Delega lavoro, prime polemiche

19/03/2003



            Mercoledí 19 Marzo 2003
            ITALIA-POLITICA


            Delega lavoro, prime polemiche

            Welfare – Altolà di Cisl e Udc all’emendamento che rende stabile la deroga all’articolo 18


            ROMA – La crisi internazionale fa slittare l’avvio dell’esame delle due deleghe, quella sull’articolo 18 e quella sulle pensioni, ma è già polemica. L’emendamento presentato dal senatore di Forza Italia, Paolo Barelli, che punta a rendere stabili gli effetti della deroga all’articolo 18 per quelle imprese che se ne avvarrano durante i tre anni di sperimentazione, ha suscitato più d’una presa di distanza. Sia da parte del sindacato che della maggioranza. Pronte le rassicurazioni del sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, che ha confermato: «Valuteremo ogni proposta ma è certo che rimarremo fedeli agli impegni del Patto per l’Italia». Insomma, per il momento quell’emendamento resta «la proposta di un singolo senatore» e, aggiunge Sacconi, «non si capisce questa enfasi su un emendamento che, comunque, non ho ancora letto». L’enfasi, invece, sembra giustificata visto che rendere permanenti gli effetti della sperimentazione non è di secondaria importanza. Sia ai fini degli esiti della normativa che dopo i tre anni dovrà passare al vaglio di Governo e parti sociali per verificare se vi sono stati effetti positivi sul piano della crescita dell’occupazione; sia perché c’è chi nel sindacato promette di sollevare eccezioni di costituzionalità. Il "perché" dell’emendamento, come ha spiegato il senatore di Forza Italia, è di dare certezze per le imprese che assumeranno e supereranno la soglia dei 15 addetti per beneficiare della deroga all’articolo 18 (risarcimento e non obbligo di reintegro in caso di licenziamento illegittimo). Un impegno che non verrà preso se le aziende dovranno mettere in conto il rischio di vedere, in tre anni, il ritorno alla vecchia normativa e, quindi, all’applicazione dell’articolo 18 a tutti i dipendenti. Il passaggio però è stretto. E delicato. Anche per chi ha firmato il Patto per l’Italia e la deroga all’articolo 18 che lascia in sospeso gli aspetti applicativi della nuova norma. Ma, già all’indomani della firma, l’orientamento dei tecnici del Welfare (vedi Sole-24 Ore 9/7/2002) era di rendere stabile gli effetti della sperimentazione per quelle imprese che s’impegnavano in nuove assunzioni. Un via libera del Parlamento renderebbe, così, più semplice il lavoro del ministero del Welfare nella messa a punto dei decreti attuativi. Ma metterebbe in difficoltà i sindacati firmatari di quell’intesa soprattutto a ridosso del referendum del 15 giugno promosso da Rifondazione che va in direzione opposta: estendere, cioè, anche alle piccole imprese la tutela dell’articolo 18. Ieri, infatti, c’è stato un altolà importante del leader della Cisl, Savino Pezzotta: «Sono contrario all’emendamento di Forza Italia. La proposta non ci convince, aspettiamo che il Governo dica cosa ne pensa di una proposta che arriva dalla maggioranza». Ma già nel pomeriggio, Luca Volontè capogruppo Udc alla Camera, da sempre vicino a raccogliere le ragioni del sindacato, aveva bocciato l’emendamento: «È un fatto grave». Anche il presidente della commissione Lavoro del Senato, Tomaso Zanoletti, sempre dell’Udc, prende le distanze: «È un’iniziativa individuale, non è stato concordato con la maggioranza». Sulle pensioni, intanto, la commissione Lavoro dovrebbe avviare l’esame della delega (in seconda lettura) domani. Compatibilmente, però, con la crisi internazionale. Ieri il sottosegretario Sacconi ha detto che le misure sull’articolo 18 e la delega previdenziale «andranno di pari passo» ma il relatore del Ddl sulle pensioni, Carmelo Morra (Fi) pensa che invece la priorità andrà a quest’ultimo provvedimento. «In linea di massima sarà così trattandosi di un esame in seconda lettura». Intanto domani i sindacati presenteranno il documento unitario sulla previdenza su cui chiederanno un incontro con il ministro Maroni (vedi anche Sole-24 Ore di ieri). LINA PALMERINI