Decontribuzione per i neo-assunti, Maroni torna all’attacco

01/03/2004






domenica 29/02/2004


Il responsabile del Welfare: sentirò Montezemolo. Epifani: pensioni, no all’aumento dell’età per il ritiro

Decontribuzione per i neo-assunti, Maroni torna all’attacco

      ROMA – Il taglio dei contributi sui nuovi assunti, eliminato dalla riforma delle pensioni con l’ultimo emendamento presentato dal governo, potrebbe riemergere in altra forma. Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha annunciato ieri che chiederà al prossimo presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo (candidato unico che verrà designato nella riunione di Giunta dell’11 marzo) «che cosa pensa della decontribuzione». E lo ha fatto in chiave polemica con Cgil, Cisl e Uil che il 10 marzo proclameranno nuovi scioperi. «Mi permetterò di chiamare Montezemolo l’11 marzo – ha detto ieri sera Maroni all’agenzia di stampa AdnKronos - per sapere cosa ne pensa se il sindacato, il 10, il giorno prima, avrà deciso lo sciopero nonostante le concessioni che ha ottenuto sulla decontribuzione sul Tfr (trattamento di fine rapporto) e sullo "scalone"». Detto in altre parole il messaggio del ministro ai sindacati è questo: se voi, nonostante l’ammorbidimento della riforma, ottenuto a scapito di alcune richieste della Confindustria, deciderete lo sciopero generale, allora io potrei tornare a fare alcune concessioni alle imprese, tipo appunto il taglio degli oneri contributivi, almeno accontento una delle parti.
      Ieri il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, ha confermato l’opposizione dei sindacati anche all’ultima proposta di riforma: «L’innalzamento dell’età è ingiustificato». Il provvedimento in discussione alla commissione Lavoro del Senato prevede l’aumento, dal 2008, dell’età minima per la pensione d’anzianità dei lavoratori dipendenti da 57 a 60 anni (con 35 anni di contributi). «Non basta lo sciopero, serviranno anche altre iniziative», annuncia il segretario della Cisl, Savino Pezzotta. L’intenzione è quella di contrastare il percorso parlamentare della riforma (che dopo l’eventuale approvazione al Senato dovrà tornare alla Camera) per tutta la sua durata. Obiettivo: creare altre tensioni nella maggioranza, che spingano il governo a rinunciare all’approvazione della legge prima delle elezioni europee e amministrative di giugno. Contro questo disegno c’è la determinazione del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di rispettare l’impegno di ridurre strutturalmente la spesa previdenziale preso con la commissione europea.
      Ieri a sostegno della riforma è intervenuto anche il segretario dell’Udc, Marco Follini: «La riforma delle pensioni deve essere fatta». La Lega, infine, conferma la presentazione di alcuni sub-emendamenti per ammorbidire ancora di più la riforma.
Enr. Ma.


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