Decolla il lavoro interinale, ma non nel commercio

12/02/2001



Logo Repubblica.it
Domenica 11 febbraio 2001
Pagina 4
Cipputi, un futuro in affitto
decolla il lavoro interinale

Nel Duemila 470mila lavoratori impiegati in prestito, 315mila erano operai
il caso


ROMA — "Cipputi" cambia pelle e va a lavorare «in affitto». La certezza del posto fisso si sta trasformando infatti nella ricerca di uno a tempo determinato. Nel 2000 ben tre lavoratori su quattro, dei circa 470mila interinali avviati nelle aziende, erano operai: in termini assoluti un valore che supera i 315mila posti. E tra questi — secondo il rapporto di monitoraggio del ministero del Lavoro sulle politiche occupazionali, che sarà presentato mercoledì prossimo — spiccano proprio le "tute blu". I metalmeccanici, infatti rappresentano quasi la metà (il 44,8%) di tutti gli operai in affitto, un «esercito» che si avvicina ormai a ben 150mila unità.
L’industria in senso stretto, quella manifatturiera, assorbe oltre il 77 per cento del lavoro interinale. E in fabbrica entrano soprattutto operai: sono infatti nove su dieci i lavoratori in affitto nell’industria. Una percentuale che è più che doppia di quella americana (che è pari al 29 per cento) ma anche di quella spagnola vicina al 34%.
E questo — secondo il ministero — soprattutto a causa del tessuto produttivo italiano. Nei servizi — si pensi, per esempio al commercio — è molto rilevante la presenza di microimprese e la componente familiare, oltre ad essere comunque più semplice il ricorso ad altre forme di flessibilità come i contratti a termine.
«Quando si pensa al lavoratore come "operaio in affitto" — spiega Enzo Mattina, il presidente della Confinterim, la maggiore associazione delle agenzie di lavoro interinale — non si deve tanto pensare alla tuta blu quanto, ormai al camice bianco. Non si va più in fonderia, quanto in luoghi molto più automatizzati. Le imprese — prosegue Mattina — comunque si rivolgono alle agenzie di lavoro interinale perché si trovano di fronte a aumenti inaspettati della domanda, ma anche perché sanno di trovare personale già selezionato e formato…».
Il lavoro interinale, per ora resta concentrato nel Nord (nell’area ci sono il 76 per cento degli sportelli complessivi). Anche nel Meridione spesso le agenzie «reclutano» lavoratori per offerte di lavoro che arrivano dalle regioni settentrionali.
E la sola Lombardia occupa più di un terzo dei lavoratori interinali italiani. Mentre il 98% dei lombardi che lavorano in affitto sono impiegati in un’azienda nella regione, solo il 57 per cento dei meridionali che hanno scelto questa forma di lavoro sono occupati in imprese del Sud.
Rispetto al 1999 — rileva il ministero del Lavoro — si è addirittura ridotto il peso del Mezzogiorno su questo tipo di lavoro passando dal 13,2% al 10,2% del totale.
Ancora qualche dato. Il lavoro interinale in Italia è ancora soprattutto maschile (conta, in questo caso, la richiesta di "operai") con il 65 per cento del totale (contro il 42% degli Stati Uniti) e giovane. La media dell’età del lavoratore in affitto è di 28,6 anni contro i 39,6 di quella degli occupati totali. Inoltre il 32% ha meno di 25 anni.
E ancora, la durata delle missioni supera i quattro mesi (per la precisione 135 giorni); le missioni più brevi di una settimana rappresentano il 10,7 per cento del totale mentre il 6,4% supera l’anno di durata e il 28,3% delle missioni dura dai cinque mesi a un anno.

Molto alta, infine — ricorda il ministero — la percentuale di quei rapporti di lavoro che da "a termine" e precari, si trasformano per fortuna in contratti sicuri, a tempo indeterminato: sono infatti circa il 21 per cento del totale, ovvero uno su cinque. In ogni caso, il lavoro in affitto sta crescendo a ritmi molto elevati, ed è possibile che nel corso di quest’anno si possa giungere ad un vero e proprio record, sfiorando quota un milione di «missioni».