Decontribuzione, effetto minimo sui conti

01/02/2002





Isae: il �buco� nelle entrate sarebbe solo di 23 mln € – Crescita 2002 all’1,5%, deficit allo 0,9%
Decontribuzione, effetto minimo sui conti
Rossella Bocciarelli
ROMA – Se nella delega sulle pensioni il Governo optasse per una decontribuzione del 5% sui neoassunti, la perdita di gettito nel primo anno sarebbe pari a 110 milioni di euro (213 miliardi di lire) e l’onere netto per il bilancio pubblico nel 2003 sarebbe pari a 23 milioni di euro (44 miliardi e mezzo di lire). A fare i conti sugli effetti finanziari della legge delega sulle pensioni � l’Isae, il centro studi di piazza Indipendenza guidato da Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, nel rapporto trimestrale presentato ieri. L’aumento del 4% delle aliquote contributive a carico delle collaborazioni coordinate e continuative comporterebbe infatti l’anno prossimo un maggior ammontare di entrate pari a 87 milioni di euro (168,456 miliardi di lire). L’impatto sui conti dello Stato sarebbe molto modesto, ha sottolineato Kostoris. Se poi la riduzione del cuneo contributivo fosse del 3 per cento, la perdita di gettito che ne deriverebbe, 66 milioni di euro (127 miliardi 794 milioni di lire), verrebbe pi� che compensata dal maggior gettito derivante dai parasubordinati e l’impatto sui conti pubblici comporterebbe entrate aggiuntive nette per 23 milioni di euro. Pi� complessa, secondo il rapporto presentato ieri, � la valutazione d’impatto finanziario per l’incentivo a continuare l’attivit� lavorativa. Per stimarlo, spiegano gli esperti, occorre fare un’ipotesi sul modo in cui si modificano le convenienze individuali fra lavoro e pensione. �L’incertezza – spiega l’Isae deriva dal fatto che l’incentivo pu� essere scelto sia da coloro che in sua assenza si sarebbero ritirati, sia da quanti pur avendo raggiunto i requisiti pensionistici, avrebbero continuato comunque a lavorare�. Gli economisti, in ogni caso, azzardano uno scenario. Se tutti i lavoratori che comunque sarebbero rimasti al lavoro optassero per l’esonero dei contributi, allora occorrerebbe, per non gravare negativamente sul bilancio dello Stato, che almeno il 14% di chi era deciso ad andare in pensione rinviasse il pensionamento. Insomma, se non riesce a modificare in modo consistente la gamma delle preferenze dei lavoratori, il provvedimento che incentiva la continuazione dell’attivit� lavorativa pu� rivelarsi oneroso per il bilancio pubblico. Nell’insieme, tuttavia, lo scenario congiunturale presentato ieri ha un’intonazione positiva, anche se le stime di crescita del Pil presentate dall’Isae non collimano con le previsioni obiettivo del Governo: il centro studi di piazza Indipendenza, infatti, non crede che quest’anno il pil possa crescere al 2,3% e che si possa scendere a un rapporto deficit-pil pari allo 0,5% e neppure che si riesca a ottenere il pareggio di bilancio l’anno prossimo. Le sue stime infatti prevedono una crescita media del Pil pari all’1,5% nel 2002 e un rapporto deficit-pil intorno allo 0,9 per cento, destinato ad attestarsi allo 0,8 nel 2003. Al pareggio di bilancio nel 2003 promesso solennemente a Bruxelles si pu� ancora arrivare, dice l’Isae, ma solo a patto che la manovra necessaria sia �pi� consistente di quanto sinora ipotizzato dal Governo�. E da New York � arrivata a breve giro di posta la replica del viceministro dell’Economia, Mario Baldassarri: �Le previsioni degli istituti di ricerca cambiano ogni settimana�, ha detto commentando i numeri dell’Isae. �Il governo si � posto un obiettivo del 2,3 per cento. Ci si rende conto che � molto ambizioso – ha continuato – vedremo, siamo appena all’inizio di febbraio, monitoriamo le informazioni che vengono dai centri di studi, ma questo non vuol dire non mantenere la rotta verso una spinta alla ripresa�. �Se i governi dovessero basare la propria politica economica sulle previsioni annullerebbero la loro stessa azione�, ha aggiunto Baldassarri. Certo la situazione � cambiata, ha ammesso il vice-ministro, �abbiamo capito che l’Europa rallenta se rallentano gli Usa�, e all’interno del Vecchio Continente c’� una Germania che pi� di altri tira verso il fondo. �In Italia il rallentamento c’� – ha quindi detto Baldassarri – ma non � molto forte e le condizioni delle finanze pubbliche sono solide�. Dal canto suo, il sottosegretario Giuseppe Vegas, che era tra i discussant del rapporto, ha spiegato che proprio perch� per i conti dello Stato gli obiettivi restano quelli prefissati � importante cominciare a lavorare alla riforma della contabilit� pubblica, cos� da arrivare presto a una sorta di bilancio consolidato dello Stato che aggiorni in modo tempestivo sulla dinamica della finanza decentrata. A discutere di congiuntura in piazza Indipendenza c’era anche l’ex ministro dell’Industria, il diessino Pierluigi Bersani, che ha battuto sul tasto competitivit�, incalzando il Governo su questo terreno. �Stiamo attenti a non costruire solo politiche che facciano da sponda a una sorta di ripiegamento delle ambizioni economiche del Paese – ha detto -, a non adottare solo toni un po’ protezionistici, dimenticando poi di trovare i soldi per fare ricerca e sviluppo�.

Venerd� 01 Febbraio 2002