“deImperio JPII” (7) Ritorno al Vaticano II (H.Küng)

07/04/2005
    giovedì 7 Aprile 2005

      Ritorno
      al Vaticano II

      di Hans Küng
      docente emerito di teologia ecumenica all’Università di Tübingen

        GIOVANNI Paolo II è stato un Papa dai multipli talenti, che ha però preso molte decisioni cattive. Verso l’esterno si è impegnato per i diritti dell’uomo, ma all’interno li ha rifiutati ai vescovi, ai teologi e soprattutto alle donne. Nella sua grande devozione a Maria, ha predicato alle donne nobili ideali, ma intanto ha vietato loro la pillola e rifiutato loro l’ordinazione sacerdotale. Ha predicato contro la povertà di massa e la miseria nel mondo ma intanto, con le sue idee in materia di controllo delle nascite e di esplosione demografica, si è reso corresponsabile di questa miseria. Ha diffuso un’immagine tradizionale del prete, maschio e celibe, e per questo ha la sua parte di responsabilità nella catastrofica penuria di preti, nella drammatica riduzione delle vocazioni in molti Paesi e negli scandali di pedofilia che coinvolgono il clero e non è più possibile nascondere. Ha inflazionato la pratica delle beatificazioni, ma parallelamente ha lanciato una vera e propria inquisizione contro i teologi, i preti e i religiosi indocili. Si è presentato come il cantore dell’ecumenismo, ma al tempo stesso ha fortemente ipotecato le relazioni con le chiese ortodosse e quelle riformate, impedendo il riconoscimento dei loro magisteri e le celebrazioni comuni tra protestanti e cattolici.

          Aveva preso parte al Concilio Vaticano II ma ha poi ignorato la collegialità tra il Papa e i vescovi decisa in quel Concilio e colto ogni occasione per celebrare il trionfo del papato. Ha cercato il dialogo con le grandi religioni ma, presentando tutte quelle diverse dal cristianesimo come forme deficitarie della fede, le ha squalificate. Si è presentato come rigoroso avvocato della morale privata e pubblica, ma un rigorismo lontano dalle realtà del mondo gli ha tolto qualunque credibilità di autorità morale.

            Per le sue contraddizioni, questo Papa ha profondamente polarizzato la Chiesa, ne ha allontanato moltissime persone e l’ha fatta piombare, dopo il picco di credibilità che aveva conosciuto all’epoca di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II, in una crisi profonda. Le alte gerarchie cattoliche e i loro referenti nei media amano attribuire la responsabilità esclusiva di tutto ciò al mondo laico, al rilassamento della morale individuale e alla perdita dei valori. La spiegazione è un po’ troppo facile: molti di questi problemi sono «fabbricati in casa» e la crisi è innanzitutto responsabilità di questa gerarchia. Proseguire la politica di questo pontificato significherebbe aggiungere nuovi problemi ai tanti che si sono accumulati, e chiudere qualunque via d’uscita alla crisi della Chiesa cattolica. Il nuovo Papa deve optare per un cambiamento di rotta e insufflare nella Chiesa il coraggio delle rotture innovatrici nello spirito di Giovanni Paolo II e nel solco degli impulsi riformisti del Concilio Vaticano II.