Decontribuzione, mina sui conti

22/03/2002





La relazione del Welfare sulla delega pensioni: senza tagli alle prestazioni un «buco» da 6 miliardi di euro
Decontribuzione, mina sui conti
Pronto emendamento per rinviare la copertura alla Finanziaria 2003 – A rischio anche gli sconti per i fondi
ROMA – Oltre 6 miliardi di euro, ovvero almeno 0,5 punti di Pil: tanto potrebbe costare a regime il taglio del 5% di contribuzione sui neo-assunti mantenendo la loro pensione pubblica invariata. A certificare il "buco" è la relazione tecnica alla delega previdenziale consegnata dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, alla Camera. Non a caso nel documento si annuncia un emendamento al testo del Ddl per rinviare alla legge Finanziaria 2003 la copertura della riduzione delle aliquote e "modulare" la riduzione dei contributi (ed eventualmente la platea dei beneficiari). A rischio per i conti, seppure con effetto molto più limitati, sono considerati dai tecnici del Governo anche la soppressione del contributo dello 0,2% al Fondo di garanzia Inps e i previsti abbattimenti fiscali per incentivare il ricorso alla previdenza integrativa. Ma la relazione tecnica individua nella decontribuzione il "tallone d’Achille" della delega dopo la scelta del Welfare di mantenere inalterata per i neo-assunti la prestazione pubblica (con l’effetto indotto di aumentare la pensione complessiva grazie all’obbligatorietà della previdenza integrativa). Il documento parla chiaro: il taglio dei contributi «produce effetti di onerosità per la finanza pubblica di modesta entità all’inizio, ma crescente nel tempo e strutturalmente». Un’analisi che conferma le perplessità già avanzate dalla Ragioneria generale dello Stato (in forma "ufficiosa") e dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale. Secco il commento della Cgil: «Il Governo ha finalmente confessato che la delega è priva di copertura. Il ministro Maroni viene così smentito».
Sciolto il nodo dei neo-assunti. La relazione tecnica scioglie definitivamente il nodo della tutela dei neo-assunti confermando la "linea-Maroni": la riduzione dell’aliquota contributiva «senza effetti negativi sulla determinazione dell’importo pensionistico» si intende riferita «all’importo pensionistico pubblico». In altre parole, a restare invariata, nonostante il taglio di 3-5 punti di contributi, sarà l’intera pensione pubblica e non l’importo finale derivante dalla somma dell’assegno Inps e del trattamento "integrativo". Con il risultato di far lievitare i costi della delega.
Pronto l’emendamento per la copertura. Il documento del Welfare già prevede espressamente il ricorso a un emendamento per modificare la norma della delega sulla copertura. E il relatore alla delega in commissione Lavoro alla Camera, Luigi Maninetti, (Ccd-Cdu) lo conferma. La copertura della decontribuzione sarà garantita dalla legge Finanziaria 2003: 780 milioni di euro in tre anni al lordo degli effetti fiscali (550 milioni di euro al netto). E, proprio per la progressività dell’onere, spetterà sempre alla Finanziaria 2003 indicare «sia i punti percentuali di riduzione contributiva sia le generazioni interessate».
I costi della decontribuzione. A regime il taglio dei contributi comporterebbe oneri aggiuntivi pari allo 0,5% del Pil con un taglio di 3 punti e dello 0,8% con una riduzione di 5 punti. Che, al netto degli effetti fiscali derivanti dalla riduzione del costo del lavoro, scenderebbero, rispettivamente, a 0,3-0,6 punti di Pil (da 3,5 a 6-7,5 miliardi di euro).
Certificazione dei diritti acquisiti. La certificazione dei diritti potrebbe indurre circa il 4% degli aventi diritto a rinviare la pensione con un risparmio di 57 milioni € nel 2003, che poi salirebbe a 132 milioni € nel 2012.
L’abolizione del cumulo. Per garantire effetti positivi sui conti pubblici sarebbe «utile» prevedere la cumulabilità tra pensione e altro reddito solo con requisiti superiori a quelli minimi (ad esempio 58 anni di età e 37 anni di contributi anziché 57 e 35). In caso contrario si registrerebbe un consistente aggravio per i conti pubblici.
L’aumento dei contributi sui «co.co.co.». L’aumento dell’aliquota sui parasubordinati produrrà nel 2003 un maggior gettito di 429 milioni €, che salirà a 489 milioni € nel 2005 per poi scendere a 196 milioni € nel 2012.
Compensazioni alle imprese per lo smobilizzo del Tfr. Viene ipotizzata una riduzione del costo del lavoro dello 0,3% in misura proporzionale alle quote di Tfr come "compensazione" alle imprese per lo smobilizzo obbligatorio delle liquidazioni "future". Le minori entrate sarebbero di 24 milioni € nel 2003 per poi crescere fino a 186 milioni € nel 2012.
Gli incentivi per rinviare le "anzianità". La norma sui bonus per rinviare le "anzianità" è «neutrale» sui conti pubblici.
Le altre misure «a rischio». Ulteriori oneri potrebbero arrivare dalla soppressione del contributo al fondo di garanzia Inps (310 milioni € annui), dalle agevolazioni contributive sui contratti aziendali (160-200 milioni € di minori entrate) e dagli "sconti" fiscali per la previdenza integrativa (400-600 milioni € di minori entrate nel 2012).
Marco Rogari

Venerdí 22 Marzo 2002