Delega previdenziale «congelata»

06/06/2002




        Slitta a data da definirsi il voto alla Camera – Attesi correttivi con la Finanziaria
        Delega previdenziale «congelata»
        ROMA – La delega sulle pensioni continua a restare congelata in Parlamento. E, con tutta probabilità, lo rimarrà fino alla stesura della Finanziaria 2003. Ieri la commissione Lavoro della Camera, dove il disegno di legge varato dal Governo lo scorso Natale è all’esame in sede referente, ha preso atto che il tema della previdenza non è al centro del tavolo del negoziato tra Governo e sindacati. E ha deciso di rallentare ulteriormente l’iter del testo. Il Ddl non è infatti più compreso tra i provvedimenti da mettere in votazione a giungo nell’Aula di Montecitorio, come invece era previsto originariamente. A questo punto appare abbastanza probabile che la partita sulle pensioni non si sbloccherà prima di settembre quando sarà varata la Finanziaria. Anche perché il Governo, vista l’urgenza di reperire le risorse necessarie per la riforma degli ammortizzatori sociali, potrebbe decidere di introdurre qualche nuovo intervento correttivo di natura strutturale nella delega. Che, tra l’altro, rimanendo così com’è potrebbe aprire a regime un buco di 6 miliardi di euro nei conti per effetto dell’attuale dispositivo sulla decontribuzione. Pur non essendo, almeno per il momento, al centro della discussione al tavolo negoziale, le pensioni restano, dunque, una tessera chiave nel mosaico che il Governo sta cercando di costruire con le parti sociali per riformare il Welfare. Fin qui, per la verità, l’Esecutivo non ha mai manifestato ufficialmente l’intenzione di modificare l’attuale impianto della delega, che poggia su due pilastri: utilizzo obbligatorio del Tfr "maturando" per la previdenza complementare; decontribuzione di 3-5 punti sui neo-assunti lasciando invariati i trattamenti previdenziali pubblici. Un meccanismo quest’ultimo che dovrebbe causare, per stessa ammissione del Governo (è scritto nella relazione tecnica della delega), un maggiore esborso di risorse. Non a caso proprio l’Esecutivo ha già "sponsorizzato" un emendamento per rinviare la copertura alla Finanziaria 2003. Ma è chiaro che per il Governo sarebbe difficile reperire le risorse per chiudere il "buco" che si aprirebbe con l’attuale delega previdenziale e, al tempo stesso, liberare i fondi necessari per realizzare la riforma degli ammortizzatori. Di qui l’ipotesi che, facendo leva sulla prossima legge Finanziaria, la delega possa essere corretta secondo uno schema più "strutturale".
        Nel Dpef il riferimento alle pensioni. Il Dpef che sarà varato entro la fine di giugno dal Governo dovrebbe contenere, a meno di sorprese dell’ultima ora, un "mini-capitolo" sulle pensioni. È improbabile che il Tesoro già tracci le linee di un possibile nuovo intervento correttivo. Ma sicuramente il Governo lascerà la porta aperta a nuove modifiche da introdurre alla delega.
        Alla Camera nuovo stop alla delega. Il presidente della commissione Lavoro della Camera, Domenico Benedetti Valentini (An), ha affermato di non aver ricevuto dal Governo nessuna indicazione ufficiale sulla necessità di allungare i tempi ma ha dovuto tenere conto che la previdenza non è tra i temi in discussione al tavolo con le parti sociali e quindi l’iter della delega è stato rallentato. Uno stop che spiana ancora di più la strada all’ipotesi di una "svolta" a settembre.
        I possibili interventi correttivi. Tre le opzioni che potrebbero essere utilizzate dal Governo per correggere la delega: estensione del metodo contributivo a tutti i lavoratori, come suggerito dal presidente dell’Inps, Massimo Paci, e anche dal leader della Cgil, Sergio Cofferati; taglio delle prestazioni pubbliche per i neo-assunti soggetti a decontribuzione; innalzamento dell’età di pensionamento.

        Marco Rogari

        Giovedí 06 Giugno 2002