“deImperio JPII” (2) Ma il comunismo era già traballante (R.Chiaberge)

05/04/2005
    martedì 5 aprile 2005

    sezione: PRIMO PIANO – pagina 8

      ECCESSI STORIOGRAFICI

        Ma il comunismo era già traballante

        Riccardo Chiaberge

          Nel rapimento mistico mediatico di questi giorni qualche commentatore si è librato ad altezze così vertiginose da perdere il contatto con la realtà terrestre, riscrivendo la storia in chiave agiografica.

          Abbiamo letto e sentito, più volte, per esempio, non solo che Giovanni Paolo II è stato uno dei grandi protagonisti del secolo ventesimo, cosa di cui nessuno dubita, ma che sarebbe stato lui il vero ( se non l’unico) artefice della sconfitta del comunismo. Un giovane poco informato sui fatti potrebbe essere indotto a pensare che il Moloch sovietico si sia arreso a quelle che Stalin chiamava le divisioni del Papa, che se non fosse stato per Giovanni Paolo II il muro di Berlino sarebbe rimasto in piedi e i russi leggerebbero ancora la Pravda. Ma siamo sicuri che sia andata proprio così? Se la memoria non ci inganna, alla fine degli anni 70 il socialismo reale era ormai putrescente e — senza nulla togliere al carisma del pontefice polacco e al coraggio degli eroi di Solidarnosc — stava rotolando da sé verso il baratro. Magari non così in fretta, ma sarebbe comunque affondato, sotto il peso di una burocrazia ottusa, contro la quale nulla potè Gorbaciov con la sua Perestrojka. Un sistema irriformabile, un’economia dissanguata dalla sfida al riarmo di Ronald Reagan e tagliata fuori dalla rivoluzione informatica. Prima che dai pulpiti, la spallata decisiva al blocco comunista è venuta da Silicon Valley, dai missili e dallo scudo stellare. L’elezione al soglio di Pietro di un prelato dell’Est europeo è stata il segnale di questo disfacimento, più che la sua causa. Anche se certamente ha contribuito ad accelerarlo.

          Oggi, circondati come siamo di mezze figure, siamo alla continua ricerca di titani. E Wojtyla senza dubbio lo è stato. Ma in quanto guida spirituale, non in quanto condottiero di eserciti o demolitore di Imperi. La sua grandezza non ha bisogno di iperboli: lo si può amare e rimpiangere, credenti e laici, anche senza caricare sulle sue spalle tutte le svolte del Novecento.