Decreto fiscale e nuove pensioni con la Finanziaria

22/09/2003




20 Settembre 2003

IL GOVERNO VUOLE APPROVARE I TRE PROVVEDIMENTI INSIEME IL 26 SETTEMBRE PER FACILITARE L’ITER DELLA MANOVRA
Decreto fiscale e nuove pensioni con la Finanziaria
Maroni: in busta a gennaio il bonus per chi resta. Ticket da 0,5 euro sui farmaci?
Alessandro Barbera

ROMA
Chiusa la fase di definizione delle grandi linee della manovra, il governo lavora ai dettagli della legge Finanziaria per il 2004. Fra le misure che ne faranno parte ci sarà anche un «reddito di ultima istanza»: al termine del Consiglio dei Ministri di ieri, il responsabile del Welfare Roberto Maroni ha spiegato che il governo sta lavorando all’introduzione di uno strumento «puramente assistenziale e sociale» di sostegno al reddito più debole già previsto dal Patto per l’Italia «cofinanziato al 50% da Stato e Regioni». Fra le misure fiscali – riferiscono fonti qualificate – dovrebbe rientrare un ticket sui farmaci mutuabili di 50 centesimi. Tale provvedimento si sovrapporrebbe a quello già imposto in alcune Regioni.
Benchè questa, come le altre misure della manovra, debba ancora essere messa nero su bianco, il governo sta cercando preparare il terreno alla sua approvazione. Ad assumere la forma del decreto – da approvare il 26 settembre con il via libera alla Finanziaria – non sarebbe solo il condono edilizio, ma la gran parte dei provvedimenti fiscali della Finanziaria. Non solo. A quanto risulta, nella stessa riunione l’esecutivo vorrebbe discutere ed approvare anche la nota di aggiornamento al Dpef con i ritocchi alle stime macroeconomiche e gli emendamenti alla legge delega sulle pensioni. L’intenzione che sembra prevalere all’interno della maggioranza è quella di chiudere prima possibile tutta la partita e presentarsi a Bruxelles con in mano l’intero pacchetto pensioni-Finanziaria. Un pacchetto di provvedimenti che permetterebbe al ministro Tremonti di far digerire meglio ai partner europei la revisione della stima nel rapporto deficit-Pil del 2004 dall’1,8% al 2,1%.
Tornando ai provvedimenti della manovra, il «reddito di ultima istanza» sarà un assegno mensile solo per le famiglie in situazione di estrema difficoltà in sostituzione del vecchio reddito minimo di inserimento, che variava tra i 200 e i 600 euro. Prima dell’approvazione di questo come di tutte le altre misure allo studio, il governo dovrà affrontare le parti sociali e gli enti locali.
E proprio il nodo pensioni potrebbe essere uno dei punti più difficili del confronto con i sindacati. Ieri il governo ha annunciato che dal primo gennaio 2004 partiranno gli incentivi del 32% per chi ha maturato i requisiti per la pensione ma deciderà di restare al lavoro. Maroni ha promesso che saranno «esenti da imposta». Sul fronte delle pensioni di anzianità il ministro ha quindi confermato che non ci sarà alcun blocco delle finestre, e che l’allungamento dei requisiti da 35 a 40 anni partirà solo dal 2008. Ci sarà invece un intervento rapido sulle pensioni di invalidità e d’«oro» per «eliminare abusi e privilegi».
Se su quest’ultimo punto il confronto sarà aspro e le distanze difficili da colmare, Maroni si è invece detto disponibile a rivedere il meccanismo di decontribuzione. Nel corso del vertice di Palazzo Chigi sarebbe emersa la volontà di rimettere in discussione il taglio dei contributi previdenziali per i neo assunti. Misura invisa ai sindacati e prevista nella delega per compensare le imprese che dovranno smobilizzare il trattamento di fine rapporto destinato ai fondi pensione. E la disponibilità è tutta nelle parole dello stesso Maroni: «siamo pronti ad esaminare tutte le proposte ragionevoli, un nodo che può essere affrontato solo se a quella norma «si sostituisce un meccanismo efficace».
Torna dunque in campo l’ipotesi di porre a carico dello Stato alcuni oneri sociali che impropriamente gravano sul costo del lavoro. Maroni ha definito la proposta «interessante», pur non nascondendo le difficoltà insite in questa soluzione: «Il problema è che di oneri impropri non ne sono stati individuati a valere su tutte le categorie di imprese. Ho chiesto ai sindacati la base minima per ogni impresa, ma finora non ho avuto ancora nessuna risposta». Non solo. Maroni apre la porta anche sul fronte del Tfr «maturando», ricordando che la delega «prevedeva» il suo conferimento obbligatorio ai fondi pensione. «Ci sono altre ipotesi come quella del silenzio assenso». Una chiaro riferimento ad una proposta dei sindacati, da sempre contrari al principio dell’obbligatorietà.
L’altro nodo del governo, questa volta nel confronto con gli enti locali, è quello del condono edilizio. Come noto, dopo la riforma federalista approvata al termine della scorsa legislatura la competenza in materia urbanistica ed edilizia spetta alle Regioni. Il governo sembra intenzionato ad approvare un decreto di sanatoria dal quale incassare 2-3 miliardi di euro.

Nel provvedimento, che sarà predisposto dal ministero dell’Ambiente, sembra sarà ricompreso un meccanismo «anti-furbi» che ricomprenda una serie situazioni a rischio speculazione da escludere dalla sanatoria.
Resta invece incerta l’inserimento nel condono di alcune aree demaniali. Da segnalare anche il fatto che nella prossima Finanziaria l’industria uscirà dai Patti territoriali. In un articolo dedicato alla competitività e l’innovazione – riporta l’agenzia Ap.Biscom – si sottolinea infatti che sarà prevista «la concentrazione della misura sugli investimenti industriali, riservando l’attuale misura dei patti agli investimenti in campo turistico e commerciale».