Deficit, la Bce striglia l´Italia

14/06/2002


VENERDÌ, 14 GIUGNO 2002
 
Pagina 10 – Economia
 
Deficit, la Bce striglia l´Italia
 
"Misure una tantum non credibili, avete forti squilibri"
 
 
 
"Altro che pareggio, 3 paesi avranno un disavanzo oltre il 2%. Riforme poco ambiziose.Allarme prezzi-salari"
La Banca centrale europea severa anche con Francia, Germania e Portogallo. Servono sforzi aggiuntivi
Nessuno spazio per una politica fiscale espansiva: "A rischio il patto di stabilità"
 
ELENA POLIDORI

ROMA – Per la seconda volta nel giro di tre giorni l´Italia incassa una reprimenda in materia di conti pubblici. Dopo il Fondo monetario internazionale, ora è la Bce a criticare il governo: il paese presenta «significativi squilibri fiscali», come la Francia, la Germania e il Portogallo. Un ulteriore risanamento dei conti è «una priorità».
L´analisi della Banca centrale europea, per forza di cose, ha un sapore tutto tecnico. Duisenberg rileva che esiste una «significativa deviazione» tra gli obiettivi «più ottimistici» dei governi e le stime della Commissione. Sotto sotto, dunque, c´è qualcosa che non va. Questo qualcosa – che vale per l´Italia come per gli altri «imputati» – è individuato, tra l´altro, nelle troppe misure una tantum («specie in uno dei paesi») che fruttano solo «miglioramenti di facciata». E anche nel fatto che, spesso, mancano «provvedimenti specifici e credibili» per raggiungere gli obiettivi di risanamento. Come dire: inutile truccare le carte, la solidità delle finanze pubbliche è un dovere, gli impegni vanno rispettati. «Lo faremo», replica il ministro Marzano, così come aveva fatto il collega Tremonti l´altro giorno, rispondendo al Fmi. «Centreremo gli obiettivi di finanza pubblica». Il ministro difende anche le una tantum, a cominciare dalle cartolarizzazioni: «Sono servite ad evitare altre soluzioni per fare fronte all´eccesso di deficit che ci siamo trovati. Bisognava rispondere evitando oneri a carico della collettività»,
Eppure la Bce sembra essere assai scettica. E in un passaggio del suo Bollettino, scrive espressamente che i quattro paesi sotto accusa e dunque anche l´Italia, non rispetteranno gli obiettivi fissati nei programmi di stabilità e registreranno «ingenti rapporti» deficit-pil nel 2003. In tre di questi paesi poi – quali? – si prevedono «disavanzi prossimi o al di sopra del 2%».
Qualsiasi ulteriore ritardo dovuto a espansioni discrezionali della politica fiscale, avverte però Francoforte, comporterebbe un «serio danno» alla credibilità del patto di stabilità e crescita.
Parlando a Vienna, Duisenberg ha reclamato la massima moderazione salariale nei rinnovi contrattuali in corso, preoccupato che l´inflazione possa rialzare la testa. Ha chiesto anche per l´ennesima volta un riforma incisiva delle pensioni. In Italia, «prima si fa e meglio è», gli ha fatto eco Tommaso Padoa Schioppa, in una intervista pubblica da L´Espresso.
Anche il Fmi ha rivisto le sue stime: all´insù quelle degli States (dal 2,3 al 2,7% la crescita), in senso contrario quelle di Eurolandia (dall´1,4 all´1,3%).