Deficit verso la revisione dal 2,3 al 2,7%

03/09/2003



      Mercoledí 03 Settembre 2003

      Conti pubblici


      Deficit verso la revisione dal 2,3 al 2,7%

      Conti pubblici – Consegnati a Bruxelles i dati 2003-2004 che saranno però ritoccati con la Nota integrativa al Dpef


      ROMA – Con i 6 miliardi di € che il Governo si appresta a "ritagliare" all’interno della manovra per dirottarli al sostegno dello sviluppo (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri), arriverà anche la revisione al rialzo del deficit 2003 e 2004. Ieri sono stati consegnati ufficialmente a Bruxelles i dati contenuti nel Dpef di luglio: deficit-Pil 2003 al 2,3% (con la crescita allo 0,8%), in discesa all’1,8% nel 2004 (con il Pil in aumento del 2%). Dati sui quali è però in corso una riflessione, e che con ogni probabilità saranno rivisti con la Nota integrativa al Dpef. Prima di tutto il 2003: a fronte di una crescita che non supererà lo 0,5%, il Governo sta valutando l’ipotesi di incrementare dal 2,3 al 2,7% la stima di deficit nominale. La nuova previsione conterrebbe anche la quota 2003 (3 miliardi di €) da destinare agli interventi per lo sviluppo.
      Per il 2004, il deficit salirebbe al 2,1%, con la nuova stima per la crescita che verrebbe fissata all’1,8 per cento. Operazione che, sulla carta, non comporta problemi di sorta, poichè l’incremento del deficit non produrrebbe lo sforamento del tetto del 3 per cento. Si tratta, se mai, di discutere con Bruxelles sul l’entità dell’aggiustamento strutturale. Il ministro del l’Economia, Giulio Tremonti, si è impegnato con il commissario Pedro Solbes a operare una riduzione del deficit strutturale (depurato dagli effetti del ciclo) per almeno lo 0,5% del Pil. Nel caso in cui si decidesse di ridurre la manovra netta, per destinare i 6 miliardi allo sviluppo, il taglio strutturale si ridurrebbe allo 0,3% del Pil.
      Si aprirà dunque una trattativa, e non è escluso che della questione si parli, sia pur a livello informale, nel corso del prossimo Ecofin informale di Stresa, in programma il 12 e 13 settembre. Tremonti potrebbe allora giocare la carta delle misure strutturali sul fronte delle pensioni, in via di definizione, e dell’atteso effetto anticiclico connesso alle nuove misure per spingere l’economia. E non è escluso che, alla fine, tali misure risultino convincenti. Con le due maggiori economia dell’area, Francia e Germania, alle prese con deficit che eccedono il 3%, è improbabile – questa la tesi dei tecnici dell’Economia – che si apra un contenzioso tra Bruxelles e Roma per il mancato taglio di due decimali del deficit strutturale. «Le riforme strutturali – ha sostenuto ieri il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione – valgono di più del raggiungimento del deficit zero. Quello che ci interessa è l’equilibrio di lungo periodo».
      Secondo una prima ipotesi di massa definita in sede tecnica, al rilancio delle infrastrutture sarebbero in ogni caso destinati 1,5 miliardi, mentre altri 3 miliardi verrebbero dirottati al Mezzogiorno, la ricerca e la scuola. Infine 1 miliardo per interventi di politica industriale e 500 milioni per la sicurezza. Nel menù rientrerebbero anche le misure per la casa, con la proroga a tutto il 2004 degli sgravi fiscali per le ristrutturazioni, ma anche gli interventi diretti a spingere i consumi, come quelli sulla rottamazione degli elettrodomestici già ipotizzati in primavera.
      Lo scenario alternativo prevede di mantenere sostanzialmente inalterati gli obiettivi di deficit 2003 e 2004, ma di incrementare contemporaneamente l’entità della manovra correttiva (da 16 a 18 miliardi di €, secondo le ultime indiscrezioni). Le risorse per lo sviluppo sarebbero più limitate, ma si rispetterebbe l’impegno di ridurre il deficit strutturale dello 0,5% del Pil. Per il sottosegretario all’Economia, GianLuigi Magri, è però «prematuro dire ora se bisognerà rivedere l’entità della manovra. Si continuano a fare ipotesi sui dati di giugno-luglio che però sono stati decisamente anomali».
      Il lavoro dei tecnici dell’Economia si sta concentrando sull’individuazione dei tagli da operare alla spesa corrente, con in primo piano la proposta lanciata dal sottosegretario Giuseppe Vegas di inserire già nella Nota integrativa al Dpef il tetto massimo alle spese, che poi confluirebbe direttamente nell’articolo 1 della Finanziaria. «Già a metà mese – annuncia nel frattempo il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini – porterò all’esame del Parlamento le proposte concrete per la modifica del regolamento per la sessione di bilancio».

      DINO PESOLE