamenti di
fondovalle;
c) consentire alla piccola impresa la commissione tra le
attivita’ commerciali e la residenza;

3. Nelle aree ad alta densita’ insediativa la localizzazione
degli esercizi commerciali deve:

a) contribuire al recupero ed alla riqualificazione del sistema
degli insediamenti organizzando una rete di poli fra loro
funzionalmente integrati;
b) favorire il recupero ed il completamento del sistema della
mobilita’, in termini di rete e di integrazione funzionale fra
le diverse modalita’ di trasporto, da privilegiare
particolarmente all’interno degli ambiti metropolitani, anche
attraverso una rigorosa selezione delle funzioni gravanti sul
sistema dei collegamenti, per individuare e risolvere le
incompatibilita’. Particolare attenzione dovra’ essere
prestata per il miglioramento dell’accessibilita’ per merci e
persone, sia alla scala regionale e nazionale in rapporto agli
ambiti metropolitani, sia a quella regionale e locale interna
agli ambiti stessi e fra questi ed i principali poli del
sistema;
c) incentivare il recupero, la sostituzione edilizia e la
riqualificazione urbanistica, promuovendo interventi di
miglioramento ambientale e di qualita’ di vita e contenendo al
massimo l’offerta di nuovi insediamenti;
d) favorire il riordino e la riaggregazione delle funzioni di
base, assumendo i sistemi territoriali locali e loro
articolazioni, come ambiti operativi, al fine di assicurare la
ottimizzazione della distribuzione delle funzioni nonche’ la
massima fruizione e di ridurre la mobilita’ impropriamente
indotta all’interno di ambiti urbani;
e) contribuire ad un effettivo riordino urbanistico, sia in
relazione alla definizione di una rete di trasporto collettivo
integrato, sia riducendo le esigenze di mobilita’ in
particolare per le citta’ di Arezzo, Firenze, Livorno, Lucca,
Pisa, Pistoia e Prato;
f) concorrere alla tutela e alla valorizzazione delle
testimonianze storiche e culturali, rappresentate dal
paesaggio e dall’ambiente costruito nei territori collinari e
di pianura limitrofi agli insediamenti ed agli ambiti
metropolitani.

4. Nelle aree costiere, compreso l’arcipelago, la localizzazione
degli esercizi commerciali deve:

a) contribuire all’alleggerimento della pressione insediativa
promuovendo il riequilibrio degli insediamenti nelle aree
interne, nel rispetto del paesaggio e dell’ambiente, favorendo
la riutilizzazione del patrimonio edilizio esistente;
b) riqualificare il tessuto insediativo dei comuni
dell’Arcipelago in relazione alla forte presenza turistica;
c) contribuire ad un effettivo riordino urbanistico, sia in
relazione alla definizione di una rete di trasporto collettivo
integrato, sia riducendo le esigenze di mobilita’ nell’area
metropolitana commerciale Pisa-Livorno.

5. Per le aree interne ed a bassa densita’ insediativa la
localizzazione degli esercizi commerciali deve conformarsi ai
seguenti criteri:

a) contribuire al mantenimento e potenziamento delle attivita’
agricole e di quelle connesse, integrando e coordinando le
funzioni delle attrezzature alla scala sovralocale, in
riferimento alle caratteristiche del sistema territoriale che
comporta la necessita’ di una distribuzione diffusa;
b) concorrere alla formazione di funzioni di servizio e di
presidio degli insediamenti urbani esistenti, da considerarsi
come una rete dei nodi nella quale si collocano in modo
articolato e differenziato le funzioni proprie del sistema
territoriale, in rapporto con le aree costiere.

6. Gli atti di pianificazione urbanistica provinciali e comunali
devono inoltre considerare gli eventuali aspetti interregionali
delle previsioni localizzative degli insediamenti commerciali.

Art. 5
Criteri per la localizzazione delle medie strutture di vendita

1. Le scelte urbanistiche dei comuni per la localizzazione delle
medie strutture di vendita, come definite dal Regolamento di
attuazione della legge regionale 17 maggio 1999, n. 28 "Norme per
la disciplina del commercio in sede fissa in attuazione del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114", devono tendere:

a) al recupero ed alla riqualificazione del patrimonio edilizio
esistente, ivi compresi i complessi produttivi dismessi,
garantendo la tutela e valorizzazione delle caratteristiche
storico-culturali presenti;
b) al riequilibrio urbanistico di aree di frangia costituite da
tessuti urbani instabili da qualificare.

2. I criteri per la verifica di funzionalita’ delle medie
strutture di vendita sono i seguenti:

a) la ottimale accessibilita’ da parte dell’utenza al fine di
ridurre la necessita’ di mobilita’;
b) il recupero degli insediamenti di recente formazione (aree
periferiche e di frangia), l’utilizzo delle aree industriali
dismesse, la riqualificazione dei tessuti urbani mediante la
costituzione di luoghi centrali di aggregazione;
c) i sistemi di accesso e le aree di parcheggio delle strutture
commerciali dovranno essere opportunamente raccordati alla
viabilita’ pubblica, in modo da garantire la massima
accessibilita’;
d) l’esistenza o la previsione della contestuale realizzazione
delle opere di urbanizzazione primaria necessarie;
e) la fattibilita’ degli interventi in rapporto alle
caratteristiche geologiche, idrogeologiche e idrauliche
dell’area interessata;
f) l’approvvigionamento idrico e la depurazione;
g) gli spazi per i parcheggi in quantita’ adeguata e comunque non
inferiore agli standard contenuti nelle presenti direttive.

Art. 6
Criteri per la localizzazione delle grandi strutture di vendita e
per le aree commerciali integrate

1. Le scelte urbanistiche dei comuni per la localizzazione delle
grandi strutture di vendita, ivi comprese le aree commerciali
integrate, secondo le tipologie A, B e C come definite dal
Regolamento di attuazione della LR 28/1999 devono tendere:

a) al recupero del patrimonio edilizio esistente, compresi i
complessi produttivi dismessi, garantendo la tutela e
valorizzazione delle caratteristiche storico-culturali
presenti;
b) al riequilibrio urbanistico di aree di frangia costituite da
tessuti urbani instabili da qualificare.

2. Per il rilascio delle autorizzazioni per nuove grandi
strutture di vendita di tipologia A, B e C, lo strumento
urbanistico deve espressamente prevedere la compatibilita’ della
localizzazione di tali tipologie.

3. Relativamente alle grandi strutture di vendita di tipologia C,
lo strumento urbanistico puo’ prevedere la destinazione
commerciale anche congiuntamente ad altre destinazioni.

4. Nei comuni capoluogo di provincia e con popolazione superiore
a 50.000 abitanti possono essere localizzate tutte le tipologie
di grande strutture di vendita, di cui al comma 1; nei comuni con
popolazione compresa fra 10.000 e i 50.000 abitanti, possono
essere localizzate tutte le tipologie di grande strutture di
vendita, ad eccezione della tipologia A nei comuni con
popolazione compresa tra 3.000 e 10.000 abitanti possono essere
localizzate esclusivamente strutture di vendita di tipologia C,
con obbligo della forma di centro commerciale, come definita
all’art. 4, comma 1, lett. g, del DLgs 114/1998.

5. In relazione alla rete dei capisaldi di funzioni e di servizi
di livello regionale (quali: strutture ospedaliere, strutture
universitarie, centri espositivi, poli di interesse turistico,
parchi regionali, impianti tecnologici e del trasporto
dell’energia), oltre ai criteri di carattere generale di cui ai
punti precedenti, devono essere considerati i seguenti:

a) la ottimale accessibilita’ da parte dell’utenza, riducendo la
necessita’ di mobilita’;
b) la collocazione baricentrica in relazione ai sistemi e
sottosistemi territoriali locali;
c) il recupero degli insediamenti di recente formazione (aree
periferiche e di frangia), l’utilizzo delle aree industriali
dismesse esistenti in contesti urbani, la riqualificazione dei
tessuti urbani mediante la costituzione di luoghi centrali di
aggregazione;
d) la previsione di congrue distanze tra la localizzazione dei
complessi commerciali e le infrastrutture di livello primario
(autostrade e superstrade) in particolare dai caselli e dagli
svincoli, al fine di evitare effetti negativi sulla
funzionalita’ dei medesimi. Di preferenza i complessi
commerciali devono essere raggiungibili attraverso un sistema
di viabilita’ gerarchizzato in modo da consentire un forte
grado di accessibilita’ ai complessi stessi;
e) l’esistenza o la previsione della contestuale realizzazione
delle opere di urbanizzazione primaria necessarie;
f) la fattibilita’ degli interventi in rapporto alle
caratteristiche geologiche, idrogeologiche e idrauliche
dell’area interessata;
g) l’approvvigionamento idrico e la depurazione;
h) gli spazi per i parcheggi in quantita’ adeguata e comunque non
inferiore agli standard di cui all’articolo 10; essi devono
essere organizzati in modo da consentire un agevole afflusso e
deflusso e non devono gravare sulle infrastrutture stradali
destinate agli spostamenti di lunga percorrenza e su quelle
con forte intensita’ di traffico.

6. La realizzazione degli interventi di trasformazione del
territorio per la creazione di grandi strutture di vendita e di
aree commerciali integrate puo’ essere effettuata solamente
attraverso l’approvazione di un Programma Integrato di Intervento
oppure di uno strumento attuativo di cui alla LR 5/95.

7. Ai fini dell’analisi del fabbisogno di grandi strutture di
vendita, il Comune recepisce la individuazione delle unita’
commerciali convenzionali (U.CC) effettuata dalla Regione per
l’anno 1999 (di cui all’allegato C del Regolamento di attuazione
della LR 28/1999) e, ove disponibili, gli elementi del quadro
conoscitivo del P.T.C. provinciale relativi alle aree
sovracomunali configurabili come bacini omogenei di utenza
(Sistemi Territoriali Locali), anche in rapporto alle aree
commerciali metropolitane (Firenze-Prato-Pistoia; Livorno-Pisa) e
alle specifiche analisi sulle unita’ commerciali convenzionali
relative agli esercizi di vicinato (U.CCV.), alle medie strutture
di vendite (U.CCM.) e alle grandi strutture di vendita esistenti
(U.CCG.).

8. Nei Comuni per i quali, in base alle verifiche sui fabbisogni
e al dimensionamento delle strutture commerciali, si ravvisi
l’esigenza di realizzare congiuntamente medie e grandi strutture
di vendita, dovranno essere incentivate localizzazioni di aree
commerciali integrate, al fine di raggruppare organicamente varie
forme di attivita’ commerciale, tramite la razionalizzazione dei
servizi e delle infrastrutture, in rapporto ad una corretta
utilizzazione della risorsa territoriale. Anche per tali aree lo
strumento urbanistico generale dovra’ prevedere l’attuazione
tramite Programma Integrato di Intervento oppure di uno strumento
attuativo di cui alla LR 5/95. Ai fini dell’organizzazione della
viabilita’ e per la dotazione dei parcheggi, si deve fare
riferimento, per l’intera area commerciale integrata, alle norme
per le grandi strutture di vendita.

Art. 7
Criteri per l’individuazione di altre aree dove sono compatibili
gli insediamenti commerciali

1. Per le previsioni di insediamenti commerciali, in particolare
quelle localizzate dallo strumento urbanistico vigente in zone
destinate ad insediamenti produttivi, e’ necessario verificare,
oltre a quanto indicato ai precedenti articoli 5 e 6, la
compatibilita’ con le attivita’ produttive esistenti, escludendo
le zone nelle quali sono esistenti o previste attivita’ in
contrasto con l’attivita’ commerciale.

2. I comuni, in relazione alle attivita’ esistenti o previste,
devono verificare le prestazioni funzionali dell’insediamento
commerciale in termini di accessibilita’ e di dotazione di
parcheggi, di arredo urbano e di eliminazione delle barriere
architettoniche fissate dalle presenti direttive.

3. I comuni, in sede di programmazione della rete commerciale,
comprendono gli insediamenti, di cui al comma 1, nel calcolo
della dotazione complessiva delle strutture di vendita.

Art. 8
Criteri per l’individuazione di nuove strutture commerciali nelle
aree di interesse storico, archeologico, artistico ed ambientale

1. I comuni, al fine di valorizzare il patrimonio di interesse
storico, archeologico, artistico ed ambientale, individuano le
nuove strutture commerciali previa analisi delle caratteristiche
di valore dell’insediamento interessato, evidenziandone gli
elementi da tutelare e le conseguenti compatibilita’ della
previsione di attivita’ commerciale anche in relazione ai
requisiti necessari in termini di dotazione di spazi pubblici e
di accessibilita’. A tal fine sono ammesse solamente
localizzazioni di strutture commerciali di piccole dimensioni.

2. I comuni, conseguentemente, predispongono apposite norme
affinche’ gli interventi di trasformazione e di adeguamento delle
strutture edilizie e l’eventuale inserimento di nuovi manufatti
edilizi siano realizzati nel rispetto delle caratteristiche
storiche, ambientali e paesaggistiche, valorizzando o
incentivando gli interventi di arredo urbano, individuando
soluzioni di eliminazione delle barriere architettoniche, nel
rispetto del contesto paesaggistico ed ambientale.

Art. 9
Criteri di realizzazione dei raccordi viari

1. Relativamente ai raccordi fra insediamenti commerciali e
viabilita’ pubblica, si individuano i criteri di realizzazione da
recepire negli strumenti urbanistici comunali, con le eventuali
specificazioni di carattere locale.

2. Per gli esercizi di vicinato, come definiti dall’art. 4, comma
1, lett. d, del DLgs 114/1998, l’eventuale raccordo tra
parcheggio destinato ai clienti e viabilita’ pubblica deve essere
costituito da almeno una corsia per senso di marcia.

3. Relativamente alle medie strutture di vendita di cui all’art.
5:

a) il raccordo fra l’eventuale parcheggio destinato ai clienti e
la viabilita’ pubblica o comunque di accesso, deve essere
indipendente e separato da ogni altro accesso, in particolare
il raccordo deve essere indipendente da eventuali collegamenti
fra viabilita’ pubblica, aree carico-scarico merci e accessi
riservati ai pedoni;
b) il percorso di accesso al parcheggio deve essere segnalato con
chiarezza dalla viabilita’ principale; nello specifico la
segnaletica stradale e quella di orientamento devono
integrarsi in modo da consentire l’immediata e univoca
identificazione del percorso di accesso veicolare al
parcheggio;
c) il raccordo fra parcheggio e viabilita’ deve essere costituito
da almeno due varchi a senso unico, separati, opportunamente
distanziati e indipendenti tra loro; in particolare l’entrata
e l’uscita devono essere tra loro distanti, anche quando
insistono sullo stesso tratto viario.

4. Relativamente alle grandi strutture di vendita, di cui
all’art. 6, comprese le aree commerciali integrate:

a) devono essere garantite tutte le condizioni previste per le
medie strutture di vendita di cui al comma 3;
b) deve essere determinato il flusso veicolare di picco, il cui
calcolo e’ effettuato sul numero massimo di presenze
consentite dalle norme di sicurezza, ridotto delle quote di
utenti prevedibili non motorizzati, considerando un tempo
medio di permanenza, sulla base di dati recenti, rilevati in
analoghe strutture esistenti;
c) i collegamenti dei parcheggi con la viabilita’ pubblica devono
essere previsti, per entrambi i sensi di marcia, almeno nella
misura di uno ogni 10.000 mq di superficie di parcheggio;
d) tra le corsie di accesso dalla viabilita’ pubblica ai
parcheggi e le corsie di uscita non devono esservi
interferenze che comportino l’attraversamento dei flussi di
traffico.

Art. 10
Dotazione e caratteristiche dei parcheggi

1. Fermo restando il rispetto degli standard previsti dal DM 1
aprile 1968, n. 1444, la dotazione di parcheggi necessaria per
consentire l’insediamento degli esercizi commerciali da recepire
negli strumenti urbanistici comunali e’ individuata nella misura
che segue:

a) parcheggi per la sosta stanziale all’interno degli edifici e
nell’area di pertinenza degli stessi, nella misura stabilita
dall’art. 2, secondo comma, della legge 24.3.1989, n. 122,
maggiorata degli spazi per il parcheggio temporaneo dei mezzi
di movimentazione delle merci;
b) parcheggi per la sosta di relazione nella misura di seguito
individuata per ciascuna tipologia di struttura di vendita.

2. I parcheggi per la sosta di relazione sono reperiti
all’interno degli edifici o nell’area di pertinenza degli stessi,
ovvero in altre aree o edifici, a condizione che ne sia garantito
l’uso pubblico nelle ore di apertura degli esercizi, ad una
distanza idonea a garantire un rapido collegamento pedonale con
l’esercizio commerciale stesso.

3. Per gli esercizi di vicinato i parcheggi per la sosta
stanziale possono essere reperiti anche su aree pubbliche, ad
esclusione delle carreggiate stradali.

4. Per gli esercizi di vicinato i parcheggi per la sosta di
relazione sono dimensionati almeno nella misura minima di mq. 1
per ogni mq. di superficie di vendita; tale dimensionamento puo’
essere ridotto dal Comune nei seguenti casi:

a) ubicazione del punto vendita in zone a traffico limitato o
escluso;
b) prevalente carattere pedonale dell’utenza (strutture rionali);
c) riqualificazione ambientale, sociale, architettonica, aree
interessate dall’operativita’ di Programmi integrati per la
rivatilizzazione della rete distributiva di cui all’articolo 7
del regolamento di attuazione della legge regionale "Norme per
la disciplina del commercio in sede fissa".

5. Per le medie strutture di vendita:

a) i parcheggi per la sosta di relazione sono dimensionati almeno
nella misura minima di mq. 1,5 per ogni mq. di superficie di
vendita prevedendo ulteriori parcheggi, nella misura minima di
mq. 1 per ogni mq. di ulteriori superfici utili coperte aperte
al pubblico, destinate ad altre attivita’ complementari a
quella commerciale;
b) le aree a parcheggio esterne localizzate in superficie, devono
essere dotate di alberature di alto fusto di specie tipiche
locali nella misura minima di un albero ogni 80 mq. di
parcheggio, fatte salve particolari disposizioni di tutela
storica e ambientale. Nel caso in cui sotto tali parcheggi
siano presenti parcheggi interrati potranno essere utilizzate
alberature, arbusti o siepi ornamentali;
c) il numero di posti auto che deve essere individuato in
relazione alla superficie minima di parcheggio di sosta di
relazione non puo’ essere inferiore a un posto auto ogni 25
mq. di superficie di parcheggio.

6. Qualora i comuni dispongano di elementi circostanziati sui
flussi di utenza riferiti a particolari aree, le dotazioni minime
dei parcheggi per la sosta di relazione per le medie strutture di
vendita possono essere ridotte, tenendo conto dei dati oggettivi
di analisi, per le quote di cui al comma 4, lett. a), b) e c).

7. Per le grandi strutture di vendita i parcheggi per la sosta di
relazione sono dimensionati almeno nella misura minima di mq. 2
per ogni mq. di superficie di vendita prevedendo ulteriori
parcheggi, nella misura di mq. 1,5 per ogni mq. di ulteriori
superfici utili coperte aperte al pubblico per altre attivita’
connesse (ristoranti, bar, sale riunioni, ed altri spazi
destinati a funzioni complementari a quella commerciale). Per la
dotazione di alberature e la definizione del numero dei posti
auto si applica la stessa disposizione di cui al comma 5, lett.
b).

8. Per la progettazione dei parcheggi per interventi che superano
i 1.500 mq. di superficie di vendita si individuano i seguenti
specifici requisiti:

a) organizzazione:

- differenziazione tra le varie aree di parcheggio (utenti,
personale, servizio, carico e scarico merci);
- rispetto delle norme di sicurezza di cui al DM 1.2.1985
(autorimesse interrate);
- assenza di barriere architettoniche e posti riservati a
portatori di handicap;
- spazi appositi per mezzi di servizio e/o soccorso;
- tecniche per la riduzione dell’inquinamento acustico ed
atmosferico (barriere, segnalazione del posto libero piu’
vicino, trattamento dell’ara in uscita da autorimesse chiuse,
ecc.);
- delimitazione dei posti macchina con apposita segnalazione
orizzontale;
- depositi carrelli localizzati tra i posti macchina rapidamente
raggiungibili;
- transito di veicoli distante dall’edificio, e in particolare
dall’accesso dell’edificio stesso;
- pavimentazione con materiali rispondenti a requisiti prefissati
di resistenza e durata privilegiando soluzioni permeabili (DCR
230/94);
- pavimentazione con materiali antisdrucciolevoli;
- sistemi di drenaggio rapido delle acque superficiali;
- illuminazione a spettro ampio;
- sistemi per la raccolta dei rifiuti;
- percorsi pedonali protetti;
- fermate protette per i mezzi pubblici;
- sistemazione ambientale delle aree verdi con specie locali,
panchine e spazi per la sosta dei pedoni;
- attrezzature per l’informazione;
- attrezzature per il gioco dei bambini; – attrezzature per le
telecomunicazioni;
- posteggi per biciclette;
- servizi igienici;

b) gestione:

- obbligatorieta’ della manutenzione, pulizia, agibilita’ ed
efficienza in tutte le condizioni meteorologiche;
- custodia anche parziale del parcheggio;
- personale addetto specificatamente a mansioni di controllo,
direzione, ricezione o manutenzione dell’area.

9. Per interventi fino a 1.500 mq. si puo’ derogare dai requisiti
elencati nel comma 8, nel caso di interventi in tessuti urbani
esistenti (nei centri storici, quando si tratti della
costituzione di centri commerciali "naturali" o "di strada", e
simili).

10. Le aree a parcheggio devono rispettare le norme di riduzione
dell’impermeabilizzazione superficiale di cui alla deliberazione
del Consiglio regionale 21 giugno 1994 n. 230.

Art. 11
Eliminazione delle barriere architettoniche

1. I comuni adeguano la propria normativa urbanistica ed edilizia
alle disposizioni di cui alla legge regionale 9 settembre 1991,
n. 47 "Norme sull’eliminazione delle barriere architettoniche"
nonche’ alla normativa statale di cui alla legge 5 febbraio 1992,
n. 104 "Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i
diritti delle persone handicappate" e al DPR 24 luglio 1996, n.
503 "Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere
architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici".

Art. 12
Criteri per l’arredo urbano

1. Per gli elementi di arredo urbano, comprese le pavimentazioni
esterne e le essenze arboree, i comuni emanano apposite
disposizioni per una progettazione unitaria degli spazi di
pertinenza delle strutture commerciali. In presenza di un
contesto di interesse storico-ambientale il comune indica inoltre
un uso appropriato dei materiali e delle coloriture, di cui deve
essere verificata la compatibilita’ ambientale con apposito
studio.