Debuttano le politiche attive del lavoro

20/06/2003



        Venerdí 20 Giugno 2003

        La riforma Biagi


        Debuttano le politiche attive del lavoro


        La legge manda in soffitta il vecchio modello burocratico degli uffici pubblici e apre all’intervento dei privati


        MILANO – Efficienza nell’organizzazione dei processi produttivi, tempestività nell’individuazione dei profili professionali. I percorsi per la competitività delle imprese passano anche attraverso la valorizzazione di chi la produzione deve, in prima linea, gestirla. Non è infatti un caso che al tavolo per l’intesa sulla competitività tra Confindustria e sindacati si sia discusso di Mezzogiorno e infrastrutture, ma anche di ricerca e formazione. A ribadire la centralità delle risorse umane. Una sfida questa per lo sviluppo che si gioca in prima battuta nella creazione di un mercato del lavoro trasparente. Va proprio in questa direzione la riforma del collocamento che, abbattendo il manopolio pubblico, apre ai privati la gestione dell’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Uno spartiacque netto tra il vecchio impianto burocratico e una visione nuova delle politiche attive per l’occupazione segnato dall’approvazione della legge Biagi e del suo decreto attuativo che proprio in questi giorni è al vaglio delle parti sociali. E allora il primo passo, messo nero su bianco nella prima parte del provvedimento, è stato quello di individuare, autorizzandoli, i nuovi soggetti in grado di svolgere attività come «l’intermediazione, la ricerca e selezione del personale, il supporto alla ricollocazione professionale». Si tratterà di società private, ma anche delle università e dei consulenti del lavoro. Una rivoluzione pari a quella che in passato ha portato alla diffusione in Italia del lavoro interinale. Ma prospettive nuove si delineano anche per le stesse strutture pubbliche, al centro di una radicale trasformazione e alle prese ora con la concorrenza. Un processo già in atto che sta avendo sul territorio esiti diversificati, con realtà già proiettate verso l’adempimento delle nuove funzioni e realtà che, in affanno, scontano ancora le inefficienze del passato. Un esempio a conferma arriva da Catanzaro dove il centro è ancora in fase di riorganizzazione e di aggiornamento del personale. La Calabria è stata, infatti, l’ultima regione ad avere recepito la normativa nazionale di riforma del collocamento. In questo contesto la concorrenza con il privato è vissuta «come uno stimolo ma anche con qualche timore, dal momento che – spiegano i responsabili – sulle nostre spalle grava un apparato burocratico che invece i privati non hanno. Dobbiamo essere nelle condizioni di lavorare ad armi pari». Ed è in fase di riassetto pure il centro di Napoli Afragòla: «Attendiamo disposizioni da parte della provincia – spiega Angelo Cerrito, uno dei funzionari – ecco perché è ancora prematuro poter fare delle valutazioni sulle novità». A Roma il centro per l’impiego, che ospita il servizio per l’orientamento del Comune, ha già avviato gli sportelli per le pre-selezioni. «Certo – spiega Angela Oreste – siamo nel pieno di un cambiamento ideologico: lasciamo il ruolo di controllore per assume l’organizzazione di politiche attive». Mentre pensa all’integrazione con i privati, più che alla concorrenza, Milano «dove – spiega Marcello Correra, responsabile del centro – abbiamo già avviato le procedure per l’accreditamento dei nuovi soggetti e la messa a punto di un sistema informativo».
        Intanto oltre alle società private si preparano all’attività di intermediazione le università e i consulenti del lavoro. Quest’ultimi stanno studiando le modalità tecniche per adeguarsi ai requisiti richiesti dal decreto, «ma – spiega il presidente dell’Ordine, Alfio Catalano – stiamo rielaborando anche il nostro codice deontologico». Il mondo delle università pensa, invece, a sfruttare gli sportelli per l’orientamento e l’inserimento professionale già esistenti. È questo, ad esempio, il caso della facoltà di Economia dell’università di Roma Tor Vergata che adeguerà il suo Desk Imprese alle nuove funzioni. Sulla stessa linea un ateneo più piccolo, come quello di Pavia, che dovendo far quadrare i conti di bilancio ricorrerà alla riorganizzazione interna del personale.
        SERENA UCCELLO