“deImperio JPII” (6) Hans Küng, fuori dal coro

06/04/2005
    martedì 5 aprile 2005

      Hans Küng, fuori dal coro
      Le critiche del teologo a Karol Wojtyla provocano polemiche in Germania
      M. DE C. *


      ROMA
      Una voce fuori dal coro: nell’universo degli elogi sperticati e dell’apologetica internazionale su Karol Wojtyla, si è distinto fortemente il teologo svizzero Hans Küng, provocando forti polemiche sui mass-media tedeschi. Küng – uno delle grandi menti del Concilio Vaticano II, emarginato nel 1979 dal Sant’Uffizio che gli revocò la cattedra e l’ortodossia – è intervenuto nei giorni scorsi sul settimanale Der Spiegel, ma a suscitare un vespaio è stata la sua apparizione sulla televisione pubblica «Ard», nel popolare talk-show di «Sabine Christiansen». Küng ha elencato una serie di contraddizioni di Wojtyla, toccando in primis il punto dolente della battaglia del papa contro l’uso della pillola anticoncezionale e definendo «disastrose» le conseguenze di questa linea nei paesi in via di sviluppo. «Giovanni Paolo II – ha detto – è uno dei maggiori responsabili dell’esplosione demografica in questi paesi». La sfilza delle lamentele espresse dal teologo ha toccato anche l’atteggiamento del papa polacco verso le donne: «Grande ammiratore di Maria – ha continuato – Wojtyla predica gli ideali femminili, vietando però alle donne la pillola e negando loro l’ordinazione». Obiezione legata a questa visione maschilista della chiesa, «Karol Wojtyla ha propagandato una figura sacerdotale maschile caratterizzata dal celibato ed è stato il principale responsabile della catastrofica carenza di sacerdoti e dello scandalo della pedofilia nel clero, ormai venuto alla luce». L’affondo di Küng è andato avanti: «Il papa ha praticato un numero elevatissimo di canonizzazioni, ma al tempo stesso ha ignorato l’inquisizione attuata nei confronti di teologi, sacerdoti e membri di ordini malvisti dalla Chiesa». Küng ha citato uomini e donne distintisi per pensiero critico e per la loro energica volontà di riforme, «invece trattati con metodi da Inquisizione»: Schillebeeckx, Balasuriya, Boff, Bulányi, Curran, Fox, Drewermann e anche il vescovo di Evreux, Gaillot e l’arcivescono di Seattle, Huntington. «Nella vita pubblica – ha asserito – mancano oggi intellettuali e teologi cattolici della levatura della generazione del Concilio».

      Altrettanto forti le critiche verso la politica di Giovanni Paolo II nei rapporti ecumenici: «Ha elogiato spesso e volentieri gli ecumenici, ma al tempo stesso ha pesantemente compromesso i rapporti con le chiese ortodosse e con quelle riformiste e ha evitato il riconoscimento dei suoi funzionari e dell’eucarestia. Avrebbe anche dovuto ridurre l’eccessivo potere esercitato dalla chiesa nei confronti delle chiese dell’Est e rinunciare all’insediamento dei vescovi cattolici nelle zone delle Chiese russe-ortodosse».

      Inoltre il papa ha «disprezzato la collegialità del pontefice con i vescovi decretata al Vaticano II», e termini conciliari come «aggiornamento, dialogo, collegialità e apertura ecumenica» sono stati sostituiti da parole quali «restaurazione, magistero, obbedienza, ri-romanizzazione».

      Infine, dice Küng, «Giovanni Paolo II ha offerto nel 2000 una pubblica confessione dei peccati per gli errori della Chiesa nel passato, senza però trarne alcuna conseguenza pratica», lasciando correre «gli intrighi delle varie sedi della Curia in affari mafiosi e ha contribuito più all’occultamento che alla rivelazione di scandali e crimini (Banca Vaticana, il «suicidio» di Guido Calvi, l’omicidio avvenuto nell’ambiente del corpo delle guardie svizzere). Anche con la rivelazione degli scandali della pedofilia dei clericali, il Vaticano è stato straordinariamente titubante».

      I rilievi del teologo di origine svizzera hanno creato un pandemonio in Germania, dove il governo – in primis il ministro degli esteri Joska Fischer – ha ufficialmente consegnato le condoglianze all’ambasciata del Vaticano a Berlino. Così Der Spiegel, che pure aveva pubblicato le tesi di Küng, ha scritto che «mentre tutto il mondo piangeva il pontefice scomparso, Sabine Christiansen e i suoi ospiti sono entrati pesantemente in scena in qualità di critici della Chiesa». E ha aggiunto: «I cattolici tedeschi di sinistra si sentono offesi per il fatto di aver perso molta influenza negli ultimi ventisei anni a causa della straripante popolarità del papa». Notando poi che, paradossalmente, è stato il presidente del consiglio delle Chiese evangeliche tedesche, Wolfgang Huber, «a difendere il papa dalle critiche del cattolico Hans Küng».

      * Lettera 22