Delega pensioni. Sindacati cauti: «Trattiamo, ma niente tagli»

13/12/2001

Il Sole 24 ORE.com






    La delega pensioni – Oggi via al confronto – Maroni: il testo è modificabile – Cgil, Cisl e Uil: sì alle forme di incentivo, no a ogni decontribuzione

    Sindacati cauti: «Trattiamo, ma niente tagli»
    ROMA – Cgil, Cisl e Uil confermano il loro «no» alla decontribuzione ma si dichiarano pronte a confrontarsi sulla delega per riformare le pensioni messa a punto dal Governo. I sindacati sono dunque disponibili a trattare, ma con alcuni distinguo. Per il leader della Cgil, Sergio Cofferati, che si dichiara contrario a tagli ai contributi e anche all’Irpeg, «il provvedimento così com’è strutturato rischia di non servire a nulla e soprattutto di non servire al rilancio della previdenza integrativa». Più cauti Savino Pezzotta (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil): «Ci sono le condizioni per un confronto serio a patto che che non ci siano sorprese dell’ultima ora, come è accaduto sull’articolo 18». I sindacati, comunque, sono orientati a presentarsi al round decisivo di questo pomeriggio con un documento unitario. Il ministro Roberto Maroni respinge le critiche della Cgil: «se le parti si metteranno d’accordo sarà possibile destinare anche tutto il Tfr ai fondi pensione». E annuncia che la delega è ancora suscettibile di qualche modifica («è aperta al contributo di tutti») e che sarà varata la prossima settimana dal Consiglio dei ministri. Maroni ha anche definito «legittime» le critiche di Confindustria ammettendo che il piano sulle pensioni sarebbe potuto essere più efficace, ma respinge l’accusa di una «falsa riforma». E ribadisce che quella della decontribuzione per compensare le imprese che smobilizzeranno il Tfr è solo un’ipotesi subordinata al trasferimento delle liquidazioni ai fondi pensione. Il Governo, insomma, resta fiducioso sulla possibilità di raggiungere un accordo negli incontri in calendario questo pomeriggio, a tavoli separati, a palazzo Chigi con Confindustria e sindacati. Anche per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che ha smentito qualsiasi divergenza con Maroni, la delega «va benissimo». Il testo che è stato inviato ieri mattina alle parti sociali, in cui è prevista anche una sorta di sanatoria per favorire l’emersione dei pensionati in nero, ricalca lo schema in cinque punti abbozzato nelle scorse settimane: in tutto quattro articoli, di cui due dedicati alla riforma vera e propria (v. «il Sole-24 Ore» di ieri) e gli altri due al riassetto degli enti previdenziali. Vengono confermati gli incentivi per favorire il rinvio dei pensionamenti, la liberalizzazione dell’età, l’abolizione del divieto di cumulo, la certificazione dei diritti acquisiti, lo sviluppo della previdenza integrativa anche con l’uso di quote maggioritarie del Tfr. Per le imprese sono previste tre forme di compensazione: riduzione degli oneri contributivi; agevolazioni fiscali (con l’ipotizzato taglio di Irap e Irpeg); accesso agevolato al credito per le Pmi. Ed è proprio sulla decontribuzione e sull’uso del Tfr che si giocherà oggi la partita a Palazzo Chigi. I sindacati, che già non vedono di buon occhio la prevista parità tra fondi pensione chiusi e parti, sono contrari alla decontribuzione e chiedono un uso totale del Tfr per la previdenza integrativa. Non solo: Cgil, Cisl e Uil, che restano favorevoli agli incentivi per rinviare i pensionamenti, considerano alcune misure inserite nella delega «troppo generiche». Non a caso Angeletti ammonisce: «Attenzione a quando si andranno a definire i dettagli». Ma la Uil aggiunge che la proposta del Governo garantisce maggiore libertà al lavoratore. Ma nel mirino dei sindacati c’è soprattutto la decontribuzione perché potrebbe portare a una riduzione delle future pensioni. Anche se Cisl e Uil precisano che «tutto dipende da come l’eventuale riduzione dei contributi sarà fatta», a differenza della Cgil che si oppone a qualsiasi intervento. Il Governo, dopo aver cercato nelle scorse settimane prima di far scattare un taglio significativo dei contributi quanto meno sui neo-assunti, sembra ora propendere per una soluzione soft (una riduzione non superiore all’1-2%). Ieri Maroni si è limitato ad affermare che «si tratta di calibrare il meccanismo in modo da non penalizzare né le imprese né i lavoratori. Esercizio difficile – ha aggiunto – ma non impossibile». Cofferati però tiene duro: «Non c’è nessuna casa che brucia». Anche se aggiunge che i cinque punti delineati dal Governo «recepiscono alcune nostre antiche istanze e consentono il rafforzamento del sistema». Pure per Angeletti «è importante che l’impianto della riforma Dini non venga modificato». Pezzotta conferma «che parlare di decontribuzione è sbagliato: per compensare le imprese la strada migliore sarebbe quella della defiscalizzazione». Marco Rogari
    Giovedí 13 Dicembre 2001
 
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