Delega fiscale, altri ritocchi

19/03/2003


              19/3/2003

              IN VISTA EMENDAMENTI SU INCENTIVI ALLA RICERCA E SGRAVI AI PENSIONATI
              Delega fiscale, altri ritocchi
              Governo contrario: no alla quarta lettura

              ROMA
              Potrebbe esserci bisogno di una quarta lettura per la delega Tremonti per la riforma fiscale. Ieri, un po´ a sorpresa, il relatore al disegno di legge delega alla Camera, Vittorio Emanuele Falsitta (Forza Italia), ha infatti annunciato l´imminente presentazione in Commissione Finanze di «almeno un emendamento» al provvedimento. Se la modifica venisse approvata, sarebbe obbligato il ritorno della delega al Senato. Bisogna chiarire che non ci sono particolari necessità di urgenza: la Finanziaria 2002 ha anticipato il primo modulo di sgravi fiscali, e grandi spazi nei conti pubblici per altri sgravi non ce ne sono (anzi). L´eventuale ritardo nel varo della delega avrebbe dunque un valore politico. Sono due le modifiche individuate da Falsitta. La prima riguarda gli incentivi alle imprese che investono in ricerca: il testo modificato al Senato condiziona gli incentivi agli obiettivi delle manovre finanziarie, anno per anno. «È una cosa priva di senso che può essere rapidamente modificata», dice il deputato di Forza Italia. La seconda riguarda invece il capitolo degli sgravi Irpef per i pensionati, su cui il governo deve «assolutamente intervenire». Come ha fatto notare qualche giorno fa Nens, il centro studi dell´ex ministro Vincenzo Visco, si è messo in moto un meccanismo paradossale: i pensionati godranno degli sgravi Irpef solo con conguagli a fine anno, ma intanto è già scattata l´aliquota più alta, e sono costretti da subito a pagare più tasse. Il governo vorrebbe evitare assolutamente la quarta lettura, e il sottosegretario alle Finanze Daniele Molgora ha chiesto a Falsitta di lasciar perdere: «È un anno che gira questo testo – afferma Molgora – è ora di approvarlo e spostare la discussione sui decreti delegati che devono attuare la riforma». Insomma, ci sarebbe spazio per correzioni e aggiustamenti in un secondo momento. Una tesi un po´ ardita, almeno sul punto sollevato da Falsitta. Di questo avviso è certamente il deputato Ds Alfiero Grandi, secondo cui «non c’è alcuna possibilità che il decreto delegato cambi la legge. Molgora parla così, per convincere Falsitta a non presentare l’emendamento, ma quel che dice non sta in piedi». Intanto, i sindacati confederali sembrano essere riusciti a mettere a punto un documento unitario in merito alla delega governativa sulla previdenza. Ieri i tre segretari confederali di Cgil-Cisl-Uil che stanno stendendo la nota (Piccinini, Baretta e Musi, rispettivamente) si sono incontrati per limare il testo, che dovrebbe essere licenziato domani mattina. «Sui no alla decontribuzione, al trasferimento obbligatorio del Tfr verso i fondi pensione e alla parità tra fondi aperti e fondi chiusi, siamo tutti d’accordo», ha spiegato Adriano Musi. Però, c´è «qualche difficoltà nel mettere a punto le controproposte che vogliamo avanzare al governo». Tra i nodi da sciogliere soprattutto quello relativo alla previdenza complementare: in particolare, quale proposta avanzare per superare la norma della delega che prevede la parità tra tutti i fondi pensione (tutti sono comunque d’accordo sull’agevolare fiscalmente i fondi contrattuali). Si discute inoltre su quale proposta avanzare per superare la norma della delega che prevede l’obbligatorietà del conferimento del Tfr verso i fondi pensione. Sul fronte della decontribuzione, invece, Cgil, Cisl e Uil sarebbero d’accordo sul proporre una riduzione del costo del lavoro che passi attraverso una fiscalizzazione degli oneri sociali e di quelli impropri. Insomma, una linea che chiede robuste modifiche del testo all´Esecutivo, e su punti che il ministro del Welfare Roberto Maroni ha già definito «fondamentali» del suo progetto. Le confederazioni chiederanno un incontro a Maroni, e solo dopo l´incontro valuteranno se e come rispondere. E sul capitolo delle eventuali mobilitazioni, potrebbe riesplodere una divergenza tra Cgil e Cisl-Uil. Intanto, mentre i pensionati dello Spi-Cgil denunciano una perdita di valore reale delle pensioni pari al 15%, da Bruxelles Confindustria insiste: serve un mix di incentivi e disincentivi per allungare l´età effettiva di pensionamento. Lo si legge nel dossier sulla competitività presentato ufficialmente da Antonio D´Amato all´Unione Europea.
              r. gi.