Delega pensioni è di nuovo scontro

19/12/2001


MERCOLEDÌ, 19 DICEMBRE 2001
 
Pagina 30 – Economia
 
LA PREVIDENZA
 
I sindacati respingono l’ipotesi di decontribuzione
 
Delega pensioni è di nuovo scontro
 
 
 
Oggi il testo alle parti sociali, domani in Consiglio dei ministri Cofferati polemico
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA — Nuovo scontro sulle pensioni, la «quadratura del cerchio» al governo non riesce. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha avuto ieri un incontro riservato con i sindacati, ai quali ha confermato l’ipotesi di una decontribuzione, tutta a favore delle imprese e pari a quattro punti percentuali, sui neoassunti a tempo indeterminato che trasferiscono nei fondi pensione l’intero Tfr. Ma la risposta di Cgil, Cisl e Uil è stata assolutamente negativa, il che fa pensare che gli incontri in programma oggi a Palazzo Chigi con le parti sociali (alle 15 Maroni vedrà i sindacati, alle 19 gli industriali) saranno tutt’altro che facili. Il problema è che il tempo a disposizione è ormai scaduto (il termine era stato originariamente fissato addirittura per il 15 dicembre), poichè il governo intende portare la delega sulle pensioni — insieme a quella sul Fisco — all’approvazione del consiglio dei ministri in programma domani.
I sindacati si oppongono fermamente all’ipotesi che i neoassunti avrebbero, in seguito alla decontribuzione, prestazioni previdenziali inferiori a quella dei colleghi anziani. È vero che per coprire il divario di quattro punti si ricorrerebbe alla fiscalità generale, ma la misura — per la cui copertura il ministro Tremonti dovrà trovare le risorse in bilancio — sarebbe temporanea. Dopo che cosa accadrà? L’esigenza, sentita dal governo, di compensare le imprese per la perdita delle liquidazioni (una fonte di autofinanziamento a costo pressochè zero), ha suscitato dunque una dura reazione dei sindacati, in particolare di Cgil e Uil (la Cisl, consultata per prima, lunedì scorso, sembra divisa).
«Non so che cosa stia meditando il governo in queste ore, probabilmente lo sapremo domattina, ma certamente a trarne vantaggio saranno le aziende e a perderci i lavoratori», ha detto ieri a Palermo il leader della Cgil, Sergio Cofferati. Il quale accusa Berlusconi di voler dare vita a «un doppio regime lavorativo, compromettendo il principio di equità: i giovani entreranno nel mondo del lavoro sapendo non soltanto che è cancellato l’articolo 18 ma anche che avranno una pensione molto più bassa dei loro compagni di lavoro».
La nuova proposta di delega da parte del governo pare abbia viceversa ammorbidito l’atteggiamento della Confindustria, che non dirà certamente di no al taglio dei contributi per i neoassunti e darà il suo via libera alla riforma del Tfr, la questione che più sta a cuore al ministro Tremonti ai fini del parziale spostamento del peso della previdenza dal sistema pubblico a quello integrativo. Con il rischio però che a parità di decontribuzione per gli anziani che decidono di restare al lavoro e non fare scattare la pensione di anzianità e i giovani neoassunti le imprese optino per i primi, penalizzando i giovani.
A favore della «necessità di incentivare la destinazione del Tfr ai fondi pensione con procedure che la favoriscano (come il silenzio assenso, ndr) e con agevolazioni anche contributive che non incidano sulle future pensioni dei lavoratori» si schierano nel frattempo anche Tiziano Treu ed Enrico Letta, rispettivamente responsabile lavoro e responsabile economia della Margherita. I quali chiedono nello stesso tempo lo stralcio dalla delega sul mercato del lavoro, approdata ieri in commissione Lavoro del Senato, delle norme che prevedono la sospensione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti senza giusta causa per i neoassunti di tre tipologie di imprese. Contro queste misure i sindacati hanno già proclamato uno sciopero generale di due ore e la battaglia si prevede lunga.