Decontribuzione, Maroni non cede

07/04/2003



              Sabato 05 Aprile 2003
              PENSIONI


              Decontribuzione, Maroni non cede

              Pensioni – Dal Welfare stop a fiscalizzazioni alternative – Possibili modifiche su Tfr e previdenza integrativa

              MARCO ROGARI


              ROMA – Nessun cedimento sulla decontribuzione e possibili ritocchi su due aspetti della delega pensioni: parità tra fondi chiusi e aperti e destinazione del Tfr alla previdenza integrativa. Il tutto accompagnato da nuove misure per tagliare i "privilegi" previdenziali e favorire i fondi regionali. È questa la strategia che il ministro Roberto Maroni intende adottare al Senato quando la discussione sulla delega entrerà nel vivo. Il Governo, infatti, continua a considerare Palazzo Madama la vera sede per le mediazioni (ed eventuali integrazioni) sul testo arrivato dalla Camera. Del resto, il Welfare non appare orientato a riaprire la trattativa sulla delega con le parti sociali. Maroni nei prossimi giorni vedrà sicuramente i sindacati per ascoltare le loro proposte. Ma non si profila un vero tavolo bis sulle pensioni. E la cautela con cui Maroni sta rispondendo alla richiesta di incontro dei sindacati (li vedrò «entro Pasqua», ha detto il ministro) sembra confermarlo. Una "lentezza", quella del ministro, che non piace troppo ai leader di Cgil, Cisl e Uil. «Aspettiamo Godot», ha affermato ieri Guglielmo Epifani facendo riferimento alla convocazione da parte di Maroni. Per Savino Pezzotta «bisognerebbe accelerare il momento del confronto». Luigi Angeletti si è invece detto fiducioso sulla possibilità che «sia il Governo sia il Parlamento approvino» le proposte di modifica della delega messe a punto unitariamente dai confederali. A cominciare da quelle che puntano alla destinazione volontaria e non obbligatoria del Tfr alla previdenza complementare, alla soppressione della parità tra fondi pensioni chiusi e aperti e all’abolizione della decontribuzione sui neo-assunti. E un nuovo «no» alla decontribuzione arriva anche dal leader dei Ds, Piero Fassino. Che è però favorevole a incoraggiare la prosecuzione volontaria del lavoro oltre l’età pensionabile, a incentivare l’uso volontario del Tfr nei fondi. A questo punto resta da vedere quale sarà l’esito dell’incontro tra Maroni e in leader di Cgil, Cisl e Uil che si dovrebbe tenere alla fine della prossima settimana o, al massimo, all’inizio di quella successiva. Il ministro dovrebbe dare la disponibilità anzitutto a rendere più morbida la norma della delega che sancisce la parità tra fondi pensione chiusi e aperti. Maroni, poi, potrebbe avviare una riflessione, ma senza concordare emendamenti con Cgil, Cisl e Uil, sul Tfr. Su questo fronte il ministro è già intenzionato a presentare al Senato un correttivo per salvaguardare le liquidazioni destinate alla previdenza integrativa nel caso di chiusura o fallimento del fondo pensione. Ma la discussione potrebbe anche andare a toccare il meccanismo di smobilizzo del Tfr: Maroni cioè potrebbe anche prendere in considerazione la possibilità di valutare gli effetti di una destinazione non obbligatoria ma solo incentivata delle liquidazioni future alle forme integrative. Una soluzione che andrebbe incontro alla richiesta dei sindacati di puntare solo sulla volontarietà. Ma sul primo punto del documento unitario dei sindacati, ovvero lo stop alla decontribuzione, non ci dovrebbero essere margini di manovra. Maroni è intenzionato a mantenere in vita il meccanismo della delega escludendo quindi a priori anche ipotesi di fiscalizzazione degli assegni familiari o di una parte della Cig. L’unica incognita potrebbe legata al ripristino della soglia minima del 3% (il 5% è il tetto massimo).