“Decreto salva-calcio” I sindacati: «È scandaloso»

25/03/2004

Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO

data: 2004-03-25 – pag: 5
autore: LINA PALMERINI
I sindacati: «È scandaloso»
Alla vigilia dello sciopero Cgil, Cisl e Uil insorgono contro gli aiuti
ROMA • «Comunque ne discuteremo nel Consiglio dei ministri di domani (oggi, ndr)», sono state le parole del vicepremier a proposito del decreto salva-calcio. Ma oggi, Gianfranco Fini, non parlerà solo della crisi del pallone. Subito dopo, a Palazzo Chigi, è previsto un incontro con i sindacati per affrontare l’ennesima emergenza industriale. Oggi, a fare il controcanto alle società di calcio in difficoltà, c’è la Ferrania, una azienda di Savona che rischia di chiudere i battenti lasciando senza posto circa mille lavoratori. Sarà più facile, per i sindacalisti che incontreranno il vicepremier, fare pressing sul Governo: basterà paragonare l’ingresso alle coppe europee — "salvato" da un eventuale decreto legge alle squadre interessate — con i salari a rischio di mille operai. La discussione sul decreto salva-calcio arriva con un tempismo imbarazzante per il Governo, non per il sindacato. Domani Cgil, Cisl e Uil scenderanno in piazza per richiamare l’attenzione sul declino del Paese, sulla disoccupazione, sui mancati investimenti in politica industriale, sull’impoverimento dei salari. E per protestare contro il taglio delle pensioni. Intanto, l’Esecutivo ragiona su un’eventuale rateizzazione dei debiti fiscali e condono delle sanzioni per alcune società di calcio, per giunta sotto la pressione delle curve, mentre lo sciopero dei sindacati è stato bollato come «inutile» dalla maggioranza. È dunque facile aspettarsi che anche le piazze, domani, faranno un’equazione scontata: il Governo premia il calcio e penalizza lavoro e pensioni. «È inammissibile che i problemi della povera gente e dei pensionati vengano dopo quelli del calcio», ha detto ieri Guglielmo Epifani che sottolineava «la velocità» con cui l’Esecutivo pensa «al pallone e all’emittenza mentre è insensibile al resto». In piazza, dunque, risuoneranno slogan che sarà complicato bollare come demagogici. «Scandaloso» pensare a un decreto legge, ha detto ieri Savino Pezzotta. E lo ripeterà anche in piazza, domani, nel comizio che farà a Milano dove sarà più semplice attaccare la scelta del Governo visto che le squadre cittadine sono fuori dal provvedimento. «Mentre ai lavoratori vengono tagliate le pensioni — ha detto il leader Cisl — ad altri vengono tagliate le tasse. Consiglio al Governo di darsi una regolata e non far pagare sempre gli stessi». Più difficile sarà per Luigi Angeletti che terrà il suo comizio a Roma (la Lazio e la Roma sono direttamente coinvolte dal decreto) ma che non ammorbidisce i toni. «Noi pensiamo — ha detto ieri il leader Uil — che sia assolutamente inaccettabile un aiuto a spese dello Stato, quindi a carico nostro, a società che hanno dimostrato incapacità ad amministrare il loro patrimonio». Non sarà però così difficile per Angeletti visto che la piazza romana sarà popolata soprattutto da dipendenti pubblici: otto ore di sciopero (invece di quattro) per chiedere il rinnovo del contratto su cui il Governo ha messo a disposizione la metà delle richieste sindacali (che ammontano a circa 2 miliardi di euro). E sarà sempre Fini a occuparsi di contratti pubblici. Cgil, Cisl e Uil trovano un insolito alleato in Roberto Maroni. Sul calcio e non solo. «Lo sciopero — ha detto il ministro del Welfare — ha un valore positivo, non è stato proclamato contro il Governo o per motivi politici». E certo a Maroni fa gioco il «no» dei sindacati al salva-calcio visto che il Carroccio si è opposto nettamente a un eventuale decreto: ragioni di campagna elettorale, si è detto. Ma anche le piazze di domani potranno essere un test di impopolarità del provvedimento.